Posts Tagged ‘opere di maria luisa grimani’

un racconto/a tale – introduzione

ottobre 17, 2015

Sto fotografando le ultime pagine-pareti del giardino dedicato ai racconti di Ida Fink e nel muoverle è come se vagassi per un labirinto cupo, con sprazzi di luce improvvisi.
Storie tragiche che rivelano il desiderio-speranza di non far sparire nel nulla il ricordo di amici, parenti, conoscenti ebrei, vittime dell’ultima guerra mondiale.
Ora è pronto per la mostra Acquario verde, curata da Maddalena Castegnaro, che si terrà a Fasano (Brindisi) nel febbraio 2012.
Per questo libro d’artista, realizzato con immagini nate nel programma virtuale di Second Life, mi sono ispirata alla mia prima opera in assoluto, il modulo didattico realizzato nel 1975. Allora stavo ancora lavorando nello studio di A G Fronzoni e il tipografo Giorgio Lucini di Milano mi dava una mano per cercare con che materiale unire le due pagine, un quadrato e un cerchio, tagliate a spicchi per ottenere la terza dimensione.

I am taking photographs of the last pages – walls of the garden dedicated to the stories of Ida Fink and moving them it is as if I were wandering through a dark labyrinth with sudden flashes of light. Tragic stories that reveal the wishful hope that the memory of friends, relatives, acquaintances Jewish victims of World War Two may not disappear into thin air. Now it is ready for the show “Acquario verde” with Magdalena Castagnaro as curator, to be held in Fasano (Brindisi) in Feb 2012.
For this artist book  w
ith its images based on the programme’s virtual Second Life, I was inspired by my first opera ever. The “Modulo didattico” realised in 1975, when I was still working in the studio of AG Fronzoni and the printer Giorgio Lucino of Milan gave me a hand to find which material could unite two pages, a square and a circle cut into slices to obtain the third dimension.

modulo didattico 3
modulo didattico 1975

2 luci e ombre nel verde

luci e ombre nel verde 2012


Con questo richiamo al passato, è come se avessi improvvisamente rovesciato la mia vita artistica e tutto incominciasse a rivelarsi anche nelle pieghe più remote.
Raccontarsi serve anche a scoprire qualcosa di nuovo in se stessi e negli altri.
Appagherò così anche le mie diverse anime che si agitano nel desiderio di rivelare il filo conduttore che le unisce tutte in una unica essenza. Oppure è il libro che suona che canta che balla che vuol vedere la luce come personificazione del mio desiderio?
Esprimermi, sentirmi parte integrante dell’universo nel tentativo di tradurre in immagine tutto ciò che vale la pena di risentire, rivedere, rivivere, questo è ciò che ho tentato di fare. Diventare una traduttrice significa per me riproporre attraverso la mediazione del proprio sentire tutto ciò che di bello si presenta sotto i nostri sensi.
Sono consapevole dell’unicità di ciascuno di noi, ma non manco di entusiasmarmi nello scoprire le affinità di pensiero e di espressione con personaggi vissuti in altre epoche e in altri luoghi o con persone che il caso o le mie letture mi fanno incontrare. Personaggi che scopriremo un po’ alla volta man mano che il mio racconto prenderà forma.
Il rigore e la passione per la progettazione sono due caratteristiche che ho appreso lavorando nello studio grafico di A G Fronzoni a Milano dal 1974 al 1978 e che hanno preparato il terreno per permettermi in seguito una ricerca artistica mai slegata da una severa etica professionale e dalla consapevolezza che ognuno di noi ha un ruolo nella vita.
Fu in quegli anni che iniziai la ricerca sui giochi.

With this reference to the past , it is as if I had suddenly turned my artistic life upside down and that everything had begun to reveal itself even in the innermost folds.
Talking about oneself is also useful to discover something new about oneself and others.
Thus I will fulfil my many souls that agitate wishing to reveal the common thread that unites them all into a single essence. Or is it “ Il libro che suona che canta che balla “ that wants to see the light as the personification of my desire?
To express myself, to feel part of the universe in an attempt to translate into a picture everything that is worth being re-seen, re-lived, revived, this is what I have tried to do. The essence of a translator for me means representing through the medium of one’s own personal feelings all that our senses perceive as beautiful.
I am aware of the uniqueness of each one of us, but do not fail to get excited when I discover the similarities of thought and expression of people who lived in other times and in other places or persons I have met by chance or through my reading, These people we will discover gradually as my story takes shape.
Rigour and passion for design are two features that I learned working in the graphics studio of AG Fronzoni in Milan from 1974 to 1978 and that paved the way to allow me carry out my artistic research in all fields, never untied from a strict professional ethic and the realisation that each of us has a role to play in life.
It was in those years that I began to research into games.

tibet di terra e di cielo

aprile 9, 2010

Monza Gennaio 2010

Per alcuni l’ ORO si trova nelle viscere della terra e per impadronirsene si toglie di mezzo tutto ciò che sta sopra. Bisogna scavare, violentare la crosta terrestre, scacciare chi vive sopra le miniere, lasciando poi le ferite aperte sotto il sole, il vento, il gelo.

Tibet di terra 50×50 collage 2010

Per altri l’ORO è la conquista dello spirito e il cielo è la sua miniera. Qualcosa che va oltre l’idea di spazio, di tempo per diventare infinito ed eterno.

Tibet di cielo collage 2010

Tibet di terra e di cielo, due opere  nate con l’ idea di esprimere il contrasto tra due visioni del mondo. Saranno esposte a Verbania, Casa Ceretti, dal 24 aprile al 9 maggio 2010 nella mostra organizzata da Ornella Garbin e Tamding.

Una trascrizione di queste opere su tela con acrilici,  in piccolo formato 30×30

Tibet di terra

Tibet di cielo

il profumo del bosco

giugno 9, 2009

Il mio laboratorio profuma di bosco e noto un certo piacere anche da parte di chi mi viene a trovare. Tavole di abete, di tiglio, di cirmolo trasformano in una realtà visiva ed olfattiva il mio giardino dei segni. Ho imboccato un sentiero fatto di forme e di suoni della natura, ora il percorso si apre davanti ai miei occhi senza alcun ostacolo e danzo.
Persino il più modesto compensato marino mi racconta la sua storia ed io la scrivo con lui nel viaggio della sua e della mia memoria.

viaggio in piroga

viaggio in piroga

la semina

la semina

strumento a corda

strumento a corda

sulla riva del cocco

sulla riva del cocco

il puzzle e percival bartlebooth

febbraio 24, 2009

Nel suo preambolo a La vita, istruzioni per l’uso George Perec descrive minuziosamente la differenza tra un puzzle commerciale solitamente di cartone, tagliato a macchina, e la costruzione di un puzzle di legno preparato da mani abili, le cui tessere sono studiate con furbizia per rendere difficile la ricostruzione dell’immagine. L’autore sa inoltre che colui che vorrà ricostruire il puzzle in un unico pezzo dovrà rifare i suoi stessi gesti, i suoi stessi ragionamenti per arrivare, attraverso l’esame dei singoli pezzi, alla comprensione del tutto.
Chi volesse ricostruire l’intera storia di Percival Bartlebooth, l’inquilino più importante del condominio parigino, può solo farlo collegando tra loro tutti i capitoli che lo riguardano e le notizie nascoste nelle storie degli altri personaggi, ripercorrendo l’itinerario tracciato da Perec quasi che l’autore invitasse il suo lettore a riflettere più in profondità su ciò che egli descrive. Le sue istruzioni invitano ad analizzare bene, attraverso la vita degli altri, la nostra stessa vita.
Sempre nel preambolo Perec, parlando dell’abilità nella scelta di un soggetto per rendere il puzzle sempre più difficile, dalla uniformità di un quadro gestuale di Pollock alle varianti di un quadro quasi monocromatico di Pissarro, prospetta l’idea di un puzzle tutto bianco come “misero paradosso”. Ebbene lì ho trovato la mia sfida. Un puzzle tutto bianco, ben sapendo che oggi dire bianco vuol dire scegliere un certo numero di varianti: bianco di titanio, bianco di zinco, bianco d’argento, bianco luminoso, bianco spento, opaco o lucido e così via.

la-vita-istruzioni-per-lusotutto scorre come in un film-1991

Quando costruii la serie di quadri dedicati a Perec non avevo approfondito come oggi sto facendo il suo romanzo. Ero stata affascinata dalla sua struttura a puzzle e dalla storia di Bartlebooth che del puzzle aveva fatto la sua questione di vita.

All’età di venti anni decise di organizzare tutta la sua vita:
“Per dieci anni, dal 1925 al 1935, Bartlebooth si sarebbe iniziato all’arte dell’acquerello.
“Per venti anni, dal 1935 al 1955, avrebbe viaggiato in lungo e in largo, dipingendo, in ragione di un acquerello ogni quindici giorni, cinquecento marine dello stesso formato (65×50, o 50×64 standard) raffiguranti porti di mare. Appena finita, ciascuna di quelle marine sarebbe stata spedita a un artigiano specializzato (Gaspard Winckler) che incollandola su un foglio di legno sottile l’avrebbe tagliata in un puzzle di settecentocinquanta pezzi.
“Per venti anni, dal 1955 al 1975, Bartlebooth, tornato in Francia, avrebbe ricomposto, nell’ordine, i puzzle così preparati, in ragione, di nuovo, di un puzzle ogni quindici giorni. Via via che i puzzle sarebbero stati ricostruiti, le marine sarebbero state ristrutturate in modo da poterle scollare dal loro supporto, trasportate nel luogo stesso in cui – vent’anni prima – erano state dipinte, e immerse in una soluzione solvente da cui non sarebbe riemerso che il foglio di carta Whatman, vergine e intatto.
“Così, non sarebbe rimasta traccia alcuna di quella operazione che, per cinquanta anni, aveva completamente mobilitato il suo autore. (…)” Paolo Beneforti

Gli artigiani che lo affiancano nell’impresa vivono nello stesso condominio. La signora Hourcade del quinto piano, che aveva lavorato in una fabbrica di cartonaggio e aveva una vasta esperienza (Perec elenca tutti i manufatti che la signora aveva avuto modo di trattare) riceve l’incarico di costruire cinquecento scatole in cui il signor Winkler, del sesto piano, avrebbe dovuto mettere i puzzle man mano che li terminava. Dovevano essere tutte identiche: lunghe venti centimetri, larghe dodici, alte otto, di cartone nero, chiuse da un nastro nero che Winkler sigillava con la cera, senza altra indicazione che un’etichetta ovale sulla quale erano scritte le iniziali P.B. seguite da un numero.

la-nascita-del-puzzle-b3

la nascita del puzzle-1991

Oggi, nel riprendere in mano il romanzo, nel ricercare via internet notizie, approfondimenti, critiche leggo che il nome di Bartlebooth nasce dalla sintesi di due personaggi letterari: Barnabooth il miliardario di Valery Larbaud e Bartleby lo scrivano di Herman Melville). Può non sorgere la curiosità del perché Perec li abbia scelti? Ecco allora quello che ho scoperto.
Il primo personaggio nasce dal romanzo A. O. Barnabooth. Il suo diario intimo
“Pubblicato per la prima volta nel 1913, il libro è il diario del viaggio che A. O. Barnabooth, alias Valéry Larbaud, compie per tutto il vecchio mondo a bordo di un vagone letto. In questa personaggio un po’ burlesco, snob e parvenu afflitto dal complesso del proprio denaro, cleptomane per noia, eternamente sedotto dalla bellezza di un alessandrino, di una teiera o dalle spalle di una donna, Valéry Larbaud ha raffigurato se stesso e i miti del suo tempo in maniera indimenticabile. Contemporaneo e amico di Valéry, di Gide, di Joyce, di Svevo, Valéry Larbaud (1881-1957) albergò sempre in sé due anime: l’insaziabile viaggiatore, proteso verso nuovi paesi e nuovi incontri, e l’aristocratico prosatore amante dell’opera raffinata.”*
Il secondo personaggio “Bartleby, lo scrivano, è un piccolo capolavoro di Melville. In un racconto di poche decine di pagine un notaio descrive la storia di un suo impiegato, appunto Bartleby, che lavora per quattro centesimi a pagina di cento parole. Bartleby è lo scrivano più strano in cui si è imbattuto: non cammina, non beve caffè o birra, vive di noci di zenzero e fissa sempre il muro. Vive la sua vita in solitudine, in completa mancanza di amicizie. Melville scrive che “era la sua anima a soffrire” e che “sembrava solo, assolutamente solo nell’universo”. Bartleby è totalmente estraniato dall’ambiente di lavoro. E’ un uomo che non sa parlare e che rifiuta di fare. Ad un tratto inizia a non svolgere più le mansioni a cui era destinato. Ad ogni comando del notaio risponde: “I would prefer not to”(preferirei di no). Quando viene licenziato la resistenza passiva di Bartleby diventa attiva: infatti occupa abusivamente l’ufficio giorno e notte. Una volta tradotto in prigione rifiuta di mangiare e muore di fame.
Quindi due luoghi emblematici: l’ufficio, come momento di vita non autentica, i cui connotati sono lo sfruttamento e l’insensatezza, e la prigione che rappresenta la morte.”**
Due affascinanti storie che fanno ancor più meditare sulla vita emblematica di Bartlebooth, ognuno di noi può trarre le sue conclusioni.

per comprendere meglio la struttura di questo fantastico romanzo potete leggere
http://recevaligia.blogspot.com/2006/07/la-struttura-compositiva-de-la-vita.html
 
 

una poesia di Aura Maria Vidales

gennaio 20, 2009

Password è una comunità internazionale composta da poeti e da artisti che si collegano on line, gli uni per scrivere testi, gli altri per tradurre le loro poesie in immagine. Il suo link è tra i blogroll qui accanto.

Aura Maria Vidales è una poetessa che fa parte del gruppo Password.

Ho scelto e tradotto una sua breve composizione, utilizzando una mia opera sulla pioggia, realizzata su carta con tecnica mista, e manipolando la sua riproduzione fotografica con photoshop.

pioggia-2-per-web

Cesa el viento

Cesa el viento, la voz nace

y como fruto se abre a la llovizna.

La sombra viva, de fuego, danza.

Aura Maria Vidales

Cessa il vento, nasce una voce

e come frutto si apre alla pioggerella

L’ombra viva, del fuoco, danza

pioggia_01-per-web1

Questa seconda trascrizione nasce dalla fotografia di un altro mio lavoro sempre sulla pioggia

tintacce tintine

dicembre 3, 2008

“La filosofia muore più volte” e “c’era una volta un bel colore rosso…” due libri d’artista ispirati al film “Uccellacci Uccellini” di Pier Paolo Pasolini

La filosofia muore più volte

Tre pagine che si sovrappongono e si snodano a somiglianza di ali nere e bianche.

Tutto si muove eppure tutto sembra immobile.

Il pensiero umano più alto, la filosofia, non è bistrattata solo dai sempliciotti, ma spesso viene tradita, strumentalizzata, uccisa anche da chi dovrebbe difenderla.

Ed il finale del film con le piume dell’uccello con i pochi resti del corpo lasciano inorriditi e sgomenti, ma sappiamo che possono preannunciare anche una rinascita: finché l’uomo vivrà anche il suo pensiero libero vivrà.

la-filosofia-muore-piu-volte

la-filosofia-muore-piu-volte2

la-filosofia-muore-piu-volte-3

la filosofia muore più volte… 2008


C’era una volta un bel colore rosso…

In queste due pagine traspare il pessimismo di Pier Paolo Pasolini. Le parole del corvo filosofo: “il cammino incomincia e il viaggio è già finito” ci rammentano la caducità della vita. E ricordo un altro poeta, Ungaretti, che scrisse: “Si sta come d’autunno – sugli alberi – le foglie”. E l’uomo pur sapendo che la sua vita avrà una fine, come si comporta?

Nella sceneggiatura creata per il corvo esiste anche un richiamo ai colori e mi sembrava appropriato, dato il titolo della mostra, “Tintacce – Tintine”, introdurre questo tema. In realtà Pasolini non nomina alcun colore ma esclusivamente il rosso.

“La vita ha i suoi colori! Il colore dell’aridità, il colore dell’abiezione, il colore della paura, il colore dell’ironia, il colore della mancanza di ogni colore! E c’era una volta un bel colore rosso…”

Un elenco di tintacce, dei difetti più abbietti dell’uomo. chiuso in se stesso. che si preoccupa, a scapito degli altri, della sua sopravvivenza e non s’accorge che così facendo accelera il processo della sua morte, tanto da non avere più alcun colore lungo il suo percorso terreno.

Gli uomini tendono inevitabilmente al male e devono lottare tutta la vita per conquistarsi il bene nei valori della pace, della giustizia e della libertà e un filo di speranza Pasolini lo vede nel colore rosso.

Di solito quando si parla di speranza l’abbinamento è con il verde. Perciò ne traggo la conclusione che ogni colore ha in sé l’aspetto positivo e l’aspetto negativo, il rosso simbolo dell’allegria, della gioia può diventare simbolo di guerra, del sangue sparso sul terreno, della violenza,

I valori stanno dentro ognuno di noi, coltivarli e farli crescere è un dovere, non dobbiamo aspettarci che altri decidano per noi cosa è bene e cosa è male, scegliamo pure il nostro colore positivo e sono sicura che si armonizzerà anche con altri colori positivi nel simbolo dell’arcobaleno.

cera-una-volta

c’era una volta un bel colore rosso… 2008

libretto-2

cera-una-volta-2


c’era una volta un bel colore rosso… 2008


pizza e’ lluna

novembre 8, 2008

Nel 2000 ebbi l’occasione di ammirare a Roma una mostra di Claude Monet. Tra i suoi quadri avevo notato dei tondi, mi sembra fossero due, con il tema più caro all’artista, lo stagno della sua casa in campagna.

monet30

un mondo, il suo mondo in un cerchio senza tempo

Mi è sempre piaciuto racchiudere qualcosa di prezioso dentro una forma che sembra chiusa ma il cui spazio in profondità dà al pensiero la sensazione dell’infinito.

Il richiamo visivo ai nostri pianeti è immediato e noi ben conosciamo l’attrazione della luna. Pare che persino la terra non solo l’acqua ne venga attratta e si espanda nelle notti di luna piena.

Poi un giorno scopro nella lista del menù di un ristorante la “pizza luna”:

pizza luna

sembrava un ulteriore richiamo caldo e profumato a rappresentare con tondi colorati, lavorati un po’ a rilievo, altre lune da aggiungere alle mie rappresentazioni. Nacquero così nel 2000, da queste diverse ispirazioni quattro miei lavori che chiamai Pizza e’ lluna.

pizza e' lluna

pizza e’ lluna dai toni caldi

pizza e' lluna

pizza e’ lluna dai colori freddi

Una piccola curiosità: anche la musica può essere ispirata da una immagine tonda, quella dell’orologio. “Time”, il tempo, è il filo conduttore di una canzone dei Pink Floyd dove le immagini spiegano meglio delle mie parole quanto un semplice cerchio può essere imprevedibile e profondo.

mappaluna 1×3

settembre 23, 2008

Ogni trittico è accompagnato dalle parole del “pastor de los suenos” Federico Garcia Lorca, poeta della luna per eccellenza, che mi ha accompagnata lungo tutto il percorso. Con la musicalità di una

“Noche (suite para piano y voz emocionada) Notte (suite per piano e voce emozionata”

scienza

magia

mito

En mi vaso la luna redonda,
!diminuta!, se rìe y tiembla
Nel mio bicchiere la luna rotonda,
minuta!, se la ride e trema

Federico Garcia Lorca

introduzione “nel cerchio della luna”

settembre 9, 2008

terra luna

Siamo verso la fine dell’estate 2008, il 10 settembre il Cern di Ginevra inizierà il suo esperimento tanto atteso. Dopo venti anni di ricerche il Large Hadron Collider, l’acceleratore di particelle più potente della storia, è pronto.

“E’ un anello sotterraneo lungo 27 chilometri che, messo in opera, lancerà protoni ed anti-protoni a velocità prossime a quella della luce. Fino allo scontro finale, che sprigionerà un’energia dell’ordine dei 5 TeV (ovvero5 miliardi di Volt). Gli scienziati del Cern di Ginevra sperano che un impatto di tale potenza possa letteralmente illuminare la ricerca sui primordi della materia: dalla creazione di nuove particelle e lo studio del loro funzionamento, sarà forse svelato il mistero del Big Bang, con un salto indietro nel tempo di 14 milioni di anni. Non mancano però gli appelli allarmisti, in primis da parte del chimico tedesco Otto Rossler, Eberhard Karls University: a detta sua e di altri scienziati, esiste il rischio sostanziale che lo scontro generi un buco nero, proprio qui sulla Terra. Avrebbe dimensioni modeste, ma si alimenterebbe gradualmente fino a risucchiare l’intero pianeta nell’arco di quattro anni.”

Io mi rifugio sulla luna. No, non sulla luna che vediamo quasi ogni notte nei nostri cieli ma la luna dei poeti, degli artisti, dei sognatori. Faccio parte anch’io di questo coro già dal 1994 con Mappaluna, Luna de mapa.

Ci risentiamo fra qualche giorno, esperimento permettendo.

“Oh potessi tu, o piena luna, contemplare per l’ultima volta il mio dolore, tu che io ho atteso, sovente, fino a mezzanotte, vegliando al mio leggio. Poi su libri, e carte, o mesta amica, mi apparisti. Oh! Potessi aggirarmi su cime di monti, andar errando nella tua cara luce, aleggiare con gli spiriti intorno a caverne montane, vagare sui prati al tuo crepuscolo, e, liberato da tutti i tormenti del sapere, risanarmi nel bagno della tua rugiada!” W.J. GOETHE, “FAUST”, PG. 23, Ed. Feltrinelli, 1965 (prima edizione originale, 1831).