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il fado

marzo 27, 2013

Fado… mio vagabondo di strada

Fado …  ciò che tu ami è il frastuono

di uno scialle e di una chitarra…

Fado… una voce che ti chiama

Parole estrapolate dalla bella canzone “Ser Fadista”,  letta, vista ed ascoltata nel blog di photographo ergo sum ,  che mi hanno riportata all’ anno  1990 quando passai una decina di giorni a Lisbona durante una mia mostra dal titolo “Il vuoto meraviglioso” presso l’Istituto Italiano di Cultura. E come potrei  dimenticare l’ascolto del fado in un piccolo bar Tasca do Chico, Rua do Diario de Noticias, 39: una musica appassionata, stringente, unica e come non tornare a casa con il cd della cantante quasi sconosciuta ma sincera “fadista”  insieme a quello più noto di Amalia Rodriquez?

 

fado a lisboa antiqua

Voce e chitarra – Fado a Lisboa Antiga 1994 (inedito)

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voce e chitarra – 6 fogli 21×29,7 un polittico dedicato al fado

Nel 1990 non so per quale combinazione quasi tutte le vetrine delle Librerie avevano in bella vista il libro “Una sola moltitudine” a cura di Antonio Tabucchi e l’ immagine del poeta Fernando Pessoa campeggiava ovunque. Naturalmente non potevo farmi mancare una visita al Brasileira il bar più famoso di Lisbona, per la frequentazione del poeta. Appena fuori della porta del bar ecco la statua di Pessoa e la  sedia vuota accanto a lui dove è di rigore farsi fare una fotografia in compagnia del poeta. Purtroppo  la mia non l ‘ ho ritrovata tra le vecchie foto e mi dispiace un po’.

Digital StillCamera

Anni dopo, a Rovereto, per la mostra “Quadri per una Biblioteca” Mario Cossali nella presentazione del catalogo mi dedicava questa bella poesia di Fernando Pessoa e non finirò mai di ringraziarlo per la sensibilità di questo suo accostamento poetico alle mie opere

“Le bolle di sapone che questo bimbo

si diverte a staccare da una cannuccia

sono traslucidamente tutta una filosofia..

Chiare inutili e passeggere come la Natura,

amiche degli occhi come le cose, sono quello che sono

con una precisione rotondetta e aerea,

e nessuno, neppure il bimbo che le libera,

pretende che siano più che non sembrino”