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John Cage e il suo “Silenzio”

agosto 19, 2008

Avevo acquistato, in una bancherella durante la manifestazione di Contemporaneamente a Milano, alcuni fogli di carta fatta a mano, perché mi avevano incantato le macchie chiaroscuro, la rugosità, i bordi sfilacciati e irregolari.

Sono stata sempre frenata dall’intervenire su questi fogli perché mi sembrava quasi di violarli. Quale intervento avrebbe potuto arricchire anziché impoverire il loro impatto visivo?

Rimasero nel cassetto a lungo. Ogni tanto mi capitavano tra le mani, li rimiravo e li riponevo nel cassetto; a volte li ho portati con me nei miei spostamenti e fu proprio durante una vacanza a Calella de Palafrugell, in Spagna, tra i ricordi di Dalì e Picasso, che mi ritrovai a leggere “Silenzio” di John Cage.

Mi sono spesso ispirata alla musica per i miei lavori ed avevo sempre pensato al silenzio come ad un momento di pausa, di riflessione, di preparazione ad un evento… ma Cage dice qualcosa in più. Il suo “silenzio” diventa una musica carica di valenze che variano a seconda di chi lo attua e di chi lo ascolta, e dagli imprevisti possibili dovuti alle varianti di spazio e di tempo in cui il “silenzio” accade.

Allora mi sono ricordata degli spartiti di Cage scritti nella più pura casualità, mettendo dei punti a caso e tracciando poi dei pentagramma alla ricerca di nuovi suoni.

“Prendo un pezzo di carta e, su di esso, fisso due punti. Poi traccio linee parallele su un foglio trasparente, per esempio cinque linee, ma non dico a quale linea corrisponda ciascuna categoria. Il foglio trasparente può sovrapporsi al pezzo di carta con i punti in qualsiasi posizione, e la lettura dei punti può compiersi tenendo conto di tutte le caratteristiche che si desideri distinguere. Si può impiegare un altro foglio trasparente per ulteriori misure, alterando persino la successione dei suoni nel tempo. In tale situazione non è necessaria alcuna operazione casuale ( per esempio non occorre gettare le monete), perché nulla è previsto. Sebbene tutto possa, in un secondo tempo, essere minutamente misurato oppure, invece, semplicemente assunto come vago suggerimento.”

Presi la decisione di tradurre liberamente questa partitura sperimentale, non solo per ricercare suoni nel silenzio dei miei fogli, ma per esaltarne il cromatismo e la forma… come? Trascrivendo ogni singola lettera delle parole che componevano i testi delle conferenze di John Cage, usando inchiostro nero e smalto argento, ed accentuando così la natura della carta e le smaglianti tonalità di grigio.

Un paziente divertimento strutturalmusicalcromatico!

musica sperimentale 1985

Da una conferenza di John Cage in “Silenzio”

Dichiarazioni fatte al congresso della Music Teachers National Association, a Chicago, nel 1957

conferenza su niente 1985

Da una conferenza di John Cage in “Silenzio”

Stampata per la prima volta su “Incontri musicali” agosto 1959

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il bestiario

giugno 11, 2008

Leggevo in una presentazione su Guillaume Apollinaire a cura di Clemente Fusero:

“E stata prospettata l’ipotesi che la prima idea di un “bestiario” illustrato, alla maniera medioevale ancora viva nell’epoca rinascimentale, scaturisse da una conversazione svoltasi nello studio di Picasso, al “Bateau Lavoir” di Montmartre, verso il 1906. Ne sarebbero testimonianza alcune figure di animali incise a quel tempo dal malagueño”

Fu poi stampato nel 1911 con le illustrazioni di Raoul Dufy, incisioni su legno.

Francis Poulenc nel 1919 musicò alcune poesie del bestiario di Apollinaire.

Una visione allargata dell’opera d’arte.

E’ per me una sfida ripensare nel 1980 ad un bestiario senza l’immagine dell’animale ma che lo richiami attraverso un ritmo, un segno, un simbolo.

Perdo la sfida nel trovare un musicista che accompagni con lo stesso spirito le immagini. Peccato! La cartella tuttavia esiste e può sempre essere messa in musica.

La capra del Tibet – 1982

Les poils de cette chèvre et même

Ceux d’or qui pris tant de peine

Jason, ne valent rien au prix,

Des cheveux dont je suis épris.

Il vello di questa capra e perfino

Quello d’oro per cui Giasone ha tanto penato

Non valgono nulla al confronto

Dei capelli che mi hanno incantato.


Il coniglio – 1982

Je connais un autre connin

Que tout vivant je voudrais prendre.

Sa garenne est parmi le thym

Des vallons du pays de Tendre.

Conosco un’altra bestiola

Che viva vorrei prendere.

La sua garenna è in mezzo al timo

Delle vallette del paese dell’Amore


Il dromedario – 1982


Avec ses quatre dromadaires

Don Pedro d’Alfaroubeira

Courut le monde et l’admira.

Il fit ce que je voudrais faire

Si j’avais quatre dromadaires.

Con i suoi quattro dromedari

Don Pedro d’Alfaroubeira

Percorse il mondo e l’ammirò.

Fece ciò che vorrei fare io

Se possedessi quattro dromedari.


Il serpente – 1982

Tu t’acharnes sur la beauté.

Et quelles femmes ont été

Victimes de ta cruauté!

Eve, Eurydice, Cleopatre;

J’en connais encor trois ou quatre

Tu t’accanisci contro la bellezza.

E quali donne furono

Vittime della tua crudeltà!

Eva, Euridice, Cleopatra;

Io ne conosco ancora tre o quattro.

La carpa – 1982

Dans vos viviers, dans vos étangs,

Carpes, que vous vivez longtemps!

Est- ce que la mort vous oublie,

Poissons de la mélancolie.

Nei vostri vivai, nei vostri stagni,

carpe, come vivete a lungo!

E’ che la morte vi oblia,

Pesci della malinconia.


il delfino – 1982


Dauphins, vous jouez dans la mer,

Mais le flot est toujours amer.

Parfois, ma joie éclate-t-elle?

La vie est encore cruelle.

Delfini, voi giocate nel mare,

Ma il flutto è sempre amaro.

Esplode talvolta la mia gioia?

Anche la vita è crudele.

(traduzioni di mlgrimani)