Posts Tagged ‘viaggio’

sull’asfalto

febbraio 9, 2016
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Un gesto d’amore
nel mondo delle regole
scompone il ritmo del viaggio
quale luce irradierà il mattino?

mlg

 

 

 

l’ inquietudine di sarima giha

marzo 11, 2015

L’inquietudine di Sarima Giha

Ci sono diversi modi per viaggiare e vedere il mondo ed è raro che non sia la meraviglia il primo sentimento che ci sorprende. Poi arriva la riflessione, la coscienza del nostro far parte, più o meno consapevolmente, della creazione. Se abbiamo in mente le parole di Bernardo Soares, uno dei molti eteronimi di Fernando Pessoa, “Ciò che vediamo non è ciò che vediamo ma ciò che siamo”, sembrerebbe che non solo la consapevolezza dell’esistenza stessa delle cose è in forse, ma tutto ciò che vediamo non ci dà la garanzia della sua esistenza. Vedo ciò che voglio vedere, sento ciò che voglio sentire, esiste solo ciò di cui ho la percezione. Tutto passa attraverso la nostra mente e la nostra personale sensibilità.I viaggi sono i viaggiatori” e non ha importanza se si parla del mondo reale in cui viviamo o del mondo fantastico che ci costruiamo in virtù di una tecnica che ci permette di realizzare il sogno. Non mi consola, anzi mi atterrisce l’idea che “c’è solo una finestra chiusa e tutto il mondo fuori; e un sogno di ciò che potrebbe essere visto se la finestra si aprisse” come dice Pessoa. Eppure qualcosa di vero c’è:l’inquietudine che tutti, prima o poi, sentiamo vagabondando alla ricerca della verità. Io e la mia solitudine, io e l’incomunicabilità, io e le forme mentali prefabbricate che mi porto sulle spalle come guscio di lumaca. Forse basterebbe ascoltare le parole di S. Agostino:”E gli uomini se ne vanno a contemplare le vette delle montagne, e i flutti vasti del mare, le ampie correnti dei fiumi, l’immensità dell’oceano, il corso degli astri, e passano accanto a se stessi senza meravigliarsi”, per uscire dall’inquietudine, parlandoci.
Sarima Giha a.k.a. Maria Luisa Grimani

 

 

 

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Sarima Giha’s disquiet

There are several ways to travel and see the world and it is rare that it is not the wonder the first feeling that surprises us.
Then the reflection comes, the awareness of being part, more or less consciously, of the creation.
If we have in mind the words of Bernardo Soares, one of the many heteronyms of Fernando Pessoa, “What we see is not what we see but what we are”, it would seem to us that not only the awareness of the existence of things is doubtful, but all that we see does not give us the guarantee of its existence.
I see what I see, feel what I feel, there is just what I perceived. Everything goes through our mind and our own sensibility.
” Travels are travelers” and it does not matter whether we talk about the real world in which we live or the fantasy world that we build on the basis of a technique that allows us to realize the dream.
The idea that “there is only one window closed and all the world outside; and a dream of what could be seen if the window is opened”, as Pessoa says, does not console me, in fact it terrifies me.
Yet there is something true in it: the disquiet that everyone feels, sooner or later, when wandering in search of the truth.
Me and my solitude, I and the lack of communication, me and my mental cages that I carry on my shoulders like snail shell.
Perhaps the words of St. Augustine would be effective to quit disquiet by talking among ourselves: “And men wander to contemplate the mountain peaks, and the vast waves of the sea, the large currents of the rivers, the immensity of the ocean,the course of the stars, and pass beside themselves without wondering”.

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