Archive for the ‘il testo poetico come immagine’ Category

un racconto/a tale – il testo poetico come immagine (2)

novembre 2, 2015

Nell’ottobre del 1979, sono già più di due anni che lavoro con la poesia, si inaugura a Milano la mostra Origini dell’astrattismo – verso altri orizzonti del reale curata da Guido Ballo. Le immagini che vedo esposte specialmente nelle sala dedicata ai poeti rinfrancano le mie passioni. Sono attirata in particolar modo dalla poesia di Mallarmé Un Coup de dés jamais n’abolira le hazard, per i suoi molteplici stimoli creativi. Troverò in seguito il testo originale presso l’Archivio di nuova scrittura di Paolo della Grazia a Milano, negli anni 80/90, anni in cui avevo occasione di frequentarlo. Questa collezione si trova attualmente presso il Mart di Rovereto.
Guido Ballo scriveva:
“La sala dei poeti si apre con le voyelles di Rimbaud, che fa corrispondere a ogni vocale metaforicamente un colore: vocali e colori si richiamano, coincidono, dando così il via a quella interferenza delle arti e dei sensi che nel futurismo, del resto non comprensibile senza gli influssi simbolisti, raggiunge il momento più esaltante.. Mallarmé però in questa sala è il protagonista, con un Coup de dés jamais n’abolira le hazard pubblicato nel 1897, l’anno della sua morte: di due anni prima è il suo saggio La musique et les lettres, che indaga su un’altra interferenza tra le arti, parola e musica, illuminando i valori della risonanza. Questa composizione poetica qui presentata in diversi fogli, anticipa con chiarezza certe poetiche concettuali di oggi: spezzata nel verso libero e resa visuale per gli stacchi, le differenze di grandezza tipografiche, le zone di riposo che identificano spazio e tempo, giunge, come punto d’arrivo, alla prevalenza quasi assoluta dello spazio, di cui il poeta ha parlato diverse volte, al silenzio che sembra annullare la parola stessa e le dà invece un nuovo risalto, estrema aspirazione di un canto non più continuo o affidato ai mezzi del semplice significato, ma risolto in nuove cadenze e come immerso nelle risonanze e nei silenzi bianchi. Mallarmé rivela, nel clima simbolista, la sua presenza viva non soltanto per i risultati della poesia, tra le più alte dell’epoca moderna, ma per la chiarezza, in quel tempo nuova, della struttura, che dà alla sintassi stessa altri valori: perché proprio la limpida struttura di questa opera poetica libera il simbolismo da ogni equivoco tra contenutismo, suono, parola, visualità.” Camminando lungo le sale di questa mostra medito sul mio lavoro e mi accorgo che devo uscire dall’apparente staticità delle mie poesie per esaltare di più il ritmo, il movimento. Ci riuscirò passando dalla parola al gesto.

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La stella di Natale 1984/85

Nel Marzo del 1980 inauguro la mia prima personale dal titolo Il testo poetico come immagine nella galleria Verifica 8+1 di Mestre, presentata da Maria Vailati e da A G Fronzoni. Lo stesso anno la poetessa Antonietta Dell’Arte mi fa da tramite con Vando Aldrovandi, storico intellettuale e libraio di Milano che dirigeva la Libreria Einaudi nella Galleria Manzoni. Per due volte viene a trovarmi al Laboratorio di Monza ed infine mi invita a presentare la mia grafica nella sua libreria. Fu così che nel settembre del 1980 presentai una piccola antologica: dagli scacchi, ai giochi, alla parola come immagine nella mostra dal titolo La grafica di m. l. grimani.

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Autoritratto: semiologia della memoria 1979

Nel 1985 ebbi l’occasione di inaugurare nella Libreria comunale di Chiavenna la Sala Marmirola, frutto del recupero di un’area industriale dismessa, con una mostra sul testo poetico come immagine. Le mie opere furono presentate dal prof. Paolo Biscottini attuale direttore del Museo Diocesano di Milano, ma che allora era il direttore dei Musei Civici di Monza. Era la prima volta che le opere erano accompagnate dalla lettura registrata delle poesie in mostra, ognuna nella sua lingua originale, e che organizzavo degli incontri con le insegnanti e le scolaresche per una didattica aperta a vari temi. Negli anni a seguire fino ad oggi non interruppi mai il mio lavoro con la parola. Tappe importanti furono la stampa di una cartella litografica contenente sei poesie dal Bestiario di Gauillaume Apollinaire, realizzata dall’editore Campanotto di Udine.

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Delfini 1980                      La capra del Tibet 1980

Poi seguirono i Natali, una raccolta di poesie dal tema natalizio che comprendevano tra gli altri testi di Ungaretti, Apollinaire, Rilke, Pasternak, stampate da Apollonio, Brescia.

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Natale di Ungaretti 1981

Capitolo a se stante, una traduzione in immagine delle conferenze pubblicate in Silenzio di John Cage. Tre opere su carta fatta a mano monocromatica, dove trascrissi ogni singola lettera delle parole che componevano i testi, usando inchiostro nero e smalto argento per accentuare la natura della carta e le sue smaglianti tonalità di grigio.

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Musica sperimentale 1995

By 1979 it was now more than two years I had been working with poetry and an exhibition was inaugurated in Milan on the ‘Origini dell’astrattismo – verso altri oorizzonti del reale’ curated by Guido Ballo. The images I see exhibited especially in the room dedicated to the poets revive my enthusiasm . I am attracted particularly by a poem of Mallarmé ‘Un coup de dès jamais n’abolira le hazard’ because of its many creative stimuli. Later I will find the original text in ‘Archivio di nuovo scrittura by Paolo della Grazia in the eighties and nineties the years when I had occasion to meet him. This collection can be found now in the Mart in Rovereto. Guido Ballo wrote ”  ‘The Poets’ room opens with ‘Les voyelles’ of Rimbaud which corresponds metaphorically a colour to every vowel. Vowels and colours reflect each other, they coincide showing the way to that mixing of the arts and senses in futurism which in any case cannot be understood without the symbolist influences needed to reach the most exalting moment. Mallarmé in this room is the protagonist with ‘Coup de dès jamais n’abolira le hazard’ published in 1897, the year of his death. Two years before there is his treatise’ La Musique e les lettres’, which investigates the connection between the arts, word and music, explaining the value of resonance. This poetic composition here presented in various pages clearly anticipates certain poetic concepts of today: broken not free verse and made visible by the intervals, the difference in the size of the print, the empty areas which identify space and time and reaches as a point of arrival the almost absolute prevalence of space about which the poet has spoken on diverse occasions, the silence which seems to nullify the word itself and yet gives it instead a new importance. The extreme desire for a canto which is no longer continuous or entrusted with the means of a simple interpretation but improved in new rhythms as if immersed in sounds and white silences. Mallarmé, in the symbolist climate, reveals his lively presence not only with the results of his poetry, among the most relevant of the modern period, but because of its clarity of structure, in that new period, which lends other values to the synthesis itself; precisely since the limpid structure of this poetic work frees the symbolism from every ambiguity whether contenutism, sound, word or visuality.”
Walking through the rooms of this exhibition I meditate on my work and I realise I must leave the apparent static state of my poetry to exalt the rhythm and the movement more. I will succeed passing from the word to the gesture.
In March 1980 I inaugurate my first Personal with the title ‘IL Testo Poetico come immagine’’ in the gallery Verifica 8+1 in Mestre, presented by Maria Vailati and A G Fronzoni. That same year the poetess Antonietta Dell’ Arte was my intermediary with Vando Aldrovandi , an intellectual historian and bookseller in Milan, who managed the Libreria Einaudi in Galleria Manzoni. He came to see me twice in the Laboratorio in Monza and finally invited me to present my graphics in his bookshop. So it was that in September 1980 I presented a small anthology on chess, games and the word as  an image with the title ‘La Grafica di M. L. Grimani’

In 1985 I had the occasion to inaugurate, in the Council Library of Chiavenna (Sondrio), the Marmirola Hall, a beautiful restoration of an abandoned industrial area, with an exhibition on the poetic text as an image.
My work was presented by Prof. Paolo Biscottini, the actual director of the Diocesan museum of Milan and who was then the director of the Civic museums of Monza. It was the first time that the work was accompanied by recorded reading of the poetry in the show, each in its original language and that I organised meetings with the teachers and schoolchildren for lessons open to various themes. In the following years up to the present I have never interrupted my work on words. Important milestones were the lithographic printing of six poems from The Bestiary of Gauillaume Apollinaire, realised by Campanotto
Then followed ‘I Natali’ a collection with a Christmas theme which included among others, texts from Ungaretti, Apollinaire, Rilke, Pasternak printed by Apollonio.

As a separate chapter, I worked translating into images the lectures published in ‘Silenzio’ by John Cage. Three works on handmade paper monochrome where I wrote down every single letter of the words comprised in the text using black ink and silver varnish to underline the nature of the paper and its dazzling shades of grey.

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the messenger of autumn

ottobre 16, 2015

 

 

image@galassia27: @marghedigia the messenger of autumn Paul Klee

In un paesaggio
I cui colori stanno svanendo
L’alberello di Klee colordelsole
Sogna di spiccare il volo

mlg

AUGURI*auguri*AUGURI*auguri*AUGURI

dicembre 20, 2014

Andando un dì santo Francesco per cammino con frate Masseo, il detto frate Masseo andava un poco innanzi; e giugnendo a un trebbio di via, per il quale si poteva andare a Firenze, a Siena e ad Arezzo, disse frate Masseo: “Padre, per quale via dobbiamo andare?”. Rispuose santo Francesco: “Per quella che Iddio vorrà”. Disse frate Masseo: “come potremo noi sapere la volontà di Dio?”. Rispuose santo Francesco: “Al segnale ch’io ti mostrerò; onde io ti comando, per lo merito della santa obbedienza, che in questo trebbio, nel luogo dove tu tieni i piedi, tu t’aggiri intorno intorno, come fanno i fanciulli, e non ristare di volgerti, s’io non te lo dico”. Allora Frate Masseo incominciò a volgersi in giro; e tanto si volse, che per la vertigine del capo, la quale si suole generare per cotale girare, egli cadde più volte in terra, ma non dicendogli santo Francesco  che ristesse, ed egli volendo fedelmente ubbidire, si rizzava e ricominciava. Alla perfine, quando egli si volgeva ben forte, disse santo Francesco: “Sta’ fermo, e non ti muovere”. Ed egli stette, e santo Francesco il domandò: “Inverso quale parte tu tieni la faccia?”. Risponde frate Masseo: “Inverso Siena”. Disse santo Francesco: “Quella è la via per la quale Iddio vuole che noi andiamo”. Andando per quella via, frate Masseo fortemente si meravigliava di quello che santo Francesco gli aveva fatto fare, come i fanciulli, dinnanzi a’ secolari che passavano; nondimeno, per riverenzia, non ardiva di dire niente al Padre Santo. Appressandosi a Siena, il popolo della città udì dell’arrivo del Santo, e facionglisi incontro, e per divozione il portarono lui e il compagno insino al vescovado, che non toccarono niente terra co’ piedi. In quella ora alquanti uomini di Siena combattevano insieme, e già v’erano morti due di loro. Giugnendo ivi, santo Francesco predicò loro sì divotamente e sì santamente, che li ridusse tutti quanti a pace e grande unità e concordia insieme”.

natale2014 e-mail

I fioretti di S. Francesco, capitolo XI. – 2014

TANTI AUGURI DI BUON NATALE

E DI UN 2015 CHE CI FACCIA PORTATORI DI PACE!

Giacomo e Maria Luisa

dall’uso del pennino al primo impatto con photoshop e oltre

novembre 8, 2014

Su invito a raccontare la mia opinione su un tema prestabilito “Io e l’arte” ecco ciò che scrissi il 13 febbraio del 2012. E’ una opinione positiva sui mondi virtuali per sfatare alcuni preconcetti  che tuttora sussistono quando ho l’occasione di parlarne.

 

Io e l’arte

Dall’uso del pennino al primo impatto con photoshop e oltre

Ho sempre pensato che per esprimere le proprie idee nel mondo delle immagini si dovessero usare non una ma diverse tecniche, da quelle pittoriche in senso stretto, ad altre più legate al mondo della comunicazione e ad altre ancora che nascono dalla ricerca o dal caso. La decisione più importante era la scelta della tecnica più espressiva e più aderente al proprio pensiero.
Perciò se dovessi ad esempio analizzare la mia ricerca sul “testo poetico come immagine” mi accorgerei, e lo sto facendo, di aver usato dal pennino e inchiostro al pennello, dalle lettere trasferibili alle lettere a rilievo, dalla macchina da scrivere al computer ed in particolare all’uso del programma photoshop.
E fin qui il mio modo di esprimermi è stato sempre coerente. Il mio percorso privilegiava un tipo di astrazione legato alla geometria, al movimento gestuale, alla natura del macro e micro cosmo, alla composizione grafica tipica del design. Tutto questo fino agli anni 2007.
Riflettendo sul passato, i primi trenta anni della mia vita sono stati una continua e spasmodica ricerca del mezzo espressivo più adatto alla mia personalità. Mi piaceva il teatro, la danza, la musica, la pittura. Ma nessuna di queste discipline era riuscita a coinvolgermi al punto da dedicargli la mia vita.
Poi la presa di coscienza che esistevano diverse tecniche di espressione visiva che andavano ben oltre la conoscenza dell’uso dei colori ad olio che mio nonno antiquario usava nei suoi quadri, e da quel momento ho capito chiaramente quale sarebbe stata la mia strada
Ora, per la prima volta, una tecnica riesce ad influenzare il mio modo di sentire e fare arte. Qualcosa di inaspettato andava modificando e ampliando il mio modo di esprimermi, ma ancor di più riusciva ad allargare i miei orizzonti. Una tecnica più simile ad un viaggio che ad uno strumento. Avevo sempre avuto il senso dello spazio e del vuoto ma ora si andava trasformando in qualcosa di nuovo. Anche se mi rendo conto che per un’artista l’entropia è sempre dietro l’angolo, mi auguro vivamente che questa fase non rientri in questa categoria.
Insomma lavoro da tre anni in Second Life. Una opportunità per continuare a scrivere il mio “libro che suona che canta che balla” con un pizzico di novità.

Quale opportunità?

Entrata in Second Life il 9 settembre 2007 per esporre le ultime mie opere realizzate per il gruppo Password nato a Graz (Austria) composto da poeti e artisti da tutto il mondo (New York, Pechino, Vienna ecc.) che dialogano gli uni scrivendo poesie on line e gli altri traducendole in immagini sempre on line, non potevo non accorgermi che ero entrata in un mondo virtuale. Un mondo che tentava di creare una nuova utopia ma che inevitabilmente si scontrava con ciò che di più reale e a volte di più pericoloso esiste insito nell’uomo. Non si può evitare in sostanza il grande tema del bene e del male.
Entrando in Second Life ti si spalanca innanzi un mondo fantastico ma all’apparenza vuoto e fatuo. Solo attraverso le giuste conoscenze ti puoi accorgere del fervore dei suoi abitanti più virtuosi, i quali, gratuitamente, portano all’interno di questo programma la loro conoscenza e professionalità e la mettono a disposizione di tutti gli avatar. Non c’è argomento che non venga valorizzato, arte, nelle sue forme più disparate, scienza, dall’astronomia alle scienze sociali, sperimentazione teatrale, sfilate di moda con abiti dai più svariati materiali. Basta parlare con Roxelo Babenco creatrice di un museo trasparente sospeso tra le nuvole, con Archimedix Bulan e la sua Biblioteca Archimedica dove vengono presentati libri di scrittori del passato ma principalmente di contemporanei, con Imparafacile Runo e la sua università che si dedica alla comunicazione ad ampio raggio, con Josina Burgess e i suoi abiti fatti anche con i raggi dell’arcobaleno, con Velazquez Bonetto e la sua compagnia teatrale CARP che ha messo in scena Metropolis, ispirandosi al film di Friz Lang, e The wall dei Pink Floyd, al fervore degli artisti nati e operanti solo in Second Life che non riesco a nominare tutti perché sono un cospicuo numero la cui continua sperimentazione li porterà un giorno a scoprire un nuovo modo di fare arte, le premesse ci sono.

Una distanza che si fa sempre più vicina.

Sembra una contraddizione ma non lo è. Con il computer si arriva ovunque nel mondo tecnologico, anche se fisicamente si è lontani. E gli artisti che incontri on line a volte fanno la differenza. Forse più giovani, a volte meno, a volte più esperti, ma sempre aperti al dialogo, allo scambio, alla comunicazione, che può tradursi in incontri, mostre, convegni reali.

 

archimedix 1

Archimedix Bulan e la sua biblioteca Archimedica – 2010

Metropolis -Velazquez Bonetto

Metropolis – regia di Velazquez Bonetto 2009

una scena di Metropolis

una scena di Metropolis – Velazquez Bonetto e il gruppo C.A.R.P.  2009

metaverso 3

Museo del Metaverso – Roxelo Babenco

la moda

Le creazioni di moda di Josina Burgess – 2009

l'inquietudine di Sarima 1

“L’inquietudine di Sarima Giha” opera in digitale 70 x 70 – 2010

il mio pensiero

ottobre 30, 2014

Il mio pensiero

L’ombra del mio aquilone

sulla superficie lunare

è il mio pensiero che vaga, vaga

e divaga…

My thought

The shadow of my kite

on the moon soil

is my thought that wanders, wanders

and wonders…

mlg

l'aquilone

“Il mio pensiero” 2007 collezione Alberto Veca

 

la mia prima poesia per “password”

gennaio 23, 2014

A volte mi diverto a ripensare i percorsi mentali che mi permettono di realizzare qualcosa che sta tra il pensiero razionale e l’ intuizione. E’ il caso della poesia Adam’s song di Daniel Thomas Moran che ho tradotto in immagine per la prima volta come membro di “Password“: un gruppo di poeti, artisti visivi e musicisti che si cimentano a scrivere versi, tradurli in immagine o in musica attraverso il personal computer. Era la prima volta che usavo il programma Photoshop e non avevo alcuna preparazione di base. Perciò tutto è nato da continue sperimentazioni,  errori, scoperte. Ho comunque progettato un percorso e  sapevo quello che volevo ottenere. L’ ho realizzato con l’ingenuità del neofita ma con caparbietà finché  ho ottenuto delle immagini che  interpretavano bene il mio pensiero e la visione del poeta.

Sometimes I like to rethink the mental paths that allow me to create something that stands between rational thought  and intuition. Here is an example: I translated  some verses from Daniel Thomas Moran’s poem Adam’s Song  into images, for the first time as a member of “Password”:  a group of poets, visual artists and musicians who attempt to write poetry, to translate them into pictures or music through the personal computer. It was the first time I used the Photoshop program and I had  no basic training. So everything is born from continuous experiments, mistakes, discoveries. However, I have planned a course, and I knew what I wanted to achieve. I worked ​​with the ingenuity of the neophyte but with determination until I got some pictures  which were faithful   to  my thinking and the poet’s vision.

Ecco il testo:

Non ho mai/invitato queste poesie, tuttavia/stanno arrivando/una alla volta, scuotendosi di dosso/la pioggia/dalle spalle/mentre emergono dal/ buio oltre la mia soglia. mlg

e il percorso:

prima scrittura
first writing:

I have never / invited these poems, yet      

they keep on arriving / one by one, shaking /                          

the rain / from their shoulders/                                           

 as they emerge from/  the dark beyond my door.   

Ho riscritto questi versi con il carattere “arial alternative symbol”
I have written again this poem in “arial alternative symbol” Font:

poesia symbol 1

poi ho rovesciato il testo come se fosse composto da ideogrammi giapponesi per farlo “emergere dal buio oltre la mia soglia”
then  I have overturned  the poem as if it was  written with Japanese ideograms to make it “emerge from the dark beyond my door. ”

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Il risultato è una serie di 6 composizioni dal titolo “Piovono poesie”.
The result is a series of six compositions whose title is “It’s raining poems”.

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“Piovono poesie” – “It’s raining poems”  – 23  dicembre 2004

a proposito di poesia visiva

gennaio 12, 2014

Una riflessione

E’ dal lontano 1978 che lavoro con le parole dei poeti. Da sempre, salvo qualche eccezione, il testo è l’oggetto che forma le mie immagini. L’insieme delle parole che compongono il singolare linguaggio del poeta vengono manipolate quasi fossero una materia plasmabile sotto le mie mani. Uso la forma lineare della scrittura come se fosse un panetto di creta, conscia di poter ottenere un prodotto che è il risultato di una fusione tra il messaggio del poeta e la realizzazione di una forma che ne rappresenta l’interpretazione. Una interpretazione che è anche espressione di una diversa sensibilità e personalità. Analizzare oggi il mio percorso, nell’arco di oltre un trentennio, mi permette di comprendere meglio l’influenza che ha sempre avuto la scelta dello strumento nel realizzare le immagini. I risultati ottenuti, con l’uso prima delle lettere trasferibili, del pennello, della tipografia e delle lettere a rilievo, poi con il personal computer utilizzando programmi come photoshop e second life, sono profondamente diversi. Tuttavia è proprio dal loro confronto che emerge anche l’ idea unificante che li accomuna. “Il faut que notre intelligence s’habitue à comprendre synthético-idéographiquement – au lieu de analytico-discursivement”. Queste traduzioni non vanno lette ma viste. Alla diversità degli strumenti si accompagna a volte anche una particolare complessità di pensiero. E il cammino per arrivare alla semplicità è sempre arduo. Apollinaire scriveva “Per me un calligramma è un insieme di segno, disegno e pensiero. Esso rappresenta la via più corta per esprimere un concetto in termini materiali e per costringere l’occhio ad accettare una visione globale della parola scritta”. Oggi questa concezione, data per acquisita, viene superata dalla consapevolezza che l’astrazione si è fatta più rarefatta, più rappresentativa di un mondo in continua frenetica evoluzione. Ogni immagine acquisita e scandagliata viene reinterpretata e continuamente arricchita di significato. Ad ogni passaggio si perde qualcosa ma si acquista altro in svariate composizioni.

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“una ricetta di Albarosa” (cannuccia, pennino e inchiostro su carta) 1978

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“autoritratto” (rielaborazione foto cappello e lettere trasferibili  Letraset) serigrafia 1979

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“nascita di una poesia” ( lettere trasferibili   su cartoncino) 1980

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“Natale di Ungaretti” (litografia da immagine creata con foto a contatto di un filo metallico e inserimento di parole scritte con lettere trasferibili ) 1982

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una delle 10 tele dedicate a “Se una notte d’inverno un viaggiatore” sceneggiato in 10 tempi ( acrilici su tela e lettere a rilievo) 1984

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“la stella di Natale” da Pasternak (litografia con segno realizzato con stick di inchiostro giapponese e composizione di parole con  lettere trasferibili ) 1984/85

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“contrasto” da Cielo d’Alcamo (acrilico su carta e scrittura a mano con pennino) 1988

T.S.Eliot

“la coltura degli alberi di Natale” da T.S.Eliot (litografia da composizione a mano di lettere trasferibili) 1991

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“conferenza su niente” da John Cage ( scrittura a mano con  smalti su carta fatta a mano Fabriano) 1995

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“a dance a ballet” da una poesia di Daniel Thomas Moran (opera in digitale realizzata da una foto di un mio collage e scrittura da pc) 2004

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“arriba el mar” da una poesia di Lopez Santòs  (elaborazione testo della poesia con Photoshop) 2006

happiness

“happines” da una poesia di Gabriele Poetcher  ( fotografia in second life e sovrapposizione di lettere con Photoshop) 2008

questions persist D T Moran

“Questions persist and persist” da una poesia di D. T. Moran ( foto del mio avatar in un giardino virtuale di second life e composizione grafica con Photoshop) 2008

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“l’artista che si innamora di una poesia” da I giusti di Borges (uso del testo per creare forme e parole con Photoshop) 2013

21 marzo – giornata mondiale della poesia

marzo 21, 2013

Omaggio a Thomas Stearns Eliot

quattro quartetti

Burnt Norton

Time present and time past

Are both perhaps present  in time future,

And time future contained in time past

autoritratto

Questi versi fanno parte del mio autoritratto del 1979. Il mio cappello di velluto nero e le parole del poeta, scomposte semioticamente in fonemi, scendono incatenate sotto la  tesa del cappello,  diritte come i miei capelli. Una giusta simbiosi tra il mio modo di essere in quegli anni e i versi di un poeta i cui quartetti mi hanno accompagnato e tutt’ora fanno parte dei miei suoni più ascoltati, delle mie musiche più lette.

Per quale ragione io sia ancora legata ma che dico scalfita dentro da questi poemetti musicali, sempre impenetrabili, ma accettati nel mio intimo, pronti a nuove interpretazioni, rimarrà un mistero, come misterioso è il tema del tempo, dello spazio, del silenzio, dell’immobilità delle cose e del movimento cosmico che tutto circonda.

Passi eccheggiano nella memoria

Lungo il corridoio che non prendemmo

Verso la porta che non aprimmo mai

Sul giardino delle rose

Oggi, giornata mondiale della poesia, dedico una mia opera inedita nata dalla lettura dei Quattro Quartetti di T. S. Eliot e realizzata negli anni 90, una rappresentazione quasi scenografica nelle forme a mosaico delle quattro stagioni e dei quattro elementi: Burnt Norton fine primavera-aria, East Coker fine estate-terra, The Dry Salvages autunno-acqua,  Little Gidding inverno-fuoco.

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Quattro Quartetti- opera di maria luisa grimani – 100×200 acrilici su tela- 1993

Le parole si muovono, la musica si muove

Solo nel tempo; ma ciò che soltanto vive

Può soltanto morire. Le parole, dopo il discorso, giungono

Al silenzio. Solo per mezzo della forma, della trama

Posson parole o musica raggiungere

La quiete, come un vaso cinese ancora

Perpetuamente si muove nella sua quiete.

Non la quiete del violino, fin che dura la nota

Non quella soltanto, ma la coesistenza

O diciamo che la fine precede il principio,

E la fine e il principio erano sempre lì

Prima del principio e dopo la fine

E tutto è sempre ora. …..

 particolare quattro quartetti T.S.Eliot

particolare “Quattro Quartetti” – opera di maria luisa grimani

T. S. Eliot affronta temi eterni che nella nostra cultura ritroviamo anche nelle parole di Eraclito: “Il fuoco vive nella morte dell’aria e l’aria nella morte del fuoco; l’acqua vive nella morte della terra e la terra nella morte dell’acqua”.

Mi piace ascoltare questi Quartetti dalla voce unica, inconfondibile del poeta!

nb: Quattro Quartetti T. S. Eliot – edizione Garzanti 1959 -traduzione e note di Filippo Donini

morii per la bellezza

aprile 17, 2012

I died for beauty

I died for Beauty – but was scarce
Adjusted in the Tomb
When One who died for Truth, was lain
In an adjoining Room –

He questioned softly “Why I failed”?
“For Beauty”, I replied –
“And I – for Truth – Themself are One –
We Bretheren, are”, He said –

And so, as Kinsmen, met a Night –
We talked between the Rooms –
Until the Moss had reached our lips –
And covered up – our names –

traduzione in immagine di mlgrimani

Morii per la Bellezza

Morii per la Bellezza, e non appena
mi ebbero accomodata nella tomba
un uomo morto per la Verità
venne deposto nella stanza attigua.

Mi chiese piano perché fossi morta.
“Per la Bellezza”, gli risposi pronta.
“Io per la Verità”, soggiunse lui.
“Siamo una cosa sola, siamo fratelli”.

Come parenti incontratisi una notte,
conversammo da una stanza all’altra,
finché il muschio ci raggiunse le labbra,
ricoprendo per sempre i nostri nomi.

Emily Dickinson

Suggerisco a chi vuole approfondire il significato di questa poesia di leggere questo commento illuminante

nb Non ho trovato il nome di chi ha tradotto questa poesia, se lo conoscete sarà mia premura scriverlo. grazie Un’altra precisazione Why I failed è tradotto con “perchè fossi morta” letteralmente “perchè ho fallito” : mi farebbe piacere trovare un’altra traduzione più aderente al pensiero della Dickinson

i giusti

aprile 13, 2012

I giusti

Un uomo che coltiva il suo giardino, come voleva Voltaire.
Chi è contento che sulla terra esista la musica.
Chi scopre con piacere una etimologia.
Due impiegati che in un caffè del sud giocano in silenzio agli scacchi.
Il ceramista che premedita un colore e una forma.
Il tipografo che compone bene questa pagina che forse non gli piace.
Una donna e un uomo che leggono le terzine finali di un certo canto.
Chi accarezza un animale addormentato.
Chi giustifica o vuole giustificare un male che gli hanno fatto.
Chi è contento che sulla terra ci sia Stevenson.
Chi preferisce che abbiano ragione gli altri.
Tali persone, che si ignorano, stanno salvando il mondo.

             Jorge Luis Borges
“l’ artista che si innamora di una poesia” mlg 2012