Posts Tagged ‘Bruno Munari’

la luna in scatola

ottobre 31, 2008


Certe intuizioni avvengono per vie traverse. Oggi penso che forse una cosa che avevo trovato affascinante ai tempi dei miei studi, la famosa valigia di Duchamp, è stata la vera ispiratrice delle mie lune in scatola.

Racchiudere in un piccolo spazio l’oggetto della mia ricerca, la luna, era come dire avere sempre a portata di mano qualcosa che si ammira piacevolmente e che ci allieta ovunque la si porti. Qualcosa di simile l’aveva immaginato anche Munari con le sue sculture da viaggio, opere fatte in cartone, pieghevoli, che uno poteva mettere sul comodino anche di un anonimo albergo e sentirsi un po’ più a casa.

scultura da viaggio 1958 Bruno Munari

Peggy Guggenheim portava la valigetta di Duchamp come una borsetta e dichiarava «Spesso pensavo che sarebbe stato molto divertente andare a trascorrere un fine settimana portandosi dietro quella valigia invece della solita borsa che si riteneva indispensabile».

“Nel 1941, Duchamp prese 69 suoi lavori precedenti, li riprodusse in miniatura e li mise tutti insieme in un’ unica valigia di pelle, la «Boite en valise»”.


Io ero nel pieno della mia ricerca sulla luna e meditavo su come poterla intrappolare e portarmela ovunque. Se la mettevo in una valigia, aprendola poteva scappare via, appiattirla e piegarla mi sembrava di toglierle il fiato allora…catturarla, miniaturizzarla ed esporla in una piccola teca poteva essere un’idea.

Presi una scatola di legno, della dimensione di quella per le scarpe, con un coperchio di vetro, per ammirare la mia luna senza doverla aprire. Era un oggetto che poteva stare su qualsiasi ripiano, in una nicchia o appeso ad una parete, vicino alla finestra, quasi un richiamo, un fare l’occhiolino a sorella luna che sta lassù nel cielo.

Una piccola particolarità: in tutte le mie lune in scatola c’è uno specchio tondo e ci si può ammirare dentro. E’ una simbiosi perfetta tra chi la possiede, lo spazio che l’accoglie, e il nostro piccolo satellite là fuori all’aperto.

2 opere dalla serie “la luna in scatola” di Maria Luisa Grimani 1997


Esiste anche una contemporanea boite à musique “you-tube” per ascoltare la danza della luna al pianoforte. A volte si inceppa, ma diventerà sicuramente perfetta con le nuove tecnologie.




La mossa del cavallo

Mag 31, 2008

Mestre Venezia bianco Canal vince nero Vecsey, mosse 27, 1977

Lavoravo verso la fine degli anni settanta nello Studio di A G Fronzoni, dal quale stavo imparando quanto fossero importanti l’esercizio critico e il rigore formale nel design.

Devo probabilmente alla combinazione tra questa “scuola” e il caso la svolta personale che andavo cercando nel mio lavoro e che si rivelò la prima volta che osservai con particolare attenzione una partita di scacchi.

Ricordo che guardando con attenzione i due avversari, mi chiedevo quanto sarebbe stato interessante vedere la trama delle loro mosse se non addirittura la sintesi della loro partita.

La rappresentazione di una partita di scacchi era lì davanti a me: due giocatori, una scacchiera e i diversi pezzi, i re, le regine, i cavalli, gli alfieri, le torri, i pedoni.

Ogni giocatore ha una strategia, applica una tattica, studia aperture e finali, commette errori, inventa mosse geniali e imprevedibili. Ogni mossa è la testimonianza di un complesso lavorio mentale. Ed ero consapevole che man mano che la partita avanzava e i pezzi sparivano dalla scacchiera, nasceva un invisibile tracciato.

Era questo che volevo interpretare poiché ero convinta, ancor prima di renderlo visivo, che sarebbe apparso come una costruzione armoniosa, equilibrata, originale.

Decisivo si è rivelato il tradurre in immagine la mossa del cavallo: invece di tracciare una linea ad L come indicato nelle regole del gioco usai la diagonale che la mano esperta del giocatore traccia trasportando direttamente il pezzo da una casella all’altra. Una diagonale diversa da quella dell’alfiere, che dava dinamicità all’intero tracciato creando nuove linee di forza. Partite brevi, con poche mosse, erano le più efficaci.

Approfondendo questa ricerca sugli scacchi, (due mie partite furono pubblicate da Bruno Munari nel suo libro “La scoperta del quadrato” edito da Zanichelli, 1977) mi accorsi che nel prendere nota di tutti i movimenti dei due giocatori applicavo un metodo analitico, mentre, nel ricostruire tutti i movimenti in un’unica immagine, cercavo e trovavo la sintesi.

Nella mossa del cavallo avevo scoperto una leva del momento creativo: questo movimento a “salto” diventò per me il simbolo visivo di come si possa uscire dagli schemi e trovare per intuizione i propri personali collegamenti.

Il privilegiare partite di campionato con poche mosse e con soluzioni eleganti mi insegnò a fare scelte chiare risolvendo i problemi uno alla volta. Ottenevo così di arrivare all’essenza delle cose rimanendo il più possibile aderente al mio pensiero.

L’elaborazione di una strategia e la sua traduzione in tattica diventarono per me la scelta del percorso e della tecnica giusta per realizzare le mie opere.

A questo punto mi accorsi di aver trovato un metodo di lavoro che potevo applicare, adattandolo di volta in volta, ai diversi studi sulla natura, ai linguaggi visivi della poesia, alla trascrizione della musica e della danza.

Un metodo, non statico o definitivo,maun procedimento snello e apertoalle varianti che nuove idee, nuove situazioni possono suggerire.

Monza 1987

Buenos Airesbianco Capablanca nero Alekhine vince, mosse 43,1927