un racconto/a tale – arte, scienza e filosofia

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La mia ricerca sugli scacchi è vicina ad un certo filone strutturalista, sia per il metodo applicato che per l’insieme degli elementi fondamentali che formano l’immagine. Perché non applicare questa stessa logica alla parola? Questa domanda me la sono posta negli anni in cui una nuova disciplina veniva affinata ed approfondita e diventava materia di studio nelle facoltà di lettere e filosofia: la semiotica.
Fu in questo clima che ebbi l’ occasione di conoscere la prof. Maria Vailati, che seguiva gli insegnamenti di Ferdinand De Saussurre, Roman Jakobson e Yuri Mikhailovich Lotman.
Dopo aver partecipato ad alcuni suoi incontri di lettura dei testi di Pier Paolo Pasolini, nella sua casa di Abbadia Lariana, il 6 novembre 1976 le scrivo una lettera raccontandole la mia ricerca sugli scacchi, la scoperta di un metodo di lavoro creativo e il desiderio di applicarlo al linguaggio poetico. Confessavo di non sapere da che parte incominciare, che avevo bisogno di mettere ordine nelle mie letture e che sarebbe stato importante per me incanalare tutti gli stimoli creativi che provavo in quel momento per trovare la mia strada espressiva. Ci incontrammo. Lei all’epoca stava preparando alcune lezioni per l’università di Bologna e mi chiese di realizzare alcune tabelle che le sarebbero state utili per chiarire alcuni fondamenti del suo insegnamento Il testo era una poesia di Piero Jahier, Tornata, e dovevo suddividerlo in diversi gruppi di labiali e dentali, liquide e nasali ecc. e dare nello stesso tempo l’impressione dell’insieme. Composi allora con le lettere trasferibili il testo usando degli acetati sovrapposti. Potevo leggere l’intera poesia, ma in ogni foglio erano isolate le diverse connotazioni semiotiche.

esercizio     esercizi vari

esercizi vari 1977  (non ho copia della tabella didattica)

Da quel momento la seguii nelle sue lezioni e ci frequentammo spesso per un paio d’anni. Studiavo e sperimentavo con un pizzico di ironia giocando con la tecnicalità della semiotica.
Per analizzare un testo potevo scomporlo in grafemi, in fonemi, cercavo in ogni vocabolo la sua denotazione e connotazione, mi immergevo attraverso i dati sensoriali (visivi, olfattivi, uditivi, gustativi, tattili) nelle scelte del poeta, scoprivo le metafore, analizzavo l’asse paradigmatico ossia il ventaglio lessicale, o l’asse sintagmatico che è il processo combinatorio del testo. Un divertimento da “prendere con le pinze”, in tutti i sensi, visto che ho usato lettere trasferibili e lettere a rilievo nelle mie immagini.
Nel frattempo leggevo incuriosita i calligrammi di Apollinaire, poesie nelle quali le parole seguono un percorso che disegna l’oggetto descritto nel testo.

tout terriblement

Avevo compreso che era una via importante ma nello stesso tempo temevo e rifuggivo il modello. Volevo trovare immagini che fossero la sintesi di un verso o di un’idea del poeta tradotta dalla mia sensibilità: una perfetta simbiosi tra le parole e il sentimento suscitato in me.

Nello stesso periodo in cui si ampliò l’interesse per la semiotica, crebbe l’attenzione per il mondo della scienza. Già Kandinskij, all’inizio del secolo scorso, era stato influenzato dalla scomposizione dell’atomo e dalla scoperta dei campi magnetici.

kandinskijWassily Kandinskij, Primo acquerello astratto, 1910

Negli anni 70/80 si parlava di neutroni ma anche di neutrini, dell’uovo cosmico, di implosione o espansione dell’universo. Fred Hoyle coniava il termine big bang e parlava di formazione della materia dovuta all’espansione dell’universo. Avevo letto anche il suo romanzo La nuvola nera. Mi immergevo nei racconti di Peter Kolosimo padre dell’archeologia misteriosa e sostenitore di civiltà extraterrestri. Stephen Hawking mi attraeva per la sua teoria sui buchi neri. Mi rimase molto impressa l’idea che nell’universo stellare potessero esserci dei buchi neri pronti a catturare la materia che entrava nel raggio del loro campo gravitazionale, senza sapere dove sarebbe mai andata a finire.

bigbang

big bang

 

My research into chess is close to a certain structural vein, both for the method applied and for the fundamental elements seen as a whole that form the image. Why not apply this same logic to the word? I have asked myself this in the years in which a new discipline was being refined and deepened and has become a subject of study in the faculty of Literature and Philosophy, Semiotics.
It was in this climate that I had the opportunity to meet Prof. Maria Vailati , who followed the teachings of Ferdinand de Saussurre, Roman Jakobson, and
Yuri Mikhailovich Lotman. After having attended her lectures with readings from the work of Pier Paolo Pasolini in her house in Abbadia Lariana, the 6th of November 1976 I wrote her a letter telling her about my research into chess, the discovery of a creative work method and the wish to apply it to poetic language. I confessed I didn’t know where to begin, that I needed to put order in my reading and that it would be important for me to channel all the creative stimuli that I felt in that moment in order to find my own way of expression. We met. At that time she was preparing some lessons for the University of Bologna, and she asked me to prepare some tables that would be useful to clarify some of the fundamentals of her teaching. The text was a poem of Pier Jahier – ‘Tornata’ and I had to subdivide it into various groups of sounds – labial, dental, flowing and nasal etc: and give at the same time an impression of the Whole.
So I put together a text with transferable letters using stacked acetates, so I could read the whole poem but on every sheet the different meanings were isolated.

From that moment I attended her lectures and we met for a couple of years. I studied and experimented with a hint of irony playing with the technicalities of semiotics.
To analyse a text I could break it down into graphemes, phonemes trying to find the denotation and connotation in every word. I immersed myself through sensory data ( visual, smell, hearing ,taste and touch) in the choice of a poet, I laid bare the metaphors, I analysed the paradigmatic axis or lexical range or the syntagmatic axis which is the combining process of the text. An amusement to be treated carefully in every sense since I was using both transferable and letters in relief in my images. In the meantime I read with curiosity the calligrams of Apollinaire, poems in which the words follow a path which designs the object described in the text. I had understood that it was an important path but at the same time feared and shrank from the model. I wanted to find images which were the synthesis of a verse or an idea of the poet transferred by my sensibility, a perfect symbiosis between the words and the feeling aroused in me.

In the same period that interest in semiotics grew, there was increasing interest in scientific discovery. Already Kandinsky had been influenced at the beginning of the last century. In the seventies and eighties there was talk of neutrons but also of neutrinos, of the cosmic egg, of implosion or expansion of the universe. Fred Hoyle coined the term Big Bang but spoke of the formation of material due to the expansion of the universe. I had also read his novel ‘The Black Cloud’. I immersed myself in the stories of Peter Kolosimo father of the mystery in archaeology and a believer in extraterrestrial civilizations. Stephen Hawking attracted me with his theory of the Black Holes. I was very impressed with the idea that there could be black holes in the universe ready to capture the material that entered their range of gravity, without knowing where it might finish.

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