Posts Tagged ‘opera di Maria Luisa Grimani’

il giardino vecchio

dicembre 12, 2012

Villa Tornaghi, il giardino vecchio, un meeting di mUnschasc dedicato alla luna. Dalle ore 12 di oggi 12 dicembre 2012 fino  alle ore 12 notturne.

Ho appena terminato l’allestimento nella bella fontana!

munschasc giardino vecchio

il giardino vecchio

 

luneamonzasullambro 2012

uno haiku

Lunedimonzasullambro

nel canocchiale

sfridi di ferro, cellophane, pergamena

Cosa ne penserà Galileo?

Su “attualità mostre” i dettagli!

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morii per la bellezza

aprile 17, 2012

I died for beauty

I died for Beauty – but was scarce
Adjusted in the Tomb
When One who died for Truth, was lain
In an adjoining Room –

He questioned softly “Why I failed”?
“For Beauty”, I replied –
“And I – for Truth – Themself are One –
We Bretheren, are”, He said –

And so, as Kinsmen, met a Night –
We talked between the Rooms –
Until the Moss had reached our lips –
And covered up – our names –

traduzione in immagine di mlgrimani

Morii per la Bellezza

Morii per la Bellezza, e non appena
mi ebbero accomodata nella tomba
un uomo morto per la Verità
venne deposto nella stanza attigua.

Mi chiese piano perché fossi morta.
“Per la Bellezza”, gli risposi pronta.
“Io per la Verità”, soggiunse lui.
“Siamo una cosa sola, siamo fratelli”.

Come parenti incontratisi una notte,
conversammo da una stanza all’altra,
finché il muschio ci raggiunse le labbra,
ricoprendo per sempre i nostri nomi.

Emily Dickinson

Suggerisco a chi vuole approfondire il significato di questa poesia di leggere questo commento illuminante

nb Non ho trovato il nome di chi ha tradotto questa poesia, se lo conoscete sarà mia premura scriverlo. grazie Un’altra precisazione Why I failed è tradotto con “perchè fossi morta” letteralmente “perchè ho fallito” : mi farebbe piacere trovare un’altra traduzione più aderente al pensiero della Dickinson

i bambini e le donne della shoah

gennaio 25, 2011

Per il mese delle memoria sono presente alle mostre itineranti organizzate da Maddalena Castegnaro, Presidente dell’ associazione Verbamanent di Sannicola (Lecce), con un libro d’artista. Il  titolo è  “Il giardino di Helga Weissova” , ispirato ad una mostra realizzata dall’ Istituto Comprensivo di Calcinate.

Helga Weissova è la bambina ebrea autrice dei disegni che testimoniano la sua vita nel ghetto di Terezin fino agli ultimi giorni passati nel campo di Mathausen. Un’età difficile quella di Helga tra gli 11 e i 14 anni: il  passaggio dall’infanzia alla adolescenza, un periodo nella vita di ogni bambina che necessita maggiore attenzione e comprensione da parte degli adulti. A lei è stato negato tutto, ma la sua forza d’animo e la speranza di sopravvivere, o perlomeno di salvare i suoi disegni,  per raccontare gli orrori dell’olocausto, ne fanno un’ eroina pari alla famosa Anna Frank della quale ben conosciamo il diario.

Il giardino di Helga è un giardino negato. Vive un lunghissimo tragico inverno che non vedrà la primavera.. Il giardino di Helga è come pietrificato e vive unicamente per testimoniare una realtà così cruda e inimmaginabile che solo la limpidezza catartica dei suoi disegni riesce a riscattare.

Helga è consapevole che il suo racconto visivo vivrà per sempre come pietra miliare a ricordarci cose accadute e che potrebbero accadere ancora se non ci mettiamo con impegno a costruire la pace.

Dal tranquillo e piacevole pupazzo di neve che Helga stessa definisce come l’ultima immagine della sua infanzia, inizia una adolescenza derubata dei sogni e testimone della crudeltà alla quale l’uomo può arrivare.

Dalla pagina bianca alla pagina nera un tragico percorso dove le venature rosso sangue testimoniano vite perse ma non invano.

Helga Weissova: dal ghetto di Terezin i disegni di una bambina.  Dicembre 1941/1944

“Zeichne was Du siehst “Disegna ciò che vedi”, furono le parole di mio padre dopo che gli avevo portato di nascosto, all´interno del campo maschile, il disegno di un pupazzo di neve.”
Un percorso visivo tragico. Dal pupazzo di neve alle montagne di cadaveri a Mathausen. Una testimonianza per non dimenticare e perchè non accada mai più nulla di simile.

 

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Ringrazio

Maddalena Castegnaro per l’impegno nell’organizzare mostre e performance sulla shoah dimostrando sensibilità e impegno civile

Giacomo Correale Santacroce per le fotografie fatte nel mio laboratorio

luce, mia luce

gennaio 9, 2010

acrilico su tela, madreperla, quarzi, filo dorato, smalto dorato


Luce, mia luce,

luce che riempi il mondo

luce che baci gli occhi

luce che addolcisci i cuori!

La luce danza, amore mio,

al centro della mia vita;

la luce suona, amore mio,

gli accordi del mio amore;

s’aprono i cieli,

il vento soffia selvaggio,

una risata passa sulla terra.

Le farfalle stendono le loro

Vele sul mare della luce.

Gigli e gelsomini si levano in alto

Sulla cresta delle onde della luce.

La luce si rifrange in oro

Sopra ogni nube, amore mio,,

e sparge gemme in profusione

Di foglia in foglia, amore mio,

gioia e felicità senza misura.

Il fiume del cielo è straripato

E ha inondato il mondo di gioia.

Tagore

il nuovo progetto

settembre 5, 2008

condominio-omaggio a Perec -progetto 1992

E’ terminata la pubblicazione dei tre libretti “storie di scacchi”, “il testo poetico come immagine” e “il giardino dei segni” e si apre una nuova serie:

nel cerchio de la luna” “la vita istruzioni per l’uso”

“l’albero dei miei ricordi”

Nel cerchio de la luna entrerà la ricerca Mappaluna 3×3, le mille e una luna, ti regalo la luna, la luna in scatola e pizz ‘e luna

La vita istruzioni per l’uso parlerà di Perec, dei suoi personaggi, della vita del condominio ed altro ancora

L’albero dei miei ricordi è una lettura fatta con il “pirografo” del dialogo tra Marco Polo e il Kublai Khan nelle “città invisibili” di Italo Calvino e non solo.

la natura

giugno 18, 2008

crescita dell’albero

Il passaggio dai segni neri al colore fu ispirato dalla natura, dal paesaggio che con il variare delle stagioni cambia sempre spettacolo e che si svolge quotidianamente sotto i nostri occhi. Tuttavia non basta guardarlo, bisogna saperlo vedere.

“Il semplice guardare una cosa non ci permette di progredire. Ogni guardare si muta in un considerare, ogni considerare in un riflettere, ogni riflettere in un congiungere ”

Allora ecco che il mio pennello diventa esso stesso una tavolozza:

i colori si distinguono o si fondono tra loro creando colpi di luce. Il segno che prende vita sul foglio può essere paragonato alla nascita e crescita di un fiore. E nel silenzio assordante della natura, mille crepitii, mille voci, mille suoni, mille misteri da scoprire ed interpretare. Scrive ancora Goethe:

“La natura intera si scopre anche ad un altro senso. Si chiudano gli occhi, si presti attento ascolto e, dal più leggero soffio fino al più selvaggio rumore, dal più elementare suono fino al più complesso accordo, dal più veemente e appassionato grido fino alle più miti parole della ragione, sarà sempre la natura a parlare, a rivelare la propria presenza, la propria forza, la propria vita e le proprie connessioni, cosicché un cieco, a cui l’infinitamente visibile fosse negato, in ciò che è udibile potrà cogliere un infinitamente vivente.” (1)

particolare


1 “La teoria dei colori” J. W.Goethe Il Saggiatore 1979

“contrasto” da cielo d’alcamo

giugno 10, 2008

In un doppio filo di parole lungo quanto uno stelo è racchiuso il dialogo amoroso tra un uomo e una donna, il gesto che l’accompagna è simile alla sinuosità e al profumo della rosa paragonata al corpo femminile:

“Rosa fresca aulentissima c’apar’ inver la state

le donne ti disiano, pulzelle e maritate:

trajemi d’este fòcora, se t’este a bolontate

per te non ajo abento notte e dia,

penzando pur di voi, madonna mia.”

“Se di meve trabàgliti, follia lo ti fa fare………”

contrasto 1979