Archive for the ‘attualità’ Category

madremare

ottobre 6, 2016

Tutto ha inizio da una mia riflessione sul “mare come madre” tema scelto da Maddalena Castegnaro per una mostra di libri d’artista itinerante.

 

Madremare
Goccia infinitesimale della Via Lattea
nutrimento candido e lucente
Sai essere spuma creativa
e distruttiva
abbraccio rigenerativo
e mortale
canto e lamento
Nella commedia e nella tragedia
madre e matrigna. mlg

 

img_1305

particolare di una pagina bianca traforata del libro Madremare 2016

 

Madremare
Infinitesimal drop of the Milky Way
candid nourishment and shining
You know how to be creative foam
and destructive
regenerative embrace
and mortal
singing and wailing
Into the comedy and tragedy
mother and stepmother. mlg

 

fullsizerender

particolare di una pagina verde dipinta del libro Madremare 2016

 

La metafora della Via Lattea per descrivere pittoricamente la potenza del mare come madre mi è servita per creare un libro d’artista di 6 pagine doppie. Un lato è composto da pagine bianche traforate, l’altro verde scuro è dipinto con colori lattei. Giorno e notte,  luce e ombra, madre e matrigna, positivo e negativo in ambedue i lati.
Qualsiasi cosa può succedere nella goccia turbolenta e in quella calma del mare.
Oggi come ieri tutto torna in un continuo alternarsi di bene e male.
La visione del mare e del cielo che si confonde e si integra è testimonianza dell’ infinito di cui facciamo parte. Coscienti che un giorno l’infinito finirà.
Tuttavia rimane la certezza nei versi di T.S.Eliot: “In my beginning is my end / in my end is my beginning”,  nel mio principio è la mia fine, nella mia fine è il mio principio.

 

The metaphor of the Milky Way to describe pictorially the power of the sea as a mother helped me to create an artist’s book of 6 double pages. One side is composed by perforated white pages, the other is painted on dark green pages with milky colors. Day and night, light and shadow, mother and stepmother, in both  sides a positive and negative meaning.
Anything can happen in the turbulent and calm drop of the sea- water

Today as yesterday it all comes back in a continuous succession of good and evil.
The view of the sea and the sky that merges and integrates, it testifies of the “infinity”to which we belong. Nevertheless we are aware that, one day, it will end.
However, the certainty remains in the verses of T.S.Eliot: “In my beginning is my end / in my end is my beginning”.

 

ps. foto del libro dopo la prima inaugurazione

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monocromo

gennaio 29, 2016

image

opera di Mark Rothko n°15

Se fossi colore sarei monocromo
ogni tinta una vita
Avrei notti buie e giorni chiari sempre
Sempre ti stupirei
mlg

il racconto di Natale

dicembre 17, 2015

auguri di Buon Natale

e  un 2016 di pace e stupore 

natale 2015per blogNatale a Mosca 2015 – mlg

Racconto di Natale

Tutti a Natale siamo un poco Magi
Nei negozi c’è fango, e ressa.
Per un barattolo di chalvà al caffè di assediare botteghe son capaci, avvolte nei pacchetti, intere folle; ognuno per se stesso Re e cammello.
Con sporte, reti, cartocci, cestini, e colbacchi, cravatte di traverso.
Odor di vodka, di merluzzo e pino, di mandarini, di cannella e mele.
Caos di visi, nel turbine di neve non si vede il sentiero per Betlemme.
E, portatori di modesti doni, sfondando porte, saltano sugli autobus, nelle fosse dei cortili scompaiono, anche sapendo che la grotta è vuota: non c’è la Donna aureolata di luce.
Vuoto. Ma all’improvviso a quest’idea viene una luce non si sa da dove.
Erode regna, ma più forza ha, più vero e inevitabile è il miracolo. La costanza di
quest’affinità è il meccanismo base del Natale. Per questo dappertutto si fa
festa, per il Suo avvento, unendo tanti tavoli.
Se non c’è ancora nessuna richiesta di una stella, la buona volontà nelle genti si vede di lontano, i pastori riaccendono il falò.
La neve cade; non mandano i camini fumo, ma squilli. Ogni viso è una macchia.
Beve Erode. Nascondono i bambini le donne. Chi verrà non può saperlo nessuno:
noi non conosciamo i segni, potrebbe il cuore non più riconoscerlo.
Ma se, nel giro d’aria della porta, una figura, fazzoletto in capo, compare dalla
nebbia della notte, senti senza vergogna il Nuovo Nato in te.

Josif Alexandrovic Brodskji
24 dicembre 1971

 

 

Questa poesia proviene da: Racconto di Josif Alexandrovic Brodskji –
24 dicembre 1971 – Racconti di Natale – Poesie.reportonline.it http://www.poesie.reportonline.it/racconti-di-natale/josif-alexandrovic-brodskji-24-dicembre-1971.html#ixzz3t6jTedcF

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un racconto/a tale – la didattica

novembre 4, 2015

In parallelo con la ricerca artistica, avendo sempre amato trasmettere ai giovani tutto ciò che apprendevo, nel 1978 aprii alla didattica il mio Laboratorio artistico di Monza con la collaborazione di Beba Restelli incontrata al Castello Sforzesco di Milano nel gruppo di Giocare con l’arte condotto da Bruno Munari. Adottammo come base le tecniche ispirate al metodo di Munari per proseguire poi con le ricerche abbinate al suono e alla parola che io andavo sperimentando nei miei lavori. Avevo anche scoperto che Tutti gli scritti – Punto e linea nel piano Articoli teorici I corsi inediti al Bauhaus di Kandinsky potevano aiutarci a sviluppare e coltivare nei bambini il disegno astratto, che loro già intuiscono spontaneamente. Mentre, con le lezioni di Klee, estrapolate dalla Teoria della forma e della Figurazione – Storia naturale infinita, potevamo indirizzare i nostri piccoli allievi ad una nuova e più creativa figurazione dei loro racconti.
Nel novembre del 1979 mi invitarono a Roma per una mostra alla Galleria Bagutta, organizzata da Donnarte di cui facevo parte, dal titolo “per filo, per segno, …per suono”.
Non mi parve vero di poter far vedere la ricerca fatta con i bambini del laboratorio. Facendomi aiutare da Beba Restelli presentammo i cartelloni con i disegni dei bambini appendendoli uno alla volta alle pareti seguendo la sequenza della registrazione dei suoni che avevamo adottato per gli esercizi. Fu una istruttiva performance seguita da un vivace dibattito.

21 disegni bambini 1984

pagine di suoni musicali degli allievi del laboratorio Grimani Restelli Monza
estratto da Casaviva ottobre 1984 A scuola di fantasia di Laura Bosio

Nella scheda di presentazione dicevo fra l’altro: “E’ a questa sequenza, musica, gesto, segno che noi abbiamo affidato l’insegnamento del punto e della linea e le loro variazioni, senza fare una traduzione tecnico-visiva del suono, ma ispirandoci emozionalmente e istintivamente per arrivare ad una maggiore conoscenza e padronanza del segno e delle sue possibilità di comunicazione… Gli incontri di punti e linee nello spazio sono diventati i loro racconti inconsci delle loro angosce, paure, dolcezze e amori.

22 incontri di lineepagine di suoni musicali degli allievi del laboratorio Grimani Restelli Monza 

A riprova che l’insegnamento è uno scambio reciproco tra maestro e allievo queste lezioni sul suono furono per me una palestra dove dare inizio al mio gesto, comprenderne le potenzialità pur nella complessità degli stimoli.

In parallel with my artistic research, having always loved transmitting to young people everything I learned, in 1978 I opened my workshop in Monza to teaching with the help of Beba Restelli who I had met at Castello Sforzesco in Milan in the group ‘Giocare con l’arte’ conducted by Bruno Munari. We adopted as a base the techniques inspired by the method of Munari and then continued with the combined research on sound and word which I had been experimenting in my work. I had also discovered that ‘Tutti Scritti and Punto e linea nel piano Articoli teorici I Corsi inediti al Bauhaus’ of Kandinsky could help us to develop and cultivate abstract design in children, which they instinctively recognized. While with the lessons of Klee taken from ‘Teoria della forma e della Figurazione – Storia Naturale infinita’ we could direct our young pupils to a new and more creative representation of their stories.
In November 1979 I was invited to Rome to an exhibition in Galleria Bagutta by Donnarte of which I was a member. The title was ‘per filo, per segno …per suono’. I could hardly believe that I could see the research carried out with the children in the workshop. With the help of Beba Restelli we presented the posters with the children’s drawings, hanging them up one at a time on the wall following the sequence of the registration of the sounds we had used for the exercises. It was an instructive performance followed by a lively debate.
In the presentation sheet I said among other things ‘It is on this sequence music, gesture, sign that we have based our teaching of dot and line and their variations, without making a technical-visual translation of the sound but by being inspired emotionally and instinctively in order to reach a better understanding and command of the sign and its possibilities of communication. The meeting of dots and lines in space become their stories without their anxieties, fears, pleasures, and loves.’ As evidence that teaching is a reciprocal exchange between teacher and student, these lessons were for me a practice ground where I might begin my work on gestuality and understand its potential even in the complexity of the stimuli.

un racconto/a tale – il testo poetico come immagine (2)

novembre 2, 2015

Nell’ottobre del 1979, sono già più di due anni che lavoro con la poesia, si inaugura a Milano la mostra Origini dell’astrattismo – verso altri orizzonti del reale curata da Guido Ballo. Le immagini che vedo esposte specialmente nelle sala dedicata ai poeti rinfrancano le mie passioni. Sono attirata in particolar modo dalla poesia di Mallarmé Un Coup de dés jamais n’abolira le hazard, per i suoi molteplici stimoli creativi. Troverò in seguito il testo originale presso l’Archivio di nuova scrittura di Paolo della Grazia a Milano, negli anni 80/90, anni in cui avevo occasione di frequentarlo. Questa collezione si trova attualmente presso il Mart di Rovereto.
Guido Ballo scriveva:
“La sala dei poeti si apre con le voyelles di Rimbaud, che fa corrispondere a ogni vocale metaforicamente un colore: vocali e colori si richiamano, coincidono, dando così il via a quella interferenza delle arti e dei sensi che nel futurismo, del resto non comprensibile senza gli influssi simbolisti, raggiunge il momento più esaltante.. Mallarmé però in questa sala è il protagonista, con un Coup de dés jamais n’abolira le hazard pubblicato nel 1897, l’anno della sua morte: di due anni prima è il suo saggio La musique et les lettres, che indaga su un’altra interferenza tra le arti, parola e musica, illuminando i valori della risonanza. Questa composizione poetica qui presentata in diversi fogli, anticipa con chiarezza certe poetiche concettuali di oggi: spezzata nel verso libero e resa visuale per gli stacchi, le differenze di grandezza tipografiche, le zone di riposo che identificano spazio e tempo, giunge, come punto d’arrivo, alla prevalenza quasi assoluta dello spazio, di cui il poeta ha parlato diverse volte, al silenzio che sembra annullare la parola stessa e le dà invece un nuovo risalto, estrema aspirazione di un canto non più continuo o affidato ai mezzi del semplice significato, ma risolto in nuove cadenze e come immerso nelle risonanze e nei silenzi bianchi. Mallarmé rivela, nel clima simbolista, la sua presenza viva non soltanto per i risultati della poesia, tra le più alte dell’epoca moderna, ma per la chiarezza, in quel tempo nuova, della struttura, che dà alla sintassi stessa altri valori: perché proprio la limpida struttura di questa opera poetica libera il simbolismo da ogni equivoco tra contenutismo, suono, parola, visualità.” Camminando lungo le sale di questa mostra medito sul mio lavoro e mi accorgo che devo uscire dall’apparente staticità delle mie poesie per esaltare di più il ritmo, il movimento. Ci riuscirò passando dalla parola al gesto.

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La stella di Natale 1984/85

Nel Marzo del 1980 inauguro la mia prima personale dal titolo Il testo poetico come immagine nella galleria Verifica 8+1 di Mestre, presentata da Maria Vailati e da A G Fronzoni. Lo stesso anno la poetessa Antonietta Dell’Arte mi fa da tramite con Vando Aldrovandi, storico intellettuale e libraio di Milano che dirigeva la Libreria Einaudi nella Galleria Manzoni. Per due volte viene a trovarmi al Laboratorio di Monza ed infine mi invita a presentare la mia grafica nella sua libreria. Fu così che nel settembre del 1980 presentai una piccola antologica: dagli scacchi, ai giochi, alla parola come immagine nella mostra dal titolo La grafica di m. l. grimani.

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Autoritratto: semiologia della memoria 1979

Nel 1985 ebbi l’occasione di inaugurare nella Libreria comunale di Chiavenna la Sala Marmirola, frutto del recupero di un’area industriale dismessa, con una mostra sul testo poetico come immagine. Le mie opere furono presentate dal prof. Paolo Biscottini attuale direttore del Museo Diocesano di Milano, ma che allora era il direttore dei Musei Civici di Monza. Era la prima volta che le opere erano accompagnate dalla lettura registrata delle poesie in mostra, ognuna nella sua lingua originale, e che organizzavo degli incontri con le insegnanti e le scolaresche per una didattica aperta a vari temi. Negli anni a seguire fino ad oggi non interruppi mai il mio lavoro con la parola. Tappe importanti furono la stampa di una cartella litografica contenente sei poesie dal Bestiario di Gauillaume Apollinaire, realizzata dall’editore Campanotto di Udine.

delfino  capra2

Delfini 1980                      La capra del Tibet 1980

Poi seguirono i Natali, una raccolta di poesie dal tema natalizio che comprendevano tra gli altri testi di Ungaretti, Apollinaire, Rilke, Pasternak, stampate da Apollonio, Brescia.

ungaretti

Natale di Ungaretti 1981

Capitolo a se stante, una traduzione in immagine delle conferenze pubblicate in Silenzio di John Cage. Tre opere su carta fatta a mano monocromatica, dove trascrissi ogni singola lettera delle parole che componevano i testi, usando inchiostro nero e smalto argento per accentuare la natura della carta e le sue smaglianti tonalità di grigio.

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Musica sperimentale 1995

By 1979 it was now more than two years I had been working with poetry and an exhibition was inaugurated in Milan on the ‘Origini dell’astrattismo – verso altri oorizzonti del reale’ curated by Guido Ballo. The images I see exhibited especially in the room dedicated to the poets revive my enthusiasm . I am attracted particularly by a poem of Mallarmé ‘Un coup de dès jamais n’abolira le hazard’ because of its many creative stimuli. Later I will find the original text in ‘Archivio di nuovo scrittura by Paolo della Grazia in the eighties and nineties the years when I had occasion to meet him. This collection can be found now in the Mart in Rovereto. Guido Ballo wrote ”  ‘The Poets’ room opens with ‘Les voyelles’ of Rimbaud which corresponds metaphorically a colour to every vowel. Vowels and colours reflect each other, they coincide showing the way to that mixing of the arts and senses in futurism which in any case cannot be understood without the symbolist influences needed to reach the most exalting moment. Mallarmé in this room is the protagonist with ‘Coup de dès jamais n’abolira le hazard’ published in 1897, the year of his death. Two years before there is his treatise’ La Musique e les lettres’, which investigates the connection between the arts, word and music, explaining the value of resonance. This poetic composition here presented in various pages clearly anticipates certain poetic concepts of today: broken not free verse and made visible by the intervals, the difference in the size of the print, the empty areas which identify space and time and reaches as a point of arrival the almost absolute prevalence of space about which the poet has spoken on diverse occasions, the silence which seems to nullify the word itself and yet gives it instead a new importance. The extreme desire for a canto which is no longer continuous or entrusted with the means of a simple interpretation but improved in new rhythms as if immersed in sounds and white silences. Mallarmé, in the symbolist climate, reveals his lively presence not only with the results of his poetry, among the most relevant of the modern period, but because of its clarity of structure, in that new period, which lends other values to the synthesis itself; precisely since the limpid structure of this poetic work frees the symbolism from every ambiguity whether contenutism, sound, word or visuality.”
Walking through the rooms of this exhibition I meditate on my work and I realise I must leave the apparent static state of my poetry to exalt the rhythm and the movement more. I will succeed passing from the word to the gesture.
In March 1980 I inaugurate my first Personal with the title ‘IL Testo Poetico come immagine’’ in the gallery Verifica 8+1 in Mestre, presented by Maria Vailati and A G Fronzoni. That same year the poetess Antonietta Dell’ Arte was my intermediary with Vando Aldrovandi , an intellectual historian and bookseller in Milan, who managed the Libreria Einaudi in Galleria Manzoni. He came to see me twice in the Laboratorio in Monza and finally invited me to present my graphics in his bookshop. So it was that in September 1980 I presented a small anthology on chess, games and the word as  an image with the title ‘La Grafica di M. L. Grimani’

In 1985 I had the occasion to inaugurate, in the Council Library of Chiavenna (Sondrio), the Marmirola Hall, a beautiful restoration of an abandoned industrial area, with an exhibition on the poetic text as an image.
My work was presented by Prof. Paolo Biscottini, the actual director of the Diocesan museum of Milan and who was then the director of the Civic museums of Monza. It was the first time that the work was accompanied by recorded reading of the poetry in the show, each in its original language and that I organised meetings with the teachers and schoolchildren for lessons open to various themes. In the following years up to the present I have never interrupted my work on words. Important milestones were the lithographic printing of six poems from The Bestiary of Gauillaume Apollinaire, realised by Campanotto
Then followed ‘I Natali’ a collection with a Christmas theme which included among others, texts from Ungaretti, Apollinaire, Rilke, Pasternak printed by Apollonio.

As a separate chapter, I worked translating into images the lectures published in ‘Silenzio’ by John Cage. Three works on handmade paper monochrome where I wrote down every single letter of the words comprised in the text using black ink and silver varnish to underline the nature of the paper and its dazzling shades of grey.

un racconto/a tale – Il testo poetico come immagine (1)

ottobre 30, 2015

Dato il clima che stavo respirando e le mie letture, mi sembrò naturale paragonare la nascita di una stella alla nascita di una poesia. Ripresi in mano la poesia Tornata di Jahier e incominciai a lavorare.

Tornata

Ho messo un bicchiere di mammole sul davanzale
Dal tuo giardino le devi vedere:
perché non mi vuoi più guardare?
Ti spuntan due sommoli nuovi
Sotto la blusa li vedo ansare
Per questo non mi vuoi più guardare?
Se non ti volti più
Se non ne vuoi più sapere
Io però ti posso arrivare:
son io che ho dato ordine al melo
che tutti i fiori sul tuo capino
li deve sgrollare.
Pietro Jahier

Una cometa gira intorno al sole con la testa sempre rivolta verso la luce, come un girasole volge la corolla nell’arco della giornata verso il sole e lo segue dall’alba al tramonto.

Il punto-sole è l’intera poesia, il titolo Tornata ripetuto più volte è il percorso della cometa. Il punto-sole, se ingrandito, rivela nel suo magma i grafemi che compongono l’intera poesia.

cometa magma 35x35

apparizione 1979 35×35                      magma 1979 35×35

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nascita di una poesia1979

Questo mio modo di agire era la prova vivente di quanto affermava Maria Vailati nel suo libro Testimonianze 2 di›per un’esperienza semiotica poetica didattica: “La semiotica può essere una tecnica/aiuto… Con il nome di semiotica si intende oggi la scienza dei segni, ossia la disciplina che si impegna ad approfondire i dati dell’espresso in quanto espresso. Al di là delle intenzioni. Uno scaltrirsi nel cogliere il messaggio dell’altro, ma una volontà di coglierlo, un impegno perché non troppo si disperda, perché l’entropia non sia dominante”.
Mi rendo conto che già nell’analisi e nella sintesi sono valide le sue parole: “Il computer umano subisce modificazioni anche nel metodo. I dati raccolti lo condizionano nella modalità stessa della raccolta.
Si, mi stavo convincendo che a seconda di quello che sceglievo di approfondire, tra letture e immagini, non potevo che avere quel tipo di intuizione, ed arrivare con più o meno varianti a quella forma di espressione.
Nel 1979 ebbi modo, all’Università di Urbino, di seguire un interessante convegno di semiotici e notare le forti tensioni tra le varie scuole e correnti. Ricordo gli accaniti battibecchi nei corridoi, mancava poco che si accapigliassero.
Al prof. R. Lindekens, presentatomi in quella occasione, autore del testo Sémiotique de l’image: analyse des caractères typographiques, piacquero molto i miei lavori per cui lo stesso anno proposi una mostra/convegno al Comune di Monza. Il programma era veramente interessante con i due relatori Lindekens e Vailati e la presentazione delle mie poesie visive, ma non fu recepito.

buconero-per-blog

Adieu dedicato a G. Apollinaire 1979

Given the climate that I was breathing and my reading it seemed natural to compare the birth of a star to the birth of a poem. I returned to the poem ‘Tornata’ of Jahier and began to work.
A comet revolves around the sun with its head always turned towards the light like a sunflower which turns its corolla during the day towards the sun and follows it from dawn to dusk. The point-sun is the whole poem. The comet is the title of the poem. If the point-sun is enlarged it revels in its magma the graphemes that make up the whole poem. The words chosen by the poet are formed in the creative explosion and obviously belong to his personal choice of words and Language.
My way of working was the living proof of what Maria Vailati affirmed in her book ‘Testimonianze 2 per un esperienza semiotica poetica didattica’. She wrote ‘ Semiotics may be a technique, a help. The word semiotics means today the science of signs, namely the discipline which strives to deepen understanding of the data expressed because it is expressed. Beyond the intentions. A sharpening of one’s wits to grasp the message of the other person, a will to grasp it , a commitment to lose as little as possible so that the entropy is not dominant. I realise that already in the analysis and the synthesis her words are valid. ‘The human computer undergoes modifications also in the method. The data collected condition it in the mode itself of the collection’. Yes, I was convincing myself that according to what I chose to investigate in reading and images, I could not but have that type of intuition and arrive at more or fewer variations of that form of expression.
In 1979 I had occasion to attend an interesting conference on semiotics at the University of Urbino and I noted the strong tensions between the various schools and currents. I remember the fierce bickering in the corridors, they almost came to blows.. My work was much approved by Prof. Lindekens who was introduced to me on that occasion. He was the author of ‘Semiotique de l’image¸ analyse des caracteres typographiques’. He proposed a conference- exhibition of the same in Monza. The programme was really interesting with two lecturers Lindekens and Vailati and the presentation of my visual poetry – but the proposal was not accepted.

un racconto/a tale – arte, scienza e filosofia

ottobre 29, 2015

La mia ricerca sugli scacchi è vicina ad un certo filone strutturalista, sia per il metodo applicato che per l’insieme degli elementi fondamentali che formano l’immagine. Perché non applicare questa stessa logica alla parola? Questa domanda me la sono posta negli anni in cui una nuova disciplina veniva affinata ed approfondita e diventava materia di studio nelle facoltà di lettere e filosofia: la semiotica.
Fu in questo clima che ebbi l’ occasione di conoscere la prof. Maria Vailati, che seguiva gli insegnamenti di Ferdinand De Saussurre, Roman Jakobson e Yuri Mikhailovich Lotman.
Dopo aver partecipato ad alcuni suoi incontri di lettura dei testi di Pier Paolo Pasolini, nella sua casa di Abbadia Lariana, il 6 novembre 1976 le scrivo una lettera raccontandole la mia ricerca sugli scacchi, la scoperta di un metodo di lavoro creativo e il desiderio di applicarlo al linguaggio poetico. Confessavo di non sapere da che parte incominciare, che avevo bisogno di mettere ordine nelle mie letture e che sarebbe stato importante per me incanalare tutti gli stimoli creativi che provavo in quel momento per trovare la mia strada espressiva. Ci incontrammo. Lei all’epoca stava preparando alcune lezioni per l’università di Bologna e mi chiese di realizzare alcune tabelle che le sarebbero state utili per chiarire alcuni fondamenti del suo insegnamento Il testo era una poesia di Piero Jahier, Tornata, e dovevo suddividerlo in diversi gruppi di labiali e dentali, liquide e nasali ecc. e dare nello stesso tempo l’impressione dell’insieme. Composi allora con le lettere trasferibili il testo usando degli acetati sovrapposti. Potevo leggere l’intera poesia, ma in ogni foglio erano isolate le diverse connotazioni semiotiche.

esercizio     esercizi vari

esercizi vari 1977  (non ho copia della tabella didattica)

Da quel momento la seguii nelle sue lezioni e ci frequentammo spesso per un paio d’anni. Studiavo e sperimentavo con un pizzico di ironia giocando con la tecnicalità della semiotica.
Per analizzare un testo potevo scomporlo in grafemi, in fonemi, cercavo in ogni vocabolo la sua denotazione e connotazione, mi immergevo attraverso i dati sensoriali (visivi, olfattivi, uditivi, gustativi, tattili) nelle scelte del poeta, scoprivo le metafore, analizzavo l’asse paradigmatico ossia il ventaglio lessicale, o l’asse sintagmatico che è il processo combinatorio del testo. Un divertimento da “prendere con le pinze”, in tutti i sensi, visto che ho usato lettere trasferibili e lettere a rilievo nelle mie immagini.
Nel frattempo leggevo incuriosita i calligrammi di Apollinaire, poesie nelle quali le parole seguono un percorso che disegna l’oggetto descritto nel testo.

tout terriblement

Avevo compreso che era una via importante ma nello stesso tempo temevo e rifuggivo il modello. Volevo trovare immagini che fossero la sintesi di un verso o di un’idea del poeta tradotta dalla mia sensibilità: una perfetta simbiosi tra le parole e il sentimento suscitato in me.

Nello stesso periodo in cui si ampliò l’interesse per la semiotica, crebbe l’attenzione per il mondo della scienza. Già Kandinskij, all’inizio del secolo scorso, era stato influenzato dalla scomposizione dell’atomo e dalla scoperta dei campi magnetici.

kandinskijWassily Kandinskij, Primo acquerello astratto, 1910

Negli anni 70/80 si parlava di neutroni ma anche di neutrini, dell’uovo cosmico, di implosione o espansione dell’universo. Fred Hoyle coniava il termine big bang e parlava di formazione della materia dovuta all’espansione dell’universo. Avevo letto anche il suo romanzo La nuvola nera. Mi immergevo nei racconti di Peter Kolosimo padre dell’archeologia misteriosa e sostenitore di civiltà extraterrestri. Stephen Hawking mi attraeva per la sua teoria sui buchi neri. Mi rimase molto impressa l’idea che nell’universo stellare potessero esserci dei buchi neri pronti a catturare la materia che entrava nel raggio del loro campo gravitazionale, senza sapere dove sarebbe mai andata a finire.

bigbang

big bang

 

My research into chess is close to a certain structural vein, both for the method applied and for the fundamental elements seen as a whole that form the image. Why not apply this same logic to the word? I have asked myself this in the years in which a new discipline was being refined and deepened and has become a subject of study in the faculty of Literature and Philosophy, Semiotics.
It was in this climate that I had the opportunity to meet Prof. Maria Vailati , who followed the teachings of Ferdinand de Saussurre, Roman Jakobson, and
Yuri Mikhailovich Lotman. After having attended her lectures with readings from the work of Pier Paolo Pasolini in her house in Abbadia Lariana, the 6th of November 1976 I wrote her a letter telling her about my research into chess, the discovery of a creative work method and the wish to apply it to poetic language. I confessed I didn’t know where to begin, that I needed to put order in my reading and that it would be important for me to channel all the creative stimuli that I felt in that moment in order to find my own way of expression. We met. At that time she was preparing some lessons for the University of Bologna, and she asked me to prepare some tables that would be useful to clarify some of the fundamentals of her teaching. The text was a poem of Pier Jahier – ‘Tornata’ and I had to subdivide it into various groups of sounds – labial, dental, flowing and nasal etc: and give at the same time an impression of the Whole.
So I put together a text with transferable letters using stacked acetates, so I could read the whole poem but on every sheet the different meanings were isolated.

From that moment I attended her lectures and we met for a couple of years. I studied and experimented with a hint of irony playing with the technicalities of semiotics.
To analyse a text I could break it down into graphemes, phonemes trying to find the denotation and connotation in every word. I immersed myself through sensory data ( visual, smell, hearing ,taste and touch) in the choice of a poet, I laid bare the metaphors, I analysed the paradigmatic axis or lexical range or the syntagmatic axis which is the combining process of the text. An amusement to be treated carefully in every sense since I was using both transferable and letters in relief in my images. In the meantime I read with curiosity the calligrams of Apollinaire, poems in which the words follow a path which designs the object described in the text. I had understood that it was an important path but at the same time feared and shrank from the model. I wanted to find images which were the synthesis of a verse or an idea of the poet transferred by my sensibility, a perfect symbiosis between the words and the feeling aroused in me.

In the same period that interest in semiotics grew, there was increasing interest in scientific discovery. Already Kandinsky had been influenced at the beginning of the last century. In the seventies and eighties there was talk of neutrons but also of neutrinos, of the cosmic egg, of implosion or expansion of the universe. Fred Hoyle coined the term Big Bang but spoke of the formation of material due to the expansion of the universe. I had also read his novel ‘The Black Cloud’. I immersed myself in the stories of Peter Kolosimo father of the mystery in archaeology and a believer in extraterrestrial civilizations. Stephen Hawking attracted me with his theory of the Black Holes. I was very impressed with the idea that there could be black holes in the universe ready to capture the material that entered their range of gravity, without knowing where it might finish.

un racconto/a tale – il diamante e la patata

ottobre 28, 2015

Mentre sono alla ricerca di un nuovo filone per verificare il mio metodo, mi diverto con altri due giochi presi dai banchi di scuola dei miei figli. 

While I am looking for a new way to verify my method, I amuse myself with other games taken from the school desks of my sons.

 7. gioco del diamante 8 gioco della patata

Gioco del “diamante ” e della “patata” tra due scolari Olivia e Federico V elementare

Uno è il gioco del diamante: si prende un foglio bianco e si tracciano sopra dei punti a caso, poi ogni giocatore alternativamente traccia una linea colorata tra un punto e l’altro tentando di chiudere dei triangoli. Ogni volta che si conquista un triangolo lo si riempie con il proprio colore: vince chi conquista più triangoli. La sintesi della partita è una immagine a due colori, suddivisa in triangoli dalle forme più svariate e dai rapporti più imprevedibili. Due campi, due immagini, non una positiva e una negativa, ma entrambe positive.

One was the Diamond game: you take a white page, you trace a few dots here and there on it, then each player in turn traces a coloured line between one dot and another in an attempt to complete the triangles. Every time you win a triangle you fill it with your own colour. The player with the most triangles wins. The synthesis of the game is an image with two colours, subdivided in triangles of the most varied forms and the most unexpected relationships. Two fields, two images , not one positive and one negative but both positive

9 diamante per blog

dalla serie “diamante” 1978 collage 50×50

L’altro si chiama la patata. Dentro uno schema quadrettato, di solito un esagono, i due giocatori sempre con un colore ciascuno tentano di chiudere a turno più quadrati possibili mettendo poi il loro colore su quelli conquistati. Più rigida come immagine di sintesi ma piacevolmente colorata. Gli spazi compatti del vincitore e del perdente formano ritmi diversi ma anche questi sempre positivi.

The other game is called the Potato Game. Inside a squared shape, usually a hexagon, the two players, each with his own colour , try in turn to complete the most squares possible putting their own colour in those won. As the synthesis of an image this is more rigid but pleasantly coloured. The compact spaces of the winner and loser form different rhythms but these too are always positive.

patata per blog

dalla serie “patata” 1978 tempera su cartoncino 50×50

un racconto/a tale – la scoperta di un metodo

ottobre 23, 2015

Approfondendo la ricerca sugli scacchi, mi resi conto che nel prendere nota di tutti i movimenti dei due giocatori applicavo un metodo analitico, mentre nel ricostruire tutti i movimenti in un’unica immagine trovavo la sintesi.

Nella mossa del cavallo avevo scoperto la leva del momento creativo: quel “salto” divenne per me il simbolo visivo di come si possa uscire dalle gabbie mentali e trovare per intuizione i propri personali collegamenti.

Il privilegiare partite di campionato, caratterizzate da poche mosse e da soluzioni eleganti, mi insegnò che lavorare facendo le scelte giuste, sia dei materiali che delle tecniche, mi avrebbe portato più facilmente ad esprimermi senza tradire il mio pensiero. Avevo trovato un metodo di lavoro che potevo applicare, adattandolo di volta in volta, ai miei vari studi. Non un metodo statico o definitivo ma un procedimento snello e aperto alle varianti che nuove idee, nuove situazioni avrebbero potuto suggerire.

Da quel momento in poi fu una scoperta continua, non avrei mai immaginato quanta letteratura, pittura, filosofia gli scacchi avessero ispirato. Fu piacevole sentirsi in buona compagnia.

The discovery of a method

Deepening my research into chess I realised that taking note of all the movements of the two players I applied an analytical method , while reconstructing the movements in one image I found a synthesis. In the movements of the horse I had found the lever of the creative moment: that ‘jump’ became the visible symbol for me of how it was possible to free myself from a mental cage and find through intuition my personal connections.

By concentrating on championship games characterised by few movements and elegant solutions I was taught that in working by making the right choices both of materials and techniques this would lead me to express myself more easily without betraying my thought. I had found a work method that I could apply adapting it time by time to my various studies.. Not a static or final method but a short procedure which was open to variants that new ideas, new situations might suggest. From that moment it was a continual discovery, I would never have imagined how much literature, painting and philosophy ,,chess would inspire. It was pleasant to feel myself in good company.

copertina libro cubo per blog

 

un racconto/a tale – gli scacchi (3)

ottobre 21, 2015

Per visualizzare questi tracciati usavo il tiralinee e l’inchiostro di china nero su fogli bianchi, rara la tempera bianca su fogli neri per accentuare la vittoria del nero sul bianco. Oppure usavo i nastri trasferibili della Letraset su acetato.

To visualise the tracks I used a drawing pen and black printing ink on white paper, or rarely white tempera on black pages to accentuate the victory of black over white, or more rarely transferable tapes of the Letraset on acetate.

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Partite di scacchi 1977, tempera su cartoncino nero e china su cartoncino bianco , 50×50

Nel novembre del 1976, fu allestita una mostra a La Permanente di Milano dal titolo “Il Werkbund – 1907 Alle origini del design”. Tra gli oggetti presentati noto una scacchiera con gli scacchi disegnati da Josef Hartwig nel 1923. E mi viene un tuffo al cuore. Aveva chiaramente disegnato i pezzi ispirandosi ai movimenti e non ai personaggi. In questa fotografia si distinguono facilmente in primo piano il cavallo fatto a L e l’incrocio dell’alfiere. Mi trovavo in sintonia con un artista che aveva lavorato con lo stesso input circa cinquanta anni prima di me. Emozionante!

In November 1976 an exhibition was organised at La Permanente of Milan with the title ’The Werkbund- 1907 The Origins of design’ . Amongst the objects exhibited I noticed a chessboard with the pieces designed by Josef Hartwig in 1923. My heart beat more quickly. He had clearly designed the pieces inspired by the movements and not the characters. In this photograph you can easily distinguish the horse in the foreground designed as an L and the cross of the knight. I was on the same wavelength as an artist who had worked on the same input about fifty years before me. This was thrilling.

scacchiera-per-blog

Scacchi disegnati da Josef Hartwig 1923
in primo piano da sinistra cavallo, pedina, alfiere, regina

Su suggerimento di Fronzoni presentai i disegni sugli scacchi a Ugo Carrega che dirigeva allora il Centro Culturale Mercato del Sale sempre a Milano. Non ci fu molto feeling perché la sua risposta fu una domanda “perchè gli scacchi e non una bella partita a poker?” quasi a lanciarmi una sfida.

Following Fronzoni’s suggestions I presented the chess designs to Ugo Carrega who was then director of the Mercato del Sale always in Milan. I didn’t get much of a response because his reply was a question –‘Why chess and not a good game of poker?’ as if he were challenging me.

Sempre con i miei scacchi e sempre su consiglio di Fronzoni, mi presentai da Armando Nizzi della Galleria d’arte contemporanea Sincron di Brescia. Nel frequentare assiduamente questa galleria ebbi l’occasione di incontrare Bruno Munari.
Venne anche la mia prima occasione di partecipare ad una collettiva della Sincron dal titolo
Tre giorni d’arte a Ciserano, anno 1979. E fu una buona occasione perché Munari che stava per pubblicare con la casa editrice Zanichelli il suo libro La scoperta del quadrato mi propose di inserire due immagini dei miei scacchi. Dopo la pubblicazione, ricevetti una gentile lettera da Christa Bumgarth del Kunst Historiches Institut in Florenz che mi chiedeva una documentazione per i loro archivi dei miei lavori ed io ne fui molto lusingata. Ma purtroppo non risposi, ero alla mia prima ricerca, avevo da poco iniziato il lavoro sulla parola come immagine e non avevo alcuna documentazione da presentare.

Always with my chess and always at the suggestion of Fronzoni I introduced myself to Armando Nizzi of the Galleria d’Arte Contemporanea Sincron of Brescia. By going frequently to this gallery I had the opportunity to meet Bruno Munari. Then came my first opportunity to take part in a collective of the Sincron with the title ‘Tre giorni d’arte a Ciserano ‘in 1979. It was a good opportunity because Munari was about to bring out with the publisher Zanichelli his book ‘La Scoperta del Quadrato’ and he suggested my including two images of my chess. After publication I received a very kind letter from Crista Bumgarth of Kunst Historiches Institut in Florenz which asked for documentation of my work for their archives. I was very flattered but unfortunately I didn’t reply. I was at the beginning of my research and had only just begun the work on the word as an image and I had no documentation to present.

copertinapagina 51 

La scoperta del quadrato di Bruno Munari edito da Zanichelli 1981


Mi accorgo ora che gli anni settanta furono per me momenti di grande impegno e creatività, stimolata da un fervore che mi circondava sia negli ambienti artistici che in quelli scientifici e sociali. I ricordi si accavallano ed è complesso catalogarli cronologicamente: ho l’impressione che la mia attività sia stata impostata tutta in un batter di ciglia.

I realise now that the seventies were moments of intense commitment and creativity for me stimulated by a fervour which surrounded me in artistic, scientific and social circles. The memories overlap and it is complex to catalogue them chronologically. I have the impression that my activity took place in the blink of an eye.