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monocromo

gennaio 29, 2016

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opera di Mark Rothko n°15

Se fossi colore sarei monocromo
ogni tinta una vita
Avrei notti buie e giorni chiari sempre
Sempre ti stupirei
mlg

conoscersi

aprile 10, 2010

Continuano i nostri dialoghi. Ci sembra importante, se vogliamo lavorare insieme, approfondire, per comprendere, i nostri percorsi artistici, le nostre visioni passate e future. Nascono due schede.

Nel rileggerle oggi, mi accorgo che avevamo avuto delle intuizioni  importanti e preveggenti, che sarebbero state ben accolte in un mondo che fosse andato avanti culturalmente arricchendosi ed allargandosi. Ma non è stato sempre così.  Il panorama artistico di oggi meriterebbe un approfondimento a parte. Mai disperare.

Ecco la scheda che riguarda Laura:

TRACCIARE: vedere – trasformare

Per Laura Pitscheider la vita è un universo di segni, e il vedere, lo scrivere, renderla in immagine significa perpetuarla. Significa calarsi nell’enigma del segno. Ma per assurdo ogni segno, anche se passa attraverso lo sguardo ha la valenza di un suono, perché é la premessa alla parola, alla voce. Cosi i colori, i frammenti delle immagini, le parole dette e quelle scritte, hanno un loro “suono” al di là del loro significato, perché ogni segno è un’evocazione. Ora con questi segni si può reinventare ogni giorno una lingua sempre nuova. Raccogliere una traccia, ricomporla, significa agire sulla forma, ancor più si può operare una metamorfosi, un movimento vitale. Il metodo di Laura Pitscheider è la Trasformazione.

grafie Laura Pitscheider 1984

“Grafie” realizzate a Wolfsburg dove Laura è stata invitata a lavorare come “Artist in Residenz” nella stamperia del Castello e presentate nel 1984 nella Galleria Spaziotemporaneo di Milano

Fonte di ispirazione un verso di Edmond Jabès che recita così:

“Prima e dopo la parola c’ è il segno

e nel segno, lo spazio vuoto in cui cresciamo.

Così, in quanto ferita, solo il segno è visibile.

Ma l’occhio mente”

gigantografia fotografica della serie “grafie” 1984

Questa la scheda che mi riguarda:

TRASCRIVERE: osservare per tradurre e riscrivere un mondo che sta in noi, “tra” noi è il metodo analitico-sintetico-ideografico di Maria Luisa Grimani che nasce da un lento laborioso osservare.

Ma il suo osservare non si limita ad un approccio solo intellettuale. Attraverso una vivisezione dell’oggetto scelto, essa lo smonta anche manualmente, e lo trasporta, lo decodifica e lo ricrea. Solo a quel punto lo conclude, dopo essersene fatta una idea esatta.

Gli “oggetti smontati” sono testi letterari, suoni, colori, gesti, persino partite di scacchi: un accumulo di reperti da cui attingere materiali per una nuova rappresentazione.

La costruzione invisibile di un teatro dell’Essere dove “rileggere” il testo da angolazioni sempre diverse.

a voi lettori il commento.

il condominio omaggio a Perec

gennaio 15, 2009

Nella mia memoria c’è l’esperienza di un lavoro, dedicato al romanzo di Italo Calvino Se una notte d’inverno un viaggiatore, uno sceneggiato in dieci episodi televisivi . Dieci tele, tante quanti sono i titoli dei racconti contenuti nel romanzo, con un gioco di sovrapposizione di colori.

Calvino rompe lo schema classico del raccontare. La storia dei due lettori protagonisti, un lui e una lei, si può ricomporre in forma unitaria solo attraversando le letture dei racconti, ricostruendo pause, interruzioni, dialoghi.

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se una notte d’inverno un viaggiatore, 1985

Nel romanzo di Perec La vita istruzioni per l’uso la storia è costruita come un grande puzzle: i frammenti delle vite dei personaggi di un condominio parigino, se pazientemente riuniti, formano uno straordinario caleidoscopio di vicende umane. Il personaggio Percival Bartlebooth ne è il più rappresentativo perché del puzzle fa una questione di vita.

Mentre Perec ci mostra il condominio parigino invitandoci ad entrare direttamente nell’interno di ogni singolo appartamento quasi che la facciata fosse trasparente, il mio lavoro è stato quello di inventare con regole quasi matematiche una visione dall’esterno delle singole proprietà dei condomini, suggerendone la visione a puzzle.
Sono quaranta piccole tele modulari, una diversa dall’altra, con un gioco speculare da scoprire. Mi sarebbe piaciuto cedere a pezzi il condominio agli amici per poi, dopo qualche anno, ricomporlo, operazione che non sono riuscita purtroppo a realizzare, in compenso ho avuto occasione di esporre questo lavoro in alcune mostre.

omaggio-a-perec1il condominio omaggio a Perec, 1991

quaranta tele 25×35 più le cornici 1cm di spessore

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particolare del condominio omaggio a Perec, 1991