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dall’uso del pennino al primo impatto con photoshop e oltre

novembre 8, 2014

Su invito a raccontare la mia opinione su un tema prestabilito “Io e l’arte” ecco ciò che scrissi il 13 febbraio del 2012. E’ una opinione positiva sui mondi virtuali per sfatare alcuni preconcetti  che tuttora sussistono quando ho l’occasione di parlarne.

 

Io e l’arte

Dall’uso del pennino al primo impatto con photoshop e oltre

Ho sempre pensato che per esprimere le proprie idee nel mondo delle immagini si dovessero usare non una ma diverse tecniche, da quelle pittoriche in senso stretto, ad altre più legate al mondo della comunicazione e ad altre ancora che nascono dalla ricerca o dal caso. La decisione più importante era la scelta della tecnica più espressiva e più aderente al proprio pensiero.
Perciò se dovessi ad esempio analizzare la mia ricerca sul “testo poetico come immagine” mi accorgerei, e lo sto facendo, di aver usato dal pennino e inchiostro al pennello, dalle lettere trasferibili alle lettere a rilievo, dalla macchina da scrivere al computer ed in particolare all’uso del programma photoshop.
E fin qui il mio modo di esprimermi è stato sempre coerente. Il mio percorso privilegiava un tipo di astrazione legato alla geometria, al movimento gestuale, alla natura del macro e micro cosmo, alla composizione grafica tipica del design. Tutto questo fino agli anni 2007.
Riflettendo sul passato, i primi trenta anni della mia vita sono stati una continua e spasmodica ricerca del mezzo espressivo più adatto alla mia personalità. Mi piaceva il teatro, la danza, la musica, la pittura. Ma nessuna di queste discipline era riuscita a coinvolgermi al punto da dedicargli la mia vita.
Poi la presa di coscienza che esistevano diverse tecniche di espressione visiva che andavano ben oltre la conoscenza dell’uso dei colori ad olio che mio nonno antiquario usava nei suoi quadri, e da quel momento ho capito chiaramente quale sarebbe stata la mia strada
Ora, per la prima volta, una tecnica riesce ad influenzare il mio modo di sentire e fare arte. Qualcosa di inaspettato andava modificando e ampliando il mio modo di esprimermi, ma ancor di più riusciva ad allargare i miei orizzonti. Una tecnica più simile ad un viaggio che ad uno strumento. Avevo sempre avuto il senso dello spazio e del vuoto ma ora si andava trasformando in qualcosa di nuovo. Anche se mi rendo conto che per un’artista l’entropia è sempre dietro l’angolo, mi auguro vivamente che questa fase non rientri in questa categoria.
Insomma lavoro da tre anni in Second Life. Una opportunità per continuare a scrivere il mio “libro che suona che canta che balla” con un pizzico di novità.

Quale opportunità?

Entrata in Second Life il 9 settembre 2007 per esporre le ultime mie opere realizzate per il gruppo Password nato a Graz (Austria) composto da poeti e artisti da tutto il mondo (New York, Pechino, Vienna ecc.) che dialogano gli uni scrivendo poesie on line e gli altri traducendole in immagini sempre on line, non potevo non accorgermi che ero entrata in un mondo virtuale. Un mondo che tentava di creare una nuova utopia ma che inevitabilmente si scontrava con ciò che di più reale e a volte di più pericoloso esiste insito nell’uomo. Non si può evitare in sostanza il grande tema del bene e del male.
Entrando in Second Life ti si spalanca innanzi un mondo fantastico ma all’apparenza vuoto e fatuo. Solo attraverso le giuste conoscenze ti puoi accorgere del fervore dei suoi abitanti più virtuosi, i quali, gratuitamente, portano all’interno di questo programma la loro conoscenza e professionalità e la mettono a disposizione di tutti gli avatar. Non c’è argomento che non venga valorizzato, arte, nelle sue forme più disparate, scienza, dall’astronomia alle scienze sociali, sperimentazione teatrale, sfilate di moda con abiti dai più svariati materiali. Basta parlare con Roxelo Babenco creatrice di un museo trasparente sospeso tra le nuvole, con Archimedix Bulan e la sua Biblioteca Archimedica dove vengono presentati libri di scrittori del passato ma principalmente di contemporanei, con Imparafacile Runo e la sua università che si dedica alla comunicazione ad ampio raggio, con Josina Burgess e i suoi abiti fatti anche con i raggi dell’arcobaleno, con Velazquez Bonetto e la sua compagnia teatrale CARP che ha messo in scena Metropolis, ispirandosi al film di Friz Lang, e The wall dei Pink Floyd, al fervore degli artisti nati e operanti solo in Second Life che non riesco a nominare tutti perché sono un cospicuo numero la cui continua sperimentazione li porterà un giorno a scoprire un nuovo modo di fare arte, le premesse ci sono.

Una distanza che si fa sempre più vicina.

Sembra una contraddizione ma non lo è. Con il computer si arriva ovunque nel mondo tecnologico, anche se fisicamente si è lontani. E gli artisti che incontri on line a volte fanno la differenza. Forse più giovani, a volte meno, a volte più esperti, ma sempre aperti al dialogo, allo scambio, alla comunicazione, che può tradursi in incontri, mostre, convegni reali.

 

archimedix 1

Archimedix Bulan e la sua biblioteca Archimedica – 2010

Metropolis -Velazquez Bonetto

Metropolis – regia di Velazquez Bonetto 2009

una scena di Metropolis

una scena di Metropolis – Velazquez Bonetto e il gruppo C.A.R.P.  2009

metaverso 3

Museo del Metaverso – Roxelo Babenco

la moda

Le creazioni di moda di Josina Burgess – 2009

l'inquietudine di Sarima 1

“L’inquietudine di Sarima Giha” opera in digitale 70 x 70 – 2010

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