Archive for marzo 2015

la ciocca bianca

marzo 23, 2015

 

Guardando i miei capelli bianchi ricordo un’altra testa canuta, quella di mia madre. E risento le sue lievi carezze sul mio capo quando già ci somigliavamo nella luce delle nostre sfumature.

 auoritratto 2014 per blog
autoritratto 2014 mlg

 

 

La ciocca bianca

De’ tuoi bianchi capelli, sì leggeri
alla carezza e pur si folti, in uno scrigno
una ciocca serbo. Erano i miei
scuri come la notte, allor che al capo
tuo la recisi. Ed oggi, te cercando
In quella ciocca, sola cosa viva
che di te mi rimanga, io mi domando
se recisa non l’ho dalle mie tempie.
E se mi guardo entro lo specchio, e in esso
mi smarrisco, non me, ma te ravviso,
o Madre: tua questa marmorea fronte,
piena di tempo, e immersa in una luce
ch’è già ormai d’altra terra e d’altro cielo.

Ada Negri

 
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l’inquietudine di marisa

marzo 21, 2015

marisa al parco 1

Marisa al parco. 2014

 

Mi fa piacere, cara Sarima, riconoscere che non ti sei nascosta tra le pieghe del programma di Second Life per puro divertimento o per curiosità. La tua inquietudine è salutare, specialmente se è avulsa dalla paura.
Recentemente Umberto Eco ci ricorda che Kant ha proposto di stabilire  il fondamento della conoscenza nel soggetto che conosce e non nell’oggetto conosciuto. Molte volte, tu ed io abbiamo parlato di intuizione, proprio nei momenti più creativi della nostra esistenza, rendendoci ben conto che per noi era un continuo tradurre tutto ciò che vedevamo attorno a noi, rifletterci sopra con la nostra sensibilità affinché anche noi potessimo trovare l’occasione di esprimere un’idea personale. “Le forme trascendentali della conoscenza agiscono sui dati dell’intuizione” ci chiarisce ancora Eco nel suo articolo su Repubblica del 13 marzo scorso. Sono subito andata a scovare la parola trascendentale e il suo significato: tralasciando quello più antico medievale, quello che fa scuola è sempre il pensiero kantiano : “le strutture del pensiero  esistono anteriormente all’esperienza e  condizionano e permettono la conoscenza”, il che sembrerebbe quasi contraddire quanto affermato sopra. Se poi ci chiedessimo la differenza tra una esperienza diretta di vita ed una esperienza fatta attraverso la lettura di  avventure reali o immaginarie di altri personaggi, puoi ben capire che il discorso sarebbe molto lungo e intrigante.
La conoscenza di qualsiasi cosa può essere anche inganno, qualcosa di prefabbricato dalle nostre menti sempre pronte come dici tu a crearsi delle gabbie dalle quali è complicato uscire. Tu ci inviti a parlarne perché hai compreso che ancora oggi l’umanità continua a farsi  le stesse domande ed è affascinante scoprire le affinità che ci accomunano e le diversità che ci incalzano a nuovi pensieri, a nuove soluzioni.
Vorrei comunque invitarti a soffermarti e riflettere su una parola che da oggi in poi sentiremo sempre più spesso: la paura.
Tu hai dimostrato coraggio avventurandoti in un mondo nuovo senza temere  la stanchezza, il silenzio, la solitudine ed hai viaggiato, ponendoti sì delle domande esistenziali, ma anche affrontando le varie difficoltà dei tuoi viaggi  in modo positivo.
Io qui, nel mondo reale, devo combattere contro qualcosa di veramente nuovo, che non è la guerra, con tutti suoi dolori e sciagure, ma è qualcosa di più subdolo, rarefatto anche se concreto, il male. Un male che si intrufola in tutti noi e che in alcuni esplode con violenza inaudita. E dobbiamo combatterlo a tutti i costi con la fede che ci sostiene e confidando in quella parte di umanità che  è ancora prevalente e crede nel bene e nella solidarietà. Continuiamo a viaggiare, cara Sarima, con la mente, con l’anima, con le nostre qualità di donne.

sarima e il mare
Sarima al mare-sotto ovviamente. 2011

 

Dear Sarima, I am pleased to acknowledge that you have not hidden yourself into the folds of Second Life program for fun or out of curiosity. Your anxiety is healthy, especially if it is divorced from fear.
Recently Umberto Eco reminded us that Kant proposed us to establish the foundation of knowledge in the subject who knows and not in the object known.  Many times, you and I have talked about intuition, right in the most creative moments of our existence. We are well aware that our work is a continuous translation of everything we see around us: a very detailed work done with our own sensitivity to catch the opportunity of expressing a personal opinion at the same time. “The transcendental forms of knowledge act on the data of intuition” clarifies Eco in his article on the Italian
newspaper la Repubblica March 13th  I quickly went to look into the word “transcendental” : omitting the oldest medieval one, the present meaning follows the Kantian thought: “the structures of thought exist before the experience and bind and allow the knowledge”, which would almost seem to contradict what was stated above. And if we were to ask ourselves what is the difference between a direct experience of life and an experience of reading about somebody else’s real or imaginary adventures, you could well understand that the speech would be very long and intriguing.
The knowledge of anything can be even deceptive, preconceived by our minds always ready, as you say, to create cages from which it is difficult to get out. You invite us to talk about it because you understand that human beings continue to ask almost the same questions. To find out the similarities that unite us and the diversity that suggest us new thoughts and new solutions is fascinating.
However, I want to invite you to linger and reflect on a word that from now on we will hear more and more often: fear.
You have shown courage in your venturing into a new world without fear of fatigue, silence, solitude and have travelled, not just by asking existential questions, but also to face up to the various difficulties of your trips in a positive way.
In my real world I have to fight against something actually new, that is not a war with all its sorrows and misfortunes, but something more subtle, rarefied although concrete, the evil that sneaks in all of us and that in some of us explodes with unprecedented violence . And we have to fight against it at all costs with the faith that sustains us and trust that part of humanity that thankfully is still prevailing, who believes in goodness and solidarity. Let us continue to travel, dear Sarima, with the mind, the soul, with our qualities of women.

l’ inquietudine di sarima giha

marzo 11, 2015

L’inquietudine di Sarima Giha

Ci sono diversi modi per viaggiare e vedere il mondo ed è raro che non sia la meraviglia il primo sentimento che ci sorprende. Poi arriva la riflessione, la coscienza del nostro far parte, più o meno consapevolmente, della creazione. Se abbiamo in mente le parole di Bernardo Soares, uno dei molti eteronimi di Fernando Pessoa, “Ciò che vediamo non è ciò che vediamo ma ciò che siamo”, sembrerebbe che non solo la consapevolezza dell’esistenza stessa delle cose è in forse, ma tutto ciò che vediamo non ci dà la garanzia della sua esistenza. Vedo ciò che voglio vedere, sento ciò che voglio sentire, esiste solo ciò di cui ho la percezione. Tutto passa attraverso la nostra mente e la nostra personale sensibilità.I viaggi sono i viaggiatori” e non ha importanza se si parla del mondo reale in cui viviamo o del mondo fantastico che ci costruiamo in virtù di una tecnica che ci permette di realizzare il sogno. Non mi consola, anzi mi atterrisce l’idea che “c’è solo una finestra chiusa e tutto il mondo fuori; e un sogno di ciò che potrebbe essere visto se la finestra si aprisse” come dice Pessoa. Eppure qualcosa di vero c’è:l’inquietudine che tutti, prima o poi, sentiamo vagabondando alla ricerca della verità. Io e la mia solitudine, io e l’incomunicabilità, io e le forme mentali prefabbricate che mi porto sulle spalle come guscio di lumaca. Forse basterebbe ascoltare le parole di S. Agostino:”E gli uomini se ne vanno a contemplare le vette delle montagne, e i flutti vasti del mare, le ampie correnti dei fiumi, l’immensità dell’oceano, il corso degli astri, e passano accanto a se stessi senza meravigliarsi”, per uscire dall’inquietudine, parlandoci.
Sarima Giha a.k.a. Maria Luisa Grimani

 

 

 

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Sarima Giha’s disquiet

There are several ways to travel and see the world and it is rare that it is not the wonder the first feeling that surprises us.
Then the reflection comes, the awareness of being part, more or less consciously, of the creation.
If we have in mind the words of Bernardo Soares, one of the many heteronyms of Fernando Pessoa, “What we see is not what we see but what we are”, it would seem to us that not only the awareness of the existence of things is doubtful, but all that we see does not give us the guarantee of its existence.
I see what I see, feel what I feel, there is just what I perceived. Everything goes through our mind and our own sensibility.
” Travels are travelers” and it does not matter whether we talk about the real world in which we live or the fantasy world that we build on the basis of a technique that allows us to realize the dream.
The idea that “there is only one window closed and all the world outside; and a dream of what could be seen if the window is opened”, as Pessoa says, does not console me, in fact it terrifies me.
Yet there is something true in it: the disquiet that everyone feels, sooner or later, when wandering in search of the truth.
Me and my solitude, I and the lack of communication, me and my mental cages that I carry on my shoulders like snail shell.
Perhaps the words of St. Augustine would be effective to quit disquiet by talking among ourselves: “And men wander to contemplate the mountain peaks, and the vast waves of the sea, the large currents of the rivers, the immensity of the ocean,the course of the stars, and pass beside themselves without wondering”.

wandering mlg

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