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“tracce di sè” di roberta giudetti

marzo 6, 2014

Premessa

Ho incontrato per la prima volta Roberta Giudetti all’ inaugurazione della mia mostra dal titolo “Il testo poetico come immagine” nel Laboratorio di Beba Restelli il 14 febbraio del 1992. Qui sotto l’avviso  che presentava  il corso che avrei tenuto nella stessa sede.

tutto culturaTutto cultura – Milano

Roberta partecipò al corso presentato proprio in quella inaugurazione.
Nello stesso periodo stava preparando la sua tesi di laurea in lettere e filosofia 
dal titolo “L’educazione alla lettura in età pre-scolare: il contributo di Bruno Munari”.
Fu una bella  sorpresa quando mi avvisò che il  V° capitolo  era interamente dedicato a quanto appreso nel mio seminario. Ora ho potuto finalmente pubblicarlo nel settore dedicato alle Pagine.

Ho ritrovato questa bella fotografia che la ritrae mentre dialoga animatamente  con Bruno Munari, sullo sfondo le mie poesie da Il Bestiario di Apollinaire. 

roberta e bruno blog

Roberta Giudetti e Bruno Munari nel Laboratorio di Beba Restelli – foto di Atto – Milano 1992

Ora è scrittrice, ha pubblicato diversi libri dedicati all’educazione dei bambini,  è docente di regia e vice direttrice della ACME Accademia di Belle Arti Europea dei Media di Milano.
Ricordo con affetto il suo primo libro di racconti pubblicato la prima volta nel 1996: “Donne quasi perfette” la cui copertina ebbi il piacere di disegnare.

 copertina libro roberta         retro copertina

fronte e retro della copertina

Avevo appena terminato di scrivere la trilogia dedicata alle mie ricerche e Roberta aveva avuto l’occasione di leggerla. Questo che segue è uno  scritto che mi aveva inviato come promemoria dell’incontro.

Tracce di sé di Roberta Giudetti

Sono in ordine questi libri?
Il primo è quello sugli scacchi… sai, il mio metodo.
Il secondo è quello sulla poesia visiva e il terzo è
il mio giardino dei segni.
C’è la tua vita in questi libri… no, volevo dire una
piccola parte della tua vita. E Mappaluna ?
Non potevo mettere tutto quello che ho fatto…
Certo… ma… non hai messo le dimensioni delle tele…
E’ vero, ora che mi ci fai pensare tu… potrei
aggiungere questi dati.
Questo lavoro in fondo è un work in progress…

Sorrido. In questi libri c’è profumo d’Oriente, una delle grandi passioni di Marisa, ma c’è molto di più. E molto di meno.
C’è il piacere di raccontarsi, di farsi scoprire, ma poco alla volta. Dai primi passi. E mai fino in fondo. Ci vorrebbero almeno 20 di questi libri per scoprire tutti gli aspetti e gli anfratti di Marisa, tutte le sue passioni. Marisa artista, pittrice, poetessa delle immagini. Marisa donna, moglie, mamma, nonna, amica. Marisa lettrice, finestra aperta sulla corrente.

Ma nella scatola di cartone ondulato, questo c’è. Tre piccoli scrigni da aprire. Frammenti e tracce di lei. E come scrive C. Pincola Estés “In ogni frammento di una storia si trova la forma dell’intera storia. Le storie mettono in moto la vita interiore”.

Per qualche bizzarro motivo, mi viene spontaneo cominciare dalla fine, dall’ultimo scrigno. Il giardino dei segni. Perché ognuno di noi è una casa, bella o brutta,  vecchia o nuova, modesta o lussuosa, arredata modernamente o in modo classico: l’importante è che sia accogliente. Intorno alla nostra casa, attorno a noi, c’è il nostro giardino, quel luogo fatto di fiori e piante sapientemente interrate: affetti,  tasselli, briciole di noi che seminiamo e coltiviamo proprio per attirare l’altro da noi, per invitarlo ad entrare nella nostra casa. Segni, appunto, che rimandano a qualcosa che ci sarà. Vieni, entra: se fuori c’è tutto questo, e se questo ti piace, devi sapere che è solo un cenno, è solo un indizio di quello che troverai dentro. Dentro c’è tutta la musica che ho ascoltato, i libri che ho letto, la poesia che ho recitato, le danze che ho improvvisato, i colori e i paesaggi che ho ammirato, le voci che ho percepito. L’amore che ho donato e ho ricevuto.

Marisa ci descrive il suo giardino da attraversare per poter entrare nella sua casa. Dove per prima cosa siamo invitati ad osservare Storie di scacchi. Ogni casa, per essere solida e non crollare deve avere una struttura, ovvero un metodo. Il suo metodo Marisa l’ha intuito grazie ad una partita a scacchi, grazie alla mossa del cavallo, ovvero quel salto mentale che ci permette di trovare soluzioni e tracciare un percorso immaginario. Ed ecco il secondo scrigno, Il testo poetico come immagine. Quel percorso che siamo invitati ad ammirare nella sua interpretazione visiva di poesie di grandi autori. Laddove dietro ogni parola risuona nella memoria la voce di un grande poeta e Marisa ci indica quale potrebbe essere una delle possibili strade per trovare l’immagine che si nasconde dietro quella parola.
Tre piccoli libri, tre piccoli scrigni, alcune tracce di sé. Un’autobiografia in crescendo. In attesa del prossimo capitolo. R G

Milano 6/10/2005

cofanetto

il cofanetto che contiene  la trilogia
(vedi presentazione con un click sull’immagine)

ps. pubblicato con l’autorizzazione di Roberta Giudetti

una piccola trilogia

Mag 25, 2008


Questo blog nasce per pubblicare

tre libretti che fanno il punto delle mie

ricerche dal 1979 al 1991. Buona visione!

Maria Luisa Grimani


Una piccola trilogia, un cammino artistico svelato. Percorsi semplici in continuo dialogo con la complessità.
Dal gioco degli scacchi, ai giochi di parole-immagini, dalla musica alla danza, dal macro al micro cosmo, da Occidente a Oriente.

Un mondo visto sì in maniera personale ma che potrebbe essere il mondo di ognuno di noi: tre libretti pensati, scritti e realizzati a mano da Maria Luisa Grimani. La copertina di ogni libretto è diversa ed unica.

“Storie di scacchi”
formato 21×15, anno 2003
La scoperta di un metodo di lavoro creativo.
“ … nel prendere nota di tutti i movimenti dei due giocatori applicavo un metodo analitico, mentre, nel ricostruire tutti i movimenti in un’unica immagine, cercavo e trovavo la sintesi.
Nella mossa del cavallo avevo scoperto una leva del momento creativo: questo movimento a “salto” diventò per me il simbolo visivo di come si possa uscire dagli schemi e trovare per intuizione i propri personali collegamenti.”

“Il testo poetico come immagine”
formato 21×15, anno 2004
Un percorso grafico-pittorico nel mondo della poesia.
“Guardo le mie opere ispirate alla poesia, nate le prime nel 1977, e solo ora che voglio raccontarne la storia mi accorgo che nella loro semplicità, nell’essenzialità del segno, esse nascondono una rete fitta di pensieri, di letture, di sentimenti, di intenti.
Dipanare questa rete, ripercorrere il lungo e complesso cammino, oltre ad essere una sfida, mi appare come un dovere.
In un mondo dove la materialità del vivere spesso divora la spiritualità dell’essere, la poesia ci eleva in una dimensione universale”

“Il giardino dei segni”
formato 21×15, anno 2005
Un giardino insolito: la rappresentazione di una gestualità
che nasce in simbiosi con la musica, la danza, la natura, il firmamento.
Si dirama sui temi del segno disegno, segno calligrafico, segno gesto, segno simbolo.
Un universo che varia da cultura e cultura, tra una generazione e l’altra, tra uomo e uomo e si rinnova per continuare a stupirci.