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cielo lontano

novembre 6, 2012

Estate 2012. Ho appena terminato di leggere il racconto ” Serate per piangere”  dal libro “Cielo lontano” di Hana  Atiyyah. Guardo le pagine strappate dal libro: una rappresentazione perfetta  del dolore.

Raccolgo i fogli strappati ad uno ad uno, ne accentuo le ferite con il colore rosso .  Li vetrifico, li infilzo in uno spillone e con un filo sempre rosso sangue li collego ad una scatola azzurra. Dentro ho messo il reggiseno, che la protagonista indossa quotidianamente, imbottito solo nella parte lesa dove il seno è scomparso, estirpato per un tumore.

Una traduzione in immagine quasi teatrale del racconto.

una pagina originale con testo a fronte in italiano

vetrifico le pagine per dare robustezza e duratura

Questa in sintesi la storia:

“Tre donne, tre generazioni, anonime, rassegnate, infelici, raccontate dalla più giovane.

Si intravede un barlume di tenerezza in alcuni gesti, il lavaggio dei piedi della nonna sul suo letto funebre da parte della madre, lo sguardo affettuoso della giovane figlia sulla canizie della madre.

L’umidità delle stanze che ti entra nelle narici, il degrado, la camera da letto della più giovane che apre direttamente sulla scala per fare entrare furtivamente i clienti. E il suo racconto dell’intervento subito: l’asportazione di un seno, e vediamo il riflesso del suo corpo mutilato nello specchio tra i vapori del bagno. Il reggiseno imbottito, nel lato del seno amputato, con una stoffa che ricorda un abito o forse qualcos’altro. Poi l’arrivo di uno dei clienti che porta in omaggio alla giovane un reggiseno provocantemente imbottito. La riflessione che dopo la pietà ci sarà l’abbandono da parte di tutti gli uomini  che l’hanno usata, per finire dove?

E sullo sfondo porte chiuse e socchiuse, finestre che sbattono, e il mare, le navi e la vita che continua.

I fogli strappati del racconto: un gesto in sintonia con i continui soprusi, violenze, mortificazioni che la protagonista subisce sempre, quasi una nemesi.  Ma lei vuole raccontare anche se ferita la sua storia e ci lascia un ricordo tangibile: le sue pagine insanguinate e il suo reggiseno. Non si sa che fine abbia fatto ma vuole essere ricordata.”

infilzo le pagine nello spillone

Scrive il critico Donatella Airoldi nella sua presentazione della mostra presente alla Biblioteca Gallaratese di Milano dal 7 novembre 2012 al giorno 8 dicembre 2013:

“Maria Luisa Grimani: ‘Hanno strappato le pagine del mio racconto…’ un grido di dolore in una sovrapposizione di rapporti e sentimenti famigliari, ricordi, rimpianti. Di lato una piccola scatola azzurra dove riporre il reggiseno e ogni sua imbottitura. L’intricato groviglio della vita che si fa racconto, che unisce con un filo esile ogni nostro  istante e dove il contorno è bordato di lacrime rosse.” 

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