Posts Tagged ‘M.A.R.T. Rovereto’

la lettera di marisa

aprile 27, 2010

Errand into the Maze

Arco, 1 luglio 1996

Cara Laura,

ci siamo recate a Palazzo Todeschi tu avendo nelle orecchie la Sagra della Primavera di Stravinsky e inseguendo una fantomatica “danzatrice”, io la musica di Menotti “Errand into the maze“, persa nel Labirinto del Minotauro, alla ricerca di un legame con Helios.
Ci siamo dirette, tu istintivamente a destra, nelle stanze affrescate, io a sinistra, quasi dentro le volte bianco-candide; ambedue affascinate dalle belle forme settecentesche del palazzo.
Il mio sguardo non riusciva a staccarsi dai soffitti delle “mie”  stanze ma gi… invidiavo gli stucchi, gli affreschi verde-azzurro e giallo-oro delle “tue” stanze. Presi allora la decisione che mi sarei impadronita delle stanze bianche ma avrei lavorato con i tuoi soffitti. Non mi rimproverare il comportamento da “asso piglia tutto”, ti conosco generosa.
Passato il momento euforico, ho tentato di capire le radici di questa mia passione per i soffitti. Passione che riscopro ogni volta che entro in una stanza antica.
Stento a crederci, ma dopo pochi giorni dalla visita a Rovereto, leggo su Repubblica parte della relazione dello psicanalista junghiano americano James Hillman che ha come titolo “Città, anima, natura” e scopro che “La felicità comincia dal soffitto”.
“Mentre i nostri piedi sono ben piantati al terreno, la sommità della nostra testa penetra nel cielo… Non vi é separazione naturale verso l’alto tra l’umano e il divino “.Anche il soffitto era vissuto come una copertura che ci metteva comunque in relazione con lo spazio sopra di noi.
“Oggi negli ambienti in cui viviamo, uffici, alberghi, officine, aeroporti, condomini  ciò che sta lassù nei soffitti é deprimente, misero…Ciò che sta lassù ha a che fare con il fuoco, il fumo, l’aria insalubre, il rumore, il furto, gli incidenti e la manutenzione” Gli occhi degli uomini sono sempre abbassati, rivolti al terreno. “Che cosa affermano questi soffitti? Che cosa dicono del nostro interno psichico? Se alzare gli occhi é quel gesto di aspirazione e di orientamento verso l’ordine superiore del cosmo, una fantasia che si apre verso le stelle, i nostri soffitti riflettono una visione prettamente secolare-miope, utilitaristica, inestetica.” Ma nel passato non era così: ciò che stava sopra il capo, dal baldacchino, alla cupola  degli antichi Re e Faraoni ai soffitti con travi intarsiate, stucchi, gessi, affreschi, alle volute, agli archi di imponenti cattedrali “L’occhio attraversava un modello affascinante di rapporti ritmici e inerenti, dove la funzione e la bellezza erano inseparabili… Il soffitto metteva in relazione l’uomo con il cielo e gli Dei”.
Ma non é finita, quasi contemporaneamente leggo questa frase ne “Il Padiglione d’oro” di Yuko Mishima:
“Quando guardavo in sù verso il Padiglione d’oro, mi pareva che esso mi penetrasse freneticamente non solo per gli occhi ma anche attraverso la cute della testa: allo stesso modo che il sole, toccandola con i suoi raggi, la riscaldava, e la brezza della sera la rinfrescava d’improvviso”.
Poi la tua lettera con la dedica di un pensiero di Rainer Maria Rilke azzeccatissima e rivelatrice della tua forte sensibilità. Si domanda il poeta, danzare é riempire un vuoto, é tacere l’essenza di un grido, é la vita dei nostri astri presa al rallentatore?
Tutto, proprio tutto, converge nel mio sogno di realizzare una trilogia dello spazio, terra-luna-sole.
Afferro il filo di Arianna e guardo verso l’alto. Mi ritrovo agli albori del mondo, alla nascita del suono, al big bang della danza, ai colori caldi della vita, ai soffitti delle stanze di Laura che danzano.
Brindiamo ai nostri “dialoghi visionari”.
Marisa

Palazzo Todeschi: i soffitti delle stanze di Laura

C’è stato un contrordine. Non saremo più a palazzo Todeschi ma al MART di via Rosmini. La sede è molto prestigiosa ma sopratutto ..impegnativa! In questa mia lettera a Laura ancora non so nulla del nuovo spazio che ospiterà la nostra  mostra, ma non cambierò il tema, rimarrò fedele alla lettera. Lavorerò scenograficamente con i soffitti.

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affinità, riscontri, riflessioni (1)

giugno 14, 2008

Un’occasione importante: la visita ad una bellissima mostra curata da Guido Ballo.

Nel 1980 sono già più di due anni che lavoro con la poesia e le immagini che vedo esposte specialmente nelle sala dedicata ai poeti rinfrancano le mie passioni. Sono attirata in particolar modo dalla poesia di Mallarmé “ Un Coup de dés jamais n’abolira le hazard”, per i molteplici stimoli creativi che ispira. Troverò in seguito il testo originale presso l’Archivio di nuova scrittura di Paolo della Grazia a Milano, negli anni 80/90, anni in cui avevo occasione di frequentarlo. Questa collezione si trova attualmente presso il M.A.R.T. di Rovereto.

ORIGINI DELL’ASTRATTISMO

VERSO ALTRI ORIZZONTI DEL REALE

Direttore Guido Ballo

Milano – Palazzo Reale 18 ottobre 1980

18 gennaio 1980

curatore Guido Ballo

“La sala dei poeti si apre con le voyelles di Rimbaud, che fa corrispondere a ogni vocale metaforicamente un colore: vocali e colori si richiamano, coincidono, dando così il via a quella interferenza delle arti e dei sensi che nel futurismo, del resto non comprensibile senza gli influssi simbolisti, raggiunge il momento più esaltante.. Mallarmé però in questa sala è il protagonista, con un Coup de dés jamais n’abolira le hazard pubblicato nel 1897, l’anno della sua morte: di due anni prima è il suo saggio La musique et les lettres, che indaga su un’altra interferenza tra le arti, parola e musica, illuminando i valori della risonanza. Questa composizione poetica qui presentata in diversi fogli, anticipa con chiarezza certe poetiche concettuali di oggi: spezzata nel verso libero e resa visuale per gli stacchi, le differenze di grandezza tipografiche, le zone di riposo che identificano spazio e tempo, giunge, come punto d’arrivo, alla prevalenza quasi assoluta dello spazio, di cui il poeta ha parlato diverse volte, al silenzio che sembra annullare la parola stessa e le dà invece un nuovo risalto, estrema aspirazione di un canto non più continuo o affidato ai mezzi del semplice significato, ma risolto in nuove cadenze e come immerso nelle risonanze e nei silenzi bianchi. Mallarmé rivela , nel clima simbolista, la sua presenza viva non soltanto per i risultati della poesia, tra le più alte dell’epoca moderna, ma per la chiarezza, in quel tempo nuova, della struttura, che dà alla sintassi stessa altri valori: perché proprio la limpida struttura di questa opera poetica libera il simbolismo da ogni equivoco tra contenutismo, suono, parola, visualità.”

Camminando lungo le sale di questa mostra medito sul mio lavoro e mi accorgo che devo uscire dall’apparente staticità delle mie poesie per esaltare di più il ritmo, il movimento.

Inizio, in parallelo con il lavoro sulla poesia, la ricerca sul segno gesto che nascerà dal suono, dal movimento della danza, dal ritmo della natura. Di questo parlerò nel prossimo libretto “Il giardino dei segni”.

La reminiscenza di una delle prime e bellissime poesie alle origini della lingua italiana, il Contrasto di Cielo D’Alcamo è stata la prima occasione di un raccordo tra le due ricerche.

contrasto 1979