Posts Tagged ‘Stockhausen’

un racconto/a tale – il gestuale (1)

novembre 5, 2015

Il gestuale

Incominciavano gli anni 80 ed io stavo tentando di scegliere un percorso per le mie ricerche e mi fu utile dialogare con Giacomo. Per puntualizzare alcune idee mi scriveva:

Marisa,
negli anni ottanta ci saranno probabilmente tre diverse geometrie:
quella dei microprocessori, labirinti levigati, sfiorando i quali il mondo si muoverà,
quella del petrolio, conflitto-equilibrio instabile, dove si misurerà il destino degli uomini;
quella della comunicazione, dopo il lavoro della terra e della macchina, speranza di amore e probabilità di asettica relazione.
Vedi tu quale scegliere, e se ti riesce, di mischiarle tutte e tre. Giacomo
23/01/80

Mentre andavo avanti con la ricerca sulla poesia, usando diverse tecniche, iniziai a dedicarmi al gesto abbinato al suono: pagine di cartoncino argentato traforate, esposte per la prima e unica volta alla Sincron di Brescia, giugno 1981.
Erano pagine virtualmente sonore che rammentavano visivamente i rulli metallici dei carillon e del pianoforte a pedali ed avevano la caratteristica di nascere da impulsi segnici dovuti quasi ad un gesto danzante. Il titolo era Spazi risonanti. Come nei giochi e nelle poesie tradotte in immagine, anche in questa ricerca ho tentato, attraverso la combinazione di movimenti-gesti diversamente orientati, di trovare la sintesi espressa in pulsioni risonanti: pulsioni umane o tensioni meccaniche, interiori o cosmiche.
Ho reso visibili queste pulsioni con una tecnica simile allo stencil che ne realizzava la trans-parenza: una rotellina metallica scorreva su e giù in brevi tratti nello spazio-foglio creando essa stessa un suono. Una melodia che può essere riascoltata ripercorrendo idealmente il tracciato con le dita. Per curiosità avevo registrato il suono che producevo nel tracciare queste pagine ma purtroppo l’ho perso.

spazi risonanti 1

spazi risonanti – giugno 1981

Queste forme così eteree prenderanno corpo nelle successive mie opere, nate dall’ascolto di musiche di Erik Satie, Karlheinz Stockhausen, Luciano Berio, Sylvano Bussotti, usando i profumati stick di china vegetale giapponese o il pennello con tempere e acrilici. Bianco e nero in prevalenza ma anche il colore laddove il pennello stesso diventava tavolozza per una pennellata colorata di getto rapido e deciso.

una pagina del libro 15 movimenti dedicati a Stockhausen 1988una pagina del libro 15 movimenti dedicati a Stockhausen 1988


Lo studio dei vari caratteri della linea nei dipinti della scuola veneta descritti da Teresio Pignatti nel suo testo disegni dei maestri-La scuola veneta e quello del segno calligrafico nello Zen rinsaldarono sempre di più la mia passione per i segni ritmati, danzanti, sospesi nel vuoto: testimoni muti di pulsioni interiori o nati da stimoli esterni di suoni musicali e di coreografie ispirate al teatro danza.

The eighties began and I was trying to find a direction for my research and it was useful to exchange ideas with Giacomo. To clarify a few of these he wrote -:

Marisa,
In the eighties there will probably be three different geometrics, that of the microprocessors, which when lightly touched upon, the whole world will move, that of petrol, causing a conflict and unstable balance where the destiny of man will be measured, that of communication after work with the soil and machine , hope of love and the probability of an aseptic relationship. See which you want to choose and if you can , mix up all three. Giacomo
23/01/86

While I went on with my research into poetry using different techniques, I began to dedicate myself to gesture combined with sound, pages of perforated silvered cardboard exhibited for the first and only time at the Sincron in Brescia June 1981. The pages were virtually sonorous which called to mind the metallic rollers of the carillon and the pedal piano which had the characteristic of coming from sign impulses deriving almost from a dance movement. The title was ‘Spazi risonanti.’ As in the games and poetry even in this research I tried through the combination of movements-gestures in diverse directions, to find the synthesis in resonant pulsations: Human pulsations, or mechanical tensions, interior or cosmic. I have made the pulsations visible with a technique similar to stencil which showed the transparency: a small metal wheel went up and down in short stretches on the space-page creating a sound itself. A melody that can be listened to again ideally following the path with your fingers. Out of curiosity I had recorded the sound that I had produced tracing these pages. Unfortunately I have lost it.
These forms which are so ethereal will take shape in my successive work which developed from listening to the music of Erik Satie, Karl Heinz Stockhausen, Luciano Berio, Sylvano Bussotti using a perfumed stick of Japanese vegetable quina or the brush with tempera and acrylics. White and Black in prevalence but also the colour where the brush itself became a palette as the result of a rapid and decisive coloured brush-stroke .The study of the various characters of the line in the Venetian school described by Teresio Pignatti and the calligraphic mark in Zen reinforced even more my passion for rhythmic sounds , dancing suspended in the empty air, mute witnesses of passionate interior impulses or arising from external stimuli of musical notes and choreography inspired by the dance theatre.

 

 

 

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la musica

giugno 3, 2008

Perseverando con questi esercizi mi accorsi di altre sfumature molto importanti: avevo bisogno della musica, non di una melodia, ma di un ritmo dirompente, a tinte forti. Ho provato, allora, a scegliere suoni e motivi diversi, ad ascoltarli ripetutamente, quasi in maniera ossessiva. Erano musiche in prevalenza di Stockhausen, Berio, Cage ma anche Satie.

Mi concentravo a lungo e intensamente, poi agivo di impulso, con movimenti che si susseguivano in una logica di ritmo e di tempo che fosse interprete del mio stato d’animo e del mio modo di “sentire” la musica in quel momento. L’interruzione del movimento avveniva fuori del foglio, quasi volessi continuare all’infinito, o bruscamente con un lieve ritorno del pennello, quasi subissi un contraccolpo, un ripensamento.

Indirizzavo la mia ricerca alla scoperta dei movimenti della mano, del polso, del braccio, quale posizione tenere del corpo, quale movimento delle gambe, degli occhi, cosa ascoltare e come ascoltare, per tradurre poi tutto in immagini che rispecchiassero, nella fugacità dell’attimo, il mio mondo.

“un gesto deciso: quindici movimenti” 1987 Stockhausen (tre pagine )