second life prosegue

gennaio 22, 2016 by

La Città blog di Sarima Giha, nata in collaborazione con Core Tatham è stata la mia prima opera realizzata esclusivamente in Second Life ed è un progetto in continua espansione.

Ogni palazzo costruito rappresenta un post, ripetuto su tutte le quattro facciate, fatto di immagini, poesie, musiche, per raccontare gli incontri nel mondo virtuale di Second Life con altri artisti visivi, con musicisti, architetti, appassionati d’arte, di moda, di letteratura, di teatro, insegnanti, programmatori: un mondo prevalentemente notturno in fermento, in un continuo lavorio per conoscere, sperimentare, realizzare progetti difficili o impossibili da realizzare nel mondo reale.

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La città blog di Sarimagiha prove d’allestimento 2009

Nel 2010 ebbi modo di partecipare all’ Innovation Festival di Milano con sei opere in digitale e la trilogia di Sarima Giha, coinvolta dal progetto !D.A.! Digital Art di 2LifeCast. Esiste come testimonianza un video con una intervista dove racconto la mia esperienza con il personal computer: http://vimeo.com/15320372 .


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Impegnativa l’esperienza presso la Galleria Szczepanski di Paolo Brenzini che mi aveva allestito una antologica tutta virtuale, in diversi padiglioni.

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The Città blog di Sarima Giha created with Core Tatham was my first work realised exclusively in Second Life and it is projected in continual expansion. Every palace represents a post, repeated on all four facades, made of images, poetry, music to recount the meetings in the virtual world of Second Life with other visual artists, musicians, architects, art enthusiasts, fashion , literature, theatre, teachers, programmers, a world which is prevalently nocturnal, in turmoil , constantly working to know, to experiment to realise difficult projects or those impossible to realise in the real world.
In 2008 I have a personal in Libreria Feltrinelli in Monza connected on live web to Second Life where the Galleria Sczepanskiof Paolo Brenzini (now sadly closed) had set up a totally virtual personal for me. Two contemporary exhibitions , two publics with my presence and that of my avatar – I must admit in an unprecedented complicated dialogue.
In 2011 I will have the possibility to take part in the ‘Innovation Festival ‘ in Milan with six digital works and the Trilogia of Sarima Giha, involved in the IDA project Digital Art Di 2LifeCAST. There is a video as witness to an interview where I talk about my experience with the personal computer:http//vimeo.com/15320372
Challenging was the experience at the Gallery Szczepanski by Paolo Brenzini where I had set up an entire virtual anthology, in different halls

vita liquida dell’avatar

gennaio 14, 2016 by

 

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“Vita liquida dell’avatar” 2010 –  dalla trilogia dedicata a Sarima Giha

 

Volo
in solitudine
vuota dentro
e sono paesaggio effimero.
Mi piace guardarmi
apparentemente libera
in quel kaftano blu
sempre ugualmente scalza.
Forma
nell’avatar
di Second Life.
Specchio inconsapevole
di vite liquide
da riflettere
a chi si sa fermare.
Gioco
in solitudine
un tasto avanti da antilope
tre tasti indietro da formica.

Sarima Giha aka Maria Luisa Grimani

second life – introduzione

gennaio 13, 2016 by

Nel 2007 ancora una svolta. Con l’aiuto di mio figlio Tommaso, a.k.a (as known as) Core Tatham, entro nel programma di Second Life e creiamo il mio avatar: un alterego di nome Sarima Giha che indosserà sempre lo stesso kaftano blu, sarà sempre a piedi nudi e viaggerà esplorando quel mondo virtuale realizzato con le visioni dagli stessi avatar che lo abitano. Una struttura portante, esposizione permanente creata da Core Tatham, svetta verso il cielo con le mie poesie visive, frutto della collaborazione con i poeti di Password.

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Sarima e “Natale di Rilke” esposto in Second Life 2007

Terminata la prima missione, parto alla scoperta del mondo virtuale entrando tra le pieghe dei paesaggi, delle sculture e degli oggetti creati dagli avatar, e collezionando una serie di istantanee come prove d’artista. Nascono così nuove poesie visive e le prime cartoline, piccole opere che testimoniano viaggi virtuali e mentali nel mondo digitale descritto nel mio blog Il fogliomondo di Sarima.

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Questions persist and persist – poesia di D.T. Moran 2008

L’uso particolare del mouse per entrare nelle sculture, nei quadri, negli interstizi degli alberi, fiori, abitazioni create dagli avatar, mi permise di superare la visione del macro e micro cosmo per poi entrare in una dimensione digitale tutta personale. A testimonianza di questi lavori ho composto la trilogia di Sarima Giha: Landscapes, Vita liquida dell’avatar e Prêt a porter.

 

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 copertina libro “vita liquida dell’avatar” 2010

Nel 2008 mi trovo con una personale presso la Libreria Feltrinelli di Monza, collegata in diretta web tramite 2lifecast, nella libreria di Archimedix Bulan e nella Galleria d’arte contemporanea di Azzurra di Second Life. Tre esposizioni contemporanee, tre tipi di pubblico, in un inedito complicato dialogo, ancora imperfetto ma che darà il via ad una serie di attività di comunicazione via screaming.

 

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libreria Feltrinelli Monza 2008

In 2007 still a breakthrough. With the help of my son Tommaso aka Core Tatham I enter the programme of ‘Second Life’ and create my avatar, an alter ego with the name of Sarima Giha who will always wear the same blue caftan , have bare feet, and travel exploring the virtual world realised with the visions of its inhabitants. A supporting structure, a permanent exhibition created by Core Tatham, soars into the sky with my visual poetry, the fruit of the collaboration with the poets of Password.
Having finished the first mission, I leave for the discovery of the virtual world entering between the folds of the landscapes, the sculptures and the objects created by avatar and collecting a series of snapshots as artist’s proofs. Thus new visual poems have arisen and the first postcards, little works, which witness virtual and mental journeys into the digital world described in my blog ‘ Il fogliomondo di Sarima’
The particular use of the mouse to enter sculptures, pictures, in the interstices o the trees, flowers, habitations created by avatar., allow me to overcome the vision of macro and micro cosmos to enter a completely digital dimension. To witness these works I have composed the trilogy of Sarima Giha: ‘Landscapes, Vita Liquida dell Avatar e Prêt à porter’.
In 2008, I find myself with a solo exhibition at the Feltrinelli bookshop in Monza, connected live via web 2Lifecast in library Archimedix Bulan and the Gallery of Contemporary Art Azzurra Second Life. Three contemporary exhibitions, three kinds of audience, in an unprecedented complicated dialogue, still imperfect but that will kick off a series of communication activities away screaming.

 

iPad iPhone e le nostre ombre

dicembre 28, 2015 by

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fotografia di Maria Luisa Grimani 2015

iPad iPhone e le nostre ombre

Gli obiettivi fissano
sguardi diversi sulla natura
la realtà è alle nostre spalle
Noi prigionieri della caverna
con il mistero di sempre
mlg

il racconto di Natale

dicembre 17, 2015 by

auguri di Buon Natale

e  un 2016 di pace e stupore 

natale 2015per blogNatale a Mosca 2015 – mlg

Racconto di Natale

Tutti a Natale siamo un poco Magi
Nei negozi c’è fango, e ressa.
Per un barattolo di chalvà al caffè di assediare botteghe son capaci, avvolte nei pacchetti, intere folle; ognuno per se stesso Re e cammello.
Con sporte, reti, cartocci, cestini, e colbacchi, cravatte di traverso.
Odor di vodka, di merluzzo e pino, di mandarini, di cannella e mele.
Caos di visi, nel turbine di neve non si vede il sentiero per Betlemme.
E, portatori di modesti doni, sfondando porte, saltano sugli autobus, nelle fosse dei cortili scompaiono, anche sapendo che la grotta è vuota: non c’è la Donna aureolata di luce.
Vuoto. Ma all’improvviso a quest’idea viene una luce non si sa da dove.
Erode regna, ma più forza ha, più vero e inevitabile è il miracolo. La costanza di
quest’affinità è il meccanismo base del Natale. Per questo dappertutto si fa
festa, per il Suo avvento, unendo tanti tavoli.
Se non c’è ancora nessuna richiesta di una stella, la buona volontà nelle genti si vede di lontano, i pastori riaccendono il falò.
La neve cade; non mandano i camini fumo, ma squilli. Ogni viso è una macchia.
Beve Erode. Nascondono i bambini le donne. Chi verrà non può saperlo nessuno:
noi non conosciamo i segni, potrebbe il cuore non più riconoscerlo.
Ma se, nel giro d’aria della porta, una figura, fazzoletto in capo, compare dalla
nebbia della notte, senti senza vergogna il Nuovo Nato in te.

Josif Alexandrovic Brodskji
24 dicembre 1971

 

 

Questa poesia proviene da: Racconto di Josif Alexandrovic Brodskji –
24 dicembre 1971 – Racconti di Natale – Poesie.reportonline.it http://www.poesie.reportonline.it/racconti-di-natale/josif-alexandrovic-brodskji-24-dicembre-1971.html#ixzz3t6jTedcF

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l’autostrada

dicembre 4, 2015 by

 

l’autostrada

Scorre il guard rail dell’autostrada
velocità 130 all’ora
Le siepi a ridosso
lo inseguono a 110 orari
Si snoda il paesaggio
un po’ più lentamente
E le nuvole le nuvole pigre
quasi immobili ci guardano
Oltre lo spazio tempo
tutto sembra sospeso nell’attimo
in cui il respiro dell’uomo passa

mlg

 

nuovi strumenti: il mio pc e photoshop

novembre 30, 2015 by

Nel 2004 al Forum Austriaco di Milano incontro Heidi Inffeld, artista visiva di Graz e le racconto la mia ricerca sulla poesia visiva, scoprendo molte affinità con il suo modo di fare arte.
L’anno successivo, il 2005, vengo invitata a far parte di un gruppo internazionale chiamato Password, guidato da Heidi Inffeld e Frederick Moser: poeti, pittori e musicisti da tutto il mondo: Austria, Inghilterra, Italia, Stati Uniti d’America, Messico, Giappone, Cina invitati a dialogare on line. I primi con i loro versi e gli altri a tradurli in immagine o in musica attraverso il personal computer.

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 Maria Luisa Grimani e Heidi Inffeld a Graz 2006
prima inaugurazione mostra gruppo internazionale “Password”

Diverse le lingue, diverse le sensibilità pittoriche e musicali, ma un unico spirito, la voglia di esprimerci e dialogare. Suoni, colori, forme passano attraverso invisibili tracciati nell’etere creando una nuova via dei canti, parafrasando Bruce Chatwin, estesa all’intero pianeta.
Se prima lavoravo con il pennello, il pennino e l’inchiostro, con i trasferibili, con le lettere a rilievo, la stampa tipografica, ora mi trovavo dinnanzi al computer, uno strumento che in pochi anni aveva già pervaso le nostre vite.
Il programma preferito è stato Photoshop di cui non ero esperta e che ho usato, memore dell’insegnamento di Munari, in modo creativo sperimentando e imparando dagli errori.
Lavorare con il mouse, rispetto agli strumenti precedenti, nei nuovi programmi digitali, ha accentuato la necessità di essere rigorosi, sensibili, capaci di scelte azzardate per mantenere la rotta in un oceano di complessità sconosciute.

arriba el mar

Arriba el mar 2008 – poeta Santos Lòpez

Verso la fine del 2006 scrivo una lettera ad Alberto Veca, storico e critico dell’arte, docente presso il Politecnico di Milano – Facoltà del Design, per parlargli del mio lavoro. Richiesta accolta, cosa rara. Scoprii che non solo si occupava di arte contemporanea, ma era appassionato ed esperto di quadri antichi, nature morte, e stava per pubblicare un libro molto importante a cui teneva molto. Era anche un poeta che si ispirava a opere e a personaggi che aveva incontrato e apprezzato nella sua vita professionale.
Nell’aprile del 2007 scrisse un testo di presentazione per la mia antologica dal titolo Il libro che suona che canta che balla, itinerario artistico, e rimpiango di non aver registrato la sua voce durante l’inaugurazione perché raramente avevo sentito parole così chiare, rispettose del lavoro altrui e lungimiranti. Sapeva che la mia era una sfida non facile, ma avevamo scoperto di condividere una visione poliedrica della ricerca del bello.

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Oigo caer el agua 2007poeta Aura Maria Vidales

 Nella sua introduzione si leggeva tra l’altro:
Certo per ottenere questi esiti occorre lavorare in laboratorio, cercare provare e verificare, una tempistica lunga rispetto all’urgenza dell’esito veloce e appariscente che sembra essere vincente all’oggi, almeno all’apparenza: e provare vuol dire dialogare anche con strumenti non previsti dall’accademia, anche con il computer di cui l’ultima, almeno dal punto di vista cronologico, sezione della mostra presenta alcuni esiti: ma per giungere a questi esiti e è necessario un apprendistato sulle strumentazioni tradizionali, dal “taglia e incolla” al letraset, per antonomasia il carattere trasferibile in auge prima dei programmi di videoscrittura, che costituisce una equilibrata sapienza fra manualità e pensiero, un esercizio che occorre segnalare.” Alberto Veca.

New Instruments: my PC and Photoshop program

In 2004 in the Forum Austriaco I meet Heidi Innfeld, a visual artist from Graz and I tell her about my research into visible poetry , discovering a lot of affinity with her expression of art . The following year 2005 I am invited to take part in an international group called ‘Password’- guided by Heidi Inffeld and Frederick Moser, poets painters, musicians from all over the world, Austria , England, Italy U.S.A, Mexico , Japan , China invited to dialogue on-line. The first with their verses and the others to translate these into images or music using their personal computers.
Diverse languages, different sensibilities whether pictorial or musical, but one spirit, the wish to express oneself and to dialogue..Sounds colours shapes pass along invisible routes in the ether creating a new ‘Via dei Canti’ paraphrasing Bruce Chatwin and extended throughout the planet.
If before I worked with brush, pen and ink using transfers with letters in relief, now I found myself in front of a computer , an instrument which in a few years has become all-powerful in our lives.
The perfect programme was Photoshop which I was not an expert with and remembering Munari’s teaching I used it in a creative way experimenting and learning from my mistakes. Working with a mouse instead of previous instruments in the new digital programmes accentuated the necessity for being disciplined, sensitive, capable of risky choices to maintain the route in an ocean of unknown complexity.
Towards the end of 2006 I write a letter to Alberto Veca, historian, art critic and Professor at the Politecnico of Milan – Faculty of Design to speak about my work. My request was accepted, which is rare.. I discovered that not only was he an expert in contemporary art but was also passionate about and a connoisseur of antique pictures, still life and he was about to publish a very important book which he considered significant. He was also a poet and he was inspired by works or by people he had met and appreciated in his professional life.
In April 2007 he wrote a presentation for my anthology entitled ‘ Il libro che suona, che canta, che balla, itinerario artistico’, and I regret not having recorded his voice during the inauguration because I have rarely heard such clear words respectful of the work of others and forward-looking. He knew that mine was a difficult challenge but we had discovered that we shared a multi facet vision of the research for beauty.


 

specchio

novembre 26, 2015 by

image“specchio”. Maurizio Carta @MaurizioCarta7 – twitter

Dietro lo specchio
il nulla il tutto
Crescerai bimba mia
ma non dimenticare
il verde di questo prato
che si specchia in te
candida cornice

mlg

l’albero racconta

novembre 20, 2015 by

Abituata a guardare il cielo nelle notti stellate, nei mattini tersi, a meravigliarmi ogni volta all’apparire delle nuvole, della pioggia, della neve, del vento, a osservare il passaggio delle stagioni, a immergermi nei diversi colori, non potevo non scontrarmi con il re della natura: l’albero.
Avevo letto anni prima una raccolta di poesie edite da Guanda Il canto degli alberi di Hermann Hesse e ricordavo alcune parole della sua prima pagina dal titolo Alberi:
Quando un albero è stato segato e porge al sole la sua nuda ferita mortale, sulla chiara sezione del suo tronco – una lapide sepolcrale – si può leggere tutta la sua storia: negli anelli e nelle concrescenze sono scritte fedelmente tutta la lotta, tutta la sofferenza, tutte le malattie, tutta la felicità e la prosperità, gli anni magri e gli anni floridi, gli assalti sostenuti e le tempeste superate…… Così parla un albero: in me è celato un seme, una scintilla, un pensiero, io sono vita della vita eterna….” .
Stavo accumulando conoscenza, sensazioni ed emozioni, ma quale è stata poi la vera molla che mi ha fatto balzare di gioia e lavorare alacremente e con soddisfazione per due anni? Sicuramente uno sguardo più attento e consapevole sulla natura che ci circonda, ma in particolare la rilettura de Le città invisibili di Italo Calvino.
In un primo tempo avevo letto agli allievi del mio laboratorio la storia di Diomira, di Ersilia la città dei fili, di Bauci la città sui trampoli, di Smeraldina la città acquatica e di molte altre, con il piacere di veder nascere piccoli collage fantasiosi. Poi, una rilettura più pacata per me stessa, ed infine una rilettura solo dei dialoghi tra Kublai Khan e Marco Polo, dove gli scacchi e la scacchiera tornavano ancora una volta nei miei pensieri. Per caso? Per fatalità? O per magnetismo? Le tavole quadrate di paulonia che il destino mi ha messo tra le mani (questo destino si chiama Federico, il mio figlio maggiore, che si occupa di scienze forestali) diventano principalmente la rappresentazione di una scacchiera parlante su cui posare i miei pensieri, i miei ricordi.

il seme 2002 (2)

il seme 2001

L’albero racconta attraverso i suoi anelli, i suoi ritmi e colori, ed io lavoro all’unisono con il pirografo per accentuarne le caratteristiche e gli affido piccoli gesti, una conchiglia raccolta sulla rena, un piccolo seme, un ramoscello, una foglia testimone di un momento di abbandono. Quasi un dialogo fra me e l’albero.
Poi, esco dall’immagine della scacchiera e il nostro dialogare va oltre la sua natura di vegetale e la mia di umano, per diventare un qualche cosa che, come nell’opera Matrix, ci rivela gli archetipi di un micro e macrocosmo nascosto in ognuno di noi, dentro e fuori di noi. Affascinante anche ritrovare nei suoni del cirmolo i suoni dell’universo uomo-natura che avevo già scoperto con i miei segni bianchi e blu di spazio suono mano suono spazio.

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Matrix 2002

Mai come in questa ricerca i richiami letterari mi corrono incontro.
Oltre ai racconti Calvino, alle poesie e prose di Hermann Hesse, ecco La leggenda dell’arpa domata di Kazuko Okakura descritta nel testo Lo zen e la cerimonia del tè.
Ancora una volta torna il suono, che si confonde nella natura, nel colore , nel segno.
Mi accompagna in due occasioni l’arpista Elena Cordublas, con alcune musiche frutto di una sua ricerca per accompagnare le mie opere: la mostra al Parco di Monza per Italia Nostra dal titolo L’albero racconta e l’antologica presso la Galleria Civica di Monza Il libro che suona che canta che balla.
Questi lavori in legno sono esposti anche nel E-Museum of Pyrographic Art virtuale curato da Kathleen M.G.Menendez.

The tree

Used as I was to gazing at the starry night sky and on clear mornings wondering every time at the appearance of clouds, rain, snow, wind observing the passage of the seasons immerging myself in the diverse colours, I could not but come up against the king of nature – the tree.
I had read many years before a collection of poems edited by Guanda ‘Il Canto degli Alberi’ by Herman Hesse and I remembered some of the words in his first pages with the title ‘Alberi’ ‘When a tree has been sawn and shows the sun its bare mortal wound, on the clear section of its trunk – a tombstone- you can read its whole life story in the rings and growths, there is a faithful record of all the struggle, all the suffering, all the diseases all the happiness and prosperity, the lean years the prosperous times , the attacks sustained and the storms overcome. It is in this way that a tree speaks: there is a seed in me , a spark, a thought, I am the life of eternal life.
I was accumulating knowledge, sensations and emotions but what was the real spring which had made me jump for joy and work fast and with satisfaction for two years? Certainly a more careful look an awareness of the nature surrounding me but especially re-reading ‘Le Città invisibili’ by Italo Calvino. At first I had read to my students in my laboratory the story of Diomira, Ersilia , the city of threads, of Bauci the city on stilts, of Smeraldina the underwater city and many others – and I had the pleasure of seeing fantastic little collages resulting. Then I re-read it more calmly for myself and finally I re-read only the dialogues between Kublai Khan and Marco Polo where chess and chessboards returned once more to mind. Was this by chance? a fatality ? a magnetism? The square boards of paulownias which destiny has put in my hands,(this destiny is called Federico , my elder son whose job is Forestry Science) became a principal representation of a speaking chessboard on which I could place my thoughts and my memories.
The tree tells its tale through its rings, its rhythms and its colours and I work in unison with the pyrograph to underline the characteristics and I entrust it with small gestures, a shell picked up on the seashore, a small seed, a twig , a leaf witness of a moment of abandon – almost a dialogue between myself and the tree.
Then I leave the image of the chessboard and our dialogue goes beyond its nature as a vegetable and mine as a human being to become something that, as in the work of ‘Matrix’, it reveals to us the arch-types of a micro and macro-cosmos hidden inside and outside of us. It is fascinating to find again in the sounds of the arolla pine, the sounds of the man-nature universe that I had discovered in my blue and white signs of Spazio suono, mano suono spazio.
Never as in this work have literary references rushed towards me. As well as the stories of Calvino and the prose of Herman Hesse, here is ‘La Leggenda de arpa domata’ by Kazuko Okakura described in the text ‘Lo Zen e la cerimonia del tè’
Here again the sound returns which is blended with nature colour and sign. On two occasions the harpist Elena Cordublas accompanies me with music the fruit of her research to go with my works: The exhibition in Monza Park for Italia Nostra with the title L’Albero racconta’ and the anthology in the Galleria Civica di Monza ‘Il Libro che suona che canta che balla’ The works in wood are exhibited in the E. Museum of pyrographic art of Kathleen M.G. Menendez.

bimba che sei rimasta sola

novembre 18, 2015 by

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ketty@kettydelbosco – twitter

Bimba che sei rimasta sola il 13 Novembre 2015 a Parigi

Sola
nel gioco della vita
in un mondo interconnesso
eppure così lontano

mlg