Posts Tagged ‘arte digitale’

nuovi strumenti: il mio pc e photoshop

novembre 30, 2015

Nel 2004 al Forum Austriaco di Milano incontro Heidi Inffeld, artista visiva di Graz e le racconto la mia ricerca sulla poesia visiva, scoprendo molte affinità con il suo modo di fare arte.
L’anno successivo, il 2005, vengo invitata a far parte di un gruppo internazionale chiamato Password, guidato da Heidi Inffeld e Frederick Moser: poeti, pittori e musicisti da tutto il mondo: Austria, Inghilterra, Italia, Stati Uniti d’America, Messico, Giappone, Cina invitati a dialogare on line. I primi con i loro versi e gli altri a tradurli in immagine o in musica attraverso il personal computer.

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 Maria Luisa Grimani e Heidi Inffeld a Graz 2006
prima inaugurazione mostra gruppo internazionale “Password”

Diverse le lingue, diverse le sensibilità pittoriche e musicali, ma un unico spirito, la voglia di esprimerci e dialogare. Suoni, colori, forme passano attraverso invisibili tracciati nell’etere creando una nuova via dei canti, parafrasando Bruce Chatwin, estesa all’intero pianeta.
Se prima lavoravo con il pennello, il pennino e l’inchiostro, con i trasferibili, con le lettere a rilievo, la stampa tipografica, ora mi trovavo dinnanzi al computer, uno strumento che in pochi anni aveva già pervaso le nostre vite.
Il programma preferito è stato Photoshop di cui non ero esperta e che ho usato, memore dell’insegnamento di Munari, in modo creativo sperimentando e imparando dagli errori.
Lavorare con il mouse, rispetto agli strumenti precedenti, nei nuovi programmi digitali, ha accentuato la necessità di essere rigorosi, sensibili, capaci di scelte azzardate per mantenere la rotta in un oceano di complessità sconosciute.

arriba el mar

Arriba el mar 2008 – poeta Santos Lòpez

Verso la fine del 2006 scrivo una lettera ad Alberto Veca, storico e critico dell’arte, docente presso il Politecnico di Milano – Facoltà del Design, per parlargli del mio lavoro. Richiesta accolta, cosa rara. Scoprii che non solo si occupava di arte contemporanea, ma era appassionato ed esperto di quadri antichi, nature morte, e stava per pubblicare un libro molto importante a cui teneva molto. Era anche un poeta che si ispirava a opere e a personaggi che aveva incontrato e apprezzato nella sua vita professionale.
Nell’aprile del 2007 scrisse un testo di presentazione per la mia antologica dal titolo Il libro che suona che canta che balla, itinerario artistico, e rimpiango di non aver registrato la sua voce durante l’inaugurazione perché raramente avevo sentito parole così chiare, rispettose del lavoro altrui e lungimiranti. Sapeva che la mia era una sfida non facile, ma avevamo scoperto di condividere una visione poliedrica della ricerca del bello.

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Oigo caer el agua 2007poeta Aura Maria Vidales

 Nella sua introduzione si leggeva tra l’altro:
Certo per ottenere questi esiti occorre lavorare in laboratorio, cercare provare e verificare, una tempistica lunga rispetto all’urgenza dell’esito veloce e appariscente che sembra essere vincente all’oggi, almeno all’apparenza: e provare vuol dire dialogare anche con strumenti non previsti dall’accademia, anche con il computer di cui l’ultima, almeno dal punto di vista cronologico, sezione della mostra presenta alcuni esiti: ma per giungere a questi esiti e è necessario un apprendistato sulle strumentazioni tradizionali, dal “taglia e incolla” al letraset, per antonomasia il carattere trasferibile in auge prima dei programmi di videoscrittura, che costituisce una equilibrata sapienza fra manualità e pensiero, un esercizio che occorre segnalare.” Alberto Veca.

New Instruments: my PC and Photoshop program

In 2004 in the Forum Austriaco I meet Heidi Innfeld, a visual artist from Graz and I tell her about my research into visible poetry , discovering a lot of affinity with her expression of art . The following year 2005 I am invited to take part in an international group called ‘Password’- guided by Heidi Inffeld and Frederick Moser, poets painters, musicians from all over the world, Austria , England, Italy U.S.A, Mexico , Japan , China invited to dialogue on-line. The first with their verses and the others to translate these into images or music using their personal computers.
Diverse languages, different sensibilities whether pictorial or musical, but one spirit, the wish to express oneself and to dialogue..Sounds colours shapes pass along invisible routes in the ether creating a new ‘Via dei Canti’ paraphrasing Bruce Chatwin and extended throughout the planet.
If before I worked with brush, pen and ink using transfers with letters in relief, now I found myself in front of a computer , an instrument which in a few years has become all-powerful in our lives.
The perfect programme was Photoshop which I was not an expert with and remembering Munari’s teaching I used it in a creative way experimenting and learning from my mistakes. Working with a mouse instead of previous instruments in the new digital programmes accentuated the necessity for being disciplined, sensitive, capable of risky choices to maintain the route in an ocean of unknown complexity.
Towards the end of 2006 I write a letter to Alberto Veca, historian, art critic and Professor at the Politecnico of Milan – Faculty of Design to speak about my work. My request was accepted, which is rare.. I discovered that not only was he an expert in contemporary art but was also passionate about and a connoisseur of antique pictures, still life and he was about to publish a very important book which he considered significant. He was also a poet and he was inspired by works or by people he had met and appreciated in his professional life.
In April 2007 he wrote a presentation for my anthology entitled ‘ Il libro che suona, che canta, che balla, itinerario artistico’, and I regret not having recorded his voice during the inauguration because I have rarely heard such clear words respectful of the work of others and forward-looking. He knew that mine was a difficult challenge but we had discovered that we shared a multi facet vision of the research for beauty.


 

finestra

aprile 7, 2015

 

Marisa, la curiosa, è andata a cercare la poesia di Pessoa
citata da Sarima quando parla della sua inquietudine,
poi l’ha tradotta in immagine.

finestra blog

finestra 2014

 

Non basta aprire la finestra (Fernando Pessoa)

Non basta aprire la finestra
per vedere la campagna e il fiume.

Non basta non essere ciechi
per vedere gli alberi e i fiori.

Bisogna anche non aver nessuna filosofia.
Con la filosofia non vi sono alberi:
vi sono solo idee.

Vi è soltanto ognuno di noi,
simile ad una spelonca.

C’è solo una finestra chiusa
e tutto il mondo fuori;
e un sogno di ciò che potrebbe esser visto

se la finestra si aprisse,
che mai è quello che si vede
quando la finestra si apre.

la ciocca bianca

marzo 23, 2015

 

Guardando i miei capelli bianchi ricordo un’altra testa canuta, quella di mia madre. E risento le sue lievi carezze sul mio capo quando già ci somigliavamo nella luce delle nostre sfumature.

 auoritratto 2014 per blog
autoritratto 2014 mlg

 

 

La ciocca bianca

De’ tuoi bianchi capelli, sì leggeri
alla carezza e pur si folti, in uno scrigno
una ciocca serbo. Erano i miei
scuri come la notte, allor che al capo
tuo la recisi. Ed oggi, te cercando
In quella ciocca, sola cosa viva
che di te mi rimanga, io mi domando
se recisa non l’ho dalle mie tempie.
E se mi guardo entro lo specchio, e in esso
mi smarrisco, non me, ma te ravviso,
o Madre: tua questa marmorea fronte,
piena di tempo, e immersa in una luce
ch’è già ormai d’altra terra e d’altro cielo.

Ada Negri

 
Questa poesia proviene da: Poesia di Ada Negri – La ciocca bianca | Poesie di Ada Negri | Poeti Moderni http://www.poesie.reportonline.it/poesie-di-ada-negri/poesia-di-ada-negri-la-ciocca-bianca.html#ixzz3VBNs1KvG

l’inquietudine di marisa

marzo 21, 2015

marisa al parco 1

Marisa al parco. 2014

 

Mi fa piacere, cara Sarima, riconoscere che non ti sei nascosta tra le pieghe del programma di Second Life per puro divertimento o per curiosità. La tua inquietudine è salutare, specialmente se è avulsa dalla paura.
Recentemente Umberto Eco ci ricorda che Kant ha proposto di stabilire  il fondamento della conoscenza nel soggetto che conosce e non nell’oggetto conosciuto. Molte volte, tu ed io abbiamo parlato di intuizione, proprio nei momenti più creativi della nostra esistenza, rendendoci ben conto che per noi era un continuo tradurre tutto ciò che vedevamo attorno a noi, rifletterci sopra con la nostra sensibilità affinché anche noi potessimo trovare l’occasione di esprimere un’idea personale. “Le forme trascendentali della conoscenza agiscono sui dati dell’intuizione” ci chiarisce ancora Eco nel suo articolo su Repubblica del 13 marzo scorso. Sono subito andata a scovare la parola trascendentale e il suo significato: tralasciando quello più antico medievale, quello che fa scuola è sempre il pensiero kantiano : “le strutture del pensiero  esistono anteriormente all’esperienza e  condizionano e permettono la conoscenza”, il che sembrerebbe quasi contraddire quanto affermato sopra. Se poi ci chiedessimo la differenza tra una esperienza diretta di vita ed una esperienza fatta attraverso la lettura di  avventure reali o immaginarie di altri personaggi, puoi ben capire che il discorso sarebbe molto lungo e intrigante.
La conoscenza di qualsiasi cosa può essere anche inganno, qualcosa di prefabbricato dalle nostre menti sempre pronte come dici tu a crearsi delle gabbie dalle quali è complicato uscire. Tu ci inviti a parlarne perché hai compreso che ancora oggi l’umanità continua a farsi  le stesse domande ed è affascinante scoprire le affinità che ci accomunano e le diversità che ci incalzano a nuovi pensieri, a nuove soluzioni.
Vorrei comunque invitarti a soffermarti e riflettere su una parola che da oggi in poi sentiremo sempre più spesso: la paura.
Tu hai dimostrato coraggio avventurandoti in un mondo nuovo senza temere  la stanchezza, il silenzio, la solitudine ed hai viaggiato, ponendoti sì delle domande esistenziali, ma anche affrontando le varie difficoltà dei tuoi viaggi  in modo positivo.
Io qui, nel mondo reale, devo combattere contro qualcosa di veramente nuovo, che non è la guerra, con tutti suoi dolori e sciagure, ma è qualcosa di più subdolo, rarefatto anche se concreto, il male. Un male che si intrufola in tutti noi e che in alcuni esplode con violenza inaudita. E dobbiamo combatterlo a tutti i costi con la fede che ci sostiene e confidando in quella parte di umanità che  è ancora prevalente e crede nel bene e nella solidarietà. Continuiamo a viaggiare, cara Sarima, con la mente, con l’anima, con le nostre qualità di donne.

sarima e il mare
Sarima al mare-sotto ovviamente. 2011

 

Dear Sarima, I am pleased to acknowledge that you have not hidden yourself into the folds of Second Life program for fun or out of curiosity. Your anxiety is healthy, especially if it is divorced from fear.
Recently Umberto Eco reminded us that Kant proposed us to establish the foundation of knowledge in the subject who knows and not in the object known.  Many times, you and I have talked about intuition, right in the most creative moments of our existence. We are well aware that our work is a continuous translation of everything we see around us: a very detailed work done with our own sensitivity to catch the opportunity of expressing a personal opinion at the same time. “The transcendental forms of knowledge act on the data of intuition” clarifies Eco in his article on the Italian
newspaper la Repubblica March 13th  I quickly went to look into the word “transcendental” : omitting the oldest medieval one, the present meaning follows the Kantian thought: “the structures of thought exist before the experience and bind and allow the knowledge”, which would almost seem to contradict what was stated above. And if we were to ask ourselves what is the difference between a direct experience of life and an experience of reading about somebody else’s real or imaginary adventures, you could well understand that the speech would be very long and intriguing.
The knowledge of anything can be even deceptive, preconceived by our minds always ready, as you say, to create cages from which it is difficult to get out. You invite us to talk about it because you understand that human beings continue to ask almost the same questions. To find out the similarities that unite us and the diversity that suggest us new thoughts and new solutions is fascinating.
However, I want to invite you to linger and reflect on a word that from now on we will hear more and more often: fear.
You have shown courage in your venturing into a new world without fear of fatigue, silence, solitude and have travelled, not just by asking existential questions, but also to face up to the various difficulties of your trips in a positive way.
In my real world I have to fight against something actually new, that is not a war with all its sorrows and misfortunes, but something more subtle, rarefied although concrete, the evil that sneaks in all of us and that in some of us explodes with unprecedented violence . And we have to fight against it at all costs with the faith that sustains us and trust that part of humanity that thankfully is still prevailing, who believes in goodness and solidarity. Let us continue to travel, dear Sarima, with the mind, the soul, with our qualities of women.

palingenesis

febbraio 9, 2015

Palingenesis è il titolo di questa serie di immagini, scelto per ritrovarci a riflettere sul significato di rinnovamento, rinascita, rigenerazione. Oggi più che mai.

Ho viaggiato da settembre 2007 fino a tutto dicembre 2011 nel mondo virtuale di Second Life sempre con lo stesso kaftano blu, a piedi nudi per non far rumore. Potevo volare, passare attravero montagne inacessibili, camminare sott’acqua su e giù per i crateri, salire sulla luna, nascondermi negli arcobaleni e ho giocato con gli animali, dalla tigre all’orca marina, mi sono seduta al pianoforte e suonavo divinamente, persino la batteria mi attraeva a sé. Ma non solo. Con il permesso degli avatar miei amici sono entrata nelle loro sculture, nelle loro installazioni, nella natura dei loro giardini, fino a confondermi nei petali dei loro fiori, nelle fronde dei loro alberi. Un impegno dove il tempo non passava mai e mi trovavo di notte a lavorare per incontrare gli amici e di giorno a captare immagini con una destrezza di mouse che non avrei mai immaginato. Avrei molto da raccontare.

Ma oggi qui, davanti a queste immagini vi svelo una grande passione: riuscire a fermare ciò che stavo esplorando un attimo prima che tutto diventasse chiaro e palese. Dopo la prima apparizione grigia, squadrata delle texture geometriche, tutto iniziava a prendere lentamente colore e forma. Ma i primi attimi dove sfumature eteree, forme primordiali ti apparivano vaghe, sfuggenti, ecco, quello era il momento giusto per catturarle come in un sogno cosmico.

E il racconto inizia: vedo un mondo vergine, accogliente, forte ed ho l’impressione netta che poco dopo arrivino uomini a forgiarlo, donne a impreziosirlo. Spazi aperti, vivibili da ognuno di noi, senza barriere, in un icrocio di lingue, di costumi, di scambi, perchè ognuno ritrovi la sua Utopia in un dialogo continuo . Tutto è possibile in un mondo virtualeio ve lo ripresento così, ancora fumante, da plasmare, da costruire. Sarima Giha a.k.a. Maria Luisa Grimani

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Palingenesis is the title of this series of images, chosen to think about the meaning of renewal, rebirth, regeneration. Today more than ever. I traveled from April 2007 to December 2011 in the virtual world of Second Life wearing a unique blue kaftan, barefooted to make no noise. I could fly, go through inaccessible mountains, underwater walking up and down the craters, reach the moon, hide myself into the rainbows. I played with animals like the tiger or the killer whale, I sat at the piano and played it divinely, even the drums fascinated me. But not only. With my avatar friends’ permission I entered into their sculptures, their installations, the nature of their gardens, to camouflage myself in the petals of their flowers, in the fronds of their trees. A commitment where time never passed. I was working at night to meet friends and day to capture images with a mouse dexterity I never could imagine. I would have so much to tell. But now, here, in front of these images I reveal you what was my great passion: to be able to stop what I was exploring a few seconds before everything becomes clear and obvious. After the first appearance of grey squared geometric textures, everything slowly began to take colour and shape. But the first moments when ethereal shades, primordial forms appeared blurred, elusive, that was the right time to catch them like a cosmic dream. So the story begins: I see a virgin world, friendly, strong and I have the distinct vision that shortly after men would arrive to forge it and women to embellish. Open spaces, liveable by everyone, without barriers, in an intersection of languages, customs, exchanges, because everyone recover its Utopia in an ongoing dialogue. Everything is possible in a virtual world.I submit it to you as it is, still steaming, to mould and built it. Sarima Giha a.k.a. Maria Luisa Grimani

rivelazione

rivelazione 2014

Tra il prato e il cielo plumbeo, pennellate di luce. Si alza il sipario e io cerco Utopia.

Museo del Metaverso inaugurazione 7 marzo 2015 0re 21

virtuale nel virtuale

aprile 28, 2014

Dalla Land in Second Life di Core Tatham
anno terrestre 2009

Ho scoperto una nuova geometria in second life.
Geometria del virtuale nel virtuale.
Una geometria che nasce da continui viaggi negli oggetti virtuali creati in sl.
Istantanee di un mondo, che oggi c’è e domani potrebbe non esserci più, destinato ad una  continua trasformazione o all’oblio. Una geometria che riscopre la lentezza dentro il vortice della velocità, l’arte del riflettere e del meditare nel bel mezzo di un fare affannoso, l’arte del levare che riscopre l’essenza e la leggerezza delle cose.
Se l’immagine da fotografare è statica è il mouse che fa la differenza.
Se l’immagine è in movimento è l’occhio del fotoreporter che ferma l’attimo per mostrarci una, due, le mille anime dello stesso soggetto.
Una geometria semplice e complessa, intrigante e trasparente.

Sarima Giha a.k.a. Maria Luisa Grimani

piega

piega 2009, opera di sarima giha

bottone verde

bottone verde 2009, opera di sarima giha

arti visive 1

arti visive 1 2009, opera di sarima giha

arti visive 2

arti visive 2 2009 – opera di sarima giha

bianco

bianco 2009, opera di sarima giha

albero

albero 2009, opera di sarima giha

la mia prima poesia per “password”

gennaio 23, 2014

A volte mi diverto a ripensare i percorsi mentali che mi permettono di realizzare qualcosa che sta tra il pensiero razionale e l’ intuizione. E’ il caso della poesia Adam’s song di Daniel Thomas Moran che ho tradotto in immagine per la prima volta come membro di “Password“: un gruppo di poeti, artisti visivi e musicisti che si cimentano a scrivere versi, tradurli in immagine o in musica attraverso il personal computer. Era la prima volta che usavo il programma Photoshop e non avevo alcuna preparazione di base. Perciò tutto è nato da continue sperimentazioni,  errori, scoperte. Ho comunque progettato un percorso e  sapevo quello che volevo ottenere. L’ ho realizzato con l’ingenuità del neofita ma con caparbietà finché  ho ottenuto delle immagini che  interpretavano bene il mio pensiero e la visione del poeta.

Sometimes I like to rethink the mental paths that allow me to create something that stands between rational thought  and intuition. Here is an example: I translated  some verses from Daniel Thomas Moran’s poem Adam’s Song  into images, for the first time as a member of “Password”:  a group of poets, visual artists and musicians who attempt to write poetry, to translate them into pictures or music through the personal computer. It was the first time I used the Photoshop program and I had  no basic training. So everything is born from continuous experiments, mistakes, discoveries. However, I have planned a course, and I knew what I wanted to achieve. I worked ​​with the ingenuity of the neophyte but with determination until I got some pictures  which were faithful   to  my thinking and the poet’s vision.

Ecco il testo:

Non ho mai/invitato queste poesie, tuttavia/stanno arrivando/una alla volta, scuotendosi di dosso/la pioggia/dalle spalle/mentre emergono dal/ buio oltre la mia soglia. mlg

e il percorso:

prima scrittura
first writing:

I have never / invited these poems, yet      

they keep on arriving / one by one, shaking /                          

the rain / from their shoulders/                                           

 as they emerge from/  the dark beyond my door.   

Ho riscritto questi versi con il carattere “arial alternative symbol”
I have written again this poem in “arial alternative symbol” Font:

poesia symbol 1

poi ho rovesciato il testo come se fosse composto da ideogrammi giapponesi per farlo “emergere dal buio oltre la mia soglia”
then  I have overturned  the poem as if it was  written with Japanese ideograms to make it “emerge from the dark beyond my door. ”

poesia symbol 2

Il risultato è una serie di 6 composizioni dal titolo “Piovono poesie”.
The result is a series of six compositions whose title is “It’s raining poems”.

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“Piovono poesie” – “It’s raining poems”  – 23  dicembre 2004

i giusti

aprile 13, 2012

I giusti

Un uomo che coltiva il suo giardino, come voleva Voltaire.
Chi è contento che sulla terra esista la musica.
Chi scopre con piacere una etimologia.
Due impiegati che in un caffè del sud giocano in silenzio agli scacchi.
Il ceramista che premedita un colore e una forma.
Il tipografo che compone bene questa pagina che forse non gli piace.
Una donna e un uomo che leggono le terzine finali di un certo canto.
Chi accarezza un animale addormentato.
Chi giustifica o vuole giustificare un male che gli hanno fatto.
Chi è contento che sulla terra ci sia Stevenson.
Chi preferisce che abbiano ragione gli altri.
Tali persone, che si ignorano, stanno salvando il mondo.

             Jorge Luis Borges
“l’ artista che si innamora di una poesia” mlg 2012

gli scacchi di Jorge Luis Borges

aprile 12, 2012

Tenue rey, sesgo alfil, encarnizada
reina, torre directa y peón ladino
sobre lo negro y blanco del camino
buscan y libran su batalla armada.

No saben que la mano señalada
del jugador gobierna su destino,
no saben que un rigor adamantino
sujeta su albedrío y su jornada.

También el jugador es prisionero
(la sentencia es de Omar) de otro tablero
de negras noches y blancos días.

Dios mueve al jugador, y éste, la pieza.
¿Qué Dios detrás de Dios la trama empieza
de polvo y tiempo y sueño y agonías?

gli scacchi di Jorge Luis Borges – opera di Maria Luisa Grimani 2012

una pagina di promemoria

febbraio 22, 2012

Questa pagina verrà aggiornata man mano che recupero vecchi video o ne farò di nuovi.  Sono in ordine di data

http://vimeo.com/11331346  Dialoghi Visionari Maria Luisa Grimani e Laura Pitscheider 1996. Una mostra al MART di via Rosmini 2° piano tutto per noi due, nell’ambito del festival di danza Oriente Occidente di Rovereto

http://vimeo.com/20517883  Donne 2003/2004 Una carellata di volti e voci di donne impegnate nel progetto Peter Pan rivolto alle scuole di Monza

http://www.youtube.com/watch?v=YQDj1EO-UZo   web visual lines 2007  Un video per segnare il mio ingresso in Second Life come avatar Sarima Giha

http://www.youtube.com/watch?v=t_Oa3QENRVA&NR=1&feature=endscreen     Roxelo Babenco, owner del Museo del Metaverso, mi intervista dopo l’allestimento della Città blog di Sarima.

http://issuu.com/diabolus/docs/sarima_giha   prêt-à-porter a web story 2009/2010 Un saggio per affrontare per la prima volta una sceneggiatura, l’ allestimento  di due set  ed una regia per le riprese fotografiche. Una traduzione in immagini del racconto scritto  da Pepa Cerruti ne’ Le Aziende InVisibili di Marco Minghetti

http://issuu.com/diabolus/docs/camera_obscura_sarima_giha/1  landscapes 2010. Paesaggi scoperti in Second Life attraverso il mouse

mhttp://www.youtube.com/watch?v=LWovtIRYm-E    un party  dopo l’ inaugurazione della mostra Landscapes Camera oscura Sarima Giha

http://vimeo.com/15320372  Una intervista nell’ambito del progetto di 2LifeCast per l’ Innovation Festival di Milano 2011

http://issuu.com/marialuisagrimani/docs/auletta-scampia-grimani   Un libro nato in Second Life che racconta una bella esperienza tra poesia, immagini e speranze della gente di Scampia-Napoli. 2011

http://vimeo.com/32785875  trailer ‘o profumo ‘e ll’ammore scampia-napoli 2011 Un intenso video trailer di Tommaso Correale Santacroce.

http://youtu.be/2WyJ1DPgpxM Opera di Sarima per la poesia ‘O profumo ‘e ll’ammore Un dialogo tra Roxelo Babenco e Carmen Auletta 21/nov/2011

http://youtu.be/JpyFTbQXYoQ  Sarima parla di Scampia un dialogo tra Sarima, Roxelo e Auletta 22/nov/2011

http://issuu.com/boek861/docs/maria_luisa_grimani_libro  estratto dalla Antología Boek Visual  di Eduardo Barbero y César Reglero 2011

http://www.youtube.com/watch?v=g9vukoTCSBs&feature=related   Vídeo 2011 con poemas visuales de Maria Luisa Grimani y música de Lou Montelione.

http://www.vimeo.com/44459994  “luci e ombre nel verde” 2012 un giardino labirinto ispirato a “Tracce” di Ida Fink