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il manuale

Mag 25, 2008

GLI SCACCHI

di Giuseppe Padulli

3a edizione riveduta e aumentata da

Stefano Rosselli del Turco

Casa editrice A.Corticelli Milano

Anno 1940

Introduzione

….Una partita a scacchi è una piccola opera d’arte!

Piccola, ma che sta meravigliosamente a sé stessa, come cosa completa ed organica, tal quale come è piccolo un bambino, ma non per questo men proporzionato e, in certo modo, meno artistico ed interessante.

Osservi così il lettore quei punti della nostra trattazione che interessano quello che invece si potrebbe definire il patrimonio artistico ed ogni volta mutevole del nobile gioco, ed avendo, con profondo studio, meditato su di esso (attraverso la particolare esemplificazione) s’accorgerà, di volta in volta, che noi non gli abbiamo messo sotto gli occhi quadri e filastrocche da dover mandare a memoria, ma idee e concetti che gli rimarranno facilmente impressi, e che pur richiedendo poco spazio per essere enunciati e poca memoria per essere ritenuti, potrebbero costituire ad uno ad uno, titolo di un libro e tema da sviluppare.

Ed infatti molte varianti e molte aperture oggi di moda e relativamente corrette, non avranno forse domani, non diciamo neppure un seguace, ma nemmeno l’onore di un crisantemo sulla loro fossa; ma quelli che sono cardini sostenitori del nobile gioco, i principi informativi, la tecnica, la “posizione madre”, l’indirizzo strategico e tattico delle differenti situazioni, in una parola quel particolare raziocinio che si potrebbe definire “logica scacchistica” non conoscerà l’ultimo dei suoi giorni, perché avrà vita fin che il gioco avrà cultori, o fin che i pezzi avranno quel movimento.

Così, per esempio, nella parte che tratterà del mezzo della partita, il lettore troverà esposti in una sintesi, forse troppo stringata, ma ancora comprensibile, come la teoria della catena dei pedoni e dei punti deboli per dirne una, abbia trattazione e considerazione nuova ed organica; nuova intendiamo dire didatticamente, perché quella disciplina non l’abbiamo certo inventata noi, ma essa ci è stata resa famigliare dall’attenta e minuziosa ricerca dei vari perché che s’affacciano ad ogni posizione, e che esigono l’esauriente risposta.

Così i nostri apprendisti (che vorremmo fossero miriadi) impareranno, con buona larghezza di idee, quel complesso di nozioni che costituiscono il canevaccio del nobile gioco, e su di esso ricameranno a loro piacere secondo lo stile ed il talento di ognuno, fatti certi però di una cosa: che stile e talento possono produrre ottime opere, solo quando siano saldamente basati su quell’indeformabile piattaforma di cognizioni, che il gioco stesso ha creato, con “sua” logica ferrea, e con sovrana armonia!

Premesso ciò, iniziamo senz’altro il nostro elementare insegnamento.

L’Autore

Milano, 10 settembre 1928-VI

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