Posts Tagged ‘Mallarmé’

Affinità, riscontri, riflessioni (2)

giugno 27, 2008

Nella presentazione ad una mia mostra dal titolo “Il testo poetico come immagine” a Chiavenna nel 1985, Paolo Biscottini scrive:

“Raro il simbolo in questa nostra epoca. Raro nel linguaggio, tanto più lo è nell’Arte. Oggi la comunicazione tenta l’immediatezza, gioca nel presente e pare voler escludere quasi aprioristicamente ciò che è assenza, lontananza, distanza. Nulla altrove, tutto qui. Una sorta di hic et nunc che soprattutto esclude i percorsi labirintici della fantasia e prelude al mistero.

Al contrario Maria Luisa Grimani si lascia tentare dai giochi dell’assurdo e quasi ricerca – divertita?, appassionata?, intimorita? – di là dallo specchio di Alice il senso – quello vero? – delle cose. La mente non si distrae. Le mani lavorano come quelle del chirurgo.

Sapere non è sapienza. Dove la verità? Non nella parola e nemmeno nella forma. Né nell’idea. Ma là e lì. E oltre ancora. Parolaformaideaconcettomisterogioco.

Invenzione. Simbolo del nuovo reale che l’occhio può finalmente vedere e sentire e subito capire.

Il faut que notre intelligence s’habitue à comprendre synthetico-idéographiquement, au lieu de analytico-discursivement. Apollinaire.

La parola si libera dai consueti nessi sintattici. Il linguaggio si concentra in vocaboli autonomamente espressivi che irradiano quasi automaticamente una forma sospesa fra il bianco-infinito del foglio e il nero finito del segno grafico. Un processo di pulizia estetica che nasce dall’umiltà di chi, rifiutando il giro di parole dell’espressione o le forme già note della natura – la sicurezza dell’uomo aristotelico – vuole soprattutto manifestare il proprio senso di inadeguatezza di fronte ad una realtà intuita come mondo ancora sconosciuto, mistero.

Scopro un libretto prezioso sui poeti simbolisti e in particolar modo mi soffermo su Jean-Arthur Rimbaud e Mallarmé già visti alla mostra Origini dell’astrattismo.

Sembra che tutto si ricolleghi in modo fantastico.

Classique Larousse

Verlaine et les poètes symbolistes

par Alexandre Micha – Juillet 1943

Alexandre Micha scrive, tra l’ altro, di Jean-Arthur Rimbaud:

« Abandonnant les routines et les traditions il part à la découverte d’un monde nouveau, il déclare que le poète est un « voyant » et que par un « long, immense et raisonné dérèglement de tous les sens », il doit se mettre en contact avec le réel authentique. Lui-même sera vraiment, surtout dans ses Illuminations, le poète au sens étymologique du mot, le fabricateur d’un monde supra-sensible. Le démiurge qui fait surgir des visions parfois sans lien entre elles, mais révélatrices d’un univers dont la notre ne serait que le reflet. Et pour prendre possession de ce monde mystérieux qui échappe aux lois de la logique enfantine des savants, notre poète s’entraîne à l’hallucination, il nous l’a confié dans Une saison en enfer, sorte d’autobiographie morale. Il rêve, pour le traduire, d’un « verbe accessible à tous les sens, qui serait de l’âme pour l’âme, résumant tout, parfums, couleurs, sons, de la pensée accrochant la pensée et la tirant ».

Mentre su Stéphane Mallarmé leggo :

« c’est que le poète s’est proposé une tâche inouïe : partir de la sensation, la restituer à force d’art dans toute sa fraïcheur première et permettre d’accéder par ces sons, ces parfums, ces couleurs et la pulpe des mots, jusqu’à l’idée pure des choses…

Mallarmé entend : « redonner un sens plus pur aux mots de la tribu » et encore « de plusieurs vocables refait un mot total, neuf, étranger à la langue et comme incantatoire ».


Cerco di creare immagini, ideogrammi di un pensiero, dove l’attimo colto riassuma tutte le sensazioni possibili accessibili ai nostri sensi: ritmo, colore, suono, reali o virtuali.

La leggerezza, l’essenzialità, la semplicità come massimo obbiettivo sono percorsi che non abbandono mai e seguirli è un impegno categorico.

affinità, riscontri, riflessioni (1)

giugno 14, 2008

Un’occasione importante: la visita ad una bellissima mostra curata da Guido Ballo.

Nel 1980 sono già più di due anni che lavoro con la poesia e le immagini che vedo esposte specialmente nelle sala dedicata ai poeti rinfrancano le mie passioni. Sono attirata in particolar modo dalla poesia di Mallarmé “ Un Coup de dés jamais n’abolira le hazard”, per i molteplici stimoli creativi che ispira. Troverò in seguito il testo originale presso l’Archivio di nuova scrittura di Paolo della Grazia a Milano, negli anni 80/90, anni in cui avevo occasione di frequentarlo. Questa collezione si trova attualmente presso il M.A.R.T. di Rovereto.

ORIGINI DELL’ASTRATTISMO

VERSO ALTRI ORIZZONTI DEL REALE

Direttore Guido Ballo

Milano – Palazzo Reale 18 ottobre 1980

18 gennaio 1980

curatore Guido Ballo

“La sala dei poeti si apre con le voyelles di Rimbaud, che fa corrispondere a ogni vocale metaforicamente un colore: vocali e colori si richiamano, coincidono, dando così il via a quella interferenza delle arti e dei sensi che nel futurismo, del resto non comprensibile senza gli influssi simbolisti, raggiunge il momento più esaltante.. Mallarmé però in questa sala è il protagonista, con un Coup de dés jamais n’abolira le hazard pubblicato nel 1897, l’anno della sua morte: di due anni prima è il suo saggio La musique et les lettres, che indaga su un’altra interferenza tra le arti, parola e musica, illuminando i valori della risonanza. Questa composizione poetica qui presentata in diversi fogli, anticipa con chiarezza certe poetiche concettuali di oggi: spezzata nel verso libero e resa visuale per gli stacchi, le differenze di grandezza tipografiche, le zone di riposo che identificano spazio e tempo, giunge, come punto d’arrivo, alla prevalenza quasi assoluta dello spazio, di cui il poeta ha parlato diverse volte, al silenzio che sembra annullare la parola stessa e le dà invece un nuovo risalto, estrema aspirazione di un canto non più continuo o affidato ai mezzi del semplice significato, ma risolto in nuove cadenze e come immerso nelle risonanze e nei silenzi bianchi. Mallarmé rivela , nel clima simbolista, la sua presenza viva non soltanto per i risultati della poesia, tra le più alte dell’epoca moderna, ma per la chiarezza, in quel tempo nuova, della struttura, che dà alla sintassi stessa altri valori: perché proprio la limpida struttura di questa opera poetica libera il simbolismo da ogni equivoco tra contenutismo, suono, parola, visualità.”

Camminando lungo le sale di questa mostra medito sul mio lavoro e mi accorgo che devo uscire dall’apparente staticità delle mie poesie per esaltare di più il ritmo, il movimento.

Inizio, in parallelo con il lavoro sulla poesia, la ricerca sul segno gesto che nascerà dal suono, dal movimento della danza, dal ritmo della natura. Di questo parlerò nel prossimo libretto “Il giardino dei segni”.

La reminiscenza di una delle prime e bellissime poesie alle origini della lingua italiana, il Contrasto di Cielo D’Alcamo è stata la prima occasione di un raccordo tra le due ricerche.

contrasto 1979