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un racconto/a tale – il testo poetico come immagine (2)

novembre 2, 2015

Nell’ottobre del 1979, sono già più di due anni che lavoro con la poesia, si inaugura a Milano la mostra Origini dell’astrattismo – verso altri orizzonti del reale curata da Guido Ballo. Le immagini che vedo esposte specialmente nelle sala dedicata ai poeti rinfrancano le mie passioni. Sono attirata in particolar modo dalla poesia di Mallarmé Un Coup de dés jamais n’abolira le hazard, per i suoi molteplici stimoli creativi. Troverò in seguito il testo originale presso l’Archivio di nuova scrittura di Paolo della Grazia a Milano, negli anni 80/90, anni in cui avevo occasione di frequentarlo. Questa collezione si trova attualmente presso il Mart di Rovereto.
Guido Ballo scriveva:
“La sala dei poeti si apre con le voyelles di Rimbaud, che fa corrispondere a ogni vocale metaforicamente un colore: vocali e colori si richiamano, coincidono, dando così il via a quella interferenza delle arti e dei sensi che nel futurismo, del resto non comprensibile senza gli influssi simbolisti, raggiunge il momento più esaltante.. Mallarmé però in questa sala è il protagonista, con un Coup de dés jamais n’abolira le hazard pubblicato nel 1897, l’anno della sua morte: di due anni prima è il suo saggio La musique et les lettres, che indaga su un’altra interferenza tra le arti, parola e musica, illuminando i valori della risonanza. Questa composizione poetica qui presentata in diversi fogli, anticipa con chiarezza certe poetiche concettuali di oggi: spezzata nel verso libero e resa visuale per gli stacchi, le differenze di grandezza tipografiche, le zone di riposo che identificano spazio e tempo, giunge, come punto d’arrivo, alla prevalenza quasi assoluta dello spazio, di cui il poeta ha parlato diverse volte, al silenzio che sembra annullare la parola stessa e le dà invece un nuovo risalto, estrema aspirazione di un canto non più continuo o affidato ai mezzi del semplice significato, ma risolto in nuove cadenze e come immerso nelle risonanze e nei silenzi bianchi. Mallarmé rivela, nel clima simbolista, la sua presenza viva non soltanto per i risultati della poesia, tra le più alte dell’epoca moderna, ma per la chiarezza, in quel tempo nuova, della struttura, che dà alla sintassi stessa altri valori: perché proprio la limpida struttura di questa opera poetica libera il simbolismo da ogni equivoco tra contenutismo, suono, parola, visualità.” Camminando lungo le sale di questa mostra medito sul mio lavoro e mi accorgo che devo uscire dall’apparente staticità delle mie poesie per esaltare di più il ritmo, il movimento. Ci riuscirò passando dalla parola al gesto.

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La stella di Natale 1984/85

Nel Marzo del 1980 inauguro la mia prima personale dal titolo Il testo poetico come immagine nella galleria Verifica 8+1 di Mestre, presentata da Maria Vailati e da A G Fronzoni. Lo stesso anno la poetessa Antonietta Dell’Arte mi fa da tramite con Vando Aldrovandi, storico intellettuale e libraio di Milano che dirigeva la Libreria Einaudi nella Galleria Manzoni. Per due volte viene a trovarmi al Laboratorio di Monza ed infine mi invita a presentare la mia grafica nella sua libreria. Fu così che nel settembre del 1980 presentai una piccola antologica: dagli scacchi, ai giochi, alla parola come immagine nella mostra dal titolo La grafica di m. l. grimani.

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Autoritratto: semiologia della memoria 1979

Nel 1985 ebbi l’occasione di inaugurare nella Libreria comunale di Chiavenna la Sala Marmirola, frutto del recupero di un’area industriale dismessa, con una mostra sul testo poetico come immagine. Le mie opere furono presentate dal prof. Paolo Biscottini attuale direttore del Museo Diocesano di Milano, ma che allora era il direttore dei Musei Civici di Monza. Era la prima volta che le opere erano accompagnate dalla lettura registrata delle poesie in mostra, ognuna nella sua lingua originale, e che organizzavo degli incontri con le insegnanti e le scolaresche per una didattica aperta a vari temi. Negli anni a seguire fino ad oggi non interruppi mai il mio lavoro con la parola. Tappe importanti furono la stampa di una cartella litografica contenente sei poesie dal Bestiario di Gauillaume Apollinaire, realizzata dall’editore Campanotto di Udine.

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Delfini 1980                      La capra del Tibet 1980

Poi seguirono i Natali, una raccolta di poesie dal tema natalizio che comprendevano tra gli altri testi di Ungaretti, Apollinaire, Rilke, Pasternak, stampate da Apollonio, Brescia.

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Natale di Ungaretti 1981

Capitolo a se stante, una traduzione in immagine delle conferenze pubblicate in Silenzio di John Cage. Tre opere su carta fatta a mano monocromatica, dove trascrissi ogni singola lettera delle parole che componevano i testi, usando inchiostro nero e smalto argento per accentuare la natura della carta e le sue smaglianti tonalità di grigio.

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Musica sperimentale 1995

By 1979 it was now more than two years I had been working with poetry and an exhibition was inaugurated in Milan on the ‘Origini dell’astrattismo – verso altri oorizzonti del reale’ curated by Guido Ballo. The images I see exhibited especially in the room dedicated to the poets revive my enthusiasm . I am attracted particularly by a poem of Mallarmé ‘Un coup de dès jamais n’abolira le hazard’ because of its many creative stimuli. Later I will find the original text in ‘Archivio di nuovo scrittura by Paolo della Grazia in the eighties and nineties the years when I had occasion to meet him. This collection can be found now in the Mart in Rovereto. Guido Ballo wrote ”  ‘The Poets’ room opens with ‘Les voyelles’ of Rimbaud which corresponds metaphorically a colour to every vowel. Vowels and colours reflect each other, they coincide showing the way to that mixing of the arts and senses in futurism which in any case cannot be understood without the symbolist influences needed to reach the most exalting moment. Mallarmé in this room is the protagonist with ‘Coup de dès jamais n’abolira le hazard’ published in 1897, the year of his death. Two years before there is his treatise’ La Musique e les lettres’, which investigates the connection between the arts, word and music, explaining the value of resonance. This poetic composition here presented in various pages clearly anticipates certain poetic concepts of today: broken not free verse and made visible by the intervals, the difference in the size of the print, the empty areas which identify space and time and reaches as a point of arrival the almost absolute prevalence of space about which the poet has spoken on diverse occasions, the silence which seems to nullify the word itself and yet gives it instead a new importance. The extreme desire for a canto which is no longer continuous or entrusted with the means of a simple interpretation but improved in new rhythms as if immersed in sounds and white silences. Mallarmé, in the symbolist climate, reveals his lively presence not only with the results of his poetry, among the most relevant of the modern period, but because of its clarity of structure, in that new period, which lends other values to the synthesis itself; precisely since the limpid structure of this poetic work frees the symbolism from every ambiguity whether contenutism, sound, word or visuality.”
Walking through the rooms of this exhibition I meditate on my work and I realise I must leave the apparent static state of my poetry to exalt the rhythm and the movement more. I will succeed passing from the word to the gesture.
In March 1980 I inaugurate my first Personal with the title ‘IL Testo Poetico come immagine’’ in the gallery Verifica 8+1 in Mestre, presented by Maria Vailati and A G Fronzoni. That same year the poetess Antonietta Dell’ Arte was my intermediary with Vando Aldrovandi , an intellectual historian and bookseller in Milan, who managed the Libreria Einaudi in Galleria Manzoni. He came to see me twice in the Laboratorio in Monza and finally invited me to present my graphics in his bookshop. So it was that in September 1980 I presented a small anthology on chess, games and the word as  an image with the title ‘La Grafica di M. L. Grimani’

In 1985 I had the occasion to inaugurate, in the Council Library of Chiavenna (Sondrio), the Marmirola Hall, a beautiful restoration of an abandoned industrial area, with an exhibition on the poetic text as an image.
My work was presented by Prof. Paolo Biscottini, the actual director of the Diocesan museum of Milan and who was then the director of the Civic museums of Monza. It was the first time that the work was accompanied by recorded reading of the poetry in the show, each in its original language and that I organised meetings with the teachers and schoolchildren for lessons open to various themes. In the following years up to the present I have never interrupted my work on words. Important milestones were the lithographic printing of six poems from The Bestiary of Gauillaume Apollinaire, realised by Campanotto
Then followed ‘I Natali’ a collection with a Christmas theme which included among others, texts from Ungaretti, Apollinaire, Rilke, Pasternak printed by Apollonio.

As a separate chapter, I worked translating into images the lectures published in ‘Silenzio’ by John Cage. Three works on handmade paper monochrome where I wrote down every single letter of the words comprised in the text using black ink and silver varnish to underline the nature of the paper and its dazzling shades of grey.

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dialoghi visionari – premessa

aprile 9, 2010

Ho notato che in questo mio blog a volte si soffermano insegnanti e studenti.  Questo mi fa molto piacere e non solo. Mi è anche di stimolo per  raccontare altre esperienze nel convincimento che tutto ciò che esiste di positivo possa invogliare giovani e non a  portare avanti le loro idee e le loro passioni.

I dialoghi tra me e l’artista Laura Pitscheider sono sfociati in una importante mostra realizzata nel 1996 presso il MART di Rovereto nell’ambito del Festival della danza Oriente  Occidente.

Con il permesso di Laura pubblico alcune nostre riflessioni e le lettere che ci siamo scambiate all’inizio della nostra collaborazione suddivise in diversi post sotto la categoria “dialoghi visionari”.


laura pischeider

maria luisa grimani

“Abbiamo usato il dialogo come “metodo creativo” e non solo come strumento conoscitivo, nella piena consapevolezza che mai nulla accade lasciandoci indifferenti.

La possibilità di ampliamento dei “territori artistici” senza che vengano annullate le rispettive personalità emerge subito dai primi scambi di parole, infatti abbiamo scoperto che i nostri “segni” stanno “tra” i linguaggi e le scritture apparentemente definiti. Siamo alla ricerca di un mondo visivo che vive tra le cose, tra i suoni, tra i gesti, tra il passato e il futuro in un presente che sfugge alle leggi del tempo e si dilata tanto quanto noi lo desideriamo.

Questo dialogo ci ha permesso lo scambio delle memorie, dei sentimenti, delle intuizioni, aggiungendo, addizionando, sottraendo, scambiando, quindi ricominciando quello che poi avremmo definito il Grande Gioco dell’Arte.” mlg/lp