Posts Tagged ‘astronomia’

le milleunaluna

ottobre 13, 2008

Era l’anno 1990 e mentre ascolto Le Milleuna di Demetrio Stratos, testo di Nanni Balestrini, da una pièce per danza di Valeria Magli, anno della sua creazione 1979, lavoro costruendo le mie lune. Nella presentazione di Gigliola Nocera leggo: “Un disco che ci fa scoprire la capacità diabolica della voce di Demetrio Stratos. Stratofonia, voglio chiamarla, e dire che essa sa essere suono che si fa corpo, corpo che si muove, e che muovendosi crea e semina la traccia di una scrittura che vive a sua volta in un nuovo suono. Così per mille e una volta, in un giro senza fine… che si fa incanto fabulatorio come quello di Shéhérazade. E chissà che per Stratos la figura antica e leggendaria, venuta da un ignoto oriente, di Shéhérazade che narra e narra per non morire, non abbia costituito un punto di riferimento profondo, forse un esorcismo inconscio: un’ennesima S da cui le mille parole di Balestrini, tutte inizianti per S come sesso, prendono nome e vita.”

Forse influenzata dalla voce di Stratos fatta di sussurri, stridii, sovrapposizioni vocali, ho pensato che anche le mie lune potessero essere potenzialmente mille e una. Ne è nata una lunga serie, un work in progress, dalle mille e uno sfaccettature.

milleunaluna – collage con carte lavorate e spruzzo

milleunaluna – collage e spruzzo

acrilico su carta

Oggi mi diverto ad immaginare come avrebbe letto Demetrio Stratos questi aggettivi che iniziano tutti per L come l’astro dei miei pensieri.

Lallazione lunare
in ricordo di
Demetrio Stratos

Le milleunaluna
Luminosa
Languida
Leggera
Leggiadra
Lirica
Labile
Lentigginosa
Lacustre
Lagunare
Laconica
Lacrimevole
Laccata
Lapalissiana
Leggendaria
Limpida
Lattiginosa
Loquace
Libertina
Laida
Leziosa
Linguacciuta
Lunatica
Lardellata
Leopardata
Leonina
Lupina
Lasciva
Lercia
Legnosa
Litoide Larvata
Lottizzata
Lastricata
Labirintica
Laminata
Lontana
Liberata
Legittima
Leale
Lodata
Logorante
Lazzarona
Lenta
Longeva
Ladra
Lussuriosa
Libidinosa
Lubrica
Losca
Lesa
Lurida
Latitante
Lagnosa
Lustra
Liquida
Limpida
Linda
Liquefatta
Lamellata
Lumacosa
Lieve
Lamentosa
Liofilizzata
Lessata
Lussureggiante
Limacciosa
Lacunosa
Logora
Lèttone
Lombarda
Ligure
Lappone
Leninista
Lillipuziana
Litigiosa
Laica
Labile
Legittima
Ludica
Lubrificata
Lassativa
Lavabile
Logorroica
Loquace
Lungimirante
Logica
Licenziosa
Licenziata
Logorata
Limata
Lallarallà
Lallante
Letteraria Laureata
Lecita
Legale
Locale
L’avevo già detto
Lupus in fabula
Luna de mapa

Non potendo farvi ascoltare Le Milleuna vi propongo Sirene, sempre di Demetrio Stratos. L’uso della voce ha dell’incredibile, sentire per credere.

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mappaluna 3×3

ottobre 2, 2008

Entro nel cuore della luna e ispirandomi alla struttura delle sue rocce, osservate al microscopio, armata di spatola con i tubetti nero lucido, nero opaco e bianco, ne interpreto i ritmi quasi danzando sui miei fogli neri, per poi espandermi nell’argento della sua luminescenza.

mappaluna 3×3 fantasmagoria di strutture lunari

La sangre de la noche
va por las arterias
de los surtidores.
!Oh qué maravilla
de tremblor!
Yo pienso
en ventanas abiertas…

Il sangue della notte
scorre lungo le arterie
delle fontane.
Oh che tremito
meraviglioso!
Io penso
con le finestre aperte…

Federico Garcia Lorca

Moonlight sonata by Ludwig V. Beethoven

mappaluna

settembre 22, 2008

Premessa

Da questo momento parlerò delle mie diverse lune. Non perché abbia spesso “la luna” ma perché, oltre che ad ammirarla in natura, sono stati i versi dei poeti a farmela amare.
Come sempre inizio le mie ricerche con il metodo ispiratomi dallo studio degli scacchi:
analisi, sintesi e “salto del cavallo” . Questa è la mia prima ricerca iconografica a tema che sfocia in un’opera di cui vado orgogliosa.

Devo fare una breve ma importante premessa.
Nel 1990 incontro la laureanda in architettura Betty Bianchessi che era stata da bambina mia allieva nel laboratorio di via Dante a Monza. Betty è in partenza per Lisbona avendo ricevuto il premio Erasmus e riuscirà quello stesso anno ad organizzarmi una mostra all’Istituto Italiano di Cultura alla quale ho dato il titolo “Il vuoto meraviglioso”.
Betty aveva una tecnica particolare per presentare i suoi progetti architettonici, un metodo di collage molto particolare, sovrapposizioni di immagini fotocopiate in bianco e nero su carta da lucido: l’effetto ottico era straordinario ed è per questo che mi sono fatta aiutare nel 1993 a realizzare i tre trittici di mappaluna. Abbiamo lavorato a quattro mani sul collage e per mia fortuna anche nello spruzzo dell’argento. Ricordo divertita noi due con la mascherina in faccia , le finestre spalancate ad usare bombolette di vernice. Peccato non esserci fatte una fotografia! Ma non esisteva ancora il telefonino di oggi e avremmo dovuto programmare l’uso della macchina fotografica cosa che non ci è venuto in mente di fare.

la luna di Galileo

la luna nei tarocchi

il mito di Selene e Endimione

introduzione “nel cerchio della luna”

settembre 9, 2008

terra luna

Siamo verso la fine dell’estate 2008, il 10 settembre il Cern di Ginevra inizierà il suo esperimento tanto atteso. Dopo venti anni di ricerche il Large Hadron Collider, l’acceleratore di particelle più potente della storia, è pronto.

“E’ un anello sotterraneo lungo 27 chilometri che, messo in opera, lancerà protoni ed anti-protoni a velocità prossime a quella della luce. Fino allo scontro finale, che sprigionerà un’energia dell’ordine dei 5 TeV (ovvero5 miliardi di Volt). Gli scienziati del Cern di Ginevra sperano che un impatto di tale potenza possa letteralmente illuminare la ricerca sui primordi della materia: dalla creazione di nuove particelle e lo studio del loro funzionamento, sarà forse svelato il mistero del Big Bang, con un salto indietro nel tempo di 14 milioni di anni. Non mancano però gli appelli allarmisti, in primis da parte del chimico tedesco Otto Rossler, Eberhard Karls University: a detta sua e di altri scienziati, esiste il rischio sostanziale che lo scontro generi un buco nero, proprio qui sulla Terra. Avrebbe dimensioni modeste, ma si alimenterebbe gradualmente fino a risucchiare l’intero pianeta nell’arco di quattro anni.”

Io mi rifugio sulla luna. No, non sulla luna che vediamo quasi ogni notte nei nostri cieli ma la luna dei poeti, degli artisti, dei sognatori. Faccio parte anch’io di questo coro già dal 1994 con Mappaluna, Luna de mapa.

Ci risentiamo fra qualche giorno, esperimento permettendo.

“Oh potessi tu, o piena luna, contemplare per l’ultima volta il mio dolore, tu che io ho atteso, sovente, fino a mezzanotte, vegliando al mio leggio. Poi su libri, e carte, o mesta amica, mi apparisti. Oh! Potessi aggirarmi su cime di monti, andar errando nella tua cara luce, aleggiare con gli spiriti intorno a caverne montane, vagare sui prati al tuo crepuscolo, e, liberato da tutti i tormenti del sapere, risanarmi nel bagno della tua rugiada!” W.J. GOETHE, “FAUST”, PG. 23, Ed. Feltrinelli, 1965 (prima edizione originale, 1831).


“spazio suono mano suono spazio”

agosto 14, 2008

oggetto spaziale 1- 1993

Edgar Mitchel , un esploratore spaziale descrive la visione della terra vista dallo spazio con queste parole:

“..ecco emergere un lucente gioiello blu e bianco, una luminosa, delicata sfera blu-cielo merlettata di bianchi veli che sventolano lenti. Sorge gradualmente simile ad una piccola perla da un denso mare di nero mistero la terra”1

Dopo essere stata sulla luna con la ricerca a lei dedicata dal titolo “mappaluna 3×3” anch’io ho rivolto lo sguardo verso casa.

Nel silenzio più assoluto sento arrivare suoni, voci, musiche preziosamente racchiuse nel mutevole carillon dell’atmosfera terrestre. Danzo con i miei segni blu e bianchi all’unisono con l’universo, in piena coscienza del mio gesto infinitamente piccolo ma esaltata all’idea di partecipare al mistero della creazione.

oggetto spaziale 2 – 1993

oggetto spaziale 3 – 1993


1The home planet” – foreword by Jacques-Yves Cousteau edited by Kevin W. Kelley 1988

un nuovo mito: l’astronomia

Mag 31, 2008

Il mito dell’astronomia nell’epoca contemporanea si distingue dagli altri miti del passato perché è in continua evoluzione ed è carico di colpi di scena. Ciò che sembrava sicuro ieri oggi non lo è più e le teorie variano, si completano, nel tentativo di scoprire quello che rimarrà forse per sempre il mistero della creazione.

Molti scienziati, scrittori, giornalisti ebbero un ruolo fondamentale nella divulgazione delle scoperte che l’uomo stava facendo nella scienza. Le nuove teorie del big-bang, dei buchi neri, la descrizione della nascita di una stella e della sua morte, la conquista dello spazio con i satelliti, l’allunaggio, la visione della terra dallo spazio, tutto questo aveva un forte influsso sulla mia ricerca.

Da un’esercitazione che stavo svolgendo per Maria Vailati sul testo di “Tornata” di Pietro Jahier, ebbe inizio il mio lungo percorso sulla poesia.

Presi una decisione: quale migliore metafora se non quella di paragonare la nascita di una poesia alla nascita di una stella?

Non certo a livello scientifico, ma come se fosse una traslazione mitologica.

Lavoro sull’apparizione di una cometa che rappresenta il titolo della poesia. Il sole, rispetto al quale notoriamente si orienta la cometa, è in realtà il magma linguistico, materia prima del poeta. Poi, in un’ esplosione stellare, appaiono le parole scelte dal poeta per formare il testo.

Una volta nata, la poesia verrà attirata in un buco nero che la inghiottirà: sta sparendo definitivamente o la ritroveremo in un’ altra dimensione di spazio e di tempo?

Tornata – Pietro Jahier

Ho messo un bicchiere di mammole sul davanzale

Dal tuo giardino le devi vedere:

perché non mi vuoi più guardare?

Ti spuntan due sommoli nuovi

Sotto la blusa li vedo ansare

Per questo non mi vuoi più guardare?

Se non ti volti più

Se non ne vuoi più sapere

Io però ti posso arrivare:

son io che ho dato ordine al melo

che tutti i fiori sul tuo capino

li deve sgrollare

L’apparizione della cometa è in realtà la rappresentazione del titolo della poesia “Tornata” di Jahier (1979)

Se poi ingrandiamo il punto sole, esso ci mostra tutta la poesia ancora sotto forma di singoli grafemi, un magma pronto a farsi “parole” (1979)

(1979)

Nell’esplosione i grafemi si assemblano in parole e formano il ventaglio lessicale scelto accuratamente dal poeta.

Adieu – G. Apollinaire (1979)

In questo buco nero scompare una poesia.

Come gli astrofisici che ancora oggi si interrogano su dove vada a finire la materia inghiottita da un buco nero, ed arrivano persino a ipotizzare un buco bianco attraverso il quale essa riapparirà in un altro spazio-tempo lontanissimi, così l’addio del poeta non è definitivo, ci rivedremo, ma non si sa dove né quando.

Ho colto questo stelo d’erica

L’autunno e morto ricordatene

Non ci vedremo più in terra

Odor del tempo stelo d’erica

E ricorda che io ti attendo

J’ai cueilli ce brin de bruyère

L’automne est morte souviens-t’en

Nous ne nous verrons plus sur terre

Odeur du temps brin de bruyère

Et souviens-toi que je t’attends

G. Apollinaire