Posts Tagged ‘arte’

vita liquida dell’avatar

gennaio 14, 2016

 

sarima per blog

“Vita liquida dell’avatar” 2010 –  dalla trilogia dedicata a Sarima Giha

 

Volo
in solitudine
vuota dentro
e sono paesaggio effimero.
Mi piace guardarmi
apparentemente libera
in quel kaftano blu
sempre ugualmente scalza.
Forma
nell’avatar
di Second Life.
Specchio inconsapevole
di vite liquide
da riflettere
a chi si sa fermare.
Gioco
in solitudine
un tasto avanti da antilope
tre tasti indietro da formica.

Sarima Giha aka Maria Luisa Grimani

un racconto/a tale – arte, scienza e filosofia

ottobre 29, 2015

La mia ricerca sugli scacchi è vicina ad un certo filone strutturalista, sia per il metodo applicato che per l’insieme degli elementi fondamentali che formano l’immagine. Perché non applicare questa stessa logica alla parola? Questa domanda me la sono posta negli anni in cui una nuova disciplina veniva affinata ed approfondita e diventava materia di studio nelle facoltà di lettere e filosofia: la semiotica.
Fu in questo clima che ebbi l’ occasione di conoscere la prof. Maria Vailati, che seguiva gli insegnamenti di Ferdinand De Saussurre, Roman Jakobson e Yuri Mikhailovich Lotman.
Dopo aver partecipato ad alcuni suoi incontri di lettura dei testi di Pier Paolo Pasolini, nella sua casa di Abbadia Lariana, il 6 novembre 1976 le scrivo una lettera raccontandole la mia ricerca sugli scacchi, la scoperta di un metodo di lavoro creativo e il desiderio di applicarlo al linguaggio poetico. Confessavo di non sapere da che parte incominciare, che avevo bisogno di mettere ordine nelle mie letture e che sarebbe stato importante per me incanalare tutti gli stimoli creativi che provavo in quel momento per trovare la mia strada espressiva. Ci incontrammo. Lei all’epoca stava preparando alcune lezioni per l’università di Bologna e mi chiese di realizzare alcune tabelle che le sarebbero state utili per chiarire alcuni fondamenti del suo insegnamento Il testo era una poesia di Piero Jahier, Tornata, e dovevo suddividerlo in diversi gruppi di labiali e dentali, liquide e nasali ecc. e dare nello stesso tempo l’impressione dell’insieme. Composi allora con le lettere trasferibili il testo usando degli acetati sovrapposti. Potevo leggere l’intera poesia, ma in ogni foglio erano isolate le diverse connotazioni semiotiche.

esercizio     esercizi vari

esercizi vari 1977  (non ho copia della tabella didattica)

Da quel momento la seguii nelle sue lezioni e ci frequentammo spesso per un paio d’anni. Studiavo e sperimentavo con un pizzico di ironia giocando con la tecnicalità della semiotica.
Per analizzare un testo potevo scomporlo in grafemi, in fonemi, cercavo in ogni vocabolo la sua denotazione e connotazione, mi immergevo attraverso i dati sensoriali (visivi, olfattivi, uditivi, gustativi, tattili) nelle scelte del poeta, scoprivo le metafore, analizzavo l’asse paradigmatico ossia il ventaglio lessicale, o l’asse sintagmatico che è il processo combinatorio del testo. Un divertimento da “prendere con le pinze”, in tutti i sensi, visto che ho usato lettere trasferibili e lettere a rilievo nelle mie immagini.
Nel frattempo leggevo incuriosita i calligrammi di Apollinaire, poesie nelle quali le parole seguono un percorso che disegna l’oggetto descritto nel testo.

tout terriblement

Avevo compreso che era una via importante ma nello stesso tempo temevo e rifuggivo il modello. Volevo trovare immagini che fossero la sintesi di un verso o di un’idea del poeta tradotta dalla mia sensibilità: una perfetta simbiosi tra le parole e il sentimento suscitato in me.

Nello stesso periodo in cui si ampliò l’interesse per la semiotica, crebbe l’attenzione per il mondo della scienza. Già Kandinskij, all’inizio del secolo scorso, era stato influenzato dalla scomposizione dell’atomo e dalla scoperta dei campi magnetici.

kandinskijWassily Kandinskij, Primo acquerello astratto, 1910

Negli anni 70/80 si parlava di neutroni ma anche di neutrini, dell’uovo cosmico, di implosione o espansione dell’universo. Fred Hoyle coniava il termine big bang e parlava di formazione della materia dovuta all’espansione dell’universo. Avevo letto anche il suo romanzo La nuvola nera. Mi immergevo nei racconti di Peter Kolosimo padre dell’archeologia misteriosa e sostenitore di civiltà extraterrestri. Stephen Hawking mi attraeva per la sua teoria sui buchi neri. Mi rimase molto impressa l’idea che nell’universo stellare potessero esserci dei buchi neri pronti a catturare la materia che entrava nel raggio del loro campo gravitazionale, senza sapere dove sarebbe mai andata a finire.

bigbang

big bang

 

My research into chess is close to a certain structural vein, both for the method applied and for the fundamental elements seen as a whole that form the image. Why not apply this same logic to the word? I have asked myself this in the years in which a new discipline was being refined and deepened and has become a subject of study in the faculty of Literature and Philosophy, Semiotics.
It was in this climate that I had the opportunity to meet Prof. Maria Vailati , who followed the teachings of Ferdinand de Saussurre, Roman Jakobson, and
Yuri Mikhailovich Lotman. After having attended her lectures with readings from the work of Pier Paolo Pasolini in her house in Abbadia Lariana, the 6th of November 1976 I wrote her a letter telling her about my research into chess, the discovery of a creative work method and the wish to apply it to poetic language. I confessed I didn’t know where to begin, that I needed to put order in my reading and that it would be important for me to channel all the creative stimuli that I felt in that moment in order to find my own way of expression. We met. At that time she was preparing some lessons for the University of Bologna, and she asked me to prepare some tables that would be useful to clarify some of the fundamentals of her teaching. The text was a poem of Pier Jahier – ‘Tornata’ and I had to subdivide it into various groups of sounds – labial, dental, flowing and nasal etc: and give at the same time an impression of the Whole.
So I put together a text with transferable letters using stacked acetates, so I could read the whole poem but on every sheet the different meanings were isolated.

From that moment I attended her lectures and we met for a couple of years. I studied and experimented with a hint of irony playing with the technicalities of semiotics.
To analyse a text I could break it down into graphemes, phonemes trying to find the denotation and connotation in every word. I immersed myself through sensory data ( visual, smell, hearing ,taste and touch) in the choice of a poet, I laid bare the metaphors, I analysed the paradigmatic axis or lexical range or the syntagmatic axis which is the combining process of the text. An amusement to be treated carefully in every sense since I was using both transferable and letters in relief in my images. In the meantime I read with curiosity the calligrams of Apollinaire, poems in which the words follow a path which designs the object described in the text. I had understood that it was an important path but at the same time feared and shrank from the model. I wanted to find images which were the synthesis of a verse or an idea of the poet transferred by my sensibility, a perfect symbiosis between the words and the feeling aroused in me.

In the same period that interest in semiotics grew, there was increasing interest in scientific discovery. Already Kandinsky had been influenced at the beginning of the last century. In the seventies and eighties there was talk of neutrons but also of neutrinos, of the cosmic egg, of implosion or expansion of the universe. Fred Hoyle coined the term Big Bang but spoke of the formation of material due to the expansion of the universe. I had also read his novel ‘The Black Cloud’. I immersed myself in the stories of Peter Kolosimo father of the mystery in archaeology and a believer in extraterrestrial civilizations. Stephen Hawking attracted me with his theory of the Black Holes. I was very impressed with the idea that there could be black holes in the universe ready to capture the material that entered their range of gravity, without knowing where it might finish.

un racconto/a tale – il diamante e la patata

ottobre 28, 2015

Mentre sono alla ricerca di un nuovo filone per verificare il mio metodo, mi diverto con altri due giochi presi dai banchi di scuola dei miei figli. 

While I am looking for a new way to verify my method, I amuse myself with other games taken from the school desks of my sons.

 7. gioco del diamante 8 gioco della patata

Gioco del “diamante ” e della “patata” tra due scolari Olivia e Federico V elementare

Uno è il gioco del diamante: si prende un foglio bianco e si tracciano sopra dei punti a caso, poi ogni giocatore alternativamente traccia una linea colorata tra un punto e l’altro tentando di chiudere dei triangoli. Ogni volta che si conquista un triangolo lo si riempie con il proprio colore: vince chi conquista più triangoli. La sintesi della partita è una immagine a due colori, suddivisa in triangoli dalle forme più svariate e dai rapporti più imprevedibili. Due campi, due immagini, non una positiva e una negativa, ma entrambe positive.

One was the Diamond game: you take a white page, you trace a few dots here and there on it, then each player in turn traces a coloured line between one dot and another in an attempt to complete the triangles. Every time you win a triangle you fill it with your own colour. The player with the most triangles wins. The synthesis of the game is an image with two colours, subdivided in triangles of the most varied forms and the most unexpected relationships. Two fields, two images , not one positive and one negative but both positive

9 diamante per blog

dalla serie “diamante” 1978 collage 50×50

L’altro si chiama la patata. Dentro uno schema quadrettato, di solito un esagono, i due giocatori sempre con un colore ciascuno tentano di chiudere a turno più quadrati possibili mettendo poi il loro colore su quelli conquistati. Più rigida come immagine di sintesi ma piacevolmente colorata. Gli spazi compatti del vincitore e del perdente formano ritmi diversi ma anche questi sempre positivi.

The other game is called the Potato Game. Inside a squared shape, usually a hexagon, the two players, each with his own colour , try in turn to complete the most squares possible putting their own colour in those won. As the synthesis of an image this is more rigid but pleasantly coloured. The compact spaces of the winner and loser form different rhythms but these too are always positive.

patata per blog

dalla serie “patata” 1978 tempera su cartoncino 50×50

finestra

aprile 7, 2015

 

Marisa, la curiosa, è andata a cercare la poesia di Pessoa
citata da Sarima quando parla della sua inquietudine,
poi l’ha tradotta in immagine.

finestra blog

finestra 2014

 

Non basta aprire la finestra (Fernando Pessoa)

Non basta aprire la finestra
per vedere la campagna e il fiume.

Non basta non essere ciechi
per vedere gli alberi e i fiori.

Bisogna anche non aver nessuna filosofia.
Con la filosofia non vi sono alberi:
vi sono solo idee.

Vi è soltanto ognuno di noi,
simile ad una spelonca.

C’è solo una finestra chiusa
e tutto il mondo fuori;
e un sogno di ciò che potrebbe esser visto

se la finestra si aprisse,
che mai è quello che si vede
quando la finestra si apre.

l’inquietudine di marisa

marzo 21, 2015

marisa al parco 1

Marisa al parco. 2014

 

Mi fa piacere, cara Sarima, riconoscere che non ti sei nascosta tra le pieghe del programma di Second Life per puro divertimento o per curiosità. La tua inquietudine è salutare, specialmente se è avulsa dalla paura.
Recentemente Umberto Eco ci ricorda che Kant ha proposto di stabilire  il fondamento della conoscenza nel soggetto che conosce e non nell’oggetto conosciuto. Molte volte, tu ed io abbiamo parlato di intuizione, proprio nei momenti più creativi della nostra esistenza, rendendoci ben conto che per noi era un continuo tradurre tutto ciò che vedevamo attorno a noi, rifletterci sopra con la nostra sensibilità affinché anche noi potessimo trovare l’occasione di esprimere un’idea personale. “Le forme trascendentali della conoscenza agiscono sui dati dell’intuizione” ci chiarisce ancora Eco nel suo articolo su Repubblica del 13 marzo scorso. Sono subito andata a scovare la parola trascendentale e il suo significato: tralasciando quello più antico medievale, quello che fa scuola è sempre il pensiero kantiano : “le strutture del pensiero  esistono anteriormente all’esperienza e  condizionano e permettono la conoscenza”, il che sembrerebbe quasi contraddire quanto affermato sopra. Se poi ci chiedessimo la differenza tra una esperienza diretta di vita ed una esperienza fatta attraverso la lettura di  avventure reali o immaginarie di altri personaggi, puoi ben capire che il discorso sarebbe molto lungo e intrigante.
La conoscenza di qualsiasi cosa può essere anche inganno, qualcosa di prefabbricato dalle nostre menti sempre pronte come dici tu a crearsi delle gabbie dalle quali è complicato uscire. Tu ci inviti a parlarne perché hai compreso che ancora oggi l’umanità continua a farsi  le stesse domande ed è affascinante scoprire le affinità che ci accomunano e le diversità che ci incalzano a nuovi pensieri, a nuove soluzioni.
Vorrei comunque invitarti a soffermarti e riflettere su una parola che da oggi in poi sentiremo sempre più spesso: la paura.
Tu hai dimostrato coraggio avventurandoti in un mondo nuovo senza temere  la stanchezza, il silenzio, la solitudine ed hai viaggiato, ponendoti sì delle domande esistenziali, ma anche affrontando le varie difficoltà dei tuoi viaggi  in modo positivo.
Io qui, nel mondo reale, devo combattere contro qualcosa di veramente nuovo, che non è la guerra, con tutti suoi dolori e sciagure, ma è qualcosa di più subdolo, rarefatto anche se concreto, il male. Un male che si intrufola in tutti noi e che in alcuni esplode con violenza inaudita. E dobbiamo combatterlo a tutti i costi con la fede che ci sostiene e confidando in quella parte di umanità che  è ancora prevalente e crede nel bene e nella solidarietà. Continuiamo a viaggiare, cara Sarima, con la mente, con l’anima, con le nostre qualità di donne.

sarima e il mare
Sarima al mare-sotto ovviamente. 2011

 

Dear Sarima, I am pleased to acknowledge that you have not hidden yourself into the folds of Second Life program for fun or out of curiosity. Your anxiety is healthy, especially if it is divorced from fear.
Recently Umberto Eco reminded us that Kant proposed us to establish the foundation of knowledge in the subject who knows and not in the object known.  Many times, you and I have talked about intuition, right in the most creative moments of our existence. We are well aware that our work is a continuous translation of everything we see around us: a very detailed work done with our own sensitivity to catch the opportunity of expressing a personal opinion at the same time. “The transcendental forms of knowledge act on the data of intuition” clarifies Eco in his article on the Italian
newspaper la Repubblica March 13th  I quickly went to look into the word “transcendental” : omitting the oldest medieval one, the present meaning follows the Kantian thought: “the structures of thought exist before the experience and bind and allow the knowledge”, which would almost seem to contradict what was stated above. And if we were to ask ourselves what is the difference between a direct experience of life and an experience of reading about somebody else’s real or imaginary adventures, you could well understand that the speech would be very long and intriguing.
The knowledge of anything can be even deceptive, preconceived by our minds always ready, as you say, to create cages from which it is difficult to get out. You invite us to talk about it because you understand that human beings continue to ask almost the same questions. To find out the similarities that unite us and the diversity that suggest us new thoughts and new solutions is fascinating.
However, I want to invite you to linger and reflect on a word that from now on we will hear more and more often: fear.
You have shown courage in your venturing into a new world without fear of fatigue, silence, solitude and have travelled, not just by asking existential questions, but also to face up to the various difficulties of your trips in a positive way.
In my real world I have to fight against something actually new, that is not a war with all its sorrows and misfortunes, but something more subtle, rarefied although concrete, the evil that sneaks in all of us and that in some of us explodes with unprecedented violence . And we have to fight against it at all costs with the faith that sustains us and trust that part of humanity that thankfully is still prevailing, who believes in goodness and solidarity. Let us continue to travel, dear Sarima, with the mind, the soul, with our qualities of women.

palingenesis

febbraio 9, 2015

Palingenesis è il titolo di questa serie di immagini, scelto per ritrovarci a riflettere sul significato di rinnovamento, rinascita, rigenerazione. Oggi più che mai.

Ho viaggiato da settembre 2007 fino a tutto dicembre 2011 nel mondo virtuale di Second Life sempre con lo stesso kaftano blu, a piedi nudi per non far rumore. Potevo volare, passare attravero montagne inacessibili, camminare sott’acqua su e giù per i crateri, salire sulla luna, nascondermi negli arcobaleni e ho giocato con gli animali, dalla tigre all’orca marina, mi sono seduta al pianoforte e suonavo divinamente, persino la batteria mi attraeva a sé. Ma non solo. Con il permesso degli avatar miei amici sono entrata nelle loro sculture, nelle loro installazioni, nella natura dei loro giardini, fino a confondermi nei petali dei loro fiori, nelle fronde dei loro alberi. Un impegno dove il tempo non passava mai e mi trovavo di notte a lavorare per incontrare gli amici e di giorno a captare immagini con una destrezza di mouse che non avrei mai immaginato. Avrei molto da raccontare.

Ma oggi qui, davanti a queste immagini vi svelo una grande passione: riuscire a fermare ciò che stavo esplorando un attimo prima che tutto diventasse chiaro e palese. Dopo la prima apparizione grigia, squadrata delle texture geometriche, tutto iniziava a prendere lentamente colore e forma. Ma i primi attimi dove sfumature eteree, forme primordiali ti apparivano vaghe, sfuggenti, ecco, quello era il momento giusto per catturarle come in un sogno cosmico.

E il racconto inizia: vedo un mondo vergine, accogliente, forte ed ho l’impressione netta che poco dopo arrivino uomini a forgiarlo, donne a impreziosirlo. Spazi aperti, vivibili da ognuno di noi, senza barriere, in un icrocio di lingue, di costumi, di scambi, perchè ognuno ritrovi la sua Utopia in un dialogo continuo . Tutto è possibile in un mondo virtualeio ve lo ripresento così, ancora fumante, da plasmare, da costruire. Sarima Giha a.k.a. Maria Luisa Grimani

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Palingenesis is the title of this series of images, chosen to think about the meaning of renewal, rebirth, regeneration. Today more than ever. I traveled from April 2007 to December 2011 in the virtual world of Second Life wearing a unique blue kaftan, barefooted to make no noise. I could fly, go through inaccessible mountains, underwater walking up and down the craters, reach the moon, hide myself into the rainbows. I played with animals like the tiger or the killer whale, I sat at the piano and played it divinely, even the drums fascinated me. But not only. With my avatar friends’ permission I entered into their sculptures, their installations, the nature of their gardens, to camouflage myself in the petals of their flowers, in the fronds of their trees. A commitment where time never passed. I was working at night to meet friends and day to capture images with a mouse dexterity I never could imagine. I would have so much to tell. But now, here, in front of these images I reveal you what was my great passion: to be able to stop what I was exploring a few seconds before everything becomes clear and obvious. After the first appearance of grey squared geometric textures, everything slowly began to take colour and shape. But the first moments when ethereal shades, primordial forms appeared blurred, elusive, that was the right time to catch them like a cosmic dream. So the story begins: I see a virgin world, friendly, strong and I have the distinct vision that shortly after men would arrive to forge it and women to embellish. Open spaces, liveable by everyone, without barriers, in an intersection of languages, customs, exchanges, because everyone recover its Utopia in an ongoing dialogue. Everything is possible in a virtual world.I submit it to you as it is, still steaming, to mould and built it. Sarima Giha a.k.a. Maria Luisa Grimani

rivelazione

rivelazione 2014

Tra il prato e il cielo plumbeo, pennellate di luce. Si alza il sipario e io cerco Utopia.

Museo del Metaverso inaugurazione 7 marzo 2015 0re 21

AUGURI*auguri*AUGURI*auguri*AUGURI

dicembre 20, 2014

Andando un dì santo Francesco per cammino con frate Masseo, il detto frate Masseo andava un poco innanzi; e giugnendo a un trebbio di via, per il quale si poteva andare a Firenze, a Siena e ad Arezzo, disse frate Masseo: “Padre, per quale via dobbiamo andare?”. Rispuose santo Francesco: “Per quella che Iddio vorrà”. Disse frate Masseo: “come potremo noi sapere la volontà di Dio?”. Rispuose santo Francesco: “Al segnale ch’io ti mostrerò; onde io ti comando, per lo merito della santa obbedienza, che in questo trebbio, nel luogo dove tu tieni i piedi, tu t’aggiri intorno intorno, come fanno i fanciulli, e non ristare di volgerti, s’io non te lo dico”. Allora Frate Masseo incominciò a volgersi in giro; e tanto si volse, che per la vertigine del capo, la quale si suole generare per cotale girare, egli cadde più volte in terra, ma non dicendogli santo Francesco  che ristesse, ed egli volendo fedelmente ubbidire, si rizzava e ricominciava. Alla perfine, quando egli si volgeva ben forte, disse santo Francesco: “Sta’ fermo, e non ti muovere”. Ed egli stette, e santo Francesco il domandò: “Inverso quale parte tu tieni la faccia?”. Risponde frate Masseo: “Inverso Siena”. Disse santo Francesco: “Quella è la via per la quale Iddio vuole che noi andiamo”. Andando per quella via, frate Masseo fortemente si meravigliava di quello che santo Francesco gli aveva fatto fare, come i fanciulli, dinnanzi a’ secolari che passavano; nondimeno, per riverenzia, non ardiva di dire niente al Padre Santo. Appressandosi a Siena, il popolo della città udì dell’arrivo del Santo, e facionglisi incontro, e per divozione il portarono lui e il compagno insino al vescovado, che non toccarono niente terra co’ piedi. In quella ora alquanti uomini di Siena combattevano insieme, e già v’erano morti due di loro. Giugnendo ivi, santo Francesco predicò loro sì divotamente e sì santamente, che li ridusse tutti quanti a pace e grande unità e concordia insieme”.

natale2014 e-mail

I fioretti di S. Francesco, capitolo XI. – 2014

TANTI AUGURI DI BUON NATALE

E DI UN 2015 CHE CI FACCIA PORTATORI DI PACE!

Giacomo e Maria Luisa

dall’uso del pennino al primo impatto con photoshop e oltre

novembre 8, 2014

Su invito a raccontare la mia opinione su un tema prestabilito “Io e l’arte” ecco ciò che scrissi il 13 febbraio del 2012. E’ una opinione positiva sui mondi virtuali per sfatare alcuni preconcetti  che tuttora sussistono quando ho l’occasione di parlarne.

 

Io e l’arte

Dall’uso del pennino al primo impatto con photoshop e oltre

Ho sempre pensato che per esprimere le proprie idee nel mondo delle immagini si dovessero usare non una ma diverse tecniche, da quelle pittoriche in senso stretto, ad altre più legate al mondo della comunicazione e ad altre ancora che nascono dalla ricerca o dal caso. La decisione più importante era la scelta della tecnica più espressiva e più aderente al proprio pensiero.
Perciò se dovessi ad esempio analizzare la mia ricerca sul “testo poetico come immagine” mi accorgerei, e lo sto facendo, di aver usato dal pennino e inchiostro al pennello, dalle lettere trasferibili alle lettere a rilievo, dalla macchina da scrivere al computer ed in particolare all’uso del programma photoshop.
E fin qui il mio modo di esprimermi è stato sempre coerente. Il mio percorso privilegiava un tipo di astrazione legato alla geometria, al movimento gestuale, alla natura del macro e micro cosmo, alla composizione grafica tipica del design. Tutto questo fino agli anni 2007.
Riflettendo sul passato, i primi trenta anni della mia vita sono stati una continua e spasmodica ricerca del mezzo espressivo più adatto alla mia personalità. Mi piaceva il teatro, la danza, la musica, la pittura. Ma nessuna di queste discipline era riuscita a coinvolgermi al punto da dedicargli la mia vita.
Poi la presa di coscienza che esistevano diverse tecniche di espressione visiva che andavano ben oltre la conoscenza dell’uso dei colori ad olio che mio nonno antiquario usava nei suoi quadri, e da quel momento ho capito chiaramente quale sarebbe stata la mia strada
Ora, per la prima volta, una tecnica riesce ad influenzare il mio modo di sentire e fare arte. Qualcosa di inaspettato andava modificando e ampliando il mio modo di esprimermi, ma ancor di più riusciva ad allargare i miei orizzonti. Una tecnica più simile ad un viaggio che ad uno strumento. Avevo sempre avuto il senso dello spazio e del vuoto ma ora si andava trasformando in qualcosa di nuovo. Anche se mi rendo conto che per un’artista l’entropia è sempre dietro l’angolo, mi auguro vivamente che questa fase non rientri in questa categoria.
Insomma lavoro da tre anni in Second Life. Una opportunità per continuare a scrivere il mio “libro che suona che canta che balla” con un pizzico di novità.

Quale opportunità?

Entrata in Second Life il 9 settembre 2007 per esporre le ultime mie opere realizzate per il gruppo Password nato a Graz (Austria) composto da poeti e artisti da tutto il mondo (New York, Pechino, Vienna ecc.) che dialogano gli uni scrivendo poesie on line e gli altri traducendole in immagini sempre on line, non potevo non accorgermi che ero entrata in un mondo virtuale. Un mondo che tentava di creare una nuova utopia ma che inevitabilmente si scontrava con ciò che di più reale e a volte di più pericoloso esiste insito nell’uomo. Non si può evitare in sostanza il grande tema del bene e del male.
Entrando in Second Life ti si spalanca innanzi un mondo fantastico ma all’apparenza vuoto e fatuo. Solo attraverso le giuste conoscenze ti puoi accorgere del fervore dei suoi abitanti più virtuosi, i quali, gratuitamente, portano all’interno di questo programma la loro conoscenza e professionalità e la mettono a disposizione di tutti gli avatar. Non c’è argomento che non venga valorizzato, arte, nelle sue forme più disparate, scienza, dall’astronomia alle scienze sociali, sperimentazione teatrale, sfilate di moda con abiti dai più svariati materiali. Basta parlare con Roxelo Babenco creatrice di un museo trasparente sospeso tra le nuvole, con Archimedix Bulan e la sua Biblioteca Archimedica dove vengono presentati libri di scrittori del passato ma principalmente di contemporanei, con Imparafacile Runo e la sua università che si dedica alla comunicazione ad ampio raggio, con Josina Burgess e i suoi abiti fatti anche con i raggi dell’arcobaleno, con Velazquez Bonetto e la sua compagnia teatrale CARP che ha messo in scena Metropolis, ispirandosi al film di Friz Lang, e The wall dei Pink Floyd, al fervore degli artisti nati e operanti solo in Second Life che non riesco a nominare tutti perché sono un cospicuo numero la cui continua sperimentazione li porterà un giorno a scoprire un nuovo modo di fare arte, le premesse ci sono.

Una distanza che si fa sempre più vicina.

Sembra una contraddizione ma non lo è. Con il computer si arriva ovunque nel mondo tecnologico, anche se fisicamente si è lontani. E gli artisti che incontri on line a volte fanno la differenza. Forse più giovani, a volte meno, a volte più esperti, ma sempre aperti al dialogo, allo scambio, alla comunicazione, che può tradursi in incontri, mostre, convegni reali.

 

archimedix 1

Archimedix Bulan e la sua biblioteca Archimedica – 2010

Metropolis -Velazquez Bonetto

Metropolis – regia di Velazquez Bonetto 2009

una scena di Metropolis

una scena di Metropolis – Velazquez Bonetto e il gruppo C.A.R.P.  2009

metaverso 3

Museo del Metaverso – Roxelo Babenco

la moda

Le creazioni di moda di Josina Burgess – 2009

l'inquietudine di Sarima 1

“L’inquietudine di Sarima Giha” opera in digitale 70 x 70 – 2010

il mio pensiero

ottobre 30, 2014

Il mio pensiero

L’ombra del mio aquilone

sulla superficie lunare

è il mio pensiero che vaga, vaga

e divaga…

My thought

The shadow of my kite

on the moon soil

is my thought that wanders, wanders

and wonders…

mlg

l'aquilone

“Il mio pensiero” 2007 collezione Alberto Veca

 

un incontro una meteora

marzo 23, 2014

Può capitare di incontrare o scontrarsi per un attimo con qualcuno che ti lascerà un segno per sempre. A me è accaduto.
Una premessa: ad ogni mia esposizione di quadri metto su un cavalletto il mio autoritratto. E’ una immagine nata nel lontano 1978, dove emerge il mio  cappello di velluto nero, portato per anni fino al  logorio ma ancora vivo nell’armadio, accompagnato dalle parole, scomposte in grafemi, del primo verso  di Thomas Stearns Eliot da Burnt  Norton dei Quattro Quartetti. Il verso è questo:

Time present and time past
are both perhaps present in time future,
And time future contained in time past.

autoritratto

autoritratto semiologia della memoria 1978

Nazareno Noja l’aveva notato alla mostra del 1 e 2 Ottobre 1994 a Milano dal titolo Contemporaneamente e aveva ammirato i miei oggetti spaziali blu su fondo nero lucido. Ci siamo presentati, abbiamo scambiato poche parole sulle nostre passioni artistiche.

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oggetto spaziale 1994

Ma, ecco la sorpresa: il giorno dopo  arriva con questo scritto e me lo dona facendomi intendere che i miei lavori non l’avevano  lasciato indifferente.

scritto NOJA

Io non potevo non regalargli il mio cappellino e Nazareno ritorna poco dopo con i suoi sassi sonori. Un baratto in piena regola per la felicità di entrambi. Non abbiamo mai più avuto un’altra occasione per incontrarci.

sassi sonori 1
Sassi sonori di Nazareno Noja


Oggi, nel ricordare questo personaggio, scopro che aveva fatto una lunga esperienza come artista a Bussana Vecchia.  Una località collinare ligure che avevo visitato durante una vacanza estiva perché nota come villaggio degli artisti. Dopo uno spaventoso terremoto avvenuto nel 1887  che l’aveva distrutta, Bussana Vecchia era rinata grazie alla visione e alla caparbietà di un gruppo di artisti.  Le sue case diroccate erano diventate botteghe, laboratori, spazi espositivi a testimonianza di un fermento di creatività artigianale e artistica senza pari.

Nazareno Noja, il cui vero nome era Salvatore Esposito nato nel 1923 a Napoli,  scomparso pochi anni fa,  è rimasto per me sempre un mistero. Un artista che ho incontrato e che è apparso sul mio cammino come una meteora : sincero, aperto e schivo nello stesso tempo, un personaggio che aveva molto da raccontare ma che sapeva, dote molto rara, anche  ascoltare.
Rimarrà per me sempre un esempio di spontaneità e di sincerità. Un volto ed una persona rara e un gesto indimenticabile.

 nazareno noja

Il volto di  Salvatore Esposito in arte Nazareno Noja

bussana vecchia              una bottega

uno scorcio di Bussana Vecchia e una bottega