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un racconto/a tale – gli scacchi (2)

ottobre 20, 2015

E riflettevo: ogni giocatore parte con una strategia, studia aperture e finali, commette errori, inventa mosse geniali e imprevedibili. Ogni mossa è la testimonianza di un complesso lavorio mentale. Inoltre ero consapevole che man mano che la partita avanzava e i pezzi sparivano dalla scacchiera, nasceva un invisibile tracciato. Era questo che volevo far vedere poiché ero convinta, ancora prima di disegnarlo, che sarebbe apparso come una costruzione dinamica ma anche armonica, equilibrata, sempre nuova.
Decisivo è stato il movimento del cavallo: invece di tracciare una linea ad L come indicato nelle regole del gioco mi ispirò la diagonale che la mano del giocatore traccia trasportando direttamente il pezzo da una casella all’altra. Una diagonale diversa da quella tracciata per l’alfiere, che dava dinamicità all’intero tracciato, creando così nuove linee di forza.
A quel punto mi sono divertita a leggere il vecchio manuale Gli scacchi di Giuseppe Padulli, per conoscere meglio la dinamica del gioco. Nella sua premessa, scritta nel 1928, mi aveva colpito questa frase: “Una partita a scacchi è una piccola opera d’arte! Piccola, ma che sta meravigliosamente a sé stessa, come cosa completa ed organica, tal quale come è piccolo un bambino, ma non per questo men proporzionato e, in certo modo, meno artistico ed interessante.” Lo ammetto, a tutt’oggi non so ancora giocare bene a scacchi, evidentemente mi concentravo su altro.

And I reflected: each player starts with a strategy, studying openings and closures, makes mistakes, invents brilliant and unpredictable moves. Each move is the testimony of a complex mental elaboration. I was also aware that as the game progressed and the pieces disappeared from the board an invisible path was developed. That was what I wanted to see because I was convinced even before drawing it would appear as a dynamic construction but also a harmonious one, always new. The horse’s movement was decisive. Instead of tracing an L line as was indicated in the rules of the game , I was inspired by the diagonal traced by the player’s hand moving the piece from one square to another. A diagonal which differed from the knight and lent dynamism to the whole creating in this way new lines of strength. At this point I amused myself reading the old manual ‘Chess’ by Giuseppe Padulli in order to learn the dynamics of the game better. In his forward written in 1928 I was struck by the phrase ‘ a game of chess is a small work of art. Small but wonderfully itself, something complete and organic like a small child but nevertheless in proportion and not less artistic or interesting.’ I must confess that to date I still don’t know how to play chess well , evidently I concentrated on something else.

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La copertina del mio manuale (una volta era di Giacomo) “Gli scacchi” di Giuseppe Padulli casa editrice A.Corticelli Milano 1940

Poi ci volle solo molta pazienza per trovare e scegliere le più belle partite a scacchi di campioni come Capablanca, Alekhine, Portisch, Larsen, e molti altri, e per trascrivere tutte le mosse una ad una. Un lavoro di traduzione quasi da amanuense.

Then all I needed was a lot of patience to choose the best chess matches of champions like Capablanca . Alekhine, Portisch, Larsen and many others and transcribe all the moves one by one. A translation work similar to that of an amanuensis.

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il manuale

maggio 25, 2008

GLI SCACCHI

di Giuseppe Padulli

3a edizione riveduta e aumentata da

Stefano Rosselli del Turco

Casa editrice A.Corticelli Milano

Anno 1940

Introduzione

….Una partita a scacchi è una piccola opera d’arte!

Piccola, ma che sta meravigliosamente a sé stessa, come cosa completa ed organica, tal quale come è piccolo un bambino, ma non per questo men proporzionato e, in certo modo, meno artistico ed interessante.

Osservi così il lettore quei punti della nostra trattazione che interessano quello che invece si potrebbe definire il patrimonio artistico ed ogni volta mutevole del nobile gioco, ed avendo, con profondo studio, meditato su di esso (attraverso la particolare esemplificazione) s’accorgerà, di volta in volta, che noi non gli abbiamo messo sotto gli occhi quadri e filastrocche da dover mandare a memoria, ma idee e concetti che gli rimarranno facilmente impressi, e che pur richiedendo poco spazio per essere enunciati e poca memoria per essere ritenuti, potrebbero costituire ad uno ad uno, titolo di un libro e tema da sviluppare.

Ed infatti molte varianti e molte aperture oggi di moda e relativamente corrette, non avranno forse domani, non diciamo neppure un seguace, ma nemmeno l’onore di un crisantemo sulla loro fossa; ma quelli che sono cardini sostenitori del nobile gioco, i principi informativi, la tecnica, la “posizione madre”, l’indirizzo strategico e tattico delle differenti situazioni, in una parola quel particolare raziocinio che si potrebbe definire “logica scacchistica” non conoscerà l’ultimo dei suoi giorni, perché avrà vita fin che il gioco avrà cultori, o fin che i pezzi avranno quel movimento.

Così, per esempio, nella parte che tratterà del mezzo della partita, il lettore troverà esposti in una sintesi, forse troppo stringata, ma ancora comprensibile, come la teoria della catena dei pedoni e dei punti deboli per dirne una, abbia trattazione e considerazione nuova ed organica; nuova intendiamo dire didatticamente, perché quella disciplina non l’abbiamo certo inventata noi, ma essa ci è stata resa famigliare dall’attenta e minuziosa ricerca dei vari perché che s’affacciano ad ogni posizione, e che esigono l’esauriente risposta.

Così i nostri apprendisti (che vorremmo fossero miriadi) impareranno, con buona larghezza di idee, quel complesso di nozioni che costituiscono il canevaccio del nobile gioco, e su di esso ricameranno a loro piacere secondo lo stile ed il talento di ognuno, fatti certi però di una cosa: che stile e talento possono produrre ottime opere, solo quando siano saldamente basati su quell’indeformabile piattaforma di cognizioni, che il gioco stesso ha creato, con “sua” logica ferrea, e con sovrana armonia!

Premesso ciò, iniziamo senz’altro il nostro elementare insegnamento.

L’Autore

Milano, 10 settembre 1928-VI