Posts Tagged ‘Anatomia del teatro’

un racconto/a tale – il gestuale (2)

novembre 9, 2015


Nel 1989 tre serate indimenticabili al Castello Sforzesco di Milano.
Il Nō dei Fuochi presentato dalla compagnia Zeami-Za della famiglia Kanze: finalmente potevo ascoltare e vedere uno spettacolo di cui ero rimasta affascinata leggendo “Anatomia del teatro” di Eugenio Barba e ancor più in seguito studiando il prezioso trattato di Zeami Motokiyo Il segreto del teatro Nō. Oltre ai suoni musicali le tonalità delle voci hanno una attrattiva evocativa: le leggende del passato prendono vita su un modello di palcoscenico che negli anni non è mai cambiato. I costumi sono sculture e i movimenti degli attori nascono da uno studio approfondito della gestualità orientale che si raffina con il rigore e la disciplina delle regole instillate nell’attore fin dalla prima infanzia.

il no dei fuochi milano

Castello Sforzesco 10-11-12 luglio 1989 Il Nō dei Fuochi

dalla serie Danza del Teatro 1989 mlg

In particolare avevo dedicato tre miei lavori al Fiore il cui tema è ampiamente sviluppato nel testo di Zeami, di cui ricordo questa bella frase: “Il cuore dell’uomo contiene tutti i semi: sotto la pioggia universale tutti germogliano. Non appena si afferra la natura del fiore il frutto dell’illuminazione spontaneamente si forma”.

il-fiore-2-bper-blog

Il fiore 1/3 1989 mlg

Nel mio libretto Il giardino dei segni spiego più dettagliatamente come mi sono avvicinata a queste letture e l’importanza che ha avuto per me il concetto di jo-ha-kiu

jo: preludio
ouverture strumentale,
Esposizione
Presentazione
Canto di viaggio, descrizione del paesaggio
Definizione del luogo
ha: sviluppo
incontro
racconto
danza
kyū: finale
ultimo canto rapido
uscita di scena

Uno schema applicabile a tutti i livelli: ogni micro azione, persino il respiro dell’uomo, come l’intero svolgimento della sua vita, dalla nascita alla morte, ha un preludio, uno sviluppo, un finale: cambia solo il livello di presa di coscienza.
Ecco che torna in me il ricordo del lavoro fatto sulla traduzione in immagine delle partite di scacchi, quando studiavo le diverse aperture, lo svolgimento delle partite, e i finali dove la bravura dei giocatori si notava per l’eleganza delle loro soluzioni.
Tutto sembra tornare, persino la mia passione per l’astronomia, che tanto ha influito sulla mia attività artistica: il big bang o esplosione dell’uovo primordiale, la nascita delle stelle, delle galassie, i buchi neri e il concetto di implosione, teorie sempre esposte ai cambiamenti ma che si svolgono nei tempi dello Jo, ha, kyū.

In 1989 there were three unforgettable evenings at Castello Sforzesco in Milan. The Nò dei Fuochi presented by the Zeami –Za Company of the Kanze family; finally I could see a performance about which I had remained fascinated after reading ‘Anatomia del teatro’ by Eugenio Barba and even more after then studying the previous tract of Zeami Motokiyo ‘Il segreto del teatro nò’.
As well as the musical sounds the tonality of the voices had an evocative attraction: the legends of the past came to life based on a stage model which has never changed over the years. The costumes are sculptures, the movements of the actors are based on a profound study of oriental gestuality which is refined with the strict discipline of the rules instilled in the actor from earliest infancy.
In particular I dedicated my three works to Fiore whose theme is considerably developed in the text of Zeami whose beautiful phrase I remember – ‘The heart of man contains all the seeds: All these bud in the universal rain. As soon as one grasps the nature of the flower, the fruit of illumination forms spontaneously.
In my little book Il giardino dei segni I explain in more detail how I approach this reading and the importance that the concept of jo-ha-kyū has had for me.

jo: prelude
Instrumental overture
Exhibition
Presentation
Song of the journey, description of the landscape
Definition of the place
ha: development
meeting
tale
dance
kyū: final

Last quick song
Exit from scene

A scheme which is applicable to all levels: every micro action, even the breath of a man as also the entire span of his life from birth to death, has a prelude , a development and end. Only the level of realisation changes.
That’s how I remember the translation work I did into images of the chess matches when I studied the various openings, the conduct of the match and the final where the ability of the players was notable for the elegance of their solutions. Everything seemed to fall in place, even my passion for astronomy which has influenced my artistic activity so much, the big bang, the explosion of the primordial egg, the birth of the stars, the galaxies, the black holes and the concept of implosion, theories which are always subject to changes but which take place in the times of jo, ha, kyū.

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ritmo: jo – ha – kyū

giugno 8, 2008

particolare Stockhausen Quindici movimenti

Parlai con mio figlio Tommaso, esperto di teatro, il quale mi fece notare che i miei lavori avevano il ritmo dello jo – ha – kyū.

Mi suggerì di leggere “Anatomia del Teatro” di Eugenio Barba.

Di questo libro mi rimase particolarmente impresso lo scritto sul “corpo deciso”:

“…Immaginiamo di assistere al lavoro che si svolge in una lezione di Katzuko Azuma e la sua allieva che prenderà il suo stesso nome quando la maestra riterrà di averle trasmesso tutta la sua esperienza.

Azuma, dunque, dice alla futura Azuma: “Trova il tuo Ma. “Ma” significa qualcosa di simile a “dimensione” nel significato di “spazio”, ma anche di “tempo” come “durata”. E prosegue “Per trovare il tuo Ma devi uccidere il ritmo, trovare il tuo “jo-ha-kyu”.

Uccidere il ritmo (otoò korosò) significa creare una serie di tensioni per non far coincidere i movimenti della danza con le cadenze della musica. Per Azuma è una vera e propria sofferenza vedere un danzatore che – come accade in tutte le culture tranne la giapponese – va a tempo. Una danza che segue il ritmo della musica mette a disagio perché mostra un’azione che viene decisa dall’esterno, dalla musica, o dagli automatismi del comportamento quotidiano.

L’espressione jo-ha-kyu designa le tre fasi in cui viene suddivisa ogni azione dell’attore.. La prima fase è determinata dall’opposizione fra una forza che tende a svilupparsi e un’altra che la trattiene (Jo trattenere); la seconda (ha, rompere, spezzare) è costituita dal momento in cui ci si libera da questa forza, fino ad arrivare alla terza fase (kyu, rapidità) in cui l’azione raggiunge il suo culmine, dispiega tutte le sue forze per poi arrestarsi improvvisamente come davanti ad un ostacolo, ad una nuova resistenza.

Per insegnare alla sua allieva a muoversi, Azuma la trattiene per la cintura e improvvisamente la lascia. La giovane fatica a compiere i primi passi, piega le ginocchia, preme le piante dei piedi sul terreno, inclina leggermente il busto, poi abbandonata a se stessa, scatta via, avanza velocemente fino al limite prefissato davanti al quale si arresta come sull’orlo del burrone che improvvisamente si apra a pochi centimetri dai suoi piedi. Ciò che fa è il movimento che chiunque abbia visto delle danze giapponesi si è abituato a riconoscere come caratteristico.

Quando un attore ha appreso, come una seconda natura, questo modo artificiale di muoversi, appare tagliato fuori dallo spazio-tempo quotidiano e appare per questo più vivo: e cioè, deciso.

Continua Eugenio Barba:

Decidere vuol dire, etimologicamente, tagliare. L’espressione “essere deciso” assume così, ancora un’altra faccia. E come se indicasse che la disponibilità alla creazione è anche il tagliarsi fuori dalle pratiche quotidiane.

Le tre fasi dello jo-ha-kyu impregnano gli atomi, le cellule e l’intero organismo di uno spettacolo giapponese. Si applicano a ogni azione dell’attore, ad ogni suo gesto, alla respirazione, alla musica, ad ogni scena teatrale, ad ogni singolo dramma, alla composizione di una giornata di drammi Nō. E’ una sorta di codice della vita che percorre tutti i livelli di organizzazione del teatro.”1

Avevo trovato un’affinità con questa disciplina orientale che aveva per me quasi dell’incredibile: chiamai la mia prima mostra sul segno “un gesto deciso” e approfondii lo studio del teatro Nō di Zeami che era il grande ispiratore delle antiche discipline artistiche legate alla filosofia Zen.

1 “Anatomia del teatro” Eugenio Barba –editore Usher Firenze 1983

particolare “If I were a tree”

Ecco in sintesi i momenti dello

Jo, ha, kyū

jo: preludio

ouverture strumentale,

Esposizione

Presentazione

Canto di viaggio, descrizione del paesaggio

Definizione del luogo

ha: sviluppo

incontro

racconto

danza

kyū: finale

ultimo canto rapido

uscita di scena

Uno schema applicabile a tutti i livelli: ogni micro azione, persino il respiro dell’uomo, come l’intero svolgimento della sua vita, dalla nascita alla morte, ha un preludio, uno sviluppo, un finale: cambia solo il livello di presa di coscienza.

Ecco che torna in me il ricordo del lavoro fatto sulla traduzione in immagine delle partite di scacchi, quando studiavo le diverse aperture, lo svolgimento delle partite, e i finali dove la bravura dei giocatori si notava per l’eleganza delle loro soluzioni.

Tutto sembra tornare, persino la mia passione per l’astronomia, che tanto ha influito sulla mia attività artistica, il big bang o esplosione dell’uovo primordiale, la nascita delle stelle, delle galassie, i buchi neri e il concetto di implosione, teorie sempre suscettibili a cambiamenti ma che si svolgono nei tempi dello Jo, ha, kyū

segni e rilievi 1989

Ma in questa apparente armonia globale il fermento disarmonico che sta al suo interno è la linfa creativa. Le turbolenze dei sentimenti, il fervore delle passioni, i sogni e le illusioni, si nascondono tra le pieghe dello Jo, ha, kyū.

Anche in un gesto deciso è racchiusa l’essenza di quanto detto finora: è musica, è danza, è determinazione.

“La rosa ” 1989