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la lettera di laura

aprile 21, 2010

Proseguono i nostri dialoghi. Saremo a Rovereto per il festival della danza Oriente Occidente  settembre 1996! Hanno accettato. Il curatore della mostra sarà Mario Cossali. Decidiamo in questo modo: lavoreremo con tonalità calde, Laura sulla figura della danzatrice, io sullo spazio scenico e sulla coreografia. Come d’accordo ci scriviamo una lettera.

Laura Pitscheider “concerto muto” 1994

Cara Marisa,

sono sicura che non é stato il caso ma la fede infinita nella musica a farci incontrare davanti al mio lavoro “Concerto muto”.  Se ricordi l’ultima frase che ho scritto nella dedica dice:
“Dedicato a chi non sa cantare ma con la presenza del suo essere sa restare nella nostra Musica”.
Sono certa che i linguaggi non risiedono soltanto nelle parole e so che le persone “suonano”, così col tempo ho imparato ad ascoltarle e ad accorgermi subito di chi é “stridente” o “stonato”.
Era naturale che con una persona musicale come te entrassi in sintonia, così quando mi hai proposto d’iniziare un lavoro che fosse un dialogo visivo intorno alla danza, ho accettato subito.
Ma dal giorno in cui é cominciato il nostro “dialogo attorno alla danza” non siamo state più sole. Tu mi parlavi di Martha Graham, mi descrivevi il tuo Giardino dei Segni, io ti raccontavo le mie impressioni dopo l’incontro con Ismael Ivo.
Insieme guardavamo video, ci scambiavamo notizie, emozioni, ma io avvertivo sempre più la presenza di Lei: la Danzatrice. Prima, un silenzioso disagio, poi un’ombra fuggente, un volto velato di rosso, infine una presenza palpitante.
La danzatrice ritagliava giorno dopo giorno uno spazio nella mia immaginazione, chiedeva con urgenza un luogo dove esistere: abitava dentro di me.
Mi possedeva, appariva e scompariva, effimera e muta come la Bellezza, pronta a ripetere il suo rito, consapevole che ogni rito richiede un sacrificio. Nasceva dall’ombra, moriva nel Sole, muoveva passi, lasciando segni imperscrutabili: semplicemente danzava.
Mi ricordava che nulla si rinnova nella consuetudine, che ogni atto creativo richiede “una piccola morte” così come lo richiedono il Pensiero, la Storia , l’Amore.
La Danzatrice che tutto sa, conosce il Grande Mistero, muore e rinasce ora uomo ora donna: essa é la Vita, il Sacro, la forma infinita dell’Essere.
Ho cominciato ad ascoltarla, a muovere qualche passo con Lei, così nel trascinarti in questa Danza e pensando al movimento delle tue Lune e dei tuoi Soli, ti dedico un pensiero di Rainer Maria Rilke, sapendo che lo gradirai moltissimo.

“Danzare é forse riempire un vuoto,
E’ tacere l’essenza di un grido?
E’ la vita dei nostri astri rapidi,
presa al rallentatore.”

Laura Pitscheider

Milano, 10 giugno 1996