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un racconto/a tale – gli scacchi (3)

ottobre 21, 2015

Per visualizzare questi tracciati usavo il tiralinee e l’inchiostro di china nero su fogli bianchi, rara la tempera bianca su fogli neri per accentuare la vittoria del nero sul bianco. Oppure usavo i nastri trasferibili della Letraset su acetato.

To visualise the tracks I used a drawing pen and black printing ink on white paper, or rarely white tempera on black pages to accentuate the victory of black over white, or more rarely transferable tapes of the Letraset on acetate.

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Partite di scacchi 1977, tempera su cartoncino nero e china su cartoncino bianco , 50×50

Nel novembre del 1976, fu allestita una mostra a La Permanente di Milano dal titolo “Il Werkbund – 1907 Alle origini del design”. Tra gli oggetti presentati noto una scacchiera con gli scacchi disegnati da Josef Hartwig nel 1923. E mi viene un tuffo al cuore. Aveva chiaramente disegnato i pezzi ispirandosi ai movimenti e non ai personaggi. In questa fotografia si distinguono facilmente in primo piano il cavallo fatto a L e l’incrocio dell’alfiere. Mi trovavo in sintonia con un artista che aveva lavorato con lo stesso input circa cinquanta anni prima di me. Emozionante!

In November 1976 an exhibition was organised at La Permanente of Milan with the title ’The Werkbund- 1907 The Origins of design’ . Amongst the objects exhibited I noticed a chessboard with the pieces designed by Josef Hartwig in 1923. My heart beat more quickly. He had clearly designed the pieces inspired by the movements and not the characters. In this photograph you can easily distinguish the horse in the foreground designed as an L and the cross of the knight. I was on the same wavelength as an artist who had worked on the same input about fifty years before me. This was thrilling.

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Scacchi disegnati da Josef Hartwig 1923
in primo piano da sinistra cavallo, pedina, alfiere, regina

Su suggerimento di Fronzoni presentai i disegni sugli scacchi a Ugo Carrega che dirigeva allora il Centro Culturale Mercato del Sale sempre a Milano. Non ci fu molto feeling perché la sua risposta fu una domanda “perchè gli scacchi e non una bella partita a poker?” quasi a lanciarmi una sfida.

Following Fronzoni’s suggestions I presented the chess designs to Ugo Carrega who was then director of the Mercato del Sale always in Milan. I didn’t get much of a response because his reply was a question –‘Why chess and not a good game of poker?’ as if he were challenging me.

Sempre con i miei scacchi e sempre su consiglio di Fronzoni, mi presentai da Armando Nizzi della Galleria d’arte contemporanea Sincron di Brescia. Nel frequentare assiduamente questa galleria ebbi l’occasione di incontrare Bruno Munari.
Venne anche la mia prima occasione di partecipare ad una collettiva della Sincron dal titolo
Tre giorni d’arte a Ciserano, anno 1979. E fu una buona occasione perché Munari che stava per pubblicare con la casa editrice Zanichelli il suo libro La scoperta del quadrato mi propose di inserire due immagini dei miei scacchi. Dopo la pubblicazione, ricevetti una gentile lettera da Christa Bumgarth del Kunst Historiches Institut in Florenz che mi chiedeva una documentazione per i loro archivi dei miei lavori ed io ne fui molto lusingata. Ma purtroppo non risposi, ero alla mia prima ricerca, avevo da poco iniziato il lavoro sulla parola come immagine e non avevo alcuna documentazione da presentare.

Always with my chess and always at the suggestion of Fronzoni I introduced myself to Armando Nizzi of the Galleria d’Arte Contemporanea Sincron of Brescia. By going frequently to this gallery I had the opportunity to meet Bruno Munari. Then came my first opportunity to take part in a collective of the Sincron with the title ‘Tre giorni d’arte a Ciserano ‘in 1979. It was a good opportunity because Munari was about to bring out with the publisher Zanichelli his book ‘La Scoperta del Quadrato’ and he suggested my including two images of my chess. After publication I received a very kind letter from Crista Bumgarth of Kunst Historiches Institut in Florenz which asked for documentation of my work for their archives. I was very flattered but unfortunately I didn’t reply. I was at the beginning of my research and had only just begun the work on the word as an image and I had no documentation to present.

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La scoperta del quadrato di Bruno Munari edito da Zanichelli 1981


Mi accorgo ora che gli anni settanta furono per me momenti di grande impegno e creatività, stimolata da un fervore che mi circondava sia negli ambienti artistici che in quelli scientifici e sociali. I ricordi si accavallano ed è complesso catalogarli cronologicamente: ho l’impressione che la mia attività sia stata impostata tutta in un batter di ciglia.

I realise now that the seventies were moments of intense commitment and creativity for me stimulated by a fervour which surrounded me in artistic, scientific and social circles. The memories overlap and it is complex to catalogue them chronologically. I have the impression that my activity took place in the blink of an eye.

 

 

 

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il suono della mano

maggio 28, 2008

Senza l’esperienza della poesia visiva non sarei mai riuscita a passare al segno-gesto.

Ho iniziato a tradurre in immagine testi poetici, verso la fine degli anni 70. Usavo i trasferibili. applicando le regole della composizione tipografica. I più importanti erano Letraset e Mecanorma: pagine di alfabeti di diversi caratteri che si usavano come le decalcomanie. Con una punta arrotondata, grattando il foglio, si trasferivano sulla pagina le singole lettere per comporre le parole. Spesso si staccavano male ed era un lavoro di grande pazienza. Non ho mai usato nei miei lavori la macchina per scrivere proprio per dare meno rigidità alle parole.

Il passaggio dall’uso dei trasferibili all’utilizzo della calligrafia mi permise di allargare la mia ricerca fino al segno-gesto.

Scrivevo con i vecchi pennini e l’inchiostro di china, oppure con i pennarelli a smalto. Cannuccia e pennino, pennello, pennellessa. Pagine e pagine di piccoli segni.

Poi mi ricordai dell’insegnamento datomi dal grafico Max Huber, conosciuto in quei pochi anni in cui lavorai presso la Bassetti, quando gli chiesi qual’era per lui la regola migliore per imparare a disegnare.

“Prendi dei grandi fogli e disegna con ampi gesti senza mai cancellare, è un ottimo esercizio”

E così provai.


In questo momento i ricordi si intrecciano poiché molte cose avvennero quasi contemporaneamente.

Giacomo faceva la collezione di bottiglie di grappa, vuote!, che finirono in cantina poi tra i rifiuti come era prevedibile, ma la sua passione momentanea e innocua per la grappa mi aveva reso edotta del metodo di fabbricazione: distillato di vinacce di cui si butta la testa e la coda, la parte centrale è la grappa perfetta. Mi divertiva, e sorrido ancora oggi mentre lo sto descrivendo, paragonare la fabbricazione della grappa con la nascita dei miei segni: nell’esercitarmi su grandi fogli mi accorgevo che prima di concentrarmi ne eliminavo un certo numero (la testa), quando finalmente trovavo il ritmo ne usciva una serie (la grappa), poi mi stancavo e buttavo via gli ultimi (la coda).