Posts Tagged ‘George Perec’

un racconto/a tale – colore, geometria -opere ispirate ai romanzi

novembre 16, 2015

L’assidua frequentazione con la galleria d’arte contemporanea Sincron di Brescia mi permise di rafforzare la mia passione per la geometria e per il colore.

Ebbi il piacere di conoscere Horacio Garcia Rossi che allora, era il 1981, costruiva immagini con i nomi propri degli artisti e che mi spiegò i segreti per realizzare un quadro dai contorni netti usando gli acrilici. Ricordo Aldo Mengolini che diceva “non mi basta una vita per approfondire il quadrato”, Martino Gerevini artista e direttore della tipografia Apollonio di Brescia che diventò lo stampatore delle mie prime litografie sul Natale, Colette Dupriez e i suoi solidi geometrici fluttuanti in liquidi trasparenti dentro grandi cubi e piramidi di metacrilato. Poi la schiera dei giovani: Tancredi, Stramacchia, Pinna, e molti altri.
Qualche volta li vivevo in modo conflittuale perché per me era importante che le immagini avessero dei significati e che la geometria e il suo movimento virtuale, la luce, il colore non fossero fine a se stessi, ma mezzi per raccontare altro.
Fu così che incominciai a interpretare i romanzi ispirandomi a forme geometriche e lavorando sul colore.
Già avevo dipinto Ottetto ispirato ad uno spettacolo teatrale degli allievi del Dams di Bologna, tra i quali mio figlio Tommaso, diretti da Giuliano Scabia.

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Ottetto 1984                                                 autoritratto 1984

Ma la prova più impegnativa mi fu ispirata dalla lettura del romanzo di Italo Calvino Se una notte d’inverno un viaggiatore.
La struttura del romanzo, il gioco a rimpiattino delle pagine dei libri che i protagonisti leggono o tentano di leggere, i titoli dei racconti che leggendoli di seguito compongono un’unica frase, tutto questo fu per me un materiale immenso per creare immagini.

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Se una notte d’inverno un viaggiatore, sceneggiato in dieci tempi 1985, collezione privata

A ripensarci mi vien voglia di riprenderlo in mano e lavorarci ancora.
Per il momento sono 10 tele simili a 10 schermi televisivi che creano un unico sceneggiato fatto di giochi di sovrapposizione del colore e di parole a rilievo che stanno in equilibrio sul filo delle pagine.
La Storia dei colori di Manlio Brusatin, L’arte del colore di Johannes Itten, la Teoria dei colori di Goethe, inscindibile dal romanzo Le affinità elettive, furono compagni inseparabili ed ispiratori delle mie geometrie.
Nel 1991 scopro il romanzo di Georges Perec La vita istruzioni per l’uso. La storia è costruita come un grande puzzle: i frammenti delle vite dei personaggi di un condominio parigino, se pazientemente ricuciti, formano uno straordinario caleidoscopio di vicende umane. Il personaggio Percival Bartlebooth ne è il più rappresentativo perché del puzzle fa una questione di vita.
Perec ci mostra il condominio parigino invitandoci ad entrare direttamente nell’interno di ogni singolo appartamento quasi che la facciata fosse trasparente, ed io su questa facciata ho lavorato inventandomi regole matematiche per una visione delle singole proprietà condominiali divise come un puzzle. Sono quaranta piccole tele modulari, 37×27, una diversa dall’altra, con un gioco speculare da scoprire, e tutte insieme formano il palazzo parigino.

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Il condominio:omaggio a Perec 1991

Nel suo preambolo l’autore descrive minuziosamente la differenza tra un puzzle commerciale solitamente di cartone, tagliato a macchina, e la costruzione di un puzzle di legno preparato da mani abili, le cui tessere sono studiate con furbizia per rendere difficile la ricostruzione dell’immagine.
Perec sa che colui che vorrà ricostruire il puzzle in un unico pezzo dovrà rifare i suoi stessi gesti, i suoi stessi ragionamenti per arrivare, attraverso l’esame dei singoli pezzi, alla comprensione del tutto. Parlando inoltre dell’abilità nella scelta di un soggetto capace di rendere il puzzle sempre più difficile, dalla uniformità di un quadro gestuale di Pollock alle varianti di un quadro quasi monocromatico di Pissarro, egli prospetta l’idea di un puzzle tutto bianco che definisce misero paradosso.
Ebbene, lì ho trovato la mia sfida. Un puzzle tutto bianco, ben sapendo che dire bianco vuol dire scegliere un certo numero di varianti: bianco di titanio, bianco di zinco, bianco d’argento, bianco luminoso, bianco spento, opaco o lucido e così via. Nascono così i miei quadri Nascita del puzzle e Lo scorrere del tempo quasi un film.

la nascita del puzzle

Nascita del puzzle 1991

Colours. Geometrics, works inspired by novels.

My constant visits to the Sincron allowed me to reinforce my passion for geometry and colours. I had the pleasure to meet Horacio Garcia Rossi who at that time, it was 1981, was building images with the names of artists and he explained to me the secrets of how to realise a picture with clear surroundings using acrylic . I remember also Aldo Mengolini who said ‘ one life isn’t long enough to understand the square.’. Martino Gerevini, artist and director of the Printers Apollonio produced my first lithographs on ‘Natale’, Colette Dupriez and her geometrical solids floating in transparent liquids in great cubes and pyramids of metacrilate. Then the whole range of young people Tancredi, Stramacchia, Pinna and many others. Sometimes there I lived in conflict because for me it was important that the images had meanings and that the geometry and its virtual movement, the light , the colour were not ends in themselves but a means to recount something else . It was thus that I began to interpret novels inspired by geometric shapes and working on colour. I had already painted Otetto inspired by the theatrical performance of the pupils of Dams in Bologna, among whom was my son Tommaso, ‘directed by Giuliano Scabia. But the hardest test that inspired me was reading the novel of Italo Calvino ‘Se una notte d’inverno un viaggiatore’. The structure of the novel, the game of hide and seek of the pages of the books that the characters read or try to read, the titles of the stories that when reading them one after the other made up a single sentence. All this for me was important material to create images.

When I think about it, I long to pick it up and work on it again. At the moment there are ten canvases equivalent to ten television screens which create a unique spectacle made up of the play of superimposed colours and words in relief which stand balanced on the edge of the pages.
The history of colours by Manlio Brusantin, the study of colour contrasts by Itten, the theory of colours by Goethe, inseparable from the novel ‘Le affinità elettive’ were inseparable companions and inspiration of my geometric work.
In 1991 I discovered the novel of Georges Perec ‘La Vita istruzioni per l’uso’. The story is constructed like a big puzzle, the fragments of the lives of the characters in a Parisian condominium, patiently put together, form an extraordinary kaleidoscope of human affairs. The character Percival Bartlebooth is the most representative as he treats the puzzle as a matter of life. Perec shows us a condominium inviting us to enter every single apartment almost as if the facade were transparent and I have worked on this facade inventing mathematical rules for the vision of each property divided like a puzzle. They are 40 small modular canvases , each different one from the other with a mirror-like game to discover, and all together form the Parisian condominium.

In his preface he describes in detail the difference between a commercial puzzle usually of cardboard , machine cut and the construction of a wooden puzzle prepared by able hands whose pieces are carefully studied to make it difficult to re-construct the image. The author knows that the person who wants to re-construct in one piece must repeat his own gestures, his own reasoning to arrive through examination of the single pieces at the comprehension of the whole. Speaking as well of the ability in the choice of a subject capable of making the puzzle even more difficult from the uniformity of a gestural picture of Pollack to variations of an almost monochromatic picture of Pissarro , he puts forward the idea of a completely white puzzle as a miserable paradox.
Well there I found my challenge. A totally white puzzle knowing that saying white means choosing a certain number of variants, titanium white, zinc white, silver white, bright white, off white, matt or gloss and so on. In this way the idea of the following pictures was born – ‘Nascita del puzzle e lo scorrere del tempo quasi un film’.

 

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il puzzle e percival bartlebooth

febbraio 24, 2009

Nel suo preambolo a La vita, istruzioni per l’uso George Perec descrive minuziosamente la differenza tra un puzzle commerciale solitamente di cartone, tagliato a macchina, e la costruzione di un puzzle di legno preparato da mani abili, le cui tessere sono studiate con furbizia per rendere difficile la ricostruzione dell’immagine. L’autore sa inoltre che colui che vorrà ricostruire il puzzle in un unico pezzo dovrà rifare i suoi stessi gesti, i suoi stessi ragionamenti per arrivare, attraverso l’esame dei singoli pezzi, alla comprensione del tutto.
Chi volesse ricostruire l’intera storia di Percival Bartlebooth, l’inquilino più importante del condominio parigino, può solo farlo collegando tra loro tutti i capitoli che lo riguardano e le notizie nascoste nelle storie degli altri personaggi, ripercorrendo l’itinerario tracciato da Perec quasi che l’autore invitasse il suo lettore a riflettere più in profondità su ciò che egli descrive. Le sue istruzioni invitano ad analizzare bene, attraverso la vita degli altri, la nostra stessa vita.
Sempre nel preambolo Perec, parlando dell’abilità nella scelta di un soggetto per rendere il puzzle sempre più difficile, dalla uniformità di un quadro gestuale di Pollock alle varianti di un quadro quasi monocromatico di Pissarro, prospetta l’idea di un puzzle tutto bianco come “misero paradosso”. Ebbene lì ho trovato la mia sfida. Un puzzle tutto bianco, ben sapendo che oggi dire bianco vuol dire scegliere un certo numero di varianti: bianco di titanio, bianco di zinco, bianco d’argento, bianco luminoso, bianco spento, opaco o lucido e così via.

la-vita-istruzioni-per-lusotutto scorre come in un film-1991

Quando costruii la serie di quadri dedicati a Perec non avevo approfondito come oggi sto facendo il suo romanzo. Ero stata affascinata dalla sua struttura a puzzle e dalla storia di Bartlebooth che del puzzle aveva fatto la sua questione di vita.

All’età di venti anni decise di organizzare tutta la sua vita:
“Per dieci anni, dal 1925 al 1935, Bartlebooth si sarebbe iniziato all’arte dell’acquerello.
“Per venti anni, dal 1935 al 1955, avrebbe viaggiato in lungo e in largo, dipingendo, in ragione di un acquerello ogni quindici giorni, cinquecento marine dello stesso formato (65×50, o 50×64 standard) raffiguranti porti di mare. Appena finita, ciascuna di quelle marine sarebbe stata spedita a un artigiano specializzato (Gaspard Winckler) che incollandola su un foglio di legno sottile l’avrebbe tagliata in un puzzle di settecentocinquanta pezzi.
“Per venti anni, dal 1955 al 1975, Bartlebooth, tornato in Francia, avrebbe ricomposto, nell’ordine, i puzzle così preparati, in ragione, di nuovo, di un puzzle ogni quindici giorni. Via via che i puzzle sarebbero stati ricostruiti, le marine sarebbero state ristrutturate in modo da poterle scollare dal loro supporto, trasportate nel luogo stesso in cui – vent’anni prima – erano state dipinte, e immerse in una soluzione solvente da cui non sarebbe riemerso che il foglio di carta Whatman, vergine e intatto.
“Così, non sarebbe rimasta traccia alcuna di quella operazione che, per cinquanta anni, aveva completamente mobilitato il suo autore. (…)” Paolo Beneforti

Gli artigiani che lo affiancano nell’impresa vivono nello stesso condominio. La signora Hourcade del quinto piano, che aveva lavorato in una fabbrica di cartonaggio e aveva una vasta esperienza (Perec elenca tutti i manufatti che la signora aveva avuto modo di trattare) riceve l’incarico di costruire cinquecento scatole in cui il signor Winkler, del sesto piano, avrebbe dovuto mettere i puzzle man mano che li terminava. Dovevano essere tutte identiche: lunghe venti centimetri, larghe dodici, alte otto, di cartone nero, chiuse da un nastro nero che Winkler sigillava con la cera, senza altra indicazione che un’etichetta ovale sulla quale erano scritte le iniziali P.B. seguite da un numero.

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la nascita del puzzle-1991

Oggi, nel riprendere in mano il romanzo, nel ricercare via internet notizie, approfondimenti, critiche leggo che il nome di Bartlebooth nasce dalla sintesi di due personaggi letterari: Barnabooth il miliardario di Valery Larbaud e Bartleby lo scrivano di Herman Melville). Può non sorgere la curiosità del perché Perec li abbia scelti? Ecco allora quello che ho scoperto.
Il primo personaggio nasce dal romanzo A. O. Barnabooth. Il suo diario intimo
“Pubblicato per la prima volta nel 1913, il libro è il diario del viaggio che A. O. Barnabooth, alias Valéry Larbaud, compie per tutto il vecchio mondo a bordo di un vagone letto. In questa personaggio un po’ burlesco, snob e parvenu afflitto dal complesso del proprio denaro, cleptomane per noia, eternamente sedotto dalla bellezza di un alessandrino, di una teiera o dalle spalle di una donna, Valéry Larbaud ha raffigurato se stesso e i miti del suo tempo in maniera indimenticabile. Contemporaneo e amico di Valéry, di Gide, di Joyce, di Svevo, Valéry Larbaud (1881-1957) albergò sempre in sé due anime: l’insaziabile viaggiatore, proteso verso nuovi paesi e nuovi incontri, e l’aristocratico prosatore amante dell’opera raffinata.”*
Il secondo personaggio “Bartleby, lo scrivano, è un piccolo capolavoro di Melville. In un racconto di poche decine di pagine un notaio descrive la storia di un suo impiegato, appunto Bartleby, che lavora per quattro centesimi a pagina di cento parole. Bartleby è lo scrivano più strano in cui si è imbattuto: non cammina, non beve caffè o birra, vive di noci di zenzero e fissa sempre il muro. Vive la sua vita in solitudine, in completa mancanza di amicizie. Melville scrive che “era la sua anima a soffrire” e che “sembrava solo, assolutamente solo nell’universo”. Bartleby è totalmente estraniato dall’ambiente di lavoro. E’ un uomo che non sa parlare e che rifiuta di fare. Ad un tratto inizia a non svolgere più le mansioni a cui era destinato. Ad ogni comando del notaio risponde: “I would prefer not to”(preferirei di no). Quando viene licenziato la resistenza passiva di Bartleby diventa attiva: infatti occupa abusivamente l’ufficio giorno e notte. Una volta tradotto in prigione rifiuta di mangiare e muore di fame.
Quindi due luoghi emblematici: l’ufficio, come momento di vita non autentica, i cui connotati sono lo sfruttamento e l’insensatezza, e la prigione che rappresenta la morte.”**
Due affascinanti storie che fanno ancor più meditare sulla vita emblematica di Bartlebooth, ognuno di noi può trarre le sue conclusioni.

per comprendere meglio la struttura di questo fantastico romanzo potete leggere
http://recevaligia.blogspot.com/2006/07/la-struttura-compositiva-de-la-vita.html
 
 

il condominio omaggio a Perec

gennaio 15, 2009

Nella mia memoria c’è l’esperienza di un lavoro, dedicato al romanzo di Italo Calvino Se una notte d’inverno un viaggiatore, uno sceneggiato in dieci episodi televisivi . Dieci tele, tante quanti sono i titoli dei racconti contenuti nel romanzo, con un gioco di sovrapposizione di colori.

Calvino rompe lo schema classico del raccontare. La storia dei due lettori protagonisti, un lui e una lei, si può ricomporre in forma unitaria solo attraversando le letture dei racconti, ricostruendo pause, interruzioni, dialoghi.

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se una notte d’inverno un viaggiatore, 1985

Nel romanzo di Perec La vita istruzioni per l’uso la storia è costruita come un grande puzzle: i frammenti delle vite dei personaggi di un condominio parigino, se pazientemente riuniti, formano uno straordinario caleidoscopio di vicende umane. Il personaggio Percival Bartlebooth ne è il più rappresentativo perché del puzzle fa una questione di vita.

Mentre Perec ci mostra il condominio parigino invitandoci ad entrare direttamente nell’interno di ogni singolo appartamento quasi che la facciata fosse trasparente, il mio lavoro è stato quello di inventare con regole quasi matematiche una visione dall’esterno delle singole proprietà dei condomini, suggerendone la visione a puzzle.
Sono quaranta piccole tele modulari, una diversa dall’altra, con un gioco speculare da scoprire. Mi sarebbe piaciuto cedere a pezzi il condominio agli amici per poi, dopo qualche anno, ricomporlo, operazione che non sono riuscita purtroppo a realizzare, in compenso ho avuto occasione di esporre questo lavoro in alcune mostre.

omaggio-a-perec1il condominio omaggio a Perec, 1991

quaranta tele 25×35 più le cornici 1cm di spessore

particolare-c

particolare del condominio omaggio a Perec, 1991

il nuovo progetto

settembre 5, 2008

condominio-omaggio a Perec -progetto 1992

E’ terminata la pubblicazione dei tre libretti “storie di scacchi”, “il testo poetico come immagine” e “il giardino dei segni” e si apre una nuova serie:

nel cerchio de la luna” “la vita istruzioni per l’uso”

“l’albero dei miei ricordi”

Nel cerchio de la luna entrerà la ricerca Mappaluna 3×3, le mille e una luna, ti regalo la luna, la luna in scatola e pizz ‘e luna

La vita istruzioni per l’uso parlerà di Perec, dei suoi personaggi, della vita del condominio ed altro ancora

L’albero dei miei ricordi è una lettura fatta con il “pirografo” del dialogo tra Marco Polo e il Kublai Khan nelle “città invisibili” di Italo Calvino e non solo.