Posts Tagged ‘scacchi’

un racconto/a tale – la scoperta di un metodo

ottobre 23, 2015

Approfondendo la ricerca sugli scacchi, mi resi conto che nel prendere nota di tutti i movimenti dei due giocatori applicavo un metodo analitico, mentre nel ricostruire tutti i movimenti in un’unica immagine trovavo la sintesi.

Nella mossa del cavallo avevo scoperto la leva del momento creativo: quel “salto” divenne per me il simbolo visivo di come si possa uscire dalle gabbie mentali e trovare per intuizione i propri personali collegamenti.

Il privilegiare partite di campionato, caratterizzate da poche mosse e da soluzioni eleganti, mi insegnò che lavorare facendo le scelte giuste, sia dei materiali che delle tecniche, mi avrebbe portato più facilmente ad esprimermi senza tradire il mio pensiero. Avevo trovato un metodo di lavoro che potevo applicare, adattandolo di volta in volta, ai miei vari studi. Non un metodo statico o definitivo ma un procedimento snello e aperto alle varianti che nuove idee, nuove situazioni avrebbero potuto suggerire.

Da quel momento in poi fu una scoperta continua, non avrei mai immaginato quanta letteratura, pittura, filosofia gli scacchi avessero ispirato. Fu piacevole sentirsi in buona compagnia.

The discovery of a method

Deepening my research into chess I realised that taking note of all the movements of the two players I applied an analytical method , while reconstructing the movements in one image I found a synthesis. In the movements of the horse I had found the lever of the creative moment: that ‘jump’ became the visible symbol for me of how it was possible to free myself from a mental cage and find through intuition my personal connections.

By concentrating on championship games characterised by few movements and elegant solutions I was taught that in working by making the right choices both of materials and techniques this would lead me to express myself more easily without betraying my thought. I had found a work method that I could apply adapting it time by time to my various studies.. Not a static or final method but a short procedure which was open to variants that new ideas, new situations might suggest. From that moment it was a continual discovery, I would never have imagined how much literature, painting and philosophy ,,chess would inspire. It was pleasant to feel myself in good company.

copertina libro cubo per blog

 

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un racconto/a tale – gli scacchi (3)

ottobre 21, 2015

Per visualizzare questi tracciati usavo il tiralinee e l’inchiostro di china nero su fogli bianchi, rara la tempera bianca su fogli neri per accentuare la vittoria del nero sul bianco. Oppure usavo i nastri trasferibili della Letraset su acetato.

To visualise the tracks I used a drawing pen and black printing ink on white paper, or rarely white tempera on black pages to accentuate the victory of black over white, or more rarely transferable tapes of the Letraset on acetate.

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Partite di scacchi 1977, tempera su cartoncino nero e china su cartoncino bianco , 50×50

Nel novembre del 1976, fu allestita una mostra a La Permanente di Milano dal titolo “Il Werkbund – 1907 Alle origini del design”. Tra gli oggetti presentati noto una scacchiera con gli scacchi disegnati da Josef Hartwig nel 1923. E mi viene un tuffo al cuore. Aveva chiaramente disegnato i pezzi ispirandosi ai movimenti e non ai personaggi. In questa fotografia si distinguono facilmente in primo piano il cavallo fatto a L e l’incrocio dell’alfiere. Mi trovavo in sintonia con un artista che aveva lavorato con lo stesso input circa cinquanta anni prima di me. Emozionante!

In November 1976 an exhibition was organised at La Permanente of Milan with the title ’The Werkbund- 1907 The Origins of design’ . Amongst the objects exhibited I noticed a chessboard with the pieces designed by Josef Hartwig in 1923. My heart beat more quickly. He had clearly designed the pieces inspired by the movements and not the characters. In this photograph you can easily distinguish the horse in the foreground designed as an L and the cross of the knight. I was on the same wavelength as an artist who had worked on the same input about fifty years before me. This was thrilling.

scacchiera-per-blog

Scacchi disegnati da Josef Hartwig 1923
in primo piano da sinistra cavallo, pedina, alfiere, regina

Su suggerimento di Fronzoni presentai i disegni sugli scacchi a Ugo Carrega che dirigeva allora il Centro Culturale Mercato del Sale sempre a Milano. Non ci fu molto feeling perché la sua risposta fu una domanda “perchè gli scacchi e non una bella partita a poker?” quasi a lanciarmi una sfida.

Following Fronzoni’s suggestions I presented the chess designs to Ugo Carrega who was then director of the Mercato del Sale always in Milan. I didn’t get much of a response because his reply was a question –‘Why chess and not a good game of poker?’ as if he were challenging me.

Sempre con i miei scacchi e sempre su consiglio di Fronzoni, mi presentai da Armando Nizzi della Galleria d’arte contemporanea Sincron di Brescia. Nel frequentare assiduamente questa galleria ebbi l’occasione di incontrare Bruno Munari.
Venne anche la mia prima occasione di partecipare ad una collettiva della Sincron dal titolo
Tre giorni d’arte a Ciserano, anno 1979. E fu una buona occasione perché Munari che stava per pubblicare con la casa editrice Zanichelli il suo libro La scoperta del quadrato mi propose di inserire due immagini dei miei scacchi. Dopo la pubblicazione, ricevetti una gentile lettera da Christa Bumgarth del Kunst Historiches Institut in Florenz che mi chiedeva una documentazione per i loro archivi dei miei lavori ed io ne fui molto lusingata. Ma purtroppo non risposi, ero alla mia prima ricerca, avevo da poco iniziato il lavoro sulla parola come immagine e non avevo alcuna documentazione da presentare.

Always with my chess and always at the suggestion of Fronzoni I introduced myself to Armando Nizzi of the Galleria d’Arte Contemporanea Sincron of Brescia. By going frequently to this gallery I had the opportunity to meet Bruno Munari. Then came my first opportunity to take part in a collective of the Sincron with the title ‘Tre giorni d’arte a Ciserano ‘in 1979. It was a good opportunity because Munari was about to bring out with the publisher Zanichelli his book ‘La Scoperta del Quadrato’ and he suggested my including two images of my chess. After publication I received a very kind letter from Crista Bumgarth of Kunst Historiches Institut in Florenz which asked for documentation of my work for their archives. I was very flattered but unfortunately I didn’t reply. I was at the beginning of my research and had only just begun the work on the word as an image and I had no documentation to present.

copertinapagina 51 

La scoperta del quadrato di Bruno Munari edito da Zanichelli 1981


Mi accorgo ora che gli anni settanta furono per me momenti di grande impegno e creatività, stimolata da un fervore che mi circondava sia negli ambienti artistici che in quelli scientifici e sociali. I ricordi si accavallano ed è complesso catalogarli cronologicamente: ho l’impressione che la mia attività sia stata impostata tutta in un batter di ciglia.

I realise now that the seventies were moments of intense commitment and creativity for me stimulated by a fervour which surrounded me in artistic, scientific and social circles. The memories overlap and it is complex to catalogue them chronologically. I have the impression that my activity took place in the blink of an eye.

 

 

 

un racconto/a tale – gli scacchi (2)

ottobre 20, 2015

E riflettevo: ogni giocatore parte con una strategia, studia aperture e finali, commette errori, inventa mosse geniali e imprevedibili. Ogni mossa è la testimonianza di un complesso lavorio mentale. Inoltre ero consapevole che man mano che la partita avanzava e i pezzi sparivano dalla scacchiera, nasceva un invisibile tracciato. Era questo che volevo far vedere poiché ero convinta, ancora prima di disegnarlo, che sarebbe apparso come una costruzione dinamica ma anche armonica, equilibrata, sempre nuova.
Decisivo è stato il movimento del cavallo: invece di tracciare una linea ad L come indicato nelle regole del gioco mi ispirò la diagonale che la mano del giocatore traccia trasportando direttamente il pezzo da una casella all’altra. Una diagonale diversa da quella tracciata per l’alfiere, che dava dinamicità all’intero tracciato, creando così nuove linee di forza.
A quel punto mi sono divertita a leggere il vecchio manuale Gli scacchi di Giuseppe Padulli, per conoscere meglio la dinamica del gioco. Nella sua premessa, scritta nel 1928, mi aveva colpito questa frase: “Una partita a scacchi è una piccola opera d’arte! Piccola, ma che sta meravigliosamente a sé stessa, come cosa completa ed organica, tal quale come è piccolo un bambino, ma non per questo men proporzionato e, in certo modo, meno artistico ed interessante.” Lo ammetto, a tutt’oggi non so ancora giocare bene a scacchi, evidentemente mi concentravo su altro.

And I reflected: each player starts with a strategy, studying openings and closures, makes mistakes, invents brilliant and unpredictable moves. Each move is the testimony of a complex mental elaboration. I was also aware that as the game progressed and the pieces disappeared from the board an invisible path was developed. That was what I wanted to see because I was convinced even before drawing it would appear as a dynamic construction but also a harmonious one, always new. The horse’s movement was decisive. Instead of tracing an L line as was indicated in the rules of the game , I was inspired by the diagonal traced by the player’s hand moving the piece from one square to another. A diagonal which differed from the knight and lent dynamism to the whole creating in this way new lines of strength. At this point I amused myself reading the old manual ‘Chess’ by Giuseppe Padulli in order to learn the dynamics of the game better. In his forward written in 1928 I was struck by the phrase ‘ a game of chess is a small work of art. Small but wonderfully itself, something complete and organic like a small child but nevertheless in proportion and not less artistic or interesting.’ I must confess that to date I still don’t know how to play chess well , evidently I concentrated on something else.

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La copertina del mio manuale (una volta era di Giacomo) “Gli scacchi” di Giuseppe Padulli casa editrice A.Corticelli Milano 1940

Poi ci volle solo molta pazienza per trovare e scegliere le più belle partite a scacchi di campioni come Capablanca, Alekhine, Portisch, Larsen, e molti altri, e per trascrivere tutte le mosse una ad una. Un lavoro di traduzione quasi da amanuense.

Then all I needed was a lot of patience to choose the best chess matches of champions like Capablanca . Alekhine, Portisch, Larsen and many others and transcribe all the moves one by one. A translation work similar to that of an amanuensis.

un racconto/a tale – gli scacchi premessa (1)

ottobre 20, 2015

Devo premettere che in quel periodo avevo una carica emotiva forte dovuta al desiderio di esprimere per immagini qualche cosa di invisibile, mai visto, a volte fuggevole come un gesto, un pensiero, una parola. Era una aspirazione difficile ma non impossibile, me ne rendevo conto, ma dovevo imboccare la strada giusta e tutto sarebbe stato più semplice.
L’occasione fu una partita di scacchi giocata in famiglia tra Giacomo e Tommaso. Era come se la vedessi per la prima volta, con occhi nuovi. 

I should say that at that time I had a strong emotional impulse due to the desire to express through images something invisible, never seen, sometimes as fleeting as a gesture, a thought, a word. It was a difficult but not impossible aspiration, I realise, but I had to take the right path and then everything would be easier. The occasion was a game of chess played in my family between Giacomo and Tommaso. It was as if seeing it for the first time with new eyes

3 la scacchiera jugoslava di casa mia

La scacchiera jugoslava di casa mia

In seguito mi sarei data una spiegazione, trovando una frase di Goethe, nella sua prefazione a ” La teoria dei colori, che spiega bene questo fenomeno: Il semplice guardare una cosa non ci permette di progredire.” Se “Ogni guardare si muta in un considerare, ogni considerare in un riflettere, ogni riflettere in un congiungere” abbiamo più probabilità di progredire con coscienza e auto consapevolezza.

Later I was to explain this to myself when I came across one of Goethe’s sentences in his preface to “the theory of colours” which explains this phenomenon.‘A simple look at one thing does not allow us to move forward”. If ” each look turns into a consideration, each consideration a reflection, each reflection a connection”, we have the possibility to progress with consciousness and self awareness.

 libro goethe per blogpagina goethe

La copertina del mio libro – I edizione 1979
pagina 4 della prefazione di Goethe

La rappresentazione di una partita di scacchi era lì davanti a miei occhi: due giocatori, una scacchiera e i trentadue pezzi. Due eserciti uno contro l’altro, il bianco e il nero, per ciascuno un re, una regina, due alfieri, due cavalli, due torri e otto pedoni.

The representation of a chess match was right in front of my eyes: two players, a chessboard, and thirty-two pieces. Two armies against each other, white and black each with a king, a queen, two bishops, two knights, two horses, two towers and eight pawns.

 

l’ultimo del Paradiso

agosto 14, 2008

Show di Benigni L’ultimo del Paradiso su RAI UNO la sera del 23 dicembre 2002

Roberto Benigni declama e spiega con la sua bella parlata toscana l’ultimo canto del Paradiso di Dante Alighieri. Per dirci quanto numerosi sono gli angeli egli divaga nel canto XXVIII rammentadoci questi due versi

E poi che le parole sue restaro,
non altrimenti ferro disvavilla
che bolle come i cerchi sfavillaro.
L’incendio suo seguiva ogni scintilla;
ed eran tante, che ‘l numero loro
più che ‘l doppiar de li scacchi s’immilla.

Benigni spiega il perché degli scacchi, ma per fissarmi meglio la storia prendo in mano il testo de La divina commedia, commentata da A. Momigliano, edita da Sansoni – Firenze. 1951. Alla pagina 799, in calce, leggo le seguenti note:

91.Scindendo l’incendio nelle sue parti, lo moltiplica. Ognuna delle scintille girava nel senso del cerchio sfavillante di cui faceva parte: le scintille sono gli angeli che costituiscono i cerchi

93. s’immilla: verbo coniato da Dante sul solito tipo (”inluiarsi, “intuarsi”, ecc.): entra nelle migliaia, si moltiplica a migliaia. Tutto il verso allude alla leggenda dell’indiano, che invitato dal re di Persia a chiedere un premio per la sua invenzione degli scacchi, chiese tanti chicchi di grano quanti risultavano dal due moltiplicato tante volte quanti erano gli scacchi: ne risultò un numero di venti cifre. S. Tommaso dice: “Multitudo angelorum transcendit omnem materialem multitudinem” (Summa, 1, CXII, 4) Lo stile del v.93 ricorda le compresse sintesi storiche o mitologiche disseminate nel poema: giuochi d’abilità fra letteraria ed enigmistica, di cui Dante doveva compiacersi.


sacrificio di donna bianco Augustin nero Nun vince, mosse 25, anno 1977

disegno originale 1977

divertimento grafico

il manuale

Mag 25, 2008

GLI SCACCHI

di Giuseppe Padulli

3a edizione riveduta e aumentata da

Stefano Rosselli del Turco

Casa editrice A.Corticelli Milano

Anno 1940

Introduzione

….Una partita a scacchi è una piccola opera d’arte!

Piccola, ma che sta meravigliosamente a sé stessa, come cosa completa ed organica, tal quale come è piccolo un bambino, ma non per questo men proporzionato e, in certo modo, meno artistico ed interessante.

Osservi così il lettore quei punti della nostra trattazione che interessano quello che invece si potrebbe definire il patrimonio artistico ed ogni volta mutevole del nobile gioco, ed avendo, con profondo studio, meditato su di esso (attraverso la particolare esemplificazione) s’accorgerà, di volta in volta, che noi non gli abbiamo messo sotto gli occhi quadri e filastrocche da dover mandare a memoria, ma idee e concetti che gli rimarranno facilmente impressi, e che pur richiedendo poco spazio per essere enunciati e poca memoria per essere ritenuti, potrebbero costituire ad uno ad uno, titolo di un libro e tema da sviluppare.

Ed infatti molte varianti e molte aperture oggi di moda e relativamente corrette, non avranno forse domani, non diciamo neppure un seguace, ma nemmeno l’onore di un crisantemo sulla loro fossa; ma quelli che sono cardini sostenitori del nobile gioco, i principi informativi, la tecnica, la “posizione madre”, l’indirizzo strategico e tattico delle differenti situazioni, in una parola quel particolare raziocinio che si potrebbe definire “logica scacchistica” non conoscerà l’ultimo dei suoi giorni, perché avrà vita fin che il gioco avrà cultori, o fin che i pezzi avranno quel movimento.

Così, per esempio, nella parte che tratterà del mezzo della partita, il lettore troverà esposti in una sintesi, forse troppo stringata, ma ancora comprensibile, come la teoria della catena dei pedoni e dei punti deboli per dirne una, abbia trattazione e considerazione nuova ed organica; nuova intendiamo dire didatticamente, perché quella disciplina non l’abbiamo certo inventata noi, ma essa ci è stata resa famigliare dall’attenta e minuziosa ricerca dei vari perché che s’affacciano ad ogni posizione, e che esigono l’esauriente risposta.

Così i nostri apprendisti (che vorremmo fossero miriadi) impareranno, con buona larghezza di idee, quel complesso di nozioni che costituiscono il canevaccio del nobile gioco, e su di esso ricameranno a loro piacere secondo lo stile ed il talento di ognuno, fatti certi però di una cosa: che stile e talento possono produrre ottime opere, solo quando siano saldamente basati su quell’indeformabile piattaforma di cognizioni, che il gioco stesso ha creato, con “sua” logica ferrea, e con sovrana armonia!

Premesso ciò, iniziamo senz’altro il nostro elementare insegnamento.

L’Autore

Milano, 10 settembre 1928-VI

premessa a “storie di scacchi”

Mag 25, 2008

Rifare il percorso dagli esordi sta diventando fondamentale per me.

Con il passare del tempo ci si accorge che tutti i fervori, i rigori giovanili si sfilacciano, perdono vigore.

L’esperienza ti spinge a smussare gli spigoli del tuo pensiero per accettare e comprendere il pensiero antagonista o comunque tutto ciò che è diverso da te.

E’ senz’altro qualcosa di positivo ma così facendo si rischia di diluire troppo la propria “visione”.

Allora conviene ripercorrere i sentieri battuti, per certificare il senso del proprio cammino.

Ricomincio dalla mia prima ricerca, gli scacchi.

Qualcuno mi fece notare che il concetto “io non cerco trovo” è un’affermazione vincente rispetto al semplice cercare.

Io mi accontento, anche perché penso alla ricerca come ad un percorso avventuroso che mi appaga man mano che lo svolgo senza preoccuparmi della meta.

la scacchiera jugoslava di casa mia, foto scattata il 21/1/2003

L’osservazione di una partita di scacchi, una sera, nell’ambito famigliare.

Scatta un’intuizione e prendo in mano un vecchio manuale trovato tra i libri di Giacomo.