Posts Tagged ‘letteratura’

finestra

aprile 7, 2015

 

Marisa, la curiosa, è andata a cercare la poesia di Pessoa
citata da Sarima quando parla della sua inquietudine,
poi l’ha tradotta in immagine.

finestra blog

finestra 2014

 

Non basta aprire la finestra (Fernando Pessoa)

Non basta aprire la finestra
per vedere la campagna e il fiume.

Non basta non essere ciechi
per vedere gli alberi e i fiori.

Bisogna anche non aver nessuna filosofia.
Con la filosofia non vi sono alberi:
vi sono solo idee.

Vi è soltanto ognuno di noi,
simile ad una spelonca.

C’è solo una finestra chiusa
e tutto il mondo fuori;
e un sogno di ciò che potrebbe esser visto

se la finestra si aprisse,
che mai è quello che si vede
quando la finestra si apre.

la ciocca bianca

marzo 23, 2015

 

Guardando i miei capelli bianchi ricordo un’altra testa canuta, quella di mia madre. E risento le sue lievi carezze sul mio capo quando già ci somigliavamo nella luce delle nostre sfumature.

 auoritratto 2014 per blog
autoritratto 2014 mlg

 

 

La ciocca bianca

De’ tuoi bianchi capelli, sì leggeri
alla carezza e pur si folti, in uno scrigno
una ciocca serbo. Erano i miei
scuri come la notte, allor che al capo
tuo la recisi. Ed oggi, te cercando
In quella ciocca, sola cosa viva
che di te mi rimanga, io mi domando
se recisa non l’ho dalle mie tempie.
E se mi guardo entro lo specchio, e in esso
mi smarrisco, non me, ma te ravviso,
o Madre: tua questa marmorea fronte,
piena di tempo, e immersa in una luce
ch’è già ormai d’altra terra e d’altro cielo.

Ada Negri

 
Questa poesia proviene da: Poesia di Ada Negri – La ciocca bianca | Poesie di Ada Negri | Poeti Moderni http://www.poesie.reportonline.it/poesie-di-ada-negri/poesia-di-ada-negri-la-ciocca-bianca.html#ixzz3VBNs1KvG

l’inquietudine di marisa

marzo 21, 2015

marisa al parco 1

Marisa al parco. 2014

 

Mi fa piacere, cara Sarima, riconoscere che non ti sei nascosta tra le pieghe del programma di Second Life per puro divertimento o per curiosità. La tua inquietudine è salutare, specialmente se è avulsa dalla paura.
Recentemente Umberto Eco ci ricorda che Kant ha proposto di stabilire  il fondamento della conoscenza nel soggetto che conosce e non nell’oggetto conosciuto. Molte volte, tu ed io abbiamo parlato di intuizione, proprio nei momenti più creativi della nostra esistenza, rendendoci ben conto che per noi era un continuo tradurre tutto ciò che vedevamo attorno a noi, rifletterci sopra con la nostra sensibilità affinché anche noi potessimo trovare l’occasione di esprimere un’idea personale. “Le forme trascendentali della conoscenza agiscono sui dati dell’intuizione” ci chiarisce ancora Eco nel suo articolo su Repubblica del 13 marzo scorso. Sono subito andata a scovare la parola trascendentale e il suo significato: tralasciando quello più antico medievale, quello che fa scuola è sempre il pensiero kantiano : “le strutture del pensiero  esistono anteriormente all’esperienza e  condizionano e permettono la conoscenza”, il che sembrerebbe quasi contraddire quanto affermato sopra. Se poi ci chiedessimo la differenza tra una esperienza diretta di vita ed una esperienza fatta attraverso la lettura di  avventure reali o immaginarie di altri personaggi, puoi ben capire che il discorso sarebbe molto lungo e intrigante.
La conoscenza di qualsiasi cosa può essere anche inganno, qualcosa di prefabbricato dalle nostre menti sempre pronte come dici tu a crearsi delle gabbie dalle quali è complicato uscire. Tu ci inviti a parlarne perché hai compreso che ancora oggi l’umanità continua a farsi  le stesse domande ed è affascinante scoprire le affinità che ci accomunano e le diversità che ci incalzano a nuovi pensieri, a nuove soluzioni.
Vorrei comunque invitarti a soffermarti e riflettere su una parola che da oggi in poi sentiremo sempre più spesso: la paura.
Tu hai dimostrato coraggio avventurandoti in un mondo nuovo senza temere  la stanchezza, il silenzio, la solitudine ed hai viaggiato, ponendoti sì delle domande esistenziali, ma anche affrontando le varie difficoltà dei tuoi viaggi  in modo positivo.
Io qui, nel mondo reale, devo combattere contro qualcosa di veramente nuovo, che non è la guerra, con tutti suoi dolori e sciagure, ma è qualcosa di più subdolo, rarefatto anche se concreto, il male. Un male che si intrufola in tutti noi e che in alcuni esplode con violenza inaudita. E dobbiamo combatterlo a tutti i costi con la fede che ci sostiene e confidando in quella parte di umanità che  è ancora prevalente e crede nel bene e nella solidarietà. Continuiamo a viaggiare, cara Sarima, con la mente, con l’anima, con le nostre qualità di donne.

sarima e il mare
Sarima al mare-sotto ovviamente. 2011

 

Dear Sarima, I am pleased to acknowledge that you have not hidden yourself into the folds of Second Life program for fun or out of curiosity. Your anxiety is healthy, especially if it is divorced from fear.
Recently Umberto Eco reminded us that Kant proposed us to establish the foundation of knowledge in the subject who knows and not in the object known.  Many times, you and I have talked about intuition, right in the most creative moments of our existence. We are well aware that our work is a continuous translation of everything we see around us: a very detailed work done with our own sensitivity to catch the opportunity of expressing a personal opinion at the same time. “The transcendental forms of knowledge act on the data of intuition” clarifies Eco in his article on the Italian
newspaper la Repubblica March 13th  I quickly went to look into the word “transcendental” : omitting the oldest medieval one, the present meaning follows the Kantian thought: “the structures of thought exist before the experience and bind and allow the knowledge”, which would almost seem to contradict what was stated above. And if we were to ask ourselves what is the difference between a direct experience of life and an experience of reading about somebody else’s real or imaginary adventures, you could well understand that the speech would be very long and intriguing.
The knowledge of anything can be even deceptive, preconceived by our minds always ready, as you say, to create cages from which it is difficult to get out. You invite us to talk about it because you understand that human beings continue to ask almost the same questions. To find out the similarities that unite us and the diversity that suggest us new thoughts and new solutions is fascinating.
However, I want to invite you to linger and reflect on a word that from now on we will hear more and more often: fear.
You have shown courage in your venturing into a new world without fear of fatigue, silence, solitude and have travelled, not just by asking existential questions, but also to face up to the various difficulties of your trips in a positive way.
In my real world I have to fight against something actually new, that is not a war with all its sorrows and misfortunes, but something more subtle, rarefied although concrete, the evil that sneaks in all of us and that in some of us explodes with unprecedented violence . And we have to fight against it at all costs with the faith that sustains us and trust that part of humanity that thankfully is still prevailing, who believes in goodness and solidarity. Let us continue to travel, dear Sarima, with the mind, the soul, with our qualities of women.

AUGURI*auguri*AUGURI*auguri*AUGURI

dicembre 20, 2014

Andando un dì santo Francesco per cammino con frate Masseo, il detto frate Masseo andava un poco innanzi; e giugnendo a un trebbio di via, per il quale si poteva andare a Firenze, a Siena e ad Arezzo, disse frate Masseo: “Padre, per quale via dobbiamo andare?”. Rispuose santo Francesco: “Per quella che Iddio vorrà”. Disse frate Masseo: “come potremo noi sapere la volontà di Dio?”. Rispuose santo Francesco: “Al segnale ch’io ti mostrerò; onde io ti comando, per lo merito della santa obbedienza, che in questo trebbio, nel luogo dove tu tieni i piedi, tu t’aggiri intorno intorno, come fanno i fanciulli, e non ristare di volgerti, s’io non te lo dico”. Allora Frate Masseo incominciò a volgersi in giro; e tanto si volse, che per la vertigine del capo, la quale si suole generare per cotale girare, egli cadde più volte in terra, ma non dicendogli santo Francesco  che ristesse, ed egli volendo fedelmente ubbidire, si rizzava e ricominciava. Alla perfine, quando egli si volgeva ben forte, disse santo Francesco: “Sta’ fermo, e non ti muovere”. Ed egli stette, e santo Francesco il domandò: “Inverso quale parte tu tieni la faccia?”. Risponde frate Masseo: “Inverso Siena”. Disse santo Francesco: “Quella è la via per la quale Iddio vuole che noi andiamo”. Andando per quella via, frate Masseo fortemente si meravigliava di quello che santo Francesco gli aveva fatto fare, come i fanciulli, dinnanzi a’ secolari che passavano; nondimeno, per riverenzia, non ardiva di dire niente al Padre Santo. Appressandosi a Siena, il popolo della città udì dell’arrivo del Santo, e facionglisi incontro, e per divozione il portarono lui e il compagno insino al vescovado, che non toccarono niente terra co’ piedi. In quella ora alquanti uomini di Siena combattevano insieme, e già v’erano morti due di loro. Giugnendo ivi, santo Francesco predicò loro sì divotamente e sì santamente, che li ridusse tutti quanti a pace e grande unità e concordia insieme”.

natale2014 e-mail

I fioretti di S. Francesco, capitolo XI. – 2014

TANTI AUGURI DI BUON NATALE

E DI UN 2015 CHE CI FACCIA PORTATORI DI PACE!

Giacomo e Maria Luisa

il mio pensiero

ottobre 30, 2014

Il mio pensiero

L’ombra del mio aquilone

sulla superficie lunare

è il mio pensiero che vaga, vaga

e divaga…

My thought

The shadow of my kite

on the moon soil

is my thought that wanders, wanders

and wonders…

mlg

l'aquilone

“Il mio pensiero” 2007 collezione Alberto Veca

 

“tracce di sè” di roberta giudetti

marzo 6, 2014

Premessa

Ho incontrato per la prima volta Roberta Giudetti all’ inaugurazione della mia mostra dal titolo “Il testo poetico come immagine” nel Laboratorio di Beba Restelli il 14 febbraio del 1992. Qui sotto l’avviso  che presentava  il corso che avrei tenuto nella stessa sede.

tutto culturaTutto cultura – Milano

Roberta partecipò al corso presentato proprio in quella inaugurazione.
Nello stesso periodo stava preparando la sua tesi di laurea in lettere e filosofia 
dal titolo “L’educazione alla lettura in età pre-scolare: il contributo di Bruno Munari”.
Fu una bella  sorpresa quando mi avvisò che il  V° capitolo  era interamente dedicato a quanto appreso nel mio seminario. Ora ho potuto finalmente pubblicarlo nel settore dedicato alle Pagine.

Ho ritrovato questa bella fotografia che la ritrae mentre dialoga animatamente  con Bruno Munari, sullo sfondo le mie poesie da Il Bestiario di Apollinaire. 

roberta e bruno blog

Roberta Giudetti e Bruno Munari nel Laboratorio di Beba Restelli – foto di Atto – Milano 1992

Ora è scrittrice, ha pubblicato diversi libri dedicati all’educazione dei bambini,  è docente di regia e vice direttrice della ACME Accademia di Belle Arti Europea dei Media di Milano.
Ricordo con affetto il suo primo libro di racconti pubblicato la prima volta nel 1996: “Donne quasi perfette” la cui copertina ebbi il piacere di disegnare.

 copertina libro roberta         retro copertina

fronte e retro della copertina

Avevo appena terminato di scrivere la trilogia dedicata alle mie ricerche e Roberta aveva avuto l’occasione di leggerla. Questo che segue è uno  scritto che mi aveva inviato come promemoria dell’incontro.

Tracce di sé di Roberta Giudetti

Sono in ordine questi libri?
Il primo è quello sugli scacchi… sai, il mio metodo.
Il secondo è quello sulla poesia visiva e il terzo è
il mio giardino dei segni.
C’è la tua vita in questi libri… no, volevo dire una
piccola parte della tua vita. E Mappaluna ?
Non potevo mettere tutto quello che ho fatto…
Certo… ma… non hai messo le dimensioni delle tele…
E’ vero, ora che mi ci fai pensare tu… potrei
aggiungere questi dati.
Questo lavoro in fondo è un work in progress…

Sorrido. In questi libri c’è profumo d’Oriente, una delle grandi passioni di Marisa, ma c’è molto di più. E molto di meno.
C’è il piacere di raccontarsi, di farsi scoprire, ma poco alla volta. Dai primi passi. E mai fino in fondo. Ci vorrebbero almeno 20 di questi libri per scoprire tutti gli aspetti e gli anfratti di Marisa, tutte le sue passioni. Marisa artista, pittrice, poetessa delle immagini. Marisa donna, moglie, mamma, nonna, amica. Marisa lettrice, finestra aperta sulla corrente.

Ma nella scatola di cartone ondulato, questo c’è. Tre piccoli scrigni da aprire. Frammenti e tracce di lei. E come scrive C. Pincola Estés “In ogni frammento di una storia si trova la forma dell’intera storia. Le storie mettono in moto la vita interiore”.

Per qualche bizzarro motivo, mi viene spontaneo cominciare dalla fine, dall’ultimo scrigno. Il giardino dei segni. Perché ognuno di noi è una casa, bella o brutta,  vecchia o nuova, modesta o lussuosa, arredata modernamente o in modo classico: l’importante è che sia accogliente. Intorno alla nostra casa, attorno a noi, c’è il nostro giardino, quel luogo fatto di fiori e piante sapientemente interrate: affetti,  tasselli, briciole di noi che seminiamo e coltiviamo proprio per attirare l’altro da noi, per invitarlo ad entrare nella nostra casa. Segni, appunto, che rimandano a qualcosa che ci sarà. Vieni, entra: se fuori c’è tutto questo, e se questo ti piace, devi sapere che è solo un cenno, è solo un indizio di quello che troverai dentro. Dentro c’è tutta la musica che ho ascoltato, i libri che ho letto, la poesia che ho recitato, le danze che ho improvvisato, i colori e i paesaggi che ho ammirato, le voci che ho percepito. L’amore che ho donato e ho ricevuto.

Marisa ci descrive il suo giardino da attraversare per poter entrare nella sua casa. Dove per prima cosa siamo invitati ad osservare Storie di scacchi. Ogni casa, per essere solida e non crollare deve avere una struttura, ovvero un metodo. Il suo metodo Marisa l’ha intuito grazie ad una partita a scacchi, grazie alla mossa del cavallo, ovvero quel salto mentale che ci permette di trovare soluzioni e tracciare un percorso immaginario. Ed ecco il secondo scrigno, Il testo poetico come immagine. Quel percorso che siamo invitati ad ammirare nella sua interpretazione visiva di poesie di grandi autori. Laddove dietro ogni parola risuona nella memoria la voce di un grande poeta e Marisa ci indica quale potrebbe essere una delle possibili strade per trovare l’immagine che si nasconde dietro quella parola.
Tre piccoli libri, tre piccoli scrigni, alcune tracce di sé. Un’autobiografia in crescendo. In attesa del prossimo capitolo. R G

Milano 6/10/2005

cofanetto

il cofanetto che contiene  la trilogia
(vedi presentazione con un click sull’immagine)

ps. pubblicato con l’autorizzazione di Roberta Giudetti

premessa alla nuova categoria “incontri”

marzo 5, 2014

Mi sembra bello oltre che giusto far conoscere alcuni scritti che artisti, docenti, critici d’arte,storici dell’arte,amici e conoscenti hanno dedicato al mio lavoro.
I loro pensieri sono un arricchimento per tutti noi poiché  il lavoro di un artista prende vita solo nello scambio di sentimenti e passioni.
Scopro rileggendoli sempre qualcosa di nuovo che mi è particolarmente utile in questo periodo nel quale sto ripercorrendo il mio sentiero.
Fermarsi, riflettere, dialogare sono passaggi essenziali per crescere.
Far conoscere le loro parole è anche un modo per ringraziarli perché il pensiero di ognuno di loro nasce dallo sforzo di comprendere l’altro, il suo operare, il suo essere.

Se possibile racconterò come e quando ho conosciuto le persone di cui pubblicherò qualche testo.

Per oggi una piccola curiosità che mi auguro vi diverta.

archimedix

Archimedix Bulan e il libro di Sarima Giha

Il mio primo maestro  nel mondo di Second Life Archimedix Bulan, proprietario di una biblioteca tra i monti, pubblicò on line il racconto delle prime esperienze  di “Sarima Giha”, il mio  avatar nato il 9 settembre del 2007 e rimasto fra le nuvole di quel mondo virtuale fino alla fine del 2011. Si è ritrovata casualmente la sua piuma tra le pagine di un libro. La piuma viene indossata dagli avatar quando volano oltre i seimila metri.

sarima giha e la piuma

“Sarima Giha e la piuma” 2012

sarima tra le nuvole

Sarima fra le nuvole 2011

la mia prima poesia per “password”

gennaio 23, 2014

A volte mi diverto a ripensare i percorsi mentali che mi permettono di realizzare qualcosa che sta tra il pensiero razionale e l’ intuizione. E’ il caso della poesia Adam’s song di Daniel Thomas Moran che ho tradotto in immagine per la prima volta come membro di “Password“: un gruppo di poeti, artisti visivi e musicisti che si cimentano a scrivere versi, tradurli in immagine o in musica attraverso il personal computer. Era la prima volta che usavo il programma Photoshop e non avevo alcuna preparazione di base. Perciò tutto è nato da continue sperimentazioni,  errori, scoperte. Ho comunque progettato un percorso e  sapevo quello che volevo ottenere. L’ ho realizzato con l’ingenuità del neofita ma con caparbietà finché  ho ottenuto delle immagini che  interpretavano bene il mio pensiero e la visione del poeta.

Sometimes I like to rethink the mental paths that allow me to create something that stands between rational thought  and intuition. Here is an example: I translated  some verses from Daniel Thomas Moran’s poem Adam’s Song  into images, for the first time as a member of “Password”:  a group of poets, visual artists and musicians who attempt to write poetry, to translate them into pictures or music through the personal computer. It was the first time I used the Photoshop program and I had  no basic training. So everything is born from continuous experiments, mistakes, discoveries. However, I have planned a course, and I knew what I wanted to achieve. I worked ​​with the ingenuity of the neophyte but with determination until I got some pictures  which were faithful   to  my thinking and the poet’s vision.

Ecco il testo:

Non ho mai/invitato queste poesie, tuttavia/stanno arrivando/una alla volta, scuotendosi di dosso/la pioggia/dalle spalle/mentre emergono dal/ buio oltre la mia soglia. mlg

e il percorso:

prima scrittura
first writing:

I have never / invited these poems, yet      

they keep on arriving / one by one, shaking /                          

the rain / from their shoulders/                                           

 as they emerge from/  the dark beyond my door.   

Ho riscritto questi versi con il carattere “arial alternative symbol”
I have written again this poem in “arial alternative symbol” Font:

poesia symbol 1

poi ho rovesciato il testo come se fosse composto da ideogrammi giapponesi per farlo “emergere dal buio oltre la mia soglia”
then  I have overturned  the poem as if it was  written with Japanese ideograms to make it “emerge from the dark beyond my door. ”

poesia symbol 2

Il risultato è una serie di 6 composizioni dal titolo “Piovono poesie”.
The result is a series of six compositions whose title is “It’s raining poems”.

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“Piovono poesie” – “It’s raining poems”  – 23  dicembre 2004

a proposito di poesia visiva

gennaio 12, 2014

Una riflessione

E’ dal lontano 1978 che lavoro con le parole dei poeti. Da sempre, salvo qualche eccezione, il testo è l’oggetto che forma le mie immagini. L’insieme delle parole che compongono il singolare linguaggio del poeta vengono manipolate quasi fossero una materia plasmabile sotto le mie mani. Uso la forma lineare della scrittura come se fosse un panetto di creta, conscia di poter ottenere un prodotto che è il risultato di una fusione tra il messaggio del poeta e la realizzazione di una forma che ne rappresenta l’interpretazione. Una interpretazione che è anche espressione di una diversa sensibilità e personalità. Analizzare oggi il mio percorso, nell’arco di oltre un trentennio, mi permette di comprendere meglio l’influenza che ha sempre avuto la scelta dello strumento nel realizzare le immagini. I risultati ottenuti, con l’uso prima delle lettere trasferibili, del pennello, della tipografia e delle lettere a rilievo, poi con il personal computer utilizzando programmi come photoshop e second life, sono profondamente diversi. Tuttavia è proprio dal loro confronto che emerge anche l’ idea unificante che li accomuna. “Il faut que notre intelligence s’habitue à comprendre synthético-idéographiquement – au lieu de analytico-discursivement”. Queste traduzioni non vanno lette ma viste. Alla diversità degli strumenti si accompagna a volte anche una particolare complessità di pensiero. E il cammino per arrivare alla semplicità è sempre arduo. Apollinaire scriveva “Per me un calligramma è un insieme di segno, disegno e pensiero. Esso rappresenta la via più corta per esprimere un concetto in termini materiali e per costringere l’occhio ad accettare una visione globale della parola scritta”. Oggi questa concezione, data per acquisita, viene superata dalla consapevolezza che l’astrazione si è fatta più rarefatta, più rappresentativa di un mondo in continua frenetica evoluzione. Ogni immagine acquisita e scandagliata viene reinterpretata e continuamente arricchita di significato. Ad ogni passaggio si perde qualcosa ma si acquista altro in svariate composizioni.

ricetta

“una ricetta di Albarosa” (cannuccia, pennino e inchiostro su carta) 1978

autoritratto

“autoritratto” (rielaborazione foto cappello e lettere trasferibili  Letraset) serigrafia 1979

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“nascita di una poesia” ( lettere trasferibili   su cartoncino) 1980

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“Natale di Ungaretti” (litografia da immagine creata con foto a contatto di un filo metallico e inserimento di parole scritte con lettere trasferibili ) 1982

omaggio a calvino,1° quadro

una delle 10 tele dedicate a “Se una notte d’inverno un viaggiatore” sceneggiato in 10 tempi ( acrilici su tela e lettere a rilievo) 1984

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“la stella di Natale” da Pasternak (litografia con segno realizzato con stick di inchiostro giapponese e composizione di parole con  lettere trasferibili ) 1984/85

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“contrasto” da Cielo d’Alcamo (acrilico su carta e scrittura a mano con pennino) 1988

T.S.Eliot

“la coltura degli alberi di Natale” da T.S.Eliot (litografia da composizione a mano di lettere trasferibili) 1991

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“conferenza su niente” da John Cage ( scrittura a mano con  smalti su carta fatta a mano Fabriano) 1995

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“a dance a ballet” da una poesia di Daniel Thomas Moran (opera in digitale realizzata da una foto di un mio collage e scrittura da pc) 2004

arriba el mar

“arriba el mar” da una poesia di Lopez Santòs  (elaborazione testo della poesia con Photoshop) 2006

happiness

“happines” da una poesia di Gabriele Poetcher  ( fotografia in second life e sovrapposizione di lettere con Photoshop) 2008

questions persist D T Moran

“Questions persist and persist” da una poesia di D. T. Moran ( foto del mio avatar in un giardino virtuale di second life e composizione grafica con Photoshop) 2008

un'artista che...(blog)

“l’artista che si innamora di una poesia” da I giusti di Borges (uso del testo per creare forme e parole con Photoshop) 2013