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le fonti

Mag 27, 2008

La mia ricerca sugli scacchi è vicina ad un certo filone strutturalista sia per il metodo applicato sia per l’insieme degli elementi fondamentali che formano l’immagine. Perché non applicare questa stessa logica alla parola?

Questa domanda me la sono posta negli anni in cui una nuova scienza veniva affinata ed approfondita e diventava materia di studio nelle facoltà di lettere e filosofia: la semiotica.

Ebbi l’occasione di ascoltare una conferenza della prof. Maria Vailati a proposito dell’interpretazione semiotica del testo poetico e le parlai in una lettera della mia ricerca sugli scacchi e del mio desiderio di lavorare sulla parola. Da quel momento la seguii per un paio d’anni, nelle sue lezioni, ed incominciai ad elaborare alcune tabelle per la sua didattica.

Testimonianze

di >per

un’esperienza

semiotica poetica didattica

di Maria Vailati

Casa editrice Pietro Cairoli

Volume n. 1 anno 1976, volume n.2 anno 1978

Acquisito un metodo durante il lavoro sugli scacchi, come applicarlo alla parola?

Mi rendo conto che già nell’analisi e nella sintesi sono valide le parole di Maria Vailati, Il computer umano subisce modificazioni anche nel metodo. I dati raccolti lo condizionano nella modalità stessa della raccolta.

Ogni ricerca porta in sé regole e dinamiche che vanno scoperte e puntualizzate. La creatività nasce ancor prima di rielaborare ciò che si è scelto, proprio nell’atto stesso di cogliere od eliminare ciò che più ci aggrada.

Penso che Maria Vailati abbia definitivamente indirizzato la mia passione di dipingere verso la poesia.

“La semiotica può essere una tecnica/aiuto… Con il nome di semiotica si intende oggi la scienza dei segni, ossia la disciplina che si impegna ad approfondire i dati dell’espresso in quanto espresso. Al di là delle intenzioni. Uno scaltrirsi nel cogliere il messaggio dell’altro, ma una volontà di coglierlo, un impegno perché non troppo si disperda, perché l’entropia non sia dominante.”

Io ho giocato con la tecnicalità della semiotica.

Per analizzare un testo potevo scomporlo in grafemi, in fonemi, cercavo in ogni vocabolo la sua denotazione e connotazione, mi immergevo attraverso i dati sensoriali (visivi, olfattivi, uditivi, gustativi, tattili) nelle scelte del poeta, scoprivo le metafore, analizzavo l’asse paradigmatico ossia il ventaglio lessicale, o l’asse sintagmatico che è il processo combinatorio del testo.

Un divertimento da “prendere con le pinze”, in tutti i sensi, visto che ho usato lettere trasferibili e lettere a rilievo nelle mie immagini.

Nel frattempo leggevo incuriosita i calligrammi di Apollinaire, poesie nelle quali le parole seguono un percorso che disegna l’oggetto descritto nel testo. Avevo compreso che era una via importante ma nello stesso tempo temevo e rifuggivo il modello.

Volevo trovare immagini che fossero la sintesi di un verso o di un’idea del poeta e non la sua rappresentazione pittorica.