Posts Tagged ‘poesia visiva’

ah!

giugno 7, 2016

“Sentire tutto in tutte le maniere,
vivere tutto da tutte le parti,
essere la stessa cosa in tutti i
modi possibili allo stesso tempo,
realizzare in sé tutta l’umanità
di tutti i momenti,
in un solo momento diffuso,
profuso, completo e distante”

Alvaro de Campos

 

Nelle parole di Alvaro de Campos, dandy decadente e ironico,  trovo uno dei significati più inquietanti della poesia di Pessoa.
Mentre sono attratta dalla capacità irraggiungibile della penna del poeta che si firma con i nomi dei suoi diversi personaggi, la solitudine, l’ego cosmico, la distanza abissale dagli altri uomini mi fa paura. Mi fa paura perché qualche volta mi ritrovo in questo tipo di solitudine.  Chi fa ricerche artistiche tenta sempre di essere unico, di essere sempre aderente al proprio pensiero, dimenticando mode, tendenze, proprio per ritrovare se stesso. E ci si domanda quale sia il limite perché non è possibile che un pensiero altrui, una immagine , una parola che ci affascina non entri in noi quasi inconsciamente. E’ vero che dentro di noi esiste già una moltitudine di anime, in ogni istante della nostra vita siamo diversi, unici, irripetibili ma poi ci sono gli altri da noi, con le loro diverse caratteristiche e unicità e questo non si può dimenticare.

Spesso mi sono paragonata a Pessoa, non certo per la grandezza del mio fare, ma perché questo suo sentirsi ogni volta “altro” a seconda del personaggio che interpretava, mi incitava ad agire nelle mie diverse ricerche come se ogni volta fosse la prima volta. La ricerca sugli scacchi, sulla parola, sul segno, sul colore, sui ritmi del suono e della natura mi facevano provare emozioni sempre nuove. Pessoa è solo e il suo isolamento dagli altri e dalla vita finirà per distruggerlo ma è proprio per queste sue caratteristiche che è diventato il Pessoa, Alvaro de Campos, Alberto Caeiro, Ricardo Reis, Bernardo Soares, Antonio Mora che conosciamo.

Il pensiero si fa debole e forte ad alternanza. La vita scorre, e nella brevità del percorso di ognuno di noi, non è facile pensare al dopo di noi. Ma è quello che dobbiamo fare per un mondo migliore. Non c’è albero secolare che non sia stato piantato da qualcuno che non l’ha mai visto nel suo splendore. mlg

 

alvaro de campos
interpretazione poesia di Alvaro de Campos. mlg 2016

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second life – introduzione

gennaio 13, 2016

Nel 2007 ancora una svolta. Con l’aiuto di mio figlio Tommaso, a.k.a (as known as) Core Tatham, entro nel programma di Second Life e creiamo il mio avatar: un alterego di nome Sarima Giha che indosserà sempre lo stesso kaftano blu, sarà sempre a piedi nudi e viaggerà esplorando quel mondo virtuale realizzato con le visioni dagli stessi avatar che lo abitano. Una struttura portante, esposizione permanente creata da Core Tatham, svetta verso il cielo con le mie poesie visive, frutto della collaborazione con i poeti di Password.

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Sarima e “Natale di Rilke” esposto in Second Life 2007

Terminata la prima missione, parto alla scoperta del mondo virtuale entrando tra le pieghe dei paesaggi, delle sculture e degli oggetti creati dagli avatar, e collezionando una serie di istantanee come prove d’artista. Nascono così nuove poesie visive e le prime cartoline, piccole opere che testimoniano viaggi virtuali e mentali nel mondo digitale descritto nel mio blog Il fogliomondo di Sarima.

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Questions persist and persist – poesia di D.T. Moran 2008

L’uso particolare del mouse per entrare nelle sculture, nei quadri, negli interstizi degli alberi, fiori, abitazioni create dagli avatar, mi permise di superare la visione del macro e micro cosmo per poi entrare in una dimensione digitale tutta personale. A testimonianza di questi lavori ho composto la trilogia di Sarima Giha: Landscapes, Vita liquida dell’avatar e Prêt a porter.

 

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 copertina libro “vita liquida dell’avatar” 2010

Nel 2008 mi trovo con una personale presso la Libreria Feltrinelli di Monza, collegata in diretta web tramite 2lifecast, nella libreria di Archimedix Bulan e nella Galleria d’arte contemporanea di Azzurra di Second Life. Tre esposizioni contemporanee, tre tipi di pubblico, in un inedito complicato dialogo, ancora imperfetto ma che darà il via ad una serie di attività di comunicazione via screaming.

 

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libreria Feltrinelli Monza 2008

In 2007 still a breakthrough. With the help of my son Tommaso aka Core Tatham I enter the programme of ‘Second Life’ and create my avatar, an alter ego with the name of Sarima Giha who will always wear the same blue caftan , have bare feet, and travel exploring the virtual world realised with the visions of its inhabitants. A supporting structure, a permanent exhibition created by Core Tatham, soars into the sky with my visual poetry, the fruit of the collaboration with the poets of Password.
Having finished the first mission, I leave for the discovery of the virtual world entering between the folds of the landscapes, the sculptures and the objects created by avatar and collecting a series of snapshots as artist’s proofs. Thus new visual poems have arisen and the first postcards, little works, which witness virtual and mental journeys into the digital world described in my blog ‘ Il fogliomondo di Sarima’
The particular use of the mouse to enter sculptures, pictures, in the interstices o the trees, flowers, habitations created by avatar., allow me to overcome the vision of macro and micro cosmos to enter a completely digital dimension. To witness these works I have composed the trilogy of Sarima Giha: ‘Landscapes, Vita Liquida dell Avatar e Prêt à porter’.
In 2008, I find myself with a solo exhibition at the Feltrinelli bookshop in Monza, connected live via web 2Lifecast in library Archimedix Bulan and the Gallery of Contemporary Art Azzurra Second Life. Three contemporary exhibitions, three kinds of audience, in an unprecedented complicated dialogue, still imperfect but that will kick off a series of communication activities away screaming.

 

nuovi strumenti: il mio pc e photoshop

novembre 30, 2015

Nel 2004 al Forum Austriaco di Milano incontro Heidi Inffeld, artista visiva di Graz e le racconto la mia ricerca sulla poesia visiva, scoprendo molte affinità con il suo modo di fare arte.
L’anno successivo, il 2005, vengo invitata a far parte di un gruppo internazionale chiamato Password, guidato da Heidi Inffeld e Frederick Moser: poeti, pittori e musicisti da tutto il mondo: Austria, Inghilterra, Italia, Stati Uniti d’America, Messico, Giappone, Cina invitati a dialogare on line. I primi con i loro versi e gli altri a tradurli in immagine o in musica attraverso il personal computer.

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 Maria Luisa Grimani e Heidi Inffeld a Graz 2006
prima inaugurazione mostra gruppo internazionale “Password”

Diverse le lingue, diverse le sensibilità pittoriche e musicali, ma un unico spirito, la voglia di esprimerci e dialogare. Suoni, colori, forme passano attraverso invisibili tracciati nell’etere creando una nuova via dei canti, parafrasando Bruce Chatwin, estesa all’intero pianeta.
Se prima lavoravo con il pennello, il pennino e l’inchiostro, con i trasferibili, con le lettere a rilievo, la stampa tipografica, ora mi trovavo dinnanzi al computer, uno strumento che in pochi anni aveva già pervaso le nostre vite.
Il programma preferito è stato Photoshop di cui non ero esperta e che ho usato, memore dell’insegnamento di Munari, in modo creativo sperimentando e imparando dagli errori.
Lavorare con il mouse, rispetto agli strumenti precedenti, nei nuovi programmi digitali, ha accentuato la necessità di essere rigorosi, sensibili, capaci di scelte azzardate per mantenere la rotta in un oceano di complessità sconosciute.

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Arriba el mar 2008 – poeta Santos Lòpez

Verso la fine del 2006 scrivo una lettera ad Alberto Veca, storico e critico dell’arte, docente presso il Politecnico di Milano – Facoltà del Design, per parlargli del mio lavoro. Richiesta accolta, cosa rara. Scoprii che non solo si occupava di arte contemporanea, ma era appassionato ed esperto di quadri antichi, nature morte, e stava per pubblicare un libro molto importante a cui teneva molto. Era anche un poeta che si ispirava a opere e a personaggi che aveva incontrato e apprezzato nella sua vita professionale.
Nell’aprile del 2007 scrisse un testo di presentazione per la mia antologica dal titolo Il libro che suona che canta che balla, itinerario artistico, e rimpiango di non aver registrato la sua voce durante l’inaugurazione perché raramente avevo sentito parole così chiare, rispettose del lavoro altrui e lungimiranti. Sapeva che la mia era una sfida non facile, ma avevamo scoperto di condividere una visione poliedrica della ricerca del bello.

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Oigo caer el agua 2007poeta Aura Maria Vidales

 Nella sua introduzione si leggeva tra l’altro:
Certo per ottenere questi esiti occorre lavorare in laboratorio, cercare provare e verificare, una tempistica lunga rispetto all’urgenza dell’esito veloce e appariscente che sembra essere vincente all’oggi, almeno all’apparenza: e provare vuol dire dialogare anche con strumenti non previsti dall’accademia, anche con il computer di cui l’ultima, almeno dal punto di vista cronologico, sezione della mostra presenta alcuni esiti: ma per giungere a questi esiti e è necessario un apprendistato sulle strumentazioni tradizionali, dal “taglia e incolla” al letraset, per antonomasia il carattere trasferibile in auge prima dei programmi di videoscrittura, che costituisce una equilibrata sapienza fra manualità e pensiero, un esercizio che occorre segnalare.” Alberto Veca.

New Instruments: my PC and Photoshop program

In 2004 in the Forum Austriaco I meet Heidi Innfeld, a visual artist from Graz and I tell her about my research into visible poetry , discovering a lot of affinity with her expression of art . The following year 2005 I am invited to take part in an international group called ‘Password’- guided by Heidi Inffeld and Frederick Moser, poets painters, musicians from all over the world, Austria , England, Italy U.S.A, Mexico , Japan , China invited to dialogue on-line. The first with their verses and the others to translate these into images or music using their personal computers.
Diverse languages, different sensibilities whether pictorial or musical, but one spirit, the wish to express oneself and to dialogue..Sounds colours shapes pass along invisible routes in the ether creating a new ‘Via dei Canti’ paraphrasing Bruce Chatwin and extended throughout the planet.
If before I worked with brush, pen and ink using transfers with letters in relief, now I found myself in front of a computer , an instrument which in a few years has become all-powerful in our lives.
The perfect programme was Photoshop which I was not an expert with and remembering Munari’s teaching I used it in a creative way experimenting and learning from my mistakes. Working with a mouse instead of previous instruments in the new digital programmes accentuated the necessity for being disciplined, sensitive, capable of risky choices to maintain the route in an ocean of unknown complexity.
Towards the end of 2006 I write a letter to Alberto Veca, historian, art critic and Professor at the Politecnico of Milan – Faculty of Design to speak about my work. My request was accepted, which is rare.. I discovered that not only was he an expert in contemporary art but was also passionate about and a connoisseur of antique pictures, still life and he was about to publish a very important book which he considered significant. He was also a poet and he was inspired by works or by people he had met and appreciated in his professional life.
In April 2007 he wrote a presentation for my anthology entitled ‘ Il libro che suona, che canta, che balla, itinerario artistico’, and I regret not having recorded his voice during the inauguration because I have rarely heard such clear words respectful of the work of others and forward-looking. He knew that mine was a difficult challenge but we had discovered that we shared a multi facet vision of the research for beauty.


 

alle undici del mattino

novembre 13, 2015

image

Marichi Valero @marichivalero twitter

Alle undici del mattino
il raggio di sole dalla finestrella
magnetizza i nostri sensi.
Pulviscolo che appare per pochi istanti.
Atomi dell’anima
nel buio si rintanano
non senza cogliere
l’ angolo laggiù
di pietra color ruggine.
mlg

un racconto/a tale – il testo poetico come immagine (2)

novembre 2, 2015

Nell’ottobre del 1979, sono già più di due anni che lavoro con la poesia, si inaugura a Milano la mostra Origini dell’astrattismo – verso altri orizzonti del reale curata da Guido Ballo. Le immagini che vedo esposte specialmente nelle sala dedicata ai poeti rinfrancano le mie passioni. Sono attirata in particolar modo dalla poesia di Mallarmé Un Coup de dés jamais n’abolira le hazard, per i suoi molteplici stimoli creativi. Troverò in seguito il testo originale presso l’Archivio di nuova scrittura di Paolo della Grazia a Milano, negli anni 80/90, anni in cui avevo occasione di frequentarlo. Questa collezione si trova attualmente presso il Mart di Rovereto.
Guido Ballo scriveva:
“La sala dei poeti si apre con le voyelles di Rimbaud, che fa corrispondere a ogni vocale metaforicamente un colore: vocali e colori si richiamano, coincidono, dando così il via a quella interferenza delle arti e dei sensi che nel futurismo, del resto non comprensibile senza gli influssi simbolisti, raggiunge il momento più esaltante.. Mallarmé però in questa sala è il protagonista, con un Coup de dés jamais n’abolira le hazard pubblicato nel 1897, l’anno della sua morte: di due anni prima è il suo saggio La musique et les lettres, che indaga su un’altra interferenza tra le arti, parola e musica, illuminando i valori della risonanza. Questa composizione poetica qui presentata in diversi fogli, anticipa con chiarezza certe poetiche concettuali di oggi: spezzata nel verso libero e resa visuale per gli stacchi, le differenze di grandezza tipografiche, le zone di riposo che identificano spazio e tempo, giunge, come punto d’arrivo, alla prevalenza quasi assoluta dello spazio, di cui il poeta ha parlato diverse volte, al silenzio che sembra annullare la parola stessa e le dà invece un nuovo risalto, estrema aspirazione di un canto non più continuo o affidato ai mezzi del semplice significato, ma risolto in nuove cadenze e come immerso nelle risonanze e nei silenzi bianchi. Mallarmé rivela, nel clima simbolista, la sua presenza viva non soltanto per i risultati della poesia, tra le più alte dell’epoca moderna, ma per la chiarezza, in quel tempo nuova, della struttura, che dà alla sintassi stessa altri valori: perché proprio la limpida struttura di questa opera poetica libera il simbolismo da ogni equivoco tra contenutismo, suono, parola, visualità.” Camminando lungo le sale di questa mostra medito sul mio lavoro e mi accorgo che devo uscire dall’apparente staticità delle mie poesie per esaltare di più il ritmo, il movimento. Ci riuscirò passando dalla parola al gesto.

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La stella di Natale 1984/85

Nel Marzo del 1980 inauguro la mia prima personale dal titolo Il testo poetico come immagine nella galleria Verifica 8+1 di Mestre, presentata da Maria Vailati e da A G Fronzoni. Lo stesso anno la poetessa Antonietta Dell’Arte mi fa da tramite con Vando Aldrovandi, storico intellettuale e libraio di Milano che dirigeva la Libreria Einaudi nella Galleria Manzoni. Per due volte viene a trovarmi al Laboratorio di Monza ed infine mi invita a presentare la mia grafica nella sua libreria. Fu così che nel settembre del 1980 presentai una piccola antologica: dagli scacchi, ai giochi, alla parola come immagine nella mostra dal titolo La grafica di m. l. grimani.

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Autoritratto: semiologia della memoria 1979

Nel 1985 ebbi l’occasione di inaugurare nella Libreria comunale di Chiavenna la Sala Marmirola, frutto del recupero di un’area industriale dismessa, con una mostra sul testo poetico come immagine. Le mie opere furono presentate dal prof. Paolo Biscottini attuale direttore del Museo Diocesano di Milano, ma che allora era il direttore dei Musei Civici di Monza. Era la prima volta che le opere erano accompagnate dalla lettura registrata delle poesie in mostra, ognuna nella sua lingua originale, e che organizzavo degli incontri con le insegnanti e le scolaresche per una didattica aperta a vari temi. Negli anni a seguire fino ad oggi non interruppi mai il mio lavoro con la parola. Tappe importanti furono la stampa di una cartella litografica contenente sei poesie dal Bestiario di Gauillaume Apollinaire, realizzata dall’editore Campanotto di Udine.

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Delfini 1980                      La capra del Tibet 1980

Poi seguirono i Natali, una raccolta di poesie dal tema natalizio che comprendevano tra gli altri testi di Ungaretti, Apollinaire, Rilke, Pasternak, stampate da Apollonio, Brescia.

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Natale di Ungaretti 1981

Capitolo a se stante, una traduzione in immagine delle conferenze pubblicate in Silenzio di John Cage. Tre opere su carta fatta a mano monocromatica, dove trascrissi ogni singola lettera delle parole che componevano i testi, usando inchiostro nero e smalto argento per accentuare la natura della carta e le sue smaglianti tonalità di grigio.

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Musica sperimentale 1995

By 1979 it was now more than two years I had been working with poetry and an exhibition was inaugurated in Milan on the ‘Origini dell’astrattismo – verso altri oorizzonti del reale’ curated by Guido Ballo. The images I see exhibited especially in the room dedicated to the poets revive my enthusiasm . I am attracted particularly by a poem of Mallarmé ‘Un coup de dès jamais n’abolira le hazard’ because of its many creative stimuli. Later I will find the original text in ‘Archivio di nuovo scrittura by Paolo della Grazia in the eighties and nineties the years when I had occasion to meet him. This collection can be found now in the Mart in Rovereto. Guido Ballo wrote ”  ‘The Poets’ room opens with ‘Les voyelles’ of Rimbaud which corresponds metaphorically a colour to every vowel. Vowels and colours reflect each other, they coincide showing the way to that mixing of the arts and senses in futurism which in any case cannot be understood without the symbolist influences needed to reach the most exalting moment. Mallarmé in this room is the protagonist with ‘Coup de dès jamais n’abolira le hazard’ published in 1897, the year of his death. Two years before there is his treatise’ La Musique e les lettres’, which investigates the connection between the arts, word and music, explaining the value of resonance. This poetic composition here presented in various pages clearly anticipates certain poetic concepts of today: broken not free verse and made visible by the intervals, the difference in the size of the print, the empty areas which identify space and time and reaches as a point of arrival the almost absolute prevalence of space about which the poet has spoken on diverse occasions, the silence which seems to nullify the word itself and yet gives it instead a new importance. The extreme desire for a canto which is no longer continuous or entrusted with the means of a simple interpretation but improved in new rhythms as if immersed in sounds and white silences. Mallarmé, in the symbolist climate, reveals his lively presence not only with the results of his poetry, among the most relevant of the modern period, but because of its clarity of structure, in that new period, which lends other values to the synthesis itself; precisely since the limpid structure of this poetic work frees the symbolism from every ambiguity whether contenutism, sound, word or visuality.”
Walking through the rooms of this exhibition I meditate on my work and I realise I must leave the apparent static state of my poetry to exalt the rhythm and the movement more. I will succeed passing from the word to the gesture.
In March 1980 I inaugurate my first Personal with the title ‘IL Testo Poetico come immagine’’ in the gallery Verifica 8+1 in Mestre, presented by Maria Vailati and A G Fronzoni. That same year the poetess Antonietta Dell’ Arte was my intermediary with Vando Aldrovandi , an intellectual historian and bookseller in Milan, who managed the Libreria Einaudi in Galleria Manzoni. He came to see me twice in the Laboratorio in Monza and finally invited me to present my graphics in his bookshop. So it was that in September 1980 I presented a small anthology on chess, games and the word as  an image with the title ‘La Grafica di M. L. Grimani’

In 1985 I had the occasion to inaugurate, in the Council Library of Chiavenna (Sondrio), the Marmirola Hall, a beautiful restoration of an abandoned industrial area, with an exhibition on the poetic text as an image.
My work was presented by Prof. Paolo Biscottini, the actual director of the Diocesan museum of Milan and who was then the director of the Civic museums of Monza. It was the first time that the work was accompanied by recorded reading of the poetry in the show, each in its original language and that I organised meetings with the teachers and schoolchildren for lessons open to various themes. In the following years up to the present I have never interrupted my work on words. Important milestones were the lithographic printing of six poems from The Bestiary of Gauillaume Apollinaire, realised by Campanotto
Then followed ‘I Natali’ a collection with a Christmas theme which included among others, texts from Ungaretti, Apollinaire, Rilke, Pasternak printed by Apollonio.

As a separate chapter, I worked translating into images the lectures published in ‘Silenzio’ by John Cage. Three works on handmade paper monochrome where I wrote down every single letter of the words comprised in the text using black ink and silver varnish to underline the nature of the paper and its dazzling shades of grey.

AUGURI*auguri*AUGURI*auguri*AUGURI

dicembre 20, 2014

Andando un dì santo Francesco per cammino con frate Masseo, il detto frate Masseo andava un poco innanzi; e giugnendo a un trebbio di via, per il quale si poteva andare a Firenze, a Siena e ad Arezzo, disse frate Masseo: “Padre, per quale via dobbiamo andare?”. Rispuose santo Francesco: “Per quella che Iddio vorrà”. Disse frate Masseo: “come potremo noi sapere la volontà di Dio?”. Rispuose santo Francesco: “Al segnale ch’io ti mostrerò; onde io ti comando, per lo merito della santa obbedienza, che in questo trebbio, nel luogo dove tu tieni i piedi, tu t’aggiri intorno intorno, come fanno i fanciulli, e non ristare di volgerti, s’io non te lo dico”. Allora Frate Masseo incominciò a volgersi in giro; e tanto si volse, che per la vertigine del capo, la quale si suole generare per cotale girare, egli cadde più volte in terra, ma non dicendogli santo Francesco  che ristesse, ed egli volendo fedelmente ubbidire, si rizzava e ricominciava. Alla perfine, quando egli si volgeva ben forte, disse santo Francesco: “Sta’ fermo, e non ti muovere”. Ed egli stette, e santo Francesco il domandò: “Inverso quale parte tu tieni la faccia?”. Risponde frate Masseo: “Inverso Siena”. Disse santo Francesco: “Quella è la via per la quale Iddio vuole che noi andiamo”. Andando per quella via, frate Masseo fortemente si meravigliava di quello che santo Francesco gli aveva fatto fare, come i fanciulli, dinnanzi a’ secolari che passavano; nondimeno, per riverenzia, non ardiva di dire niente al Padre Santo. Appressandosi a Siena, il popolo della città udì dell’arrivo del Santo, e facionglisi incontro, e per divozione il portarono lui e il compagno insino al vescovado, che non toccarono niente terra co’ piedi. In quella ora alquanti uomini di Siena combattevano insieme, e già v’erano morti due di loro. Giugnendo ivi, santo Francesco predicò loro sì divotamente e sì santamente, che li ridusse tutti quanti a pace e grande unità e concordia insieme”.

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I fioretti di S. Francesco, capitolo XI. – 2014

TANTI AUGURI DI BUON NATALE

E DI UN 2015 CHE CI FACCIA PORTATORI DI PACE!

Giacomo e Maria Luisa

a proposito di poesia visiva

gennaio 12, 2014

Una riflessione

E’ dal lontano 1978 che lavoro con le parole dei poeti. Da sempre, salvo qualche eccezione, il testo è l’oggetto che forma le mie immagini. L’insieme delle parole che compongono il singolare linguaggio del poeta vengono manipolate quasi fossero una materia plasmabile sotto le mie mani. Uso la forma lineare della scrittura come se fosse un panetto di creta, conscia di poter ottenere un prodotto che è il risultato di una fusione tra il messaggio del poeta e la realizzazione di una forma che ne rappresenta l’interpretazione. Una interpretazione che è anche espressione di una diversa sensibilità e personalità. Analizzare oggi il mio percorso, nell’arco di oltre un trentennio, mi permette di comprendere meglio l’influenza che ha sempre avuto la scelta dello strumento nel realizzare le immagini. I risultati ottenuti, con l’uso prima delle lettere trasferibili, del pennello, della tipografia e delle lettere a rilievo, poi con il personal computer utilizzando programmi come photoshop e second life, sono profondamente diversi. Tuttavia è proprio dal loro confronto che emerge anche l’ idea unificante che li accomuna. “Il faut que notre intelligence s’habitue à comprendre synthético-idéographiquement – au lieu de analytico-discursivement”. Queste traduzioni non vanno lette ma viste. Alla diversità degli strumenti si accompagna a volte anche una particolare complessità di pensiero. E il cammino per arrivare alla semplicità è sempre arduo. Apollinaire scriveva “Per me un calligramma è un insieme di segno, disegno e pensiero. Esso rappresenta la via più corta per esprimere un concetto in termini materiali e per costringere l’occhio ad accettare una visione globale della parola scritta”. Oggi questa concezione, data per acquisita, viene superata dalla consapevolezza che l’astrazione si è fatta più rarefatta, più rappresentativa di un mondo in continua frenetica evoluzione. Ogni immagine acquisita e scandagliata viene reinterpretata e continuamente arricchita di significato. Ad ogni passaggio si perde qualcosa ma si acquista altro in svariate composizioni.

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“una ricetta di Albarosa” (cannuccia, pennino e inchiostro su carta) 1978

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“autoritratto” (rielaborazione foto cappello e lettere trasferibili  Letraset) serigrafia 1979

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“nascita di una poesia” ( lettere trasferibili   su cartoncino) 1980

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“Natale di Ungaretti” (litografia da immagine creata con foto a contatto di un filo metallico e inserimento di parole scritte con lettere trasferibili ) 1982

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una delle 10 tele dedicate a “Se una notte d’inverno un viaggiatore” sceneggiato in 10 tempi ( acrilici su tela e lettere a rilievo) 1984

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“la stella di Natale” da Pasternak (litografia con segno realizzato con stick di inchiostro giapponese e composizione di parole con  lettere trasferibili ) 1984/85

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“contrasto” da Cielo d’Alcamo (acrilico su carta e scrittura a mano con pennino) 1988

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“la coltura degli alberi di Natale” da T.S.Eliot (litografia da composizione a mano di lettere trasferibili) 1991

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“conferenza su niente” da John Cage ( scrittura a mano con  smalti su carta fatta a mano Fabriano) 1995

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“a dance a ballet” da una poesia di Daniel Thomas Moran (opera in digitale realizzata da una foto di un mio collage e scrittura da pc) 2004

arriba el mar

“arriba el mar” da una poesia di Lopez Santòs  (elaborazione testo della poesia con Photoshop) 2006

happiness

“happines” da una poesia di Gabriele Poetcher  ( fotografia in second life e sovrapposizione di lettere con Photoshop) 2008

questions persist D T Moran

“Questions persist and persist” da una poesia di D. T. Moran ( foto del mio avatar in un giardino virtuale di second life e composizione grafica con Photoshop) 2008

un'artista che...(blog)

“l’artista che si innamora di una poesia” da I giusti di Borges (uso del testo per creare forme e parole con Photoshop) 2013

morii per la bellezza

aprile 17, 2012

I died for beauty

I died for Beauty – but was scarce
Adjusted in the Tomb
When One who died for Truth, was lain
In an adjoining Room –

He questioned softly “Why I failed”?
“For Beauty”, I replied –
“And I – for Truth – Themself are One –
We Bretheren, are”, He said –

And so, as Kinsmen, met a Night –
We talked between the Rooms –
Until the Moss had reached our lips –
And covered up – our names –

traduzione in immagine di mlgrimani

Morii per la Bellezza

Morii per la Bellezza, e non appena
mi ebbero accomodata nella tomba
un uomo morto per la Verità
venne deposto nella stanza attigua.

Mi chiese piano perché fossi morta.
“Per la Bellezza”, gli risposi pronta.
“Io per la Verità”, soggiunse lui.
“Siamo una cosa sola, siamo fratelli”.

Come parenti incontratisi una notte,
conversammo da una stanza all’altra,
finché il muschio ci raggiunse le labbra,
ricoprendo per sempre i nostri nomi.

Emily Dickinson

Suggerisco a chi vuole approfondire il significato di questa poesia di leggere questo commento illuminante

nb Non ho trovato il nome di chi ha tradotto questa poesia, se lo conoscete sarà mia premura scriverlo. grazie Un’altra precisazione Why I failed è tradotto con “perchè fossi morta” letteralmente “perchè ho fallito” : mi farebbe piacere trovare un’altra traduzione più aderente al pensiero della Dickinson

i giusti

aprile 13, 2012

I giusti

Un uomo che coltiva il suo giardino, come voleva Voltaire.
Chi è contento che sulla terra esista la musica.
Chi scopre con piacere una etimologia.
Due impiegati che in un caffè del sud giocano in silenzio agli scacchi.
Il ceramista che premedita un colore e una forma.
Il tipografo che compone bene questa pagina che forse non gli piace.
Una donna e un uomo che leggono le terzine finali di un certo canto.
Chi accarezza un animale addormentato.
Chi giustifica o vuole giustificare un male che gli hanno fatto.
Chi è contento che sulla terra ci sia Stevenson.
Chi preferisce che abbiano ragione gli altri.
Tali persone, che si ignorano, stanno salvando il mondo.

             Jorge Luis Borges
“l’ artista che si innamora di una poesia” mlg 2012

una pagina di promemoria

febbraio 22, 2012

Questa pagina verrà aggiornata man mano che recupero vecchi video o ne farò di nuovi.  Sono in ordine di data

http://vimeo.com/11331346  Dialoghi Visionari Maria Luisa Grimani e Laura Pitscheider 1996. Una mostra al MART di via Rosmini 2° piano tutto per noi due, nell’ambito del festival di danza Oriente Occidente di Rovereto

http://vimeo.com/20517883  Donne 2003/2004 Una carellata di volti e voci di donne impegnate nel progetto Peter Pan rivolto alle scuole di Monza

http://www.youtube.com/watch?v=YQDj1EO-UZo   web visual lines 2007  Un video per segnare il mio ingresso in Second Life come avatar Sarima Giha

http://www.youtube.com/watch?v=t_Oa3QENRVA&NR=1&feature=endscreen     Roxelo Babenco, owner del Museo del Metaverso, mi intervista dopo l’allestimento della Città blog di Sarima.

http://issuu.com/diabolus/docs/sarima_giha   prêt-à-porter a web story 2009/2010 Un saggio per affrontare per la prima volta una sceneggiatura, l’ allestimento  di due set  ed una regia per le riprese fotografiche. Una traduzione in immagini del racconto scritto  da Pepa Cerruti ne’ Le Aziende InVisibili di Marco Minghetti

http://issuu.com/diabolus/docs/camera_obscura_sarima_giha/1  landscapes 2010. Paesaggi scoperti in Second Life attraverso il mouse

mhttp://www.youtube.com/watch?v=LWovtIRYm-E    un party  dopo l’ inaugurazione della mostra Landscapes Camera oscura Sarima Giha

http://vimeo.com/15320372  Una intervista nell’ambito del progetto di 2LifeCast per l’ Innovation Festival di Milano 2011

http://issuu.com/marialuisagrimani/docs/auletta-scampia-grimani   Un libro nato in Second Life che racconta una bella esperienza tra poesia, immagini e speranze della gente di Scampia-Napoli. 2011

http://vimeo.com/32785875  trailer ‘o profumo ‘e ll’ammore scampia-napoli 2011 Un intenso video trailer di Tommaso Correale Santacroce.

http://youtu.be/2WyJ1DPgpxM Opera di Sarima per la poesia ‘O profumo ‘e ll’ammore Un dialogo tra Roxelo Babenco e Carmen Auletta 21/nov/2011

http://youtu.be/JpyFTbQXYoQ  Sarima parla di Scampia un dialogo tra Sarima, Roxelo e Auletta 22/nov/2011

http://issuu.com/boek861/docs/maria_luisa_grimani_libro  estratto dalla Antología Boek Visual  di Eduardo Barbero y César Reglero 2011

http://www.youtube.com/watch?v=g9vukoTCSBs&feature=related   Vídeo 2011 con poemas visuales de Maria Luisa Grimani y música de Lou Montelione.

http://www.vimeo.com/44459994  “luci e ombre nel verde” 2012 un giardino labirinto ispirato a “Tracce” di Ida Fink