Posts Tagged ‘semiotica’

un racconto/a tale – Il testo poetico come immagine (1)

ottobre 30, 2015

Dato il clima che stavo respirando e le mie letture, mi sembrò naturale paragonare la nascita di una stella alla nascita di una poesia. Ripresi in mano la poesia Tornata di Jahier e incominciai a lavorare.

Tornata

Ho messo un bicchiere di mammole sul davanzale
Dal tuo giardino le devi vedere:
perché non mi vuoi più guardare?
Ti spuntan due sommoli nuovi
Sotto la blusa li vedo ansare
Per questo non mi vuoi più guardare?
Se non ti volti più
Se non ne vuoi più sapere
Io però ti posso arrivare:
son io che ho dato ordine al melo
che tutti i fiori sul tuo capino
li deve sgrollare.
Pietro Jahier

Una cometa gira intorno al sole con la testa sempre rivolta verso la luce, come un girasole volge la corolla nell’arco della giornata verso il sole e lo segue dall’alba al tramonto.

Il punto-sole è l’intera poesia, il titolo Tornata ripetuto più volte è il percorso della cometa. Il punto-sole, se ingrandito, rivela nel suo magma i grafemi che compongono l’intera poesia.

cometa magma 35x35

apparizione 1979 35×35                      magma 1979 35×35

esplosione-stellare-per-blog1

nascita di una poesia1979

Questo mio modo di agire era la prova vivente di quanto affermava Maria Vailati nel suo libro Testimonianze 2 di›per un’esperienza semiotica poetica didattica: “La semiotica può essere una tecnica/aiuto… Con il nome di semiotica si intende oggi la scienza dei segni, ossia la disciplina che si impegna ad approfondire i dati dell’espresso in quanto espresso. Al di là delle intenzioni. Uno scaltrirsi nel cogliere il messaggio dell’altro, ma una volontà di coglierlo, un impegno perché non troppo si disperda, perché l’entropia non sia dominante”.
Mi rendo conto che già nell’analisi e nella sintesi sono valide le sue parole: “Il computer umano subisce modificazioni anche nel metodo. I dati raccolti lo condizionano nella modalità stessa della raccolta.
Si, mi stavo convincendo che a seconda di quello che sceglievo di approfondire, tra letture e immagini, non potevo che avere quel tipo di intuizione, ed arrivare con più o meno varianti a quella forma di espressione.
Nel 1979 ebbi modo, all’Università di Urbino, di seguire un interessante convegno di semiotici e notare le forti tensioni tra le varie scuole e correnti. Ricordo gli accaniti battibecchi nei corridoi, mancava poco che si accapigliassero.
Al prof. R. Lindekens, presentatomi in quella occasione, autore del testo Sémiotique de l’image: analyse des caractères typographiques, piacquero molto i miei lavori per cui lo stesso anno proposi una mostra/convegno al Comune di Monza. Il programma era veramente interessante con i due relatori Lindekens e Vailati e la presentazione delle mie poesie visive, ma non fu recepito.

buconero-per-blog

Adieu dedicato a G. Apollinaire 1979

Given the climate that I was breathing and my reading it seemed natural to compare the birth of a star to the birth of a poem. I returned to the poem ‘Tornata’ of Jahier and began to work.
A comet revolves around the sun with its head always turned towards the light like a sunflower which turns its corolla during the day towards the sun and follows it from dawn to dusk. The point-sun is the whole poem. The comet is the title of the poem. If the point-sun is enlarged it revels in its magma the graphemes that make up the whole poem. The words chosen by the poet are formed in the creative explosion and obviously belong to his personal choice of words and Language.
My way of working was the living proof of what Maria Vailati affirmed in her book ‘Testimonianze 2 per un esperienza semiotica poetica didattica’. She wrote ‘ Semiotics may be a technique, a help. The word semiotics means today the science of signs, namely the discipline which strives to deepen understanding of the data expressed because it is expressed. Beyond the intentions. A sharpening of one’s wits to grasp the message of the other person, a will to grasp it , a commitment to lose as little as possible so that the entropy is not dominant. I realise that already in the analysis and the synthesis her words are valid. ‘The human computer undergoes modifications also in the method. The data collected condition it in the mode itself of the collection’. Yes, I was convincing myself that according to what I chose to investigate in reading and images, I could not but have that type of intuition and arrive at more or fewer variations of that form of expression.
In 1979 I had occasion to attend an interesting conference on semiotics at the University of Urbino and I noted the strong tensions between the various schools and currents. I remember the fierce bickering in the corridors, they almost came to blows.. My work was much approved by Prof. Lindekens who was introduced to me on that occasion. He was the author of ‘Semiotique de l’image¸ analyse des caracteres typographiques’. He proposed a conference- exhibition of the same in Monza. The programme was really interesting with two lecturers Lindekens and Vailati and the presentation of my visual poetry – but the proposal was not accepted.

un racconto/a tale – arte, scienza e filosofia

ottobre 29, 2015

La mia ricerca sugli scacchi è vicina ad un certo filone strutturalista, sia per il metodo applicato che per l’insieme degli elementi fondamentali che formano l’immagine. Perché non applicare questa stessa logica alla parola? Questa domanda me la sono posta negli anni in cui una nuova disciplina veniva affinata ed approfondita e diventava materia di studio nelle facoltà di lettere e filosofia: la semiotica.
Fu in questo clima che ebbi l’ occasione di conoscere la prof. Maria Vailati, che seguiva gli insegnamenti di Ferdinand De Saussurre, Roman Jakobson e Yuri Mikhailovich Lotman.
Dopo aver partecipato ad alcuni suoi incontri di lettura dei testi di Pier Paolo Pasolini, nella sua casa di Abbadia Lariana, il 6 novembre 1976 le scrivo una lettera raccontandole la mia ricerca sugli scacchi, la scoperta di un metodo di lavoro creativo e il desiderio di applicarlo al linguaggio poetico. Confessavo di non sapere da che parte incominciare, che avevo bisogno di mettere ordine nelle mie letture e che sarebbe stato importante per me incanalare tutti gli stimoli creativi che provavo in quel momento per trovare la mia strada espressiva. Ci incontrammo. Lei all’epoca stava preparando alcune lezioni per l’università di Bologna e mi chiese di realizzare alcune tabelle che le sarebbero state utili per chiarire alcuni fondamenti del suo insegnamento Il testo era una poesia di Piero Jahier, Tornata, e dovevo suddividerlo in diversi gruppi di labiali e dentali, liquide e nasali ecc. e dare nello stesso tempo l’impressione dell’insieme. Composi allora con le lettere trasferibili il testo usando degli acetati sovrapposti. Potevo leggere l’intera poesia, ma in ogni foglio erano isolate le diverse connotazioni semiotiche.

esercizio     esercizi vari

esercizi vari 1977  (non ho copia della tabella didattica)

Da quel momento la seguii nelle sue lezioni e ci frequentammo spesso per un paio d’anni. Studiavo e sperimentavo con un pizzico di ironia giocando con la tecnicalità della semiotica.
Per analizzare un testo potevo scomporlo in grafemi, in fonemi, cercavo in ogni vocabolo la sua denotazione e connotazione, mi immergevo attraverso i dati sensoriali (visivi, olfattivi, uditivi, gustativi, tattili) nelle scelte del poeta, scoprivo le metafore, analizzavo l’asse paradigmatico ossia il ventaglio lessicale, o l’asse sintagmatico che è il processo combinatorio del testo. Un divertimento da “prendere con le pinze”, in tutti i sensi, visto che ho usato lettere trasferibili e lettere a rilievo nelle mie immagini.
Nel frattempo leggevo incuriosita i calligrammi di Apollinaire, poesie nelle quali le parole seguono un percorso che disegna l’oggetto descritto nel testo.

tout terriblement

Avevo compreso che era una via importante ma nello stesso tempo temevo e rifuggivo il modello. Volevo trovare immagini che fossero la sintesi di un verso o di un’idea del poeta tradotta dalla mia sensibilità: una perfetta simbiosi tra le parole e il sentimento suscitato in me.

Nello stesso periodo in cui si ampliò l’interesse per la semiotica, crebbe l’attenzione per il mondo della scienza. Già Kandinskij, all’inizio del secolo scorso, era stato influenzato dalla scomposizione dell’atomo e dalla scoperta dei campi magnetici.

kandinskijWassily Kandinskij, Primo acquerello astratto, 1910

Negli anni 70/80 si parlava di neutroni ma anche di neutrini, dell’uovo cosmico, di implosione o espansione dell’universo. Fred Hoyle coniava il termine big bang e parlava di formazione della materia dovuta all’espansione dell’universo. Avevo letto anche il suo romanzo La nuvola nera. Mi immergevo nei racconti di Peter Kolosimo padre dell’archeologia misteriosa e sostenitore di civiltà extraterrestri. Stephen Hawking mi attraeva per la sua teoria sui buchi neri. Mi rimase molto impressa l’idea che nell’universo stellare potessero esserci dei buchi neri pronti a catturare la materia che entrava nel raggio del loro campo gravitazionale, senza sapere dove sarebbe mai andata a finire.

bigbang

big bang

 

My research into chess is close to a certain structural vein, both for the method applied and for the fundamental elements seen as a whole that form the image. Why not apply this same logic to the word? I have asked myself this in the years in which a new discipline was being refined and deepened and has become a subject of study in the faculty of Literature and Philosophy, Semiotics.
It was in this climate that I had the opportunity to meet Prof. Maria Vailati , who followed the teachings of Ferdinand de Saussurre, Roman Jakobson, and
Yuri Mikhailovich Lotman. After having attended her lectures with readings from the work of Pier Paolo Pasolini in her house in Abbadia Lariana, the 6th of November 1976 I wrote her a letter telling her about my research into chess, the discovery of a creative work method and the wish to apply it to poetic language. I confessed I didn’t know where to begin, that I needed to put order in my reading and that it would be important for me to channel all the creative stimuli that I felt in that moment in order to find my own way of expression. We met. At that time she was preparing some lessons for the University of Bologna, and she asked me to prepare some tables that would be useful to clarify some of the fundamentals of her teaching. The text was a poem of Pier Jahier – ‘Tornata’ and I had to subdivide it into various groups of sounds – labial, dental, flowing and nasal etc: and give at the same time an impression of the Whole.
So I put together a text with transferable letters using stacked acetates, so I could read the whole poem but on every sheet the different meanings were isolated.

From that moment I attended her lectures and we met for a couple of years. I studied and experimented with a hint of irony playing with the technicalities of semiotics.
To analyse a text I could break it down into graphemes, phonemes trying to find the denotation and connotation in every word. I immersed myself through sensory data ( visual, smell, hearing ,taste and touch) in the choice of a poet, I laid bare the metaphors, I analysed the paradigmatic axis or lexical range or the syntagmatic axis which is the combining process of the text. An amusement to be treated carefully in every sense since I was using both transferable and letters in relief in my images. In the meantime I read with curiosity the calligrams of Apollinaire, poems in which the words follow a path which designs the object described in the text. I had understood that it was an important path but at the same time feared and shrank from the model. I wanted to find images which were the synthesis of a verse or an idea of the poet transferred by my sensibility, a perfect symbiosis between the words and the feeling aroused in me.

In the same period that interest in semiotics grew, there was increasing interest in scientific discovery. Already Kandinsky had been influenced at the beginning of the last century. In the seventies and eighties there was talk of neutrons but also of neutrinos, of the cosmic egg, of implosion or expansion of the universe. Fred Hoyle coined the term Big Bang but spoke of the formation of material due to the expansion of the universe. I had also read his novel ‘The Black Cloud’. I immersed myself in the stories of Peter Kolosimo father of the mystery in archaeology and a believer in extraterrestrial civilizations. Stephen Hawking attracted me with his theory of the Black Holes. I was very impressed with the idea that there could be black holes in the universe ready to capture the material that entered their range of gravity, without knowing where it might finish.

i “natali”

giugno 29, 2008

Quando arriva l’atmosfera natalizia avverto sempre una spiacevole sensazione di inquinamento.

Da bambina per me esisteva il Natale con il presepio e l’albero e all’Epifania arrivavano i regali e la calza della Befana, poi le feste finivano.

Il Natale era la festa della famiglia,della nascita di Gesù Bambino, delle tavolate, dei profumi delle arance , dei fichi, delle noci e dell’uva passa e del gioco della tombola. Era l’andare a Messa tutti insieme e intonare canti natalizi.

Oggi, i miei nipoti festeggiano Santa Lucia, Babbo Natale, Gesù Bambino, la Befana, vedono grandi magazzini strabocchevoli di giocattoli, convivono con armadi pieni di giochi e non so quale idea si siano fatti del Natale. Le strade sono illuminate con festoni, i negozi luccicano, la corsa al regalo si fa frenetica. Tutti sembrano voler concentrare in quel periodo il desiderio di trovare l’oggetto che mostri il loro affetto alle persone care, quasi a rimediare a un vuoto che durante l’anno si è creato per una vita caotica che ci allontana da amici e parenti. In certi casi questa frenesia diventa solo un’espressione di conformismo. Sganciarsi da questo meccanismo non è facile e chi è povero ed emarginato, in quei giorni lo è ancora di più.

Ecco perché ho scelto di preparare una poesia per ogni Natale: per ritrovare nei versi dei poeti i significati profondi e reconditi della Natività. Versi che traduco in immagini, ideogrammi di un pensiero che condivido con il poeta.

Pensieri e visioni che ci costringono alla riflessione, allameditazione,forse alla preghiera.

Nel 1982 inizio i miei “Natali” con la poesia di Ungaretti scritta durante la prima guerra mondiale. Una riflessione dolce-amara che mi sembrava molto lontana ma che oggi purtroppo ritorna attuale.

Natale – Ungaretti (1982)

Natale – Ungaretti (1982)

Non ho voglia
di tuffarmi
in un gomitolo
di strade

Ho tanta
stanchezza
sulle spalle

Lasciatemi così
come una
cosa
posata
in un
angolo
e dimenticata

Qui 
non si sente
altro 
che
il caldo buono

Sto 
con le quattro
capriole 
di fumo 
del focolare

 

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La lettura di “Murder in the Cathedral” di T.S. Eliot, fatta in epoca giovanile, nel bellissimo parco del collegio Rosetum di Varese è per me un bellissimo ricordo. L’omelia dell’arcivescovo Thomas Becket nella cattedrale di Canterbury alla vigilia di Natale è severa e profetica

Natale 1983

And the world must be cleaned in the winter, or we shall haveonly
A sour spring, a parched summer, an empty harvest.
Between Christmas and Easter what work shall be done?
The ploughman shall go out in March and turn the same earth…

…E il mondo deve essere ripulito d’inverno o avremo soltanto
Un’agra primavera, un’estate riarsa, un vuoto raccolto.
Tra Natale e Pasqua quale lavoro dovrà essere fatto?
L’aratore andràfuori in Marzo e rivolterà la stessa terra…

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Ne“La Stella di Natale”, poesia scritta dal Dottor Zivago, personaggio dell’omonimo romanzodi Boris Pasternak, la spirale, simbolo dell’infinito, nelle asperità e nelle gioie della vita, si muove accompagnata dalle parole del poeta.
La stella di Natale - 1985
la stella di Natale 1985

.E strana visione dei tempi venturi
Lontano appariva tutto quello che in seguito avvenne.
Tutti i pensieri dei secoli, tutti i sogni, i mondi,
tutto il futuro delle gallerie e dei musei,
tutti gli scherzi delle fate, tutte le gesta dei maghi,
tutti gli alberi di Natale al mondo, tutti i sogni dei bambini….

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La coltura degli alberi di Natale – 1991

4 strofe della poesia di Thomas Eliot, scomposte semioticamente, e ricostruite a forma di alberi: decalcomanie per una finestra che richiama lo stile inglese

..

.

una svolta

giugno 10, 2008

Nel 1979 vengo invitata ad una collettiva per presentare un lavoro a tema: “Autoritratto, semiologia della memoria”.

Fotografo il mio abituale cappello di velluto nero. invernale.

Scelgo un verso dai Quattro quartetti di T. S. Eliot, che stavo leggendo in quel periodo, e precisamente l’inizio del primo quartetto Burnt Norton.

Lo scompongo, come fanno i semiotici, per scoprirne il ritmo.

Perché non usare questa stessa scomposizione per rappresentarmi?

Ecco allora scendere dal mio cappello le catene di lettere che tanto somigliano ai miei capelli diritti come fusi.

autoritratto semiologia della memoria 1979

Burnt Norton T. S. Eliot

Time present and time past

Are both perhaps present in time future,

And time future contained in time past.

Il tempo presente e il tempo passato

Sono forse presenti entrambi nel tempo futuro,

E il tempo futuro è contenuto nel tempo passato.

Un autoritratto che racchiude il tempo, lo ferma: rimarrò sempre giovane.

le fonti

Mag 27, 2008

La mia ricerca sugli scacchi è vicina ad un certo filone strutturalista sia per il metodo applicato sia per l’insieme degli elementi fondamentali che formano l’immagine. Perché non applicare questa stessa logica alla parola?

Questa domanda me la sono posta negli anni in cui una nuova scienza veniva affinata ed approfondita e diventava materia di studio nelle facoltà di lettere e filosofia: la semiotica.

Ebbi l’occasione di ascoltare una conferenza della prof. Maria Vailati a proposito dell’interpretazione semiotica del testo poetico e le parlai in una lettera della mia ricerca sugli scacchi e del mio desiderio di lavorare sulla parola. Da quel momento la seguii per un paio d’anni, nelle sue lezioni, ed incominciai ad elaborare alcune tabelle per la sua didattica.

Testimonianze

di >per

un’esperienza

semiotica poetica didattica

di Maria Vailati

Casa editrice Pietro Cairoli

Volume n. 1 anno 1976, volume n.2 anno 1978

Acquisito un metodo durante il lavoro sugli scacchi, come applicarlo alla parola?

Mi rendo conto che già nell’analisi e nella sintesi sono valide le parole di Maria Vailati, Il computer umano subisce modificazioni anche nel metodo. I dati raccolti lo condizionano nella modalità stessa della raccolta.

Ogni ricerca porta in sé regole e dinamiche che vanno scoperte e puntualizzate. La creatività nasce ancor prima di rielaborare ciò che si è scelto, proprio nell’atto stesso di cogliere od eliminare ciò che più ci aggrada.

Penso che Maria Vailati abbia definitivamente indirizzato la mia passione di dipingere verso la poesia.

“La semiotica può essere una tecnica/aiuto… Con il nome di semiotica si intende oggi la scienza dei segni, ossia la disciplina che si impegna ad approfondire i dati dell’espresso in quanto espresso. Al di là delle intenzioni. Uno scaltrirsi nel cogliere il messaggio dell’altro, ma una volontà di coglierlo, un impegno perché non troppo si disperda, perché l’entropia non sia dominante.”

Io ho giocato con la tecnicalità della semiotica.

Per analizzare un testo potevo scomporlo in grafemi, in fonemi, cercavo in ogni vocabolo la sua denotazione e connotazione, mi immergevo attraverso i dati sensoriali (visivi, olfattivi, uditivi, gustativi, tattili) nelle scelte del poeta, scoprivo le metafore, analizzavo l’asse paradigmatico ossia il ventaglio lessicale, o l’asse sintagmatico che è il processo combinatorio del testo.

Un divertimento da “prendere con le pinze”, in tutti i sensi, visto che ho usato lettere trasferibili e lettere a rilievo nelle mie immagini.

Nel frattempo leggevo incuriosita i calligrammi di Apollinaire, poesie nelle quali le parole seguono un percorso che disegna l’oggetto descritto nel testo. Avevo compreso che era una via importante ma nello stesso tempo temevo e rifuggivo il modello.

Volevo trovare immagini che fossero la sintesi di un verso o di un’idea del poeta e non la sua rappresentazione pittorica.