Archive for the ‘Uncategorized’ Category

stratificazioni

gennaio 31, 2016

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Aurora sul golfo opera di Gerardo Dottori

 

Stratificazioni solari marine terrestri
Incombono su tetti pareti recinti
Noi prigionieri di noi stessi
Quale salvezza se non l’oltre
mlg

 

 

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il racconto di Natale

dicembre 17, 2015

auguri di Buon Natale

e  un 2016 di pace e stupore 

natale 2015per blogNatale a Mosca 2015 – mlg

Racconto di Natale

Tutti a Natale siamo un poco Magi
Nei negozi c’è fango, e ressa.
Per un barattolo di chalvà al caffè di assediare botteghe son capaci, avvolte nei pacchetti, intere folle; ognuno per se stesso Re e cammello.
Con sporte, reti, cartocci, cestini, e colbacchi, cravatte di traverso.
Odor di vodka, di merluzzo e pino, di mandarini, di cannella e mele.
Caos di visi, nel turbine di neve non si vede il sentiero per Betlemme.
E, portatori di modesti doni, sfondando porte, saltano sugli autobus, nelle fosse dei cortili scompaiono, anche sapendo che la grotta è vuota: non c’è la Donna aureolata di luce.
Vuoto. Ma all’improvviso a quest’idea viene una luce non si sa da dove.
Erode regna, ma più forza ha, più vero e inevitabile è il miracolo. La costanza di
quest’affinità è il meccanismo base del Natale. Per questo dappertutto si fa
festa, per il Suo avvento, unendo tanti tavoli.
Se non c’è ancora nessuna richiesta di una stella, la buona volontà nelle genti si vede di lontano, i pastori riaccendono il falò.
La neve cade; non mandano i camini fumo, ma squilli. Ogni viso è una macchia.
Beve Erode. Nascondono i bambini le donne. Chi verrà non può saperlo nessuno:
noi non conosciamo i segni, potrebbe il cuore non più riconoscerlo.
Ma se, nel giro d’aria della porta, una figura, fazzoletto in capo, compare dalla
nebbia della notte, senti senza vergogna il Nuovo Nato in te.

Josif Alexandrovic Brodskji
24 dicembre 1971

 

 

Questa poesia proviene da: Racconto di Josif Alexandrovic Brodskji –
24 dicembre 1971 – Racconti di Natale – Poesie.reportonline.it http://www.poesie.reportonline.it/racconti-di-natale/josif-alexandrovic-brodskji-24-dicembre-1971.html#ixzz3t6jTedcF

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l’albero racconta

novembre 20, 2015

Abituata a guardare il cielo nelle notti stellate, nei mattini tersi, a meravigliarmi ogni volta all’apparire delle nuvole, della pioggia, della neve, del vento, a osservare il passaggio delle stagioni, a immergermi nei diversi colori, non potevo non scontrarmi con il re della natura: l’albero.
Avevo letto anni prima una raccolta di poesie edite da Guanda Il canto degli alberi di Hermann Hesse e ricordavo alcune parole della sua prima pagina dal titolo Alberi:
Quando un albero è stato segato e porge al sole la sua nuda ferita mortale, sulla chiara sezione del suo tronco – una lapide sepolcrale – si può leggere tutta la sua storia: negli anelli e nelle concrescenze sono scritte fedelmente tutta la lotta, tutta la sofferenza, tutte le malattie, tutta la felicità e la prosperità, gli anni magri e gli anni floridi, gli assalti sostenuti e le tempeste superate…… Così parla un albero: in me è celato un seme, una scintilla, un pensiero, io sono vita della vita eterna….” .
Stavo accumulando conoscenza, sensazioni ed emozioni, ma quale è stata poi la vera molla che mi ha fatto balzare di gioia e lavorare alacremente e con soddisfazione per due anni? Sicuramente uno sguardo più attento e consapevole sulla natura che ci circonda, ma in particolare la rilettura de Le città invisibili di Italo Calvino.
In un primo tempo avevo letto agli allievi del mio laboratorio la storia di Diomira, di Ersilia la città dei fili, di Bauci la città sui trampoli, di Smeraldina la città acquatica e di molte altre, con il piacere di veder nascere piccoli collage fantasiosi. Poi, una rilettura più pacata per me stessa, ed infine una rilettura solo dei dialoghi tra Kublai Khan e Marco Polo, dove gli scacchi e la scacchiera tornavano ancora una volta nei miei pensieri. Per caso? Per fatalità? O per magnetismo? Le tavole quadrate di paulonia che il destino mi ha messo tra le mani (questo destino si chiama Federico, il mio figlio maggiore, che si occupa di scienze forestali) diventano principalmente la rappresentazione di una scacchiera parlante su cui posare i miei pensieri, i miei ricordi.

il seme 2002 (2)

il seme 2001

L’albero racconta attraverso i suoi anelli, i suoi ritmi e colori, ed io lavoro all’unisono con il pirografo per accentuarne le caratteristiche e gli affido piccoli gesti, una conchiglia raccolta sulla rena, un piccolo seme, un ramoscello, una foglia testimone di un momento di abbandono. Quasi un dialogo fra me e l’albero.
Poi, esco dall’immagine della scacchiera e il nostro dialogare va oltre la sua natura di vegetale e la mia di umano, per diventare un qualche cosa che, come nell’opera Matrix, ci rivela gli archetipi di un micro e macrocosmo nascosto in ognuno di noi, dentro e fuori di noi. Affascinante anche ritrovare nei suoni del cirmolo i suoni dell’universo uomo-natura che avevo già scoperto con i miei segni bianchi e blu di spazio suono mano suono spazio.

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Matrix 2002

Mai come in questa ricerca i richiami letterari mi corrono incontro.
Oltre ai racconti Calvino, alle poesie e prose di Hermann Hesse, ecco La leggenda dell’arpa domata di Kazuko Okakura descritta nel testo Lo zen e la cerimonia del tè.
Ancora una volta torna il suono, che si confonde nella natura, nel colore , nel segno.
Mi accompagna in due occasioni l’arpista Elena Cordublas, con alcune musiche frutto di una sua ricerca per accompagnare le mie opere: la mostra al Parco di Monza per Italia Nostra dal titolo L’albero racconta e l’antologica presso la Galleria Civica di Monza Il libro che suona che canta che balla.
Questi lavori in legno sono esposti anche nel E-Museum of Pyrographic Art virtuale curato da Kathleen M.G.Menendez.

The tree

Used as I was to gazing at the starry night sky and on clear mornings wondering every time at the appearance of clouds, rain, snow, wind observing the passage of the seasons immerging myself in the diverse colours, I could not but come up against the king of nature – the tree.
I had read many years before a collection of poems edited by Guanda ‘Il Canto degli Alberi’ by Herman Hesse and I remembered some of the words in his first pages with the title ‘Alberi’ ‘When a tree has been sawn and shows the sun its bare mortal wound, on the clear section of its trunk – a tombstone- you can read its whole life story in the rings and growths, there is a faithful record of all the struggle, all the suffering, all the diseases all the happiness and prosperity, the lean years the prosperous times , the attacks sustained and the storms overcome. It is in this way that a tree speaks: there is a seed in me , a spark, a thought, I am the life of eternal life.
I was accumulating knowledge, sensations and emotions but what was the real spring which had made me jump for joy and work fast and with satisfaction for two years? Certainly a more careful look an awareness of the nature surrounding me but especially re-reading ‘Le Città invisibili’ by Italo Calvino. At first I had read to my students in my laboratory the story of Diomira, Ersilia , the city of threads, of Bauci the city on stilts, of Smeraldina the underwater city and many others – and I had the pleasure of seeing fantastic little collages resulting. Then I re-read it more calmly for myself and finally I re-read only the dialogues between Kublai Khan and Marco Polo where chess and chessboards returned once more to mind. Was this by chance? a fatality ? a magnetism? The square boards of paulownias which destiny has put in my hands,(this destiny is called Federico , my elder son whose job is Forestry Science) became a principal representation of a speaking chessboard on which I could place my thoughts and my memories.
The tree tells its tale through its rings, its rhythms and its colours and I work in unison with the pyrograph to underline the characteristics and I entrust it with small gestures, a shell picked up on the seashore, a small seed, a twig , a leaf witness of a moment of abandon – almost a dialogue between myself and the tree.
Then I leave the image of the chessboard and our dialogue goes beyond its nature as a vegetable and mine as a human being to become something that, as in the work of ‘Matrix’, it reveals to us the arch-types of a micro and macro-cosmos hidden inside and outside of us. It is fascinating to find again in the sounds of the arolla pine, the sounds of the man-nature universe that I had discovered in my blue and white signs of Spazio suono, mano suono spazio.
Never as in this work have literary references rushed towards me. As well as the stories of Calvino and the prose of Herman Hesse, here is ‘La Leggenda de arpa domata’ by Kazuko Okakura described in the text ‘Lo Zen e la cerimonia del tè’
Here again the sound returns which is blended with nature colour and sign. On two occasions the harpist Elena Cordublas accompanies me with music the fruit of her research to go with my works: The exhibition in Monza Park for Italia Nostra with the title L’Albero racconta’ and the anthology in the Galleria Civica di Monza ‘Il Libro che suona che canta che balla’ The works in wood are exhibited in the E. Museum of pyrographic art of Kathleen M.G. Menendez.

visual poetry

ottobre 20, 2014

A translation dedicated to my friends Daniel, Heidi, Moje and to all the  members of Password Group.

January 12 2014

A Reflection

I have been working on the words of poets since the far-off days of 1978. As always , with a few  exceptions, the text has been the object of my images. The group of words that compose the singular language of the poet are manipulated in my hands almost as if they formed a mouldable material. I use the linear form of the composition as if it were a lump of clay conscious of being able to obtain a product which is the result of a fusion between the message of the poet and the realisation of a form which represents the interpretation. An interpretation which is also the expression of a different sensibility and personality. Analysing today my journey of over more than thirty years allows me to understand better the influence that has always been my choice in the realisation of images. The results obtained with the use first of transferable letters, of the brush, of the printers and of the letters in relief – then with the personal computer utilising programmes such as photoshop and second life, are profoundly different. However it is precisely from their contrast that the unifying idea that they have in common emerges. ‘Il faut que notre intelligence s’habitue à comprendre synthetic-idéographiquement-au lieu de analytic-discursivement’. These translations should not be read but seen. Sometimes a particular complexity of thought accompanies the diversity of the instruments. And the road to reach simplicity is always hard. Apollinaire wrote ‘ For me a calligram is the whole of a sign, a drawing ,a thought. This represents the shortest way to express a concept in material terms and oblige the eye to accept a global version of the written word. ’ Today this concept, already accepted, has been surpassed by the knowledge that abstraction has become more rarefied, more representative of a world in continual frenetic evolution. Every image acquired and fathomed is reinterpreted and continually enriched in meaning. Something is lost at every passage but others are acquired with various meanings.

ricetta

‘Una ricetta di Albarosa’ (pen-holder pen and ink on paper) to be  realized as a dish

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‘autoritratto’ (re-elaboration photo, hat and transferable letters Letraset) serigraph 1979

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‘nascita di una poesia’ ( tranferable letters on cardboard) 1980

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‘Natale di Ungaretti’ (lithograph of an image created with a photo in contact with a metal wire and insert  of  words written with transferable letters) 1982

 

omaggio a calvino,1° quadro

One of ten canvases dedicated to ‘Se una notte d’inverno un viaggiatore’ dramatised in ten acts ( acrylic and letters in relief) 1984

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‘La Stella di Natale ‘  Pasternak (lithograph with sign realized with a stick of Japanese ink and a composition of words with transferable letters) 1984/85

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‘contrast ‘ from Cielo d’Alcamo (acrylic on paper and handwritten with a pen-nib) 1988

T.S.Eliot

 

‘la coltura degli alberi di Natale ‘ by T.S. Eliot (lithograph of handmade composition of transferable letters) 1991

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‘conference about nothing’ by John Cage ( handwritten with enamels on handmade paper from Fabriano) 1995

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‘a dance a ballet’ from a poem of Daniel Thomas Moran (digital work realised from a photo of a collage of mine and writing on the pc) 2004

arriba el mar

‘arriba el mar’ from a poem of Lopez Santos ( elaboration of the text of the poem with Photoshop) 2006

happiness

‘happiness’ from a poem by Gabriele Poetcher ( photo in second life and superimposed letters with Photoshop) 2008

questions persist D T Moran

‘Questions persist and persist’ from a poem by D.T Moran (photo of my avatar in a virtual garden of second life and graphic composition with Photoshop) 2008

un'artista che...(blog)

‘l’artista che si innamora di una poesia’ from “I Giusti” by  Borges (use of the text to create shapes and words with Photoshop) 2013

ho voglia di danzare

marzo 8, 2014

per 360 giorni all’anno e non solo l’8 marzo!

auguri!

dicembre 21, 2013

Tanti auguri a tutti i miei amici e lettori conosciuti o sconosciuti per un 2014 dedicato ad una pace senza confini!

Salmo

Oh, come sono permeabili le frontiere umane! quante nuvole vi scorrono sopra impunemente, quanta sabbia del deserto passa da un paese all’altro, quanti ciottoli di montagna rotolano su terre altrui con provocanti saltelli!

Devo menzionare qui uno a uno gli uccelli che trasvolano che si posano sulla sbarra abbassata? Foss’anche un passero – la sua coda è già all’estero, benché il becco sia ancora in patria. E per giunta, quanto si agita!

Tra gli innumerevoli insetti mi limiterò alla formica, che tra la scarpa sinistra e la destra del doganiere non si sente tenuta a rispondere alle domande “ Da dove? ” e “ Dove? ”

Oh , afferrare con un solo sguardo tutta questa confusione, su tutti i continenti! Non è forse il ligustro che dalla sponda opposta contrabbanda attraverso il fiume la sua centomillesima foglia? E chi se non la piovra, con le lunghe braccia sfrontate, viola i sacri limiti delle acque territoriali?

Come si può parlare di un qualche ordine, se non è nemmeno possibile scostare le stelle e sapere per chi brilla ciascuna?

E poi questo riprovevole diffondersi della nebbia! E la polvere che si posa su tutta la steppa, come se non fosse affatto divisa a metà! E il risuonare delle voci sulle servizievoli onde dell’aria: quei pigolii seducenti e gorgoglii allusivi!

Solo ciò che è umano può essere davvero straniero. Il resto è bosco misto, lavorio di talpa e vento.

 Wislawa Szymborska

 salmo per blog

” Salmo”  opera in digitale di maria luisa grimani dicembre 2013

buon natale e felice anno nuovo!

dicembre 24, 2010

AUGURI AI MIEI FEDELI LETTORI

Buon Natale e Felice Anno Nuovo!

 

il parco di Monza


“Inno alla vita”

Madre Teresa di Calcutta

La vita è un’opportunità, coglila.
La vita è bellezza, ammirala.
La vita è beatitudine, assaporala.
La vita è un sogno, fanne realtà.

La vita è una sfida, affrontala.
La vita è un dovere, compilo.
La vita è un gioco, giocalo.
La vita è preziosa, abbine cura.

La vita è ricchezza, valorizzala.
La vita è amore, vivilo.
La vita è un mistero, scoprilo.
La vita è promessa, adempila.

La vita è tristezza, superala.
La via è un inno, cantalo.
La vita è una lotta, accettala.
La vita è un’avventura, rischiala.
La vita è la vita, difendila.
La peggiore malattia oggi
e’ il non sentirsi desiderati
ne’ amati, il sentirsi abbandonati.
Vi sono molte persone al mondo
che muoiono di fame,
ma un numero ancora maggiore
muore per mancanza d’amore.
Ognuno ha bisogno di amore.
Ognuno deve sapere
di essere desiderato, di essere amato,
e di essere importante per Dio.
Vi e’ fame d’amore,
e vi e’ fame di Dio.

Ama la vita così com’è
Amala pienamente, senza pretese;
amala quando ti amano o quando ti odiano,
amala quando nessuno ti capisce,
o quando tutti ti comprendono.

Amala quando tutti ti abbandonano,
o quando ti esaltano come un re.
Amala quando ti rubano tutto,
o quando te lo regalano.
Amala quando ha senso
o quando sembra non averlo nemmeno un pò.

Amala nella piena felicità,
o nella solitudine assoluta.
Amala quando sei forte,
o quando ti senti debole.
Amala quando hai paura,
o quando hai una montagna di coraggio.
Amala non soltanto per i grandi piaceri
e le enormi soddisfazioni;
amala anche per le piccolissime gioie.

Amala seppure non ti dà ciò che potrebbe,
amala anche se non è come la vorresti.
Amala ogni volta che nasci
ed ogni volta che stai per morire.
Ma non amare mai senza amore.

Non vivere mai senza vita!

Il giorno più bello? Oggi.
L’ostacolo più grande? La paura.
La cosa più facile? Sbagliarsi.
L’errore più grande? Rinunciare.
La radice di tutti i mali? L’egoismo.
La distrazione migliore? Il lavoro.
La sconfitta peggiore? Lo scoraggiamento.
I migliori professionisti? I bambini.
Il primo bisogno? Comunicare.
La felicità più grande? Essere utili agli altri.
Il mistero più grande? La morte.
Il difetto peggiore? Il malumore.
La persona più pericolosa? Quella che mente.
Il sentimento più brutto? Il rancore.
Il regalo più bello? Il perdono.
Quello indispensabile? La famiglia.
La rotta migliore? La via giusta.
La sensazione più piacevole? La pace interiore.
L’accoglienza migliore? Il sorriso.
La miglior medicina? L’ottimismo.
La soddisfazione più grande? Il dovere compiuto.
La forza più grande? La fede.
Le persone più necessarie? I sacerdoti.
La cosa più bella del mondo? L’amore.

Le opere dell’amore
sono sempre opere di pace.
Ogni volta che dividerai
il tuo amore con gli altri,
ti accorgerai della pace
che giunge a te e a loro.
Dove c’e’ pace c’e’ Dio,
e’ cosi’ che Dio riversa pace
e gioia nei nostri cuori.

Siamo solo sassolini buttati nel mare
che fanno increspare l’acqua.

Trova un minuto per pensare, trova un minuto per pregare,
trova un minuto per ridere.