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dialoghi visionari – presentazione

Mag 5, 2010

Questo il comunicato stampa della mostra:

Una ricerca sulla danza, una lettera ad un’amica, la visione di un soffitto che si apre al cielo verso il sole, sono gli ingredienti di un lavoro dove i linguaggi sono usati con disinvoltura per arrivare ad una grande libertà formale.
Un dialogo perché?  Sicuramente per ricominciare, con gli strumenti di sempre (colori, segni, carte, tele) senza modestia ma con grande umiltà il Grande Gioco dell’Arte. Gioco che qui é scambio di esperienze per oltrepassare le mode, per riscoprire la voglia di creare.

Due artiste che hanno in comune l’amore per la danza, per la musica, per la poesia hanno  iniziato rimescolando forme, disegnando tracciati, scambiandosi frammenti di idee per arrivare ad una composizione dove sono rappresentate visivamente “due voci”.

Un teatro dell’immaginazione dove i suoni si “ascoltano” con gli occhi, le parole e i soffitti “danzano”, le danzatrici scompaiono e non sono più le vere protagoniste. Nulla resta al proprio posto. E la danza? La danza é l’ andirivieni mentale, la fantasia, la libertà di appropriarsi  delle cose, dei suoni, dei gesti, delle forme e ricomporli in un concerto infinito.
“Dialoghi visionari” quindi che attraversano il nostro sguardo e si annidano nella memoria.

danzano i soffitti delle stanze di Laura – maria luisa grimani

danzano i soffitti delle stanze di Laura – maria luisa grimani

particolare della “danzatrice” – laura pitscheider

particolare “ver sacrum – danza” – laura pitschieder

danza delle vele – maria luisa grimani

ver sacrum – laura pitscheider

“il sacrificio” – laura pitscheider

“la felicità comincia dal soffitto” – maria luisa grimani

“la felicità comincia dal soffitto” – maria luisa grimani

“Nello spazio scenico le vele del soffitto si muovono creando una ipotetica coreografia , mentre la danzatrice appare e scompare in una danza di segni che si rincorrono graffianti e potenti verso una danza sacrale. Magia e  fascino del segno pittorico di Laura Pitscheider, eleganza della geometria in movimento di Maria Luisa Grimani”

L’allestimento della mostra è stato realizzato da Tommaso Correale Santacroce. ed un suo video testimonia l’impegno di tutti noi per questa avventura artistica: con un clic sul riquadro qui sotto, il video!

Questa mostra é stata allestita anche nel Chiostro di S. Agostino a Pietrasanta nel 1998 con la presentazione  di Francesca Mellone:

“…….Nella lettera all’amica, Maria Luisa fa d’altro canto un esplicito riferimento al labirinto e, attratta dalla molteplici possibilità che esso apre, lo eleva a simbolo della stessa ricerca esistenziale e artistica. Sulla spinta di un sogno ad occhi aperti, Laura svolge dal canto suo un’indagine sul corpo femminile proprio tramite l’incremento del gioco ossessivo della danza…..”

la lettera di marisa

aprile 27, 2010

Errand into the Maze

Arco, 1 luglio 1996

Cara Laura,

ci siamo recate a Palazzo Todeschi tu avendo nelle orecchie la Sagra della Primavera di Stravinsky e inseguendo una fantomatica “danzatrice”, io la musica di Menotti “Errand into the maze“, persa nel Labirinto del Minotauro, alla ricerca di un legame con Helios.
Ci siamo dirette, tu istintivamente a destra, nelle stanze affrescate, io a sinistra, quasi dentro le volte bianco-candide; ambedue affascinate dalle belle forme settecentesche del palazzo.
Il mio sguardo non riusciva a staccarsi dai soffitti delle “mie”  stanze ma gi… invidiavo gli stucchi, gli affreschi verde-azzurro e giallo-oro delle “tue” stanze. Presi allora la decisione che mi sarei impadronita delle stanze bianche ma avrei lavorato con i tuoi soffitti. Non mi rimproverare il comportamento da “asso piglia tutto”, ti conosco generosa.
Passato il momento euforico, ho tentato di capire le radici di questa mia passione per i soffitti. Passione che riscopro ogni volta che entro in una stanza antica.
Stento a crederci, ma dopo pochi giorni dalla visita a Rovereto, leggo su Repubblica parte della relazione dello psicanalista junghiano americano James Hillman che ha come titolo “Città, anima, natura” e scopro che “La felicità comincia dal soffitto”.
“Mentre i nostri piedi sono ben piantati al terreno, la sommità della nostra testa penetra nel cielo… Non vi é separazione naturale verso l’alto tra l’umano e il divino “.Anche il soffitto era vissuto come una copertura che ci metteva comunque in relazione con lo spazio sopra di noi.
“Oggi negli ambienti in cui viviamo, uffici, alberghi, officine, aeroporti, condomini  ciò che sta lassù nei soffitti é deprimente, misero…Ciò che sta lassù ha a che fare con il fuoco, il fumo, l’aria insalubre, il rumore, il furto, gli incidenti e la manutenzione” Gli occhi degli uomini sono sempre abbassati, rivolti al terreno. “Che cosa affermano questi soffitti? Che cosa dicono del nostro interno psichico? Se alzare gli occhi é quel gesto di aspirazione e di orientamento verso l’ordine superiore del cosmo, una fantasia che si apre verso le stelle, i nostri soffitti riflettono una visione prettamente secolare-miope, utilitaristica, inestetica.” Ma nel passato non era così: ciò che stava sopra il capo, dal baldacchino, alla cupola  degli antichi Re e Faraoni ai soffitti con travi intarsiate, stucchi, gessi, affreschi, alle volute, agli archi di imponenti cattedrali “L’occhio attraversava un modello affascinante di rapporti ritmici e inerenti, dove la funzione e la bellezza erano inseparabili… Il soffitto metteva in relazione l’uomo con il cielo e gli Dei”.
Ma non é finita, quasi contemporaneamente leggo questa frase ne “Il Padiglione d’oro” di Yuko Mishima:
“Quando guardavo in sù verso il Padiglione d’oro, mi pareva che esso mi penetrasse freneticamente non solo per gli occhi ma anche attraverso la cute della testa: allo stesso modo che il sole, toccandola con i suoi raggi, la riscaldava, e la brezza della sera la rinfrescava d’improvviso”.
Poi la tua lettera con la dedica di un pensiero di Rainer Maria Rilke azzeccatissima e rivelatrice della tua forte sensibilità. Si domanda il poeta, danzare é riempire un vuoto, é tacere l’essenza di un grido, é la vita dei nostri astri presa al rallentatore?
Tutto, proprio tutto, converge nel mio sogno di realizzare una trilogia dello spazio, terra-luna-sole.
Afferro il filo di Arianna e guardo verso l’alto. Mi ritrovo agli albori del mondo, alla nascita del suono, al big bang della danza, ai colori caldi della vita, ai soffitti delle stanze di Laura che danzano.
Brindiamo ai nostri “dialoghi visionari”.
Marisa

Palazzo Todeschi: i soffitti delle stanze di Laura

C’è stato un contrordine. Non saremo più a palazzo Todeschi ma al MART di via Rosmini. La sede è molto prestigiosa ma sopratutto ..impegnativa! In questa mia lettera a Laura ancora non so nulla del nuovo spazio che ospiterà la nostra  mostra, ma non cambierò il tema, rimarrò fedele alla lettera. Lavorerò scenograficamente con i soffitti.

la lettera di laura

aprile 21, 2010

Proseguono i nostri dialoghi. Saremo a Rovereto per il festival della danza Oriente Occidente  settembre 1996! Hanno accettato. Il curatore della mostra sarà Mario Cossali. Decidiamo in questo modo: lavoreremo con tonalità calde, Laura sulla figura della danzatrice, io sullo spazio scenico e sulla coreografia. Come d’accordo ci scriviamo una lettera.

Laura Pitscheider “concerto muto” 1994

Cara Marisa,

sono sicura che non é stato il caso ma la fede infinita nella musica a farci incontrare davanti al mio lavoro “Concerto muto”.  Se ricordi l’ultima frase che ho scritto nella dedica dice:
“Dedicato a chi non sa cantare ma con la presenza del suo essere sa restare nella nostra Musica”.
Sono certa che i linguaggi non risiedono soltanto nelle parole e so che le persone “suonano”, così col tempo ho imparato ad ascoltarle e ad accorgermi subito di chi é “stridente” o “stonato”.
Era naturale che con una persona musicale come te entrassi in sintonia, così quando mi hai proposto d’iniziare un lavoro che fosse un dialogo visivo intorno alla danza, ho accettato subito.
Ma dal giorno in cui é cominciato il nostro “dialogo attorno alla danza” non siamo state più sole. Tu mi parlavi di Martha Graham, mi descrivevi il tuo Giardino dei Segni, io ti raccontavo le mie impressioni dopo l’incontro con Ismael Ivo.
Insieme guardavamo video, ci scambiavamo notizie, emozioni, ma io avvertivo sempre più la presenza di Lei: la Danzatrice. Prima, un silenzioso disagio, poi un’ombra fuggente, un volto velato di rosso, infine una presenza palpitante.
La danzatrice ritagliava giorno dopo giorno uno spazio nella mia immaginazione, chiedeva con urgenza un luogo dove esistere: abitava dentro di me.
Mi possedeva, appariva e scompariva, effimera e muta come la Bellezza, pronta a ripetere il suo rito, consapevole che ogni rito richiede un sacrificio. Nasceva dall’ombra, moriva nel Sole, muoveva passi, lasciando segni imperscrutabili: semplicemente danzava.
Mi ricordava che nulla si rinnova nella consuetudine, che ogni atto creativo richiede “una piccola morte” così come lo richiedono il Pensiero, la Storia , l’Amore.
La Danzatrice che tutto sa, conosce il Grande Mistero, muore e rinasce ora uomo ora donna: essa é la Vita, il Sacro, la forma infinita dell’Essere.
Ho cominciato ad ascoltarla, a muovere qualche passo con Lei, così nel trascinarti in questa Danza e pensando al movimento delle tue Lune e dei tuoi Soli, ti dedico un pensiero di Rainer Maria Rilke, sapendo che lo gradirai moltissimo.

“Danzare é forse riempire un vuoto,
E’ tacere l’essenza di un grido?
E’ la vita dei nostri astri rapidi,
presa al rallentatore.”

Laura Pitscheider

Milano, 10 giugno 1996