Archive for ottobre 2015

un racconto/a tale – Il testo poetico come immagine (1)

ottobre 30, 2015

Dato il clima che stavo respirando e le mie letture, mi sembrò naturale paragonare la nascita di una stella alla nascita di una poesia. Ripresi in mano la poesia Tornata di Jahier e incominciai a lavorare.

Tornata

Ho messo un bicchiere di mammole sul davanzale
Dal tuo giardino le devi vedere:
perché non mi vuoi più guardare?
Ti spuntan due sommoli nuovi
Sotto la blusa li vedo ansare
Per questo non mi vuoi più guardare?
Se non ti volti più
Se non ne vuoi più sapere
Io però ti posso arrivare:
son io che ho dato ordine al melo
che tutti i fiori sul tuo capino
li deve sgrollare.
Pietro Jahier

Una cometa gira intorno al sole con la testa sempre rivolta verso la luce, come un girasole volge la corolla nell’arco della giornata verso il sole e lo segue dall’alba al tramonto.

Il punto-sole è l’intera poesia, il titolo Tornata ripetuto più volte è il percorso della cometa. Il punto-sole, se ingrandito, rivela nel suo magma i grafemi che compongono l’intera poesia.

cometa magma 35x35

apparizione 1979 35×35                      magma 1979 35×35

esplosione-stellare-per-blog1

nascita di una poesia1979

Questo mio modo di agire era la prova vivente di quanto affermava Maria Vailati nel suo libro Testimonianze 2 di›per un’esperienza semiotica poetica didattica: “La semiotica può essere una tecnica/aiuto… Con il nome di semiotica si intende oggi la scienza dei segni, ossia la disciplina che si impegna ad approfondire i dati dell’espresso in quanto espresso. Al di là delle intenzioni. Uno scaltrirsi nel cogliere il messaggio dell’altro, ma una volontà di coglierlo, un impegno perché non troppo si disperda, perché l’entropia non sia dominante”.
Mi rendo conto che già nell’analisi e nella sintesi sono valide le sue parole: “Il computer umano subisce modificazioni anche nel metodo. I dati raccolti lo condizionano nella modalità stessa della raccolta.
Si, mi stavo convincendo che a seconda di quello che sceglievo di approfondire, tra letture e immagini, non potevo che avere quel tipo di intuizione, ed arrivare con più o meno varianti a quella forma di espressione.
Nel 1979 ebbi modo, all’Università di Urbino, di seguire un interessante convegno di semiotici e notare le forti tensioni tra le varie scuole e correnti. Ricordo gli accaniti battibecchi nei corridoi, mancava poco che si accapigliassero.
Al prof. R. Lindekens, presentatomi in quella occasione, autore del testo Sémiotique de l’image: analyse des caractères typographiques, piacquero molto i miei lavori per cui lo stesso anno proposi una mostra/convegno al Comune di Monza. Il programma era veramente interessante con i due relatori Lindekens e Vailati e la presentazione delle mie poesie visive, ma non fu recepito.

buconero-per-blog

Adieu dedicato a G. Apollinaire 1979

Given the climate that I was breathing and my reading it seemed natural to compare the birth of a star to the birth of a poem. I returned to the poem ‘Tornata’ of Jahier and began to work.
A comet revolves around the sun with its head always turned towards the light like a sunflower which turns its corolla during the day towards the sun and follows it from dawn to dusk. The point-sun is the whole poem. The comet is the title of the poem. If the point-sun is enlarged it revels in its magma the graphemes that make up the whole poem. The words chosen by the poet are formed in the creative explosion and obviously belong to his personal choice of words and Language.
My way of working was the living proof of what Maria Vailati affirmed in her book ‘Testimonianze 2 per un esperienza semiotica poetica didattica’. She wrote ‘ Semiotics may be a technique, a help. The word semiotics means today the science of signs, namely the discipline which strives to deepen understanding of the data expressed because it is expressed. Beyond the intentions. A sharpening of one’s wits to grasp the message of the other person, a will to grasp it , a commitment to lose as little as possible so that the entropy is not dominant. I realise that already in the analysis and the synthesis her words are valid. ‘The human computer undergoes modifications also in the method. The data collected condition it in the mode itself of the collection’. Yes, I was convincing myself that according to what I chose to investigate in reading and images, I could not but have that type of intuition and arrive at more or fewer variations of that form of expression.
In 1979 I had occasion to attend an interesting conference on semiotics at the University of Urbino and I noted the strong tensions between the various schools and currents. I remember the fierce bickering in the corridors, they almost came to blows.. My work was much approved by Prof. Lindekens who was introduced to me on that occasion. He was the author of ‘Semiotique de l’image¸ analyse des caracteres typographiques’. He proposed a conference- exhibition of the same in Monza. The programme was really interesting with two lecturers Lindekens and Vailati and the presentation of my visual poetry – but the proposal was not accepted.

un racconto/a tale – arte, scienza e filosofia

ottobre 29, 2015

La mia ricerca sugli scacchi è vicina ad un certo filone strutturalista, sia per il metodo applicato che per l’insieme degli elementi fondamentali che formano l’immagine. Perché non applicare questa stessa logica alla parola? Questa domanda me la sono posta negli anni in cui una nuova disciplina veniva affinata ed approfondita e diventava materia di studio nelle facoltà di lettere e filosofia: la semiotica.
Fu in questo clima che ebbi l’ occasione di conoscere la prof. Maria Vailati, che seguiva gli insegnamenti di Ferdinand De Saussurre, Roman Jakobson e Yuri Mikhailovich Lotman.
Dopo aver partecipato ad alcuni suoi incontri di lettura dei testi di Pier Paolo Pasolini, nella sua casa di Abbadia Lariana, il 6 novembre 1976 le scrivo una lettera raccontandole la mia ricerca sugli scacchi, la scoperta di un metodo di lavoro creativo e il desiderio di applicarlo al linguaggio poetico. Confessavo di non sapere da che parte incominciare, che avevo bisogno di mettere ordine nelle mie letture e che sarebbe stato importante per me incanalare tutti gli stimoli creativi che provavo in quel momento per trovare la mia strada espressiva. Ci incontrammo. Lei all’epoca stava preparando alcune lezioni per l’università di Bologna e mi chiese di realizzare alcune tabelle che le sarebbero state utili per chiarire alcuni fondamenti del suo insegnamento Il testo era una poesia di Piero Jahier, Tornata, e dovevo suddividerlo in diversi gruppi di labiali e dentali, liquide e nasali ecc. e dare nello stesso tempo l’impressione dell’insieme. Composi allora con le lettere trasferibili il testo usando degli acetati sovrapposti. Potevo leggere l’intera poesia, ma in ogni foglio erano isolate le diverse connotazioni semiotiche.

esercizio     esercizi vari

esercizi vari 1977  (non ho copia della tabella didattica)

Da quel momento la seguii nelle sue lezioni e ci frequentammo spesso per un paio d’anni. Studiavo e sperimentavo con un pizzico di ironia giocando con la tecnicalità della semiotica.
Per analizzare un testo potevo scomporlo in grafemi, in fonemi, cercavo in ogni vocabolo la sua denotazione e connotazione, mi immergevo attraverso i dati sensoriali (visivi, olfattivi, uditivi, gustativi, tattili) nelle scelte del poeta, scoprivo le metafore, analizzavo l’asse paradigmatico ossia il ventaglio lessicale, o l’asse sintagmatico che è il processo combinatorio del testo. Un divertimento da “prendere con le pinze”, in tutti i sensi, visto che ho usato lettere trasferibili e lettere a rilievo nelle mie immagini.
Nel frattempo leggevo incuriosita i calligrammi di Apollinaire, poesie nelle quali le parole seguono un percorso che disegna l’oggetto descritto nel testo.

tout terriblement

Avevo compreso che era una via importante ma nello stesso tempo temevo e rifuggivo il modello. Volevo trovare immagini che fossero la sintesi di un verso o di un’idea del poeta tradotta dalla mia sensibilità: una perfetta simbiosi tra le parole e il sentimento suscitato in me.

Nello stesso periodo in cui si ampliò l’interesse per la semiotica, crebbe l’attenzione per il mondo della scienza. Già Kandinskij, all’inizio del secolo scorso, era stato influenzato dalla scomposizione dell’atomo e dalla scoperta dei campi magnetici.

kandinskijWassily Kandinskij, Primo acquerello astratto, 1910

Negli anni 70/80 si parlava di neutroni ma anche di neutrini, dell’uovo cosmico, di implosione o espansione dell’universo. Fred Hoyle coniava il termine big bang e parlava di formazione della materia dovuta all’espansione dell’universo. Avevo letto anche il suo romanzo La nuvola nera. Mi immergevo nei racconti di Peter Kolosimo padre dell’archeologia misteriosa e sostenitore di civiltà extraterrestri. Stephen Hawking mi attraeva per la sua teoria sui buchi neri. Mi rimase molto impressa l’idea che nell’universo stellare potessero esserci dei buchi neri pronti a catturare la materia che entrava nel raggio del loro campo gravitazionale, senza sapere dove sarebbe mai andata a finire.

bigbang

big bang

 

My research into chess is close to a certain structural vein, both for the method applied and for the fundamental elements seen as a whole that form the image. Why not apply this same logic to the word? I have asked myself this in the years in which a new discipline was being refined and deepened and has become a subject of study in the faculty of Literature and Philosophy, Semiotics.
It was in this climate that I had the opportunity to meet Prof. Maria Vailati , who followed the teachings of Ferdinand de Saussurre, Roman Jakobson, and
Yuri Mikhailovich Lotman. After having attended her lectures with readings from the work of Pier Paolo Pasolini in her house in Abbadia Lariana, the 6th of November 1976 I wrote her a letter telling her about my research into chess, the discovery of a creative work method and the wish to apply it to poetic language. I confessed I didn’t know where to begin, that I needed to put order in my reading and that it would be important for me to channel all the creative stimuli that I felt in that moment in order to find my own way of expression. We met. At that time she was preparing some lessons for the University of Bologna, and she asked me to prepare some tables that would be useful to clarify some of the fundamentals of her teaching. The text was a poem of Pier Jahier – ‘Tornata’ and I had to subdivide it into various groups of sounds – labial, dental, flowing and nasal etc: and give at the same time an impression of the Whole.
So I put together a text with transferable letters using stacked acetates, so I could read the whole poem but on every sheet the different meanings were isolated.

From that moment I attended her lectures and we met for a couple of years. I studied and experimented with a hint of irony playing with the technicalities of semiotics.
To analyse a text I could break it down into graphemes, phonemes trying to find the denotation and connotation in every word. I immersed myself through sensory data ( visual, smell, hearing ,taste and touch) in the choice of a poet, I laid bare the metaphors, I analysed the paradigmatic axis or lexical range or the syntagmatic axis which is the combining process of the text. An amusement to be treated carefully in every sense since I was using both transferable and letters in relief in my images. In the meantime I read with curiosity the calligrams of Apollinaire, poems in which the words follow a path which designs the object described in the text. I had understood that it was an important path but at the same time feared and shrank from the model. I wanted to find images which were the synthesis of a verse or an idea of the poet transferred by my sensibility, a perfect symbiosis between the words and the feeling aroused in me.

In the same period that interest in semiotics grew, there was increasing interest in scientific discovery. Already Kandinsky had been influenced at the beginning of the last century. In the seventies and eighties there was talk of neutrons but also of neutrinos, of the cosmic egg, of implosion or expansion of the universe. Fred Hoyle coined the term Big Bang but spoke of the formation of material due to the expansion of the universe. I had also read his novel ‘The Black Cloud’. I immersed myself in the stories of Peter Kolosimo father of the mystery in archaeology and a believer in extraterrestrial civilizations. Stephen Hawking attracted me with his theory of the Black Holes. I was very impressed with the idea that there could be black holes in the universe ready to capture the material that entered their range of gravity, without knowing where it might finish.

un racconto/a tale – il diamante e la patata

ottobre 28, 2015

Mentre sono alla ricerca di un nuovo filone per verificare il mio metodo, mi diverto con altri due giochi presi dai banchi di scuola dei miei figli. 

While I am looking for a new way to verify my method, I amuse myself with other games taken from the school desks of my sons.

 7. gioco del diamante 8 gioco della patata

Gioco del “diamante ” e della “patata” tra due scolari Olivia e Federico V elementare

Uno è il gioco del diamante: si prende un foglio bianco e si tracciano sopra dei punti a caso, poi ogni giocatore alternativamente traccia una linea colorata tra un punto e l’altro tentando di chiudere dei triangoli. Ogni volta che si conquista un triangolo lo si riempie con il proprio colore: vince chi conquista più triangoli. La sintesi della partita è una immagine a due colori, suddivisa in triangoli dalle forme più svariate e dai rapporti più imprevedibili. Due campi, due immagini, non una positiva e una negativa, ma entrambe positive.

One was the Diamond game: you take a white page, you trace a few dots here and there on it, then each player in turn traces a coloured line between one dot and another in an attempt to complete the triangles. Every time you win a triangle you fill it with your own colour. The player with the most triangles wins. The synthesis of the game is an image with two colours, subdivided in triangles of the most varied forms and the most unexpected relationships. Two fields, two images , not one positive and one negative but both positive

9 diamante per blog

dalla serie “diamante” 1978 collage 50×50

L’altro si chiama la patata. Dentro uno schema quadrettato, di solito un esagono, i due giocatori sempre con un colore ciascuno tentano di chiudere a turno più quadrati possibili mettendo poi il loro colore su quelli conquistati. Più rigida come immagine di sintesi ma piacevolmente colorata. Gli spazi compatti del vincitore e del perdente formano ritmi diversi ma anche questi sempre positivi.

The other game is called the Potato Game. Inside a squared shape, usually a hexagon, the two players, each with his own colour , try in turn to complete the most squares possible putting their own colour in those won. As the synthesis of an image this is more rigid but pleasantly coloured. The compact spaces of the winner and loser form different rhythms but these too are always positive.

patata per blog

dalla serie “patata” 1978 tempera su cartoncino 50×50

acqua d’ambra

ottobre 26, 2015

tramonto sardegna
Sardegna – fotografia AnnaCorrealeSantacroce 2015

Acqua d’ambra colortramonto
Al centro
Pulviscolo di pioggia
Lieve striatura
Che ci ricorda
Quanto breve è la felicità
mlg

calasetta n.98

ottobre 26, 2015

calasetta n.98
Sardegna – fotografia di AnnaCorrealeSantacroce

Al numero 98 di Calasetta
fermatevi
leggete
l’inno al mare
al cibo alla natura a madre terra
e sarà la vostra più bella preghiera
mlg

la pozione del tempo

ottobre 26, 2015

sabbia nera

Sardegna – fotografia di AnnaCorrealeSantacroce 2015

Flusso e riflusso
acqua di mare
sabbia nera
chiaro scuro
la pozione del tempo
mlg

 

 

un racconto/a tale – la scoperta di un metodo

ottobre 23, 2015

Approfondendo la ricerca sugli scacchi, mi resi conto che nel prendere nota di tutti i movimenti dei due giocatori applicavo un metodo analitico, mentre nel ricostruire tutti i movimenti in un’unica immagine trovavo la sintesi.

Nella mossa del cavallo avevo scoperto la leva del momento creativo: quel “salto” divenne per me il simbolo visivo di come si possa uscire dalle gabbie mentali e trovare per intuizione i propri personali collegamenti.

Il privilegiare partite di campionato, caratterizzate da poche mosse e da soluzioni eleganti, mi insegnò che lavorare facendo le scelte giuste, sia dei materiali che delle tecniche, mi avrebbe portato più facilmente ad esprimermi senza tradire il mio pensiero. Avevo trovato un metodo di lavoro che potevo applicare, adattandolo di volta in volta, ai miei vari studi. Non un metodo statico o definitivo ma un procedimento snello e aperto alle varianti che nuove idee, nuove situazioni avrebbero potuto suggerire.

Da quel momento in poi fu una scoperta continua, non avrei mai immaginato quanta letteratura, pittura, filosofia gli scacchi avessero ispirato. Fu piacevole sentirsi in buona compagnia.

The discovery of a method

Deepening my research into chess I realised that taking note of all the movements of the two players I applied an analytical method , while reconstructing the movements in one image I found a synthesis. In the movements of the horse I had found the lever of the creative moment: that ‘jump’ became the visible symbol for me of how it was possible to free myself from a mental cage and find through intuition my personal connections.

By concentrating on championship games characterised by few movements and elegant solutions I was taught that in working by making the right choices both of materials and techniques this would lead me to express myself more easily without betraying my thought. I had found a work method that I could apply adapting it time by time to my various studies.. Not a static or final method but a short procedure which was open to variants that new ideas, new situations might suggest. From that moment it was a continual discovery, I would never have imagined how much literature, painting and philosophy ,,chess would inspire. It was pleasant to feel myself in good company.

copertina libro cubo per blog

 

un racconto/a tale – gli scacchi (3)

ottobre 21, 2015

Per visualizzare questi tracciati usavo il tiralinee e l’inchiostro di china nero su fogli bianchi, rara la tempera bianca su fogli neri per accentuare la vittoria del nero sul bianco. Oppure usavo i nastri trasferibili della Letraset su acetato.

To visualise the tracks I used a drawing pen and black printing ink on white paper, or rarely white tempera on black pages to accentuate the victory of black over white, or more rarely transferable tapes of the Letraset on acetate.

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Partite di scacchi 1977, tempera su cartoncino nero e china su cartoncino bianco , 50×50

Nel novembre del 1976, fu allestita una mostra a La Permanente di Milano dal titolo “Il Werkbund – 1907 Alle origini del design”. Tra gli oggetti presentati noto una scacchiera con gli scacchi disegnati da Josef Hartwig nel 1923. E mi viene un tuffo al cuore. Aveva chiaramente disegnato i pezzi ispirandosi ai movimenti e non ai personaggi. In questa fotografia si distinguono facilmente in primo piano il cavallo fatto a L e l’incrocio dell’alfiere. Mi trovavo in sintonia con un artista che aveva lavorato con lo stesso input circa cinquanta anni prima di me. Emozionante!

In November 1976 an exhibition was organised at La Permanente of Milan with the title ’The Werkbund- 1907 The Origins of design’ . Amongst the objects exhibited I noticed a chessboard with the pieces designed by Josef Hartwig in 1923. My heart beat more quickly. He had clearly designed the pieces inspired by the movements and not the characters. In this photograph you can easily distinguish the horse in the foreground designed as an L and the cross of the knight. I was on the same wavelength as an artist who had worked on the same input about fifty years before me. This was thrilling.

scacchiera-per-blog

Scacchi disegnati da Josef Hartwig 1923
in primo piano da sinistra cavallo, pedina, alfiere, regina

Su suggerimento di Fronzoni presentai i disegni sugli scacchi a Ugo Carrega che dirigeva allora il Centro Culturale Mercato del Sale sempre a Milano. Non ci fu molto feeling perché la sua risposta fu una domanda “perchè gli scacchi e non una bella partita a poker?” quasi a lanciarmi una sfida.

Following Fronzoni’s suggestions I presented the chess designs to Ugo Carrega who was then director of the Mercato del Sale always in Milan. I didn’t get much of a response because his reply was a question –‘Why chess and not a good game of poker?’ as if he were challenging me.

Sempre con i miei scacchi e sempre su consiglio di Fronzoni, mi presentai da Armando Nizzi della Galleria d’arte contemporanea Sincron di Brescia. Nel frequentare assiduamente questa galleria ebbi l’occasione di incontrare Bruno Munari.
Venne anche la mia prima occasione di partecipare ad una collettiva della Sincron dal titolo
Tre giorni d’arte a Ciserano, anno 1979. E fu una buona occasione perché Munari che stava per pubblicare con la casa editrice Zanichelli il suo libro La scoperta del quadrato mi propose di inserire due immagini dei miei scacchi. Dopo la pubblicazione, ricevetti una gentile lettera da Christa Bumgarth del Kunst Historiches Institut in Florenz che mi chiedeva una documentazione per i loro archivi dei miei lavori ed io ne fui molto lusingata. Ma purtroppo non risposi, ero alla mia prima ricerca, avevo da poco iniziato il lavoro sulla parola come immagine e non avevo alcuna documentazione da presentare.

Always with my chess and always at the suggestion of Fronzoni I introduced myself to Armando Nizzi of the Galleria d’Arte Contemporanea Sincron of Brescia. By going frequently to this gallery I had the opportunity to meet Bruno Munari. Then came my first opportunity to take part in a collective of the Sincron with the title ‘Tre giorni d’arte a Ciserano ‘in 1979. It was a good opportunity because Munari was about to bring out with the publisher Zanichelli his book ‘La Scoperta del Quadrato’ and he suggested my including two images of my chess. After publication I received a very kind letter from Crista Bumgarth of Kunst Historiches Institut in Florenz which asked for documentation of my work for their archives. I was very flattered but unfortunately I didn’t reply. I was at the beginning of my research and had only just begun the work on the word as an image and I had no documentation to present.

copertinapagina 51 

La scoperta del quadrato di Bruno Munari edito da Zanichelli 1981


Mi accorgo ora che gli anni settanta furono per me momenti di grande impegno e creatività, stimolata da un fervore che mi circondava sia negli ambienti artistici che in quelli scientifici e sociali. I ricordi si accavallano ed è complesso catalogarli cronologicamente: ho l’impressione che la mia attività sia stata impostata tutta in un batter di ciglia.

I realise now that the seventies were moments of intense commitment and creativity for me stimulated by a fervour which surrounded me in artistic, scientific and social circles. The memories overlap and it is complex to catalogue them chronologically. I have the impression that my activity took place in the blink of an eye.

 

 

 

un racconto/a tale – gli scacchi (2)

ottobre 20, 2015

E riflettevo: ogni giocatore parte con una strategia, studia aperture e finali, commette errori, inventa mosse geniali e imprevedibili. Ogni mossa è la testimonianza di un complesso lavorio mentale. Inoltre ero consapevole che man mano che la partita avanzava e i pezzi sparivano dalla scacchiera, nasceva un invisibile tracciato. Era questo che volevo far vedere poiché ero convinta, ancora prima di disegnarlo, che sarebbe apparso come una costruzione dinamica ma anche armonica, equilibrata, sempre nuova.
Decisivo è stato il movimento del cavallo: invece di tracciare una linea ad L come indicato nelle regole del gioco mi ispirò la diagonale che la mano del giocatore traccia trasportando direttamente il pezzo da una casella all’altra. Una diagonale diversa da quella tracciata per l’alfiere, che dava dinamicità all’intero tracciato, creando così nuove linee di forza.
A quel punto mi sono divertita a leggere il vecchio manuale Gli scacchi di Giuseppe Padulli, per conoscere meglio la dinamica del gioco. Nella sua premessa, scritta nel 1928, mi aveva colpito questa frase: “Una partita a scacchi è una piccola opera d’arte! Piccola, ma che sta meravigliosamente a sé stessa, come cosa completa ed organica, tal quale come è piccolo un bambino, ma non per questo men proporzionato e, in certo modo, meno artistico ed interessante.” Lo ammetto, a tutt’oggi non so ancora giocare bene a scacchi, evidentemente mi concentravo su altro.

And I reflected: each player starts with a strategy, studying openings and closures, makes mistakes, invents brilliant and unpredictable moves. Each move is the testimony of a complex mental elaboration. I was also aware that as the game progressed and the pieces disappeared from the board an invisible path was developed. That was what I wanted to see because I was convinced even before drawing it would appear as a dynamic construction but also a harmonious one, always new. The horse’s movement was decisive. Instead of tracing an L line as was indicated in the rules of the game , I was inspired by the diagonal traced by the player’s hand moving the piece from one square to another. A diagonal which differed from the knight and lent dynamism to the whole creating in this way new lines of strength. At this point I amused myself reading the old manual ‘Chess’ by Giuseppe Padulli in order to learn the dynamics of the game better. In his forward written in 1928 I was struck by the phrase ‘ a game of chess is a small work of art. Small but wonderfully itself, something complete and organic like a small child but nevertheless in proportion and not less artistic or interesting.’ I must confess that to date I still don’t know how to play chess well , evidently I concentrated on something else.

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La copertina del mio manuale (una volta era di Giacomo) “Gli scacchi” di Giuseppe Padulli casa editrice A.Corticelli Milano 1940

Poi ci volle solo molta pazienza per trovare e scegliere le più belle partite a scacchi di campioni come Capablanca, Alekhine, Portisch, Larsen, e molti altri, e per trascrivere tutte le mosse una ad una. Un lavoro di traduzione quasi da amanuense.

Then all I needed was a lot of patience to choose the best chess matches of champions like Capablanca . Alekhine, Portisch, Larsen and many others and transcribe all the moves one by one. A translation work similar to that of an amanuensis.

un racconto/a tale – gli scacchi premessa (1)

ottobre 20, 2015

Devo premettere che in quel periodo avevo una carica emotiva forte dovuta al desiderio di esprimere per immagini qualche cosa di invisibile, mai visto, a volte fuggevole come un gesto, un pensiero, una parola. Era una aspirazione difficile ma non impossibile, me ne rendevo conto, ma dovevo imboccare la strada giusta e tutto sarebbe stato più semplice.
L’occasione fu una partita di scacchi giocata in famiglia tra Giacomo e Tommaso. Era come se la vedessi per la prima volta, con occhi nuovi. 

I should say that at that time I had a strong emotional impulse due to the desire to express through images something invisible, never seen, sometimes as fleeting as a gesture, a thought, a word. It was a difficult but not impossible aspiration, I realise, but I had to take the right path and then everything would be easier. The occasion was a game of chess played in my family between Giacomo and Tommaso. It was as if seeing it for the first time with new eyes

3 la scacchiera jugoslava di casa mia

La scacchiera jugoslava di casa mia

In seguito mi sarei data una spiegazione, trovando una frase di Goethe, nella sua prefazione a ” La teoria dei colori, che spiega bene questo fenomeno: Il semplice guardare una cosa non ci permette di progredire.” Se “Ogni guardare si muta in un considerare, ogni considerare in un riflettere, ogni riflettere in un congiungere” abbiamo più probabilità di progredire con coscienza e auto consapevolezza.

Later I was to explain this to myself when I came across one of Goethe’s sentences in his preface to “the theory of colours” which explains this phenomenon.‘A simple look at one thing does not allow us to move forward”. If ” each look turns into a consideration, each consideration a reflection, each reflection a connection”, we have the possibility to progress with consciousness and self awareness.

 libro goethe per blogpagina goethe

La copertina del mio libro – I edizione 1979
pagina 4 della prefazione di Goethe

La rappresentazione di una partita di scacchi era lì davanti a miei occhi: due giocatori, una scacchiera e i trentadue pezzi. Due eserciti uno contro l’altro, il bianco e il nero, per ciascuno un re, una regina, due alfieri, due cavalli, due torri e otto pedoni.

The representation of a chess match was right in front of my eyes: two players, a chessboard, and thirty-two pieces. Two armies against each other, white and black each with a king, a queen, two bishops, two knights, two horses, two towers and eight pawns.