Posts Tagged ‘suono’

conoscersi

aprile 10, 2010

Continuano i nostri dialoghi. Ci sembra importante, se vogliamo lavorare insieme, approfondire, per comprendere, i nostri percorsi artistici, le nostre visioni passate e future. Nascono due schede.

Nel rileggerle oggi, mi accorgo che avevamo avuto delle intuizioni  importanti e preveggenti, che sarebbero state ben accolte in un mondo che fosse andato avanti culturalmente arricchendosi ed allargandosi. Ma non è stato sempre così.  Il panorama artistico di oggi meriterebbe un approfondimento a parte. Mai disperare.

Ecco la scheda che riguarda Laura:

TRACCIARE: vedere – trasformare

Per Laura Pitscheider la vita è un universo di segni, e il vedere, lo scrivere, renderla in immagine significa perpetuarla. Significa calarsi nell’enigma del segno. Ma per assurdo ogni segno, anche se passa attraverso lo sguardo ha la valenza di un suono, perché é la premessa alla parola, alla voce. Cosi i colori, i frammenti delle immagini, le parole dette e quelle scritte, hanno un loro “suono” al di là del loro significato, perché ogni segno è un’evocazione. Ora con questi segni si può reinventare ogni giorno una lingua sempre nuova. Raccogliere una traccia, ricomporla, significa agire sulla forma, ancor più si può operare una metamorfosi, un movimento vitale. Il metodo di Laura Pitscheider è la Trasformazione.

grafie Laura Pitscheider 1984

“Grafie” realizzate a Wolfsburg dove Laura è stata invitata a lavorare come “Artist in Residenz” nella stamperia del Castello e presentate nel 1984 nella Galleria Spaziotemporaneo di Milano

Fonte di ispirazione un verso di Edmond Jabès che recita così:

“Prima e dopo la parola c’ è il segno

e nel segno, lo spazio vuoto in cui cresciamo.

Così, in quanto ferita, solo il segno è visibile.

Ma l’occhio mente”

gigantografia fotografica della serie “grafie” 1984

Questa la scheda che mi riguarda:

TRASCRIVERE: osservare per tradurre e riscrivere un mondo che sta in noi, “tra” noi è il metodo analitico-sintetico-ideografico di Maria Luisa Grimani che nasce da un lento laborioso osservare.

Ma il suo osservare non si limita ad un approccio solo intellettuale. Attraverso una vivisezione dell’oggetto scelto, essa lo smonta anche manualmente, e lo trasporta, lo decodifica e lo ricrea. Solo a quel punto lo conclude, dopo essersene fatta una idea esatta.

Gli “oggetti smontati” sono testi letterari, suoni, colori, gesti, persino partite di scacchi: un accumulo di reperti da cui attingere materiali per una nuova rappresentazione.

La costruzione invisibile di un teatro dell’Essere dove “rileggere” il testo da angolazioni sempre diverse.

a voi lettori il commento.

le milleunaluna

ottobre 13, 2008

Era l’anno 1990 e mentre ascolto Le Milleuna di Demetrio Stratos, testo di Nanni Balestrini, da una pièce per danza di Valeria Magli, anno della sua creazione 1979, lavoro costruendo le mie lune. Nella presentazione di Gigliola Nocera leggo: “Un disco che ci fa scoprire la capacità diabolica della voce di Demetrio Stratos. Stratofonia, voglio chiamarla, e dire che essa sa essere suono che si fa corpo, corpo che si muove, e che muovendosi crea e semina la traccia di una scrittura che vive a sua volta in un nuovo suono. Così per mille e una volta, in un giro senza fine… che si fa incanto fabulatorio come quello di Shéhérazade. E chissà che per Stratos la figura antica e leggendaria, venuta da un ignoto oriente, di Shéhérazade che narra e narra per non morire, non abbia costituito un punto di riferimento profondo, forse un esorcismo inconscio: un’ennesima S da cui le mille parole di Balestrini, tutte inizianti per S come sesso, prendono nome e vita.”

Forse influenzata dalla voce di Stratos fatta di sussurri, stridii, sovrapposizioni vocali, ho pensato che anche le mie lune potessero essere potenzialmente mille e una. Ne è nata una lunga serie, un work in progress, dalle mille e uno sfaccettature.

milleunaluna – collage con carte lavorate e spruzzo

milleunaluna – collage e spruzzo

acrilico su carta

Oggi mi diverto ad immaginare come avrebbe letto Demetrio Stratos questi aggettivi che iniziano tutti per L come l’astro dei miei pensieri.

Lallazione lunare
in ricordo di
Demetrio Stratos

Le milleunaluna
Luminosa
Languida
Leggera
Leggiadra
Lirica
Labile
Lentigginosa
Lacustre
Lagunare
Laconica
Lacrimevole
Laccata
Lapalissiana
Leggendaria
Limpida
Lattiginosa
Loquace
Libertina
Laida
Leziosa
Linguacciuta
Lunatica
Lardellata
Leopardata
Leonina
Lupina
Lasciva
Lercia
Legnosa
Litoide Larvata
Lottizzata
Lastricata
Labirintica
Laminata
Lontana
Liberata
Legittima
Leale
Lodata
Logorante
Lazzarona
Lenta
Longeva
Ladra
Lussuriosa
Libidinosa
Lubrica
Losca
Lesa
Lurida
Latitante
Lagnosa
Lustra
Liquida
Limpida
Linda
Liquefatta
Lamellata
Lumacosa
Lieve
Lamentosa
Liofilizzata
Lessata
Lussureggiante
Limacciosa
Lacunosa
Logora
Lèttone
Lombarda
Ligure
Lappone
Leninista
Lillipuziana
Litigiosa
Laica
Labile
Legittima
Ludica
Lubrificata
Lassativa
Lavabile
Logorroica
Loquace
Lungimirante
Logica
Licenziosa
Licenziata
Logorata
Limata
Lallarallà
Lallante
Letteraria Laureata
Lecita
Legale
Locale
L’avevo già detto
Lupus in fabula
Luna de mapa

Non potendo farvi ascoltare Le Milleuna vi propongo Sirene, sempre di Demetrio Stratos. L’uso della voce ha dell’incredibile, sentire per credere.