Archive for the ‘libri d’artista’ Category

la trilogia di sarima giha

febbraio 21, 2011

Sarima Giha, il mio avatar nato in Second Life il 9 settembre 2007 narra, nella trilogia cartacea che vi presento,  alcune delle sue avventure. Sono principalmente racconti fatti di immagini ed hanno in comune di essere bifrontali. In “Vita liquida dell’avatar” il tema è raffigurato al positivo con fotografie dei miei viaggi nelle diverse land e sul retro con le stesse al negativo, per dire che nella vita non esiste il pensiero unico, poiché anche nel male si può trovare il bene e viceversa. Nella “Web story”, il set color ambra si contrappone al set in bianco nero, con varie sfumature di grigio, per far notare che sotto gli aspetti esteriori della bellezza può nascondersi qualcosa di brutto. Il terzo libretto, “Landscapes”, mostra nei suoi vari colori gli aspetti più reconditi di una natura nata dalle fantastiche ricostruzioni digitali degli avatar, mentre sul retro la stessa natura viene presentata con il colore monocromo seppia per accentuarne le  linee di forza e le forme.

 

 

“Vita liquida dell’avatar Sarima Giha”

 

“A web story”

 

“Landscapes”

 

vita liquida dell’avatar sarima giha

Nel blog di Sarima Giha vi è un’ ampia spiegazione di come è nato questo libretto e di come è stato costruito. E’ stato esposto alla Biennale del Libro d’artista di Napoli dal  18 settembre al 18 ottobre 2010,  Palazzo Merolla.

prosegue


Annunci

il giorno della memoria

gennaio 27, 2011

Un post per non dimenticare ciò che è accaduto e non deve più accadere. Lo sterminio degli ebrei, dei rom, dei disabili in un periodo oscuro dell’ umanità. Come riscatto dall’ orrore,  un contributo artistico di quattro donne, per testimoniare che  il seme della  speranza non muore mai e che la “bellezza salverà il mondo”.


Dedicato a Edith Stein da parte di Anna Boschi

libro d’artista di Anna Boschi “S. Teresa”

Edith Stein (in religione Teresa Benedetta della Croce; Breslavia,12 ottobre 1891 Auschwitz, 9 agosto 1942) è stata una religiosa e filosofa tedesca dell’ Ordine delle Carmelitane Scalze: convertitasi al cattolicesimo dall’ ebraismo, venne arrestata dai nazisti e rinchiusa nel campo di concentramento di Auschwitz, dove trovò la morte nella camera a gas. Nel 1998 Papa Giovanni Paolo II l’ ha proclamata santa e l’ anno successivo l’ ha dichiarata compatrona dell’ Europa.

“S.Teresa”  opera di Anna Boschi

il libro aperto di Anna Boschi

 

dedicato ai Bambini e alle Donne della Shoah da parte di Eleonora Cumer

per non dimenticare

 

copertina

“L’infanzia perduta”  libro d’artista di Eleonora Cumer

alcune pagine

retro copertina

 

 

dedicato a Celija Stojka da parte di Maria Grazia Zanmarchi

“Ma’aseh” libro d’ artista di  Maria Grazia Zanmarchi

Celija Stojka, bambina rom che, a 11 anni, insieme alla sua mamma, vive gli ultimi mesi prima della liberazione nel campo di Bergen-Belsen. Il libro d’ artista di Maria Grazia Zanmarchi dal titolo “Ma’aseh” si ispira ad una favola  letta in Fiabe Ebraiche con la prefazione di Elena Loewenthal

in costruzione

particolari dell’opera di Maria Grazia Zanmarchi

 

Dedicato a Helga Weissova da parte di Maria Luisa Grimani

“Il giardino di Helga Weissova”  libro d’artista di Maria Luisa Grimani

Helga Weissova e i suoi disegni di bambina dagli 11 ai 14 anni . Vissuta nel ghetto di Terezin dal 1941 al 1944 e testimone dello sterminio di Mathausen lascia la sua testimonianza in un “racconto visivo” che si commenta da solo.

 

disegni di Helga

dal pupazzo di neve alle montagne di cadaveri a Mauthausen

 

opera di Maria Luisa Grimani

diverse visioni del libro d’ artista di Maria Luisa Grimani

 

Questi libri d’artista e molti altri sono presenti nella mostra organizzata da Maddalena Castegnaro dell’ associazione culturale Verbamanent.

i bambini e le donne della shoah

gennaio 25, 2011

Per il mese delle memoria sono presente alle mostre itineranti organizzate da Maddalena Castegnaro, Presidente dell’ associazione Verbamanent di Sannicola (Lecce), con un libro d’artista. Il  titolo è  “Il giardino di Helga Weissova” , ispirato ad una mostra realizzata dall’ Istituto Comprensivo di Calcinate.

Helga Weissova è la bambina ebrea autrice dei disegni che testimoniano la sua vita nel ghetto di Terezin fino agli ultimi giorni passati nel campo di Mathausen. Un’età difficile quella di Helga tra gli 11 e i 14 anni: il  passaggio dall’infanzia alla adolescenza, un periodo nella vita di ogni bambina che necessita maggiore attenzione e comprensione da parte degli adulti. A lei è stato negato tutto, ma la sua forza d’animo e la speranza di sopravvivere, o perlomeno di salvare i suoi disegni,  per raccontare gli orrori dell’olocausto, ne fanno un’ eroina pari alla famosa Anna Frank della quale ben conosciamo il diario.

Il giardino di Helga è un giardino negato. Vive un lunghissimo tragico inverno che non vedrà la primavera.. Il giardino di Helga è come pietrificato e vive unicamente per testimoniare una realtà così cruda e inimmaginabile che solo la limpidezza catartica dei suoi disegni riesce a riscattare.

Helga è consapevole che il suo racconto visivo vivrà per sempre come pietra miliare a ricordarci cose accadute e che potrebbero accadere ancora se non ci mettiamo con impegno a costruire la pace.

Dal tranquillo e piacevole pupazzo di neve che Helga stessa definisce come l’ultima immagine della sua infanzia, inizia una adolescenza derubata dei sogni e testimone della crudeltà alla quale l’uomo può arrivare.

Dalla pagina bianca alla pagina nera un tragico percorso dove le venature rosso sangue testimoniano vite perse ma non invano.

Helga Weissova: dal ghetto di Terezin i disegni di una bambina.  Dicembre 1941/1944

“Zeichne was Du siehst “Disegna ciò che vedi”, furono le parole di mio padre dopo che gli avevo portato di nascosto, all´interno del campo maschile, il disegno di un pupazzo di neve.”
Un percorso visivo tragico. Dal pupazzo di neve alle montagne di cadaveri a Mathausen. Una testimonianza per non dimenticare e perchè non accada mai più nulla di simile.

 

Questo slideshow richiede JavaScript.


Ringrazio

Maddalena Castegnaro per l’impegno nell’organizzare mostre e performance sulla shoah dimostrando sensibilità e impegno civile

Giacomo Correale Santacroce per le fotografie fatte nel mio laboratorio

modulo didattico

novembre 24, 2010

Il progetto che ho chiamato “modulo didattico” è nato dal desiderio di realizzare due pagine in movimento che presentassero simultaneamente le forme geometriche di base quali il quadrato, il cerchio, il triangolo.

Rigore, essenzialità e duttilità. Realizzato con cartoncini Bindakote bianco e nero.

modulo didattico 1975 fronte

modulo didattico 1975 retro

modulo didattico 1975 aperto

modulo didattico 1975 tridimensionale

Diventa tridimensionale prendendo più forme,  accentuando ora il bianco ora il nero. Anticipa la serie dei “libri d’artista” che nasceranno più avanti a raccontare  e testimoniare il mio percorso artistico.

E’ stato presentato per la prima volta nell’annuario A.D.I. del 1975  quando ancora lavoravo nello studio di A G Fronzoni e messo in mostra nel 1980 nella mia prima antologica presso la Libreria Einaudi, allora diretta da Vando Aldrovandi,  nella galleria Manzoni di Milano.

Ricordo ancora con riconoscenza la figura carismatica di Aldrovandi. Venne due volte nel mio laboratorio a Monza prima di invitarmi ad esporre nello spazio al piano di sopra della sua libreria.  Animatore culturale e politico, la sua libreria fu a quei tempi un punto di incontro tra intellettuali di diverse culture. Alberto Cavallari scrisse di lui: “Era il coraggio e la battaglia. Era la pace e le colombe di Picasso. Era l’intelligenza e la tolleranza. Era il rischio e la calma. Era l’amicizia e il pudore dell’amicizia stessa. Era l’uomo di una sola idea ma cosciente che il mondo ha bisogno di tutte le idee”.

 

tintacce tintine

dicembre 3, 2008

“La filosofia muore più volte” e “c’era una volta un bel colore rosso…” due libri d’artista ispirati al film “Uccellacci Uccellini” di Pier Paolo Pasolini

La filosofia muore più volte

Tre pagine che si sovrappongono e si snodano a somiglianza di ali nere e bianche.

Tutto si muove eppure tutto sembra immobile.

Il pensiero umano più alto, la filosofia, non è bistrattata solo dai sempliciotti, ma spesso viene tradita, strumentalizzata, uccisa anche da chi dovrebbe difenderla.

Ed il finale del film con le piume dell’uccello con i pochi resti del corpo lasciano inorriditi e sgomenti, ma sappiamo che possono preannunciare anche una rinascita: finché l’uomo vivrà anche il suo pensiero libero vivrà.

la-filosofia-muore-piu-volte

la-filosofia-muore-piu-volte2

la-filosofia-muore-piu-volte-3

la filosofia muore più volte… 2008


C’era una volta un bel colore rosso…

In queste due pagine traspare il pessimismo di Pier Paolo Pasolini. Le parole del corvo filosofo: “il cammino incomincia e il viaggio è già finito” ci rammentano la caducità della vita. E ricordo un altro poeta, Ungaretti, che scrisse: “Si sta come d’autunno – sugli alberi – le foglie”. E l’uomo pur sapendo che la sua vita avrà una fine, come si comporta?

Nella sceneggiatura creata per il corvo esiste anche un richiamo ai colori e mi sembrava appropriato, dato il titolo della mostra, “Tintacce – Tintine”, introdurre questo tema. In realtà Pasolini non nomina alcun colore ma esclusivamente il rosso.

“La vita ha i suoi colori! Il colore dell’aridità, il colore dell’abiezione, il colore della paura, il colore dell’ironia, il colore della mancanza di ogni colore! E c’era una volta un bel colore rosso…”

Un elenco di tintacce, dei difetti più abbietti dell’uomo. chiuso in se stesso. che si preoccupa, a scapito degli altri, della sua sopravvivenza e non s’accorge che così facendo accelera il processo della sua morte, tanto da non avere più alcun colore lungo il suo percorso terreno.

Gli uomini tendono inevitabilmente al male e devono lottare tutta la vita per conquistarsi il bene nei valori della pace, della giustizia e della libertà e un filo di speranza Pasolini lo vede nel colore rosso.

Di solito quando si parla di speranza l’abbinamento è con il verde. Perciò ne traggo la conclusione che ogni colore ha in sé l’aspetto positivo e l’aspetto negativo, il rosso simbolo dell’allegria, della gioia può diventare simbolo di guerra, del sangue sparso sul terreno, della violenza,

I valori stanno dentro ognuno di noi, coltivarli e farli crescere è un dovere, non dobbiamo aspettarci che altri decidano per noi cosa è bene e cosa è male, scegliamo pure il nostro colore positivo e sono sicura che si armonizzerà anche con altri colori positivi nel simbolo dell’arcobaleno.

cera-una-volta

c’era una volta un bel colore rosso… 2008

libretto-2

cera-una-volta-2


c’era una volta un bel colore rosso… 2008


una piccola trilogia

Mag 25, 2008


Questo blog nasce per pubblicare

tre libretti che fanno il punto delle mie

ricerche dal 1979 al 1991. Buona visione!

Maria Luisa Grimani


Una piccola trilogia, un cammino artistico svelato. Percorsi semplici in continuo dialogo con la complessità.
Dal gioco degli scacchi, ai giochi di parole-immagini, dalla musica alla danza, dal macro al micro cosmo, da Occidente a Oriente.

Un mondo visto sì in maniera personale ma che potrebbe essere il mondo di ognuno di noi: tre libretti pensati, scritti e realizzati a mano da Maria Luisa Grimani. La copertina di ogni libretto è diversa ed unica.

“Storie di scacchi”
formato 21×15, anno 2003
La scoperta di un metodo di lavoro creativo.
“ … nel prendere nota di tutti i movimenti dei due giocatori applicavo un metodo analitico, mentre, nel ricostruire tutti i movimenti in un’unica immagine, cercavo e trovavo la sintesi.
Nella mossa del cavallo avevo scoperto una leva del momento creativo: questo movimento a “salto” diventò per me il simbolo visivo di come si possa uscire dagli schemi e trovare per intuizione i propri personali collegamenti.”

“Il testo poetico come immagine”
formato 21×15, anno 2004
Un percorso grafico-pittorico nel mondo della poesia.
“Guardo le mie opere ispirate alla poesia, nate le prime nel 1977, e solo ora che voglio raccontarne la storia mi accorgo che nella loro semplicità, nell’essenzialità del segno, esse nascondono una rete fitta di pensieri, di letture, di sentimenti, di intenti.
Dipanare questa rete, ripercorrere il lungo e complesso cammino, oltre ad essere una sfida, mi appare come un dovere.
In un mondo dove la materialità del vivere spesso divora la spiritualità dell’essere, la poesia ci eleva in una dimensione universale”

“Il giardino dei segni”
formato 21×15, anno 2005
Un giardino insolito: la rappresentazione di una gestualità
che nasce in simbiosi con la musica, la danza, la natura, il firmamento.
Si dirama sui temi del segno disegno, segno calligrafico, segno gesto, segno simbolo.
Un universo che varia da cultura e cultura, tra una generazione e l’altra, tra uomo e uomo e si rinnova per continuare a stupirci.