Archive for the ‘arte digitale’ Category

fotocameratermica

ottobre 25, 2016

studio-cromo

Fotocameratermica
fuori piove
ho spento il computer
il mio angolo studio
inizia una nuova favola
…larga la via…

mlg

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second life prosegue

gennaio 22, 2016

La Città blog di Sarima Giha, nata in collaborazione con Core Tatham è stata la mia prima opera realizzata esclusivamente in Second Life ed è un progetto in continua espansione.

Ogni palazzo costruito rappresenta un post, ripetuto su tutte le quattro facciate, fatto di immagini, poesie, musiche, per raccontare gli incontri nel mondo virtuale di Second Life con altri artisti visivi, con musicisti, architetti, appassionati d’arte, di moda, di letteratura, di teatro, insegnanti, programmatori: un mondo prevalentemente notturno in fermento, in un continuo lavorio per conoscere, sperimentare, realizzare progetti difficili o impossibili da realizzare nel mondo reale.

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La città blog di Sarimagiha prove d’allestimento 2009

Nel 2010 ebbi modo di partecipare all’ Innovation Festival di Milano con sei opere in digitale e la trilogia di Sarima Giha, coinvolta dal progetto !D.A.! Digital Art di 2LifeCast. Esiste come testimonianza un video con una intervista dove racconto la mia esperienza con il personal computer: http://vimeo.com/15320372 .


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Impegnativa l’esperienza presso la Galleria Szczepanski di Paolo Brenzini che mi aveva allestito una antologica tutta virtuale, in diversi padiglioni.

manifesto daco fiona geordie

The Città blog di Sarima Giha created with Core Tatham was my first work realised exclusively in Second Life and it is projected in continual expansion. Every palace represents a post, repeated on all four facades, made of images, poetry, music to recount the meetings in the virtual world of Second Life with other visual artists, musicians, architects, art enthusiasts, fashion , literature, theatre, teachers, programmers, a world which is prevalently nocturnal, in turmoil , constantly working to know, to experiment to realise difficult projects or those impossible to realise in the real world.
In 2008 I have a personal in Libreria Feltrinelli in Monza connected on live web to Second Life where the Galleria Sczepanskiof Paolo Brenzini (now sadly closed) had set up a totally virtual personal for me. Two contemporary exhibitions , two publics with my presence and that of my avatar – I must admit in an unprecedented complicated dialogue.
In 2011 I will have the possibility to take part in the ‘Innovation Festival ‘ in Milan with six digital works and the Trilogia of Sarima Giha, involved in the IDA project Digital Art Di 2LifeCAST. There is a video as witness to an interview where I talk about my experience with the personal computer:http//vimeo.com/15320372
Challenging was the experience at the Gallery Szczepanski by Paolo Brenzini where I had set up an entire virtual anthology, in different halls

vita liquida dell’avatar

gennaio 14, 2016

 

sarima per blog

“Vita liquida dell’avatar” 2010 –  dalla trilogia dedicata a Sarima Giha

 

Volo
in solitudine
vuota dentro
e sono paesaggio effimero.
Mi piace guardarmi
apparentemente libera
in quel kaftano blu
sempre ugualmente scalza.
Forma
nell’avatar
di Second Life.
Specchio inconsapevole
di vite liquide
da riflettere
a chi si sa fermare.
Gioco
in solitudine
un tasto avanti da antilope
tre tasti indietro da formica.

Sarima Giha aka Maria Luisa Grimani

second life – introduzione

gennaio 13, 2016

Nel 2007 ancora una svolta. Con l’aiuto di mio figlio Tommaso, a.k.a (as known as) Core Tatham, entro nel programma di Second Life e creiamo il mio avatar: un alterego di nome Sarima Giha che indosserà sempre lo stesso kaftano blu, sarà sempre a piedi nudi e viaggerà esplorando quel mondo virtuale realizzato con le visioni dagli stessi avatar che lo abitano. Una struttura portante, esposizione permanente creata da Core Tatham, svetta verso il cielo con le mie poesie visive, frutto della collaborazione con i poeti di Password.

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Sarima e “Natale di Rilke” esposto in Second Life 2007

Terminata la prima missione, parto alla scoperta del mondo virtuale entrando tra le pieghe dei paesaggi, delle sculture e degli oggetti creati dagli avatar, e collezionando una serie di istantanee come prove d’artista. Nascono così nuove poesie visive e le prime cartoline, piccole opere che testimoniano viaggi virtuali e mentali nel mondo digitale descritto nel mio blog Il fogliomondo di Sarima.

questions persist and persist

Questions persist and persist – poesia di D.T. Moran 2008

L’uso particolare del mouse per entrare nelle sculture, nei quadri, negli interstizi degli alberi, fiori, abitazioni create dagli avatar, mi permise di superare la visione del macro e micro cosmo per poi entrare in una dimensione digitale tutta personale. A testimonianza di questi lavori ho composto la trilogia di Sarima Giha: Landscapes, Vita liquida dell’avatar e Prêt a porter.

 

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 copertina libro “vita liquida dell’avatar” 2010

Nel 2008 mi trovo con una personale presso la Libreria Feltrinelli di Monza, collegata in diretta web tramite 2lifecast, nella libreria di Archimedix Bulan e nella Galleria d’arte contemporanea di Azzurra di Second Life. Tre esposizioni contemporanee, tre tipi di pubblico, in un inedito complicato dialogo, ancora imperfetto ma che darà il via ad una serie di attività di comunicazione via screaming.

 

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libreria Feltrinelli Monza 2008

In 2007 still a breakthrough. With the help of my son Tommaso aka Core Tatham I enter the programme of ‘Second Life’ and create my avatar, an alter ego with the name of Sarima Giha who will always wear the same blue caftan , have bare feet, and travel exploring the virtual world realised with the visions of its inhabitants. A supporting structure, a permanent exhibition created by Core Tatham, soars into the sky with my visual poetry, the fruit of the collaboration with the poets of Password.
Having finished the first mission, I leave for the discovery of the virtual world entering between the folds of the landscapes, the sculptures and the objects created by avatar and collecting a series of snapshots as artist’s proofs. Thus new visual poems have arisen and the first postcards, little works, which witness virtual and mental journeys into the digital world described in my blog ‘ Il fogliomondo di Sarima’
The particular use of the mouse to enter sculptures, pictures, in the interstices o the trees, flowers, habitations created by avatar., allow me to overcome the vision of macro and micro cosmos to enter a completely digital dimension. To witness these works I have composed the trilogy of Sarima Giha: ‘Landscapes, Vita Liquida dell Avatar e Prêt à porter’.
In 2008, I find myself with a solo exhibition at the Feltrinelli bookshop in Monza, connected live via web 2Lifecast in library Archimedix Bulan and the Gallery of Contemporary Art Azzurra Second Life. Three contemporary exhibitions, three kinds of audience, in an unprecedented complicated dialogue, still imperfect but that will kick off a series of communication activities away screaming.

 

il racconto di Natale

dicembre 17, 2015

auguri di Buon Natale

e  un 2016 di pace e stupore 

natale 2015per blogNatale a Mosca 2015 – mlg

Racconto di Natale

Tutti a Natale siamo un poco Magi
Nei negozi c’è fango, e ressa.
Per un barattolo di chalvà al caffè di assediare botteghe son capaci, avvolte nei pacchetti, intere folle; ognuno per se stesso Re e cammello.
Con sporte, reti, cartocci, cestini, e colbacchi, cravatte di traverso.
Odor di vodka, di merluzzo e pino, di mandarini, di cannella e mele.
Caos di visi, nel turbine di neve non si vede il sentiero per Betlemme.
E, portatori di modesti doni, sfondando porte, saltano sugli autobus, nelle fosse dei cortili scompaiono, anche sapendo che la grotta è vuota: non c’è la Donna aureolata di luce.
Vuoto. Ma all’improvviso a quest’idea viene una luce non si sa da dove.
Erode regna, ma più forza ha, più vero e inevitabile è il miracolo. La costanza di
quest’affinità è il meccanismo base del Natale. Per questo dappertutto si fa
festa, per il Suo avvento, unendo tanti tavoli.
Se non c’è ancora nessuna richiesta di una stella, la buona volontà nelle genti si vede di lontano, i pastori riaccendono il falò.
La neve cade; non mandano i camini fumo, ma squilli. Ogni viso è una macchia.
Beve Erode. Nascondono i bambini le donne. Chi verrà non può saperlo nessuno:
noi non conosciamo i segni, potrebbe il cuore non più riconoscerlo.
Ma se, nel giro d’aria della porta, una figura, fazzoletto in capo, compare dalla
nebbia della notte, senti senza vergogna il Nuovo Nato in te.

Josif Alexandrovic Brodskji
24 dicembre 1971

 

 

Questa poesia proviene da: Racconto di Josif Alexandrovic Brodskji –
24 dicembre 1971 – Racconti di Natale – Poesie.reportonline.it http://www.poesie.reportonline.it/racconti-di-natale/josif-alexandrovic-brodskji-24-dicembre-1971.html#ixzz3t6jTedcF

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nuovi strumenti: il mio pc e photoshop

novembre 30, 2015

Nel 2004 al Forum Austriaco di Milano incontro Heidi Inffeld, artista visiva di Graz e le racconto la mia ricerca sulla poesia visiva, scoprendo molte affinità con il suo modo di fare arte.
L’anno successivo, il 2005, vengo invitata a far parte di un gruppo internazionale chiamato Password, guidato da Heidi Inffeld e Frederick Moser: poeti, pittori e musicisti da tutto il mondo: Austria, Inghilterra, Italia, Stati Uniti d’America, Messico, Giappone, Cina invitati a dialogare on line. I primi con i loro versi e gli altri a tradurli in immagine o in musica attraverso il personal computer.

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 Maria Luisa Grimani e Heidi Inffeld a Graz 2006
prima inaugurazione mostra gruppo internazionale “Password”

Diverse le lingue, diverse le sensibilità pittoriche e musicali, ma un unico spirito, la voglia di esprimerci e dialogare. Suoni, colori, forme passano attraverso invisibili tracciati nell’etere creando una nuova via dei canti, parafrasando Bruce Chatwin, estesa all’intero pianeta.
Se prima lavoravo con il pennello, il pennino e l’inchiostro, con i trasferibili, con le lettere a rilievo, la stampa tipografica, ora mi trovavo dinnanzi al computer, uno strumento che in pochi anni aveva già pervaso le nostre vite.
Il programma preferito è stato Photoshop di cui non ero esperta e che ho usato, memore dell’insegnamento di Munari, in modo creativo sperimentando e imparando dagli errori.
Lavorare con il mouse, rispetto agli strumenti precedenti, nei nuovi programmi digitali, ha accentuato la necessità di essere rigorosi, sensibili, capaci di scelte azzardate per mantenere la rotta in un oceano di complessità sconosciute.

arriba el mar

Arriba el mar 2008 – poeta Santos Lòpez

Verso la fine del 2006 scrivo una lettera ad Alberto Veca, storico e critico dell’arte, docente presso il Politecnico di Milano – Facoltà del Design, per parlargli del mio lavoro. Richiesta accolta, cosa rara. Scoprii che non solo si occupava di arte contemporanea, ma era appassionato ed esperto di quadri antichi, nature morte, e stava per pubblicare un libro molto importante a cui teneva molto. Era anche un poeta che si ispirava a opere e a personaggi che aveva incontrato e apprezzato nella sua vita professionale.
Nell’aprile del 2007 scrisse un testo di presentazione per la mia antologica dal titolo Il libro che suona che canta che balla, itinerario artistico, e rimpiango di non aver registrato la sua voce durante l’inaugurazione perché raramente avevo sentito parole così chiare, rispettose del lavoro altrui e lungimiranti. Sapeva che la mia era una sfida non facile, ma avevamo scoperto di condividere una visione poliedrica della ricerca del bello.

oigo caer el agua .vidales

Oigo caer el agua 2007poeta Aura Maria Vidales

 Nella sua introduzione si leggeva tra l’altro:
Certo per ottenere questi esiti occorre lavorare in laboratorio, cercare provare e verificare, una tempistica lunga rispetto all’urgenza dell’esito veloce e appariscente che sembra essere vincente all’oggi, almeno all’apparenza: e provare vuol dire dialogare anche con strumenti non previsti dall’accademia, anche con il computer di cui l’ultima, almeno dal punto di vista cronologico, sezione della mostra presenta alcuni esiti: ma per giungere a questi esiti e è necessario un apprendistato sulle strumentazioni tradizionali, dal “taglia e incolla” al letraset, per antonomasia il carattere trasferibile in auge prima dei programmi di videoscrittura, che costituisce una equilibrata sapienza fra manualità e pensiero, un esercizio che occorre segnalare.” Alberto Veca.

New Instruments: my PC and Photoshop program

In 2004 in the Forum Austriaco I meet Heidi Innfeld, a visual artist from Graz and I tell her about my research into visible poetry , discovering a lot of affinity with her expression of art . The following year 2005 I am invited to take part in an international group called ‘Password’- guided by Heidi Inffeld and Frederick Moser, poets painters, musicians from all over the world, Austria , England, Italy U.S.A, Mexico , Japan , China invited to dialogue on-line. The first with their verses and the others to translate these into images or music using their personal computers.
Diverse languages, different sensibilities whether pictorial or musical, but one spirit, the wish to express oneself and to dialogue..Sounds colours shapes pass along invisible routes in the ether creating a new ‘Via dei Canti’ paraphrasing Bruce Chatwin and extended throughout the planet.
If before I worked with brush, pen and ink using transfers with letters in relief, now I found myself in front of a computer , an instrument which in a few years has become all-powerful in our lives.
The perfect programme was Photoshop which I was not an expert with and remembering Munari’s teaching I used it in a creative way experimenting and learning from my mistakes. Working with a mouse instead of previous instruments in the new digital programmes accentuated the necessity for being disciplined, sensitive, capable of risky choices to maintain the route in an ocean of unknown complexity.
Towards the end of 2006 I write a letter to Alberto Veca, historian, art critic and Professor at the Politecnico of Milan – Faculty of Design to speak about my work. My request was accepted, which is rare.. I discovered that not only was he an expert in contemporary art but was also passionate about and a connoisseur of antique pictures, still life and he was about to publish a very important book which he considered significant. He was also a poet and he was inspired by works or by people he had met and appreciated in his professional life.
In April 2007 he wrote a presentation for my anthology entitled ‘ Il libro che suona, che canta, che balla, itinerario artistico’, and I regret not having recorded his voice during the inauguration because I have rarely heard such clear words respectful of the work of others and forward-looking. He knew that mine was a difficult challenge but we had discovered that we shared a multi facet vision of the research for beauty.


 

finestra

aprile 7, 2015

 

Marisa, la curiosa, è andata a cercare la poesia di Pessoa
citata da Sarima quando parla della sua inquietudine,
poi l’ha tradotta in immagine.

finestra blog

finestra 2014

 

Non basta aprire la finestra (Fernando Pessoa)

Non basta aprire la finestra
per vedere la campagna e il fiume.

Non basta non essere ciechi
per vedere gli alberi e i fiori.

Bisogna anche non aver nessuna filosofia.
Con la filosofia non vi sono alberi:
vi sono solo idee.

Vi è soltanto ognuno di noi,
simile ad una spelonca.

C’è solo una finestra chiusa
e tutto il mondo fuori;
e un sogno di ciò che potrebbe esser visto

se la finestra si aprisse,
che mai è quello che si vede
quando la finestra si apre.

l’ inquietudine di sarima giha

marzo 11, 2015

L’inquietudine di Sarima Giha

Ci sono diversi modi per viaggiare e vedere il mondo ed è raro che non sia la meraviglia il primo sentimento che ci sorprende. Poi arriva la riflessione, la coscienza del nostro far parte, più o meno consapevolmente, della creazione. Se abbiamo in mente le parole di Bernardo Soares, uno dei molti eteronimi di Fernando Pessoa, “Ciò che vediamo non è ciò che vediamo ma ciò che siamo”, sembrerebbe che non solo la consapevolezza dell’esistenza stessa delle cose è in forse, ma tutto ciò che vediamo non ci dà la garanzia della sua esistenza. Vedo ciò che voglio vedere, sento ciò che voglio sentire, esiste solo ciò di cui ho la percezione. Tutto passa attraverso la nostra mente e la nostra personale sensibilità.I viaggi sono i viaggiatori” e non ha importanza se si parla del mondo reale in cui viviamo o del mondo fantastico che ci costruiamo in virtù di una tecnica che ci permette di realizzare il sogno. Non mi consola, anzi mi atterrisce l’idea che “c’è solo una finestra chiusa e tutto il mondo fuori; e un sogno di ciò che potrebbe essere visto se la finestra si aprisse” come dice Pessoa. Eppure qualcosa di vero c’è:l’inquietudine che tutti, prima o poi, sentiamo vagabondando alla ricerca della verità. Io e la mia solitudine, io e l’incomunicabilità, io e le forme mentali prefabbricate che mi porto sulle spalle come guscio di lumaca. Forse basterebbe ascoltare le parole di S. Agostino:”E gli uomini se ne vanno a contemplare le vette delle montagne, e i flutti vasti del mare, le ampie correnti dei fiumi, l’immensità dell’oceano, il corso degli astri, e passano accanto a se stessi senza meravigliarsi”, per uscire dall’inquietudine, parlandoci.
Sarima Giha a.k.a. Maria Luisa Grimani

 

 

 

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Sarima Giha’s disquiet

There are several ways to travel and see the world and it is rare that it is not the wonder the first feeling that surprises us.
Then the reflection comes, the awareness of being part, more or less consciously, of the creation.
If we have in mind the words of Bernardo Soares, one of the many heteronyms of Fernando Pessoa, “What we see is not what we see but what we are”, it would seem to us that not only the awareness of the existence of things is doubtful, but all that we see does not give us the guarantee of its existence.
I see what I see, feel what I feel, there is just what I perceived. Everything goes through our mind and our own sensibility.
” Travels are travelers” and it does not matter whether we talk about the real world in which we live or the fantasy world that we build on the basis of a technique that allows us to realize the dream.
The idea that “there is only one window closed and all the world outside; and a dream of what could be seen if the window is opened”, as Pessoa says, does not console me, in fact it terrifies me.
Yet there is something true in it: the disquiet that everyone feels, sooner or later, when wandering in search of the truth.
Me and my solitude, I and the lack of communication, me and my mental cages that I carry on my shoulders like snail shell.
Perhaps the words of St. Augustine would be effective to quit disquiet by talking among ourselves: “And men wander to contemplate the mountain peaks, and the vast waves of the sea, the large currents of the rivers, the immensity of the ocean,the course of the stars, and pass beside themselves without wondering”.

wandering mlg

wandering mlg

   

palingenesis

febbraio 9, 2015

Palingenesis è il titolo di questa serie di immagini, scelto per ritrovarci a riflettere sul significato di rinnovamento, rinascita, rigenerazione. Oggi più che mai.

Ho viaggiato da settembre 2007 fino a tutto dicembre 2011 nel mondo virtuale di Second Life sempre con lo stesso kaftano blu, a piedi nudi per non far rumore. Potevo volare, passare attravero montagne inacessibili, camminare sott’acqua su e giù per i crateri, salire sulla luna, nascondermi negli arcobaleni e ho giocato con gli animali, dalla tigre all’orca marina, mi sono seduta al pianoforte e suonavo divinamente, persino la batteria mi attraeva a sé. Ma non solo. Con il permesso degli avatar miei amici sono entrata nelle loro sculture, nelle loro installazioni, nella natura dei loro giardini, fino a confondermi nei petali dei loro fiori, nelle fronde dei loro alberi. Un impegno dove il tempo non passava mai e mi trovavo di notte a lavorare per incontrare gli amici e di giorno a captare immagini con una destrezza di mouse che non avrei mai immaginato. Avrei molto da raccontare.

Ma oggi qui, davanti a queste immagini vi svelo una grande passione: riuscire a fermare ciò che stavo esplorando un attimo prima che tutto diventasse chiaro e palese. Dopo la prima apparizione grigia, squadrata delle texture geometriche, tutto iniziava a prendere lentamente colore e forma. Ma i primi attimi dove sfumature eteree, forme primordiali ti apparivano vaghe, sfuggenti, ecco, quello era il momento giusto per catturarle come in un sogno cosmico.

E il racconto inizia: vedo un mondo vergine, accogliente, forte ed ho l’impressione netta che poco dopo arrivino uomini a forgiarlo, donne a impreziosirlo. Spazi aperti, vivibili da ognuno di noi, senza barriere, in un icrocio di lingue, di costumi, di scambi, perchè ognuno ritrovi la sua Utopia in un dialogo continuo . Tutto è possibile in un mondo virtualeio ve lo ripresento così, ancora fumante, da plasmare, da costruire. Sarima Giha a.k.a. Maria Luisa Grimani

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Palingenesis is the title of this series of images, chosen to think about the meaning of renewal, rebirth, regeneration. Today more than ever. I traveled from April 2007 to December 2011 in the virtual world of Second Life wearing a unique blue kaftan, barefooted to make no noise. I could fly, go through inaccessible mountains, underwater walking up and down the craters, reach the moon, hide myself into the rainbows. I played with animals like the tiger or the killer whale, I sat at the piano and played it divinely, even the drums fascinated me. But not only. With my avatar friends’ permission I entered into their sculptures, their installations, the nature of their gardens, to camouflage myself in the petals of their flowers, in the fronds of their trees. A commitment where time never passed. I was working at night to meet friends and day to capture images with a mouse dexterity I never could imagine. I would have so much to tell. But now, here, in front of these images I reveal you what was my great passion: to be able to stop what I was exploring a few seconds before everything becomes clear and obvious. After the first appearance of grey squared geometric textures, everything slowly began to take colour and shape. But the first moments when ethereal shades, primordial forms appeared blurred, elusive, that was the right time to catch them like a cosmic dream. So the story begins: I see a virgin world, friendly, strong and I have the distinct vision that shortly after men would arrive to forge it and women to embellish. Open spaces, liveable by everyone, without barriers, in an intersection of languages, customs, exchanges, because everyone recover its Utopia in an ongoing dialogue. Everything is possible in a virtual world.I submit it to you as it is, still steaming, to mould and built it. Sarima Giha a.k.a. Maria Luisa Grimani

rivelazione

rivelazione 2014

Tra il prato e il cielo plumbeo, pennellate di luce. Si alza il sipario e io cerco Utopia.

Museo del Metaverso inaugurazione 7 marzo 2015 0re 21

dall’uso del pennino al primo impatto con photoshop e oltre

novembre 8, 2014

Su invito a raccontare la mia opinione su un tema prestabilito “Io e l’arte” ecco ciò che scrissi il 13 febbraio del 2012. E’ una opinione positiva sui mondi virtuali per sfatare alcuni preconcetti  che tuttora sussistono quando ho l’occasione di parlarne.

 

Io e l’arte

Dall’uso del pennino al primo impatto con photoshop e oltre

Ho sempre pensato che per esprimere le proprie idee nel mondo delle immagini si dovessero usare non una ma diverse tecniche, da quelle pittoriche in senso stretto, ad altre più legate al mondo della comunicazione e ad altre ancora che nascono dalla ricerca o dal caso. La decisione più importante era la scelta della tecnica più espressiva e più aderente al proprio pensiero.
Perciò se dovessi ad esempio analizzare la mia ricerca sul “testo poetico come immagine” mi accorgerei, e lo sto facendo, di aver usato dal pennino e inchiostro al pennello, dalle lettere trasferibili alle lettere a rilievo, dalla macchina da scrivere al computer ed in particolare all’uso del programma photoshop.
E fin qui il mio modo di esprimermi è stato sempre coerente. Il mio percorso privilegiava un tipo di astrazione legato alla geometria, al movimento gestuale, alla natura del macro e micro cosmo, alla composizione grafica tipica del design. Tutto questo fino agli anni 2007.
Riflettendo sul passato, i primi trenta anni della mia vita sono stati una continua e spasmodica ricerca del mezzo espressivo più adatto alla mia personalità. Mi piaceva il teatro, la danza, la musica, la pittura. Ma nessuna di queste discipline era riuscita a coinvolgermi al punto da dedicargli la mia vita.
Poi la presa di coscienza che esistevano diverse tecniche di espressione visiva che andavano ben oltre la conoscenza dell’uso dei colori ad olio che mio nonno antiquario usava nei suoi quadri, e da quel momento ho capito chiaramente quale sarebbe stata la mia strada
Ora, per la prima volta, una tecnica riesce ad influenzare il mio modo di sentire e fare arte. Qualcosa di inaspettato andava modificando e ampliando il mio modo di esprimermi, ma ancor di più riusciva ad allargare i miei orizzonti. Una tecnica più simile ad un viaggio che ad uno strumento. Avevo sempre avuto il senso dello spazio e del vuoto ma ora si andava trasformando in qualcosa di nuovo. Anche se mi rendo conto che per un’artista l’entropia è sempre dietro l’angolo, mi auguro vivamente che questa fase non rientri in questa categoria.
Insomma lavoro da tre anni in Second Life. Una opportunità per continuare a scrivere il mio “libro che suona che canta che balla” con un pizzico di novità.

Quale opportunità?

Entrata in Second Life il 9 settembre 2007 per esporre le ultime mie opere realizzate per il gruppo Password nato a Graz (Austria) composto da poeti e artisti da tutto il mondo (New York, Pechino, Vienna ecc.) che dialogano gli uni scrivendo poesie on line e gli altri traducendole in immagini sempre on line, non potevo non accorgermi che ero entrata in un mondo virtuale. Un mondo che tentava di creare una nuova utopia ma che inevitabilmente si scontrava con ciò che di più reale e a volte di più pericoloso esiste insito nell’uomo. Non si può evitare in sostanza il grande tema del bene e del male.
Entrando in Second Life ti si spalanca innanzi un mondo fantastico ma all’apparenza vuoto e fatuo. Solo attraverso le giuste conoscenze ti puoi accorgere del fervore dei suoi abitanti più virtuosi, i quali, gratuitamente, portano all’interno di questo programma la loro conoscenza e professionalità e la mettono a disposizione di tutti gli avatar. Non c’è argomento che non venga valorizzato, arte, nelle sue forme più disparate, scienza, dall’astronomia alle scienze sociali, sperimentazione teatrale, sfilate di moda con abiti dai più svariati materiali. Basta parlare con Roxelo Babenco creatrice di un museo trasparente sospeso tra le nuvole, con Archimedix Bulan e la sua Biblioteca Archimedica dove vengono presentati libri di scrittori del passato ma principalmente di contemporanei, con Imparafacile Runo e la sua università che si dedica alla comunicazione ad ampio raggio, con Josina Burgess e i suoi abiti fatti anche con i raggi dell’arcobaleno, con Velazquez Bonetto e la sua compagnia teatrale CARP che ha messo in scena Metropolis, ispirandosi al film di Friz Lang, e The wall dei Pink Floyd, al fervore degli artisti nati e operanti solo in Second Life che non riesco a nominare tutti perché sono un cospicuo numero la cui continua sperimentazione li porterà un giorno a scoprire un nuovo modo di fare arte, le premesse ci sono.

Una distanza che si fa sempre più vicina.

Sembra una contraddizione ma non lo è. Con il computer si arriva ovunque nel mondo tecnologico, anche se fisicamente si è lontani. E gli artisti che incontri on line a volte fanno la differenza. Forse più giovani, a volte meno, a volte più esperti, ma sempre aperti al dialogo, allo scambio, alla comunicazione, che può tradursi in incontri, mostre, convegni reali.

 

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Archimedix Bulan e la sua biblioteca Archimedica – 2010

Metropolis -Velazquez Bonetto

Metropolis – regia di Velazquez Bonetto 2009

una scena di Metropolis

una scena di Metropolis – Velazquez Bonetto e il gruppo C.A.R.P.  2009

metaverso 3

Museo del Metaverso – Roxelo Babenco

la moda

Le creazioni di moda di Josina Burgess – 2009

l'inquietudine di Sarima 1

“L’inquietudine di Sarima Giha” opera in digitale 70 x 70 – 2010