Archive for the ‘amarcord’ Category

un racconto/a tale – il testo poetico come immagine (2)

novembre 2, 2015

Nell’ottobre del 1979, sono già più di due anni che lavoro con la poesia, si inaugura a Milano la mostra Origini dell’astrattismo – verso altri orizzonti del reale curata da Guido Ballo. Le immagini che vedo esposte specialmente nelle sala dedicata ai poeti rinfrancano le mie passioni. Sono attirata in particolar modo dalla poesia di Mallarmé Un Coup de dés jamais n’abolira le hazard, per i suoi molteplici stimoli creativi. Troverò in seguito il testo originale presso l’Archivio di nuova scrittura di Paolo della Grazia a Milano, negli anni 80/90, anni in cui avevo occasione di frequentarlo. Questa collezione si trova attualmente presso il Mart di Rovereto.
Guido Ballo scriveva:
“La sala dei poeti si apre con le voyelles di Rimbaud, che fa corrispondere a ogni vocale metaforicamente un colore: vocali e colori si richiamano, coincidono, dando così il via a quella interferenza delle arti e dei sensi che nel futurismo, del resto non comprensibile senza gli influssi simbolisti, raggiunge il momento più esaltante.. Mallarmé però in questa sala è il protagonista, con un Coup de dés jamais n’abolira le hazard pubblicato nel 1897, l’anno della sua morte: di due anni prima è il suo saggio La musique et les lettres, che indaga su un’altra interferenza tra le arti, parola e musica, illuminando i valori della risonanza. Questa composizione poetica qui presentata in diversi fogli, anticipa con chiarezza certe poetiche concettuali di oggi: spezzata nel verso libero e resa visuale per gli stacchi, le differenze di grandezza tipografiche, le zone di riposo che identificano spazio e tempo, giunge, come punto d’arrivo, alla prevalenza quasi assoluta dello spazio, di cui il poeta ha parlato diverse volte, al silenzio che sembra annullare la parola stessa e le dà invece un nuovo risalto, estrema aspirazione di un canto non più continuo o affidato ai mezzi del semplice significato, ma risolto in nuove cadenze e come immerso nelle risonanze e nei silenzi bianchi. Mallarmé rivela, nel clima simbolista, la sua presenza viva non soltanto per i risultati della poesia, tra le più alte dell’epoca moderna, ma per la chiarezza, in quel tempo nuova, della struttura, che dà alla sintassi stessa altri valori: perché proprio la limpida struttura di questa opera poetica libera il simbolismo da ogni equivoco tra contenutismo, suono, parola, visualità.” Camminando lungo le sale di questa mostra medito sul mio lavoro e mi accorgo che devo uscire dall’apparente staticità delle mie poesie per esaltare di più il ritmo, il movimento. Ci riuscirò passando dalla parola al gesto.

pasternak_2

La stella di Natale 1984/85

Nel Marzo del 1980 inauguro la mia prima personale dal titolo Il testo poetico come immagine nella galleria Verifica 8+1 di Mestre, presentata da Maria Vailati e da A G Fronzoni. Lo stesso anno la poetessa Antonietta Dell’Arte mi fa da tramite con Vando Aldrovandi, storico intellettuale e libraio di Milano che dirigeva la Libreria Einaudi nella Galleria Manzoni. Per due volte viene a trovarmi al Laboratorio di Monza ed infine mi invita a presentare la mia grafica nella sua libreria. Fu così che nel settembre del 1980 presentai una piccola antologica: dagli scacchi, ai giochi, alla parola come immagine nella mostra dal titolo La grafica di m. l. grimani.

autoritratto

Autoritratto: semiologia della memoria 1979

Nel 1985 ebbi l’occasione di inaugurare nella Libreria comunale di Chiavenna la Sala Marmirola, frutto del recupero di un’area industriale dismessa, con una mostra sul testo poetico come immagine. Le mie opere furono presentate dal prof. Paolo Biscottini attuale direttore del Museo Diocesano di Milano, ma che allora era il direttore dei Musei Civici di Monza. Era la prima volta che le opere erano accompagnate dalla lettura registrata delle poesie in mostra, ognuna nella sua lingua originale, e che organizzavo degli incontri con le insegnanti e le scolaresche per una didattica aperta a vari temi. Negli anni a seguire fino ad oggi non interruppi mai il mio lavoro con la parola. Tappe importanti furono la stampa di una cartella litografica contenente sei poesie dal Bestiario di Gauillaume Apollinaire, realizzata dall’editore Campanotto di Udine.

delfino  capra2

Delfini 1980                      La capra del Tibet 1980

Poi seguirono i Natali, una raccolta di poesie dal tema natalizio che comprendevano tra gli altri testi di Ungaretti, Apollinaire, Rilke, Pasternak, stampate da Apollonio, Brescia.

ungaretti

Natale di Ungaretti 1981

Capitolo a se stante, una traduzione in immagine delle conferenze pubblicate in Silenzio di John Cage. Tre opere su carta fatta a mano monocromatica, dove trascrissi ogni singola lettera delle parole che componevano i testi, usando inchiostro nero e smalto argento per accentuare la natura della carta e le sue smaglianti tonalità di grigio.

musica-sperimentale-per-web

Musica sperimentale 1995

By 1979 it was now more than two years I had been working with poetry and an exhibition was inaugurated in Milan on the ‘Origini dell’astrattismo – verso altri oorizzonti del reale’ curated by Guido Ballo. The images I see exhibited especially in the room dedicated to the poets revive my enthusiasm . I am attracted particularly by a poem of Mallarmé ‘Un coup de dès jamais n’abolira le hazard’ because of its many creative stimuli. Later I will find the original text in ‘Archivio di nuovo scrittura by Paolo della Grazia in the eighties and nineties the years when I had occasion to meet him. This collection can be found now in the Mart in Rovereto. Guido Ballo wrote ”  ‘The Poets’ room opens with ‘Les voyelles’ of Rimbaud which corresponds metaphorically a colour to every vowel. Vowels and colours reflect each other, they coincide showing the way to that mixing of the arts and senses in futurism which in any case cannot be understood without the symbolist influences needed to reach the most exalting moment. Mallarmé in this room is the protagonist with ‘Coup de dès jamais n’abolira le hazard’ published in 1897, the year of his death. Two years before there is his treatise’ La Musique e les lettres’, which investigates the connection between the arts, word and music, explaining the value of resonance. This poetic composition here presented in various pages clearly anticipates certain poetic concepts of today: broken not free verse and made visible by the intervals, the difference in the size of the print, the empty areas which identify space and time and reaches as a point of arrival the almost absolute prevalence of space about which the poet has spoken on diverse occasions, the silence which seems to nullify the word itself and yet gives it instead a new importance. The extreme desire for a canto which is no longer continuous or entrusted with the means of a simple interpretation but improved in new rhythms as if immersed in sounds and white silences. Mallarmé, in the symbolist climate, reveals his lively presence not only with the results of his poetry, among the most relevant of the modern period, but because of its clarity of structure, in that new period, which lends other values to the synthesis itself; precisely since the limpid structure of this poetic work frees the symbolism from every ambiguity whether contenutism, sound, word or visuality.”
Walking through the rooms of this exhibition I meditate on my work and I realise I must leave the apparent static state of my poetry to exalt the rhythm and the movement more. I will succeed passing from the word to the gesture.
In March 1980 I inaugurate my first Personal with the title ‘IL Testo Poetico come immagine’’ in the gallery Verifica 8+1 in Mestre, presented by Maria Vailati and A G Fronzoni. That same year the poetess Antonietta Dell’ Arte was my intermediary with Vando Aldrovandi , an intellectual historian and bookseller in Milan, who managed the Libreria Einaudi in Galleria Manzoni. He came to see me twice in the Laboratorio in Monza and finally invited me to present my graphics in his bookshop. So it was that in September 1980 I presented a small anthology on chess, games and the word as  an image with the title ‘La Grafica di M. L. Grimani’

In 1985 I had the occasion to inaugurate, in the Council Library of Chiavenna (Sondrio), the Marmirola Hall, a beautiful restoration of an abandoned industrial area, with an exhibition on the poetic text as an image.
My work was presented by Prof. Paolo Biscottini, the actual director of the Diocesan museum of Milan and who was then the director of the Civic museums of Monza. It was the first time that the work was accompanied by recorded reading of the poetry in the show, each in its original language and that I organised meetings with the teachers and schoolchildren for lessons open to various themes. In the following years up to the present I have never interrupted my work on words. Important milestones were the lithographic printing of six poems from The Bestiary of Gauillaume Apollinaire, realised by Campanotto
Then followed ‘I Natali’ a collection with a Christmas theme which included among others, texts from Ungaretti, Apollinaire, Rilke, Pasternak printed by Apollonio.

As a separate chapter, I worked translating into images the lectures published in ‘Silenzio’ by John Cage. Three works on handmade paper monochrome where I wrote down every single letter of the words comprised in the text using black ink and silver varnish to underline the nature of the paper and its dazzling shades of grey.

Annunci

un racconto/a tale – Il testo poetico come immagine (1)

ottobre 30, 2015

Dato il clima che stavo respirando e le mie letture, mi sembrò naturale paragonare la nascita di una stella alla nascita di una poesia. Ripresi in mano la poesia Tornata di Jahier e incominciai a lavorare.

Tornata

Ho messo un bicchiere di mammole sul davanzale
Dal tuo giardino le devi vedere:
perché non mi vuoi più guardare?
Ti spuntan due sommoli nuovi
Sotto la blusa li vedo ansare
Per questo non mi vuoi più guardare?
Se non ti volti più
Se non ne vuoi più sapere
Io però ti posso arrivare:
son io che ho dato ordine al melo
che tutti i fiori sul tuo capino
li deve sgrollare.
Pietro Jahier

Una cometa gira intorno al sole con la testa sempre rivolta verso la luce, come un girasole volge la corolla nell’arco della giornata verso il sole e lo segue dall’alba al tramonto.

Il punto-sole è l’intera poesia, il titolo Tornata ripetuto più volte è il percorso della cometa. Il punto-sole, se ingrandito, rivela nel suo magma i grafemi che compongono l’intera poesia.

cometa magma 35x35

apparizione 1979 35×35                      magma 1979 35×35

esplosione-stellare-per-blog1

nascita di una poesia1979

Questo mio modo di agire era la prova vivente di quanto affermava Maria Vailati nel suo libro Testimonianze 2 di›per un’esperienza semiotica poetica didattica: “La semiotica può essere una tecnica/aiuto… Con il nome di semiotica si intende oggi la scienza dei segni, ossia la disciplina che si impegna ad approfondire i dati dell’espresso in quanto espresso. Al di là delle intenzioni. Uno scaltrirsi nel cogliere il messaggio dell’altro, ma una volontà di coglierlo, un impegno perché non troppo si disperda, perché l’entropia non sia dominante”.
Mi rendo conto che già nell’analisi e nella sintesi sono valide le sue parole: “Il computer umano subisce modificazioni anche nel metodo. I dati raccolti lo condizionano nella modalità stessa della raccolta.
Si, mi stavo convincendo che a seconda di quello che sceglievo di approfondire, tra letture e immagini, non potevo che avere quel tipo di intuizione, ed arrivare con più o meno varianti a quella forma di espressione.
Nel 1979 ebbi modo, all’Università di Urbino, di seguire un interessante convegno di semiotici e notare le forti tensioni tra le varie scuole e correnti. Ricordo gli accaniti battibecchi nei corridoi, mancava poco che si accapigliassero.
Al prof. R. Lindekens, presentatomi in quella occasione, autore del testo Sémiotique de l’image: analyse des caractères typographiques, piacquero molto i miei lavori per cui lo stesso anno proposi una mostra/convegno al Comune di Monza. Il programma era veramente interessante con i due relatori Lindekens e Vailati e la presentazione delle mie poesie visive, ma non fu recepito.

buconero-per-blog

Adieu dedicato a G. Apollinaire 1979

Given the climate that I was breathing and my reading it seemed natural to compare the birth of a star to the birth of a poem. I returned to the poem ‘Tornata’ of Jahier and began to work.
A comet revolves around the sun with its head always turned towards the light like a sunflower which turns its corolla during the day towards the sun and follows it from dawn to dusk. The point-sun is the whole poem. The comet is the title of the poem. If the point-sun is enlarged it revels in its magma the graphemes that make up the whole poem. The words chosen by the poet are formed in the creative explosion and obviously belong to his personal choice of words and Language.
My way of working was the living proof of what Maria Vailati affirmed in her book ‘Testimonianze 2 per un esperienza semiotica poetica didattica’. She wrote ‘ Semiotics may be a technique, a help. The word semiotics means today the science of signs, namely the discipline which strives to deepen understanding of the data expressed because it is expressed. Beyond the intentions. A sharpening of one’s wits to grasp the message of the other person, a will to grasp it , a commitment to lose as little as possible so that the entropy is not dominant. I realise that already in the analysis and the synthesis her words are valid. ‘The human computer undergoes modifications also in the method. The data collected condition it in the mode itself of the collection’. Yes, I was convincing myself that according to what I chose to investigate in reading and images, I could not but have that type of intuition and arrive at more or fewer variations of that form of expression.
In 1979 I had occasion to attend an interesting conference on semiotics at the University of Urbino and I noted the strong tensions between the various schools and currents. I remember the fierce bickering in the corridors, they almost came to blows.. My work was much approved by Prof. Lindekens who was introduced to me on that occasion. He was the author of ‘Semiotique de l’image¸ analyse des caracteres typographiques’. He proposed a conference- exhibition of the same in Monza. The programme was really interesting with two lecturers Lindekens and Vailati and the presentation of my visual poetry – but the proposal was not accepted.

un racconto/a tale – arte, scienza e filosofia

ottobre 29, 2015

La mia ricerca sugli scacchi è vicina ad un certo filone strutturalista, sia per il metodo applicato che per l’insieme degli elementi fondamentali che formano l’immagine. Perché non applicare questa stessa logica alla parola? Questa domanda me la sono posta negli anni in cui una nuova disciplina veniva affinata ed approfondita e diventava materia di studio nelle facoltà di lettere e filosofia: la semiotica.
Fu in questo clima che ebbi l’ occasione di conoscere la prof. Maria Vailati, che seguiva gli insegnamenti di Ferdinand De Saussurre, Roman Jakobson e Yuri Mikhailovich Lotman.
Dopo aver partecipato ad alcuni suoi incontri di lettura dei testi di Pier Paolo Pasolini, nella sua casa di Abbadia Lariana, il 6 novembre 1976 le scrivo una lettera raccontandole la mia ricerca sugli scacchi, la scoperta di un metodo di lavoro creativo e il desiderio di applicarlo al linguaggio poetico. Confessavo di non sapere da che parte incominciare, che avevo bisogno di mettere ordine nelle mie letture e che sarebbe stato importante per me incanalare tutti gli stimoli creativi che provavo in quel momento per trovare la mia strada espressiva. Ci incontrammo. Lei all’epoca stava preparando alcune lezioni per l’università di Bologna e mi chiese di realizzare alcune tabelle che le sarebbero state utili per chiarire alcuni fondamenti del suo insegnamento Il testo era una poesia di Piero Jahier, Tornata, e dovevo suddividerlo in diversi gruppi di labiali e dentali, liquide e nasali ecc. e dare nello stesso tempo l’impressione dell’insieme. Composi allora con le lettere trasferibili il testo usando degli acetati sovrapposti. Potevo leggere l’intera poesia, ma in ogni foglio erano isolate le diverse connotazioni semiotiche.

esercizio     esercizi vari

esercizi vari 1977  (non ho copia della tabella didattica)

Da quel momento la seguii nelle sue lezioni e ci frequentammo spesso per un paio d’anni. Studiavo e sperimentavo con un pizzico di ironia giocando con la tecnicalità della semiotica.
Per analizzare un testo potevo scomporlo in grafemi, in fonemi, cercavo in ogni vocabolo la sua denotazione e connotazione, mi immergevo attraverso i dati sensoriali (visivi, olfattivi, uditivi, gustativi, tattili) nelle scelte del poeta, scoprivo le metafore, analizzavo l’asse paradigmatico ossia il ventaglio lessicale, o l’asse sintagmatico che è il processo combinatorio del testo. Un divertimento da “prendere con le pinze”, in tutti i sensi, visto che ho usato lettere trasferibili e lettere a rilievo nelle mie immagini.
Nel frattempo leggevo incuriosita i calligrammi di Apollinaire, poesie nelle quali le parole seguono un percorso che disegna l’oggetto descritto nel testo.

tout terriblement

Avevo compreso che era una via importante ma nello stesso tempo temevo e rifuggivo il modello. Volevo trovare immagini che fossero la sintesi di un verso o di un’idea del poeta tradotta dalla mia sensibilità: una perfetta simbiosi tra le parole e il sentimento suscitato in me.

Nello stesso periodo in cui si ampliò l’interesse per la semiotica, crebbe l’attenzione per il mondo della scienza. Già Kandinskij, all’inizio del secolo scorso, era stato influenzato dalla scomposizione dell’atomo e dalla scoperta dei campi magnetici.

kandinskijWassily Kandinskij, Primo acquerello astratto, 1910

Negli anni 70/80 si parlava di neutroni ma anche di neutrini, dell’uovo cosmico, di implosione o espansione dell’universo. Fred Hoyle coniava il termine big bang e parlava di formazione della materia dovuta all’espansione dell’universo. Avevo letto anche il suo romanzo La nuvola nera. Mi immergevo nei racconti di Peter Kolosimo padre dell’archeologia misteriosa e sostenitore di civiltà extraterrestri. Stephen Hawking mi attraeva per la sua teoria sui buchi neri. Mi rimase molto impressa l’idea che nell’universo stellare potessero esserci dei buchi neri pronti a catturare la materia che entrava nel raggio del loro campo gravitazionale, senza sapere dove sarebbe mai andata a finire.

bigbang

big bang

 

My research into chess is close to a certain structural vein, both for the method applied and for the fundamental elements seen as a whole that form the image. Why not apply this same logic to the word? I have asked myself this in the years in which a new discipline was being refined and deepened and has become a subject of study in the faculty of Literature and Philosophy, Semiotics.
It was in this climate that I had the opportunity to meet Prof. Maria Vailati , who followed the teachings of Ferdinand de Saussurre, Roman Jakobson, and
Yuri Mikhailovich Lotman. After having attended her lectures with readings from the work of Pier Paolo Pasolini in her house in Abbadia Lariana, the 6th of November 1976 I wrote her a letter telling her about my research into chess, the discovery of a creative work method and the wish to apply it to poetic language. I confessed I didn’t know where to begin, that I needed to put order in my reading and that it would be important for me to channel all the creative stimuli that I felt in that moment in order to find my own way of expression. We met. At that time she was preparing some lessons for the University of Bologna, and she asked me to prepare some tables that would be useful to clarify some of the fundamentals of her teaching. The text was a poem of Pier Jahier – ‘Tornata’ and I had to subdivide it into various groups of sounds – labial, dental, flowing and nasal etc: and give at the same time an impression of the Whole.
So I put together a text with transferable letters using stacked acetates, so I could read the whole poem but on every sheet the different meanings were isolated.

From that moment I attended her lectures and we met for a couple of years. I studied and experimented with a hint of irony playing with the technicalities of semiotics.
To analyse a text I could break it down into graphemes, phonemes trying to find the denotation and connotation in every word. I immersed myself through sensory data ( visual, smell, hearing ,taste and touch) in the choice of a poet, I laid bare the metaphors, I analysed the paradigmatic axis or lexical range or the syntagmatic axis which is the combining process of the text. An amusement to be treated carefully in every sense since I was using both transferable and letters in relief in my images. In the meantime I read with curiosity the calligrams of Apollinaire, poems in which the words follow a path which designs the object described in the text. I had understood that it was an important path but at the same time feared and shrank from the model. I wanted to find images which were the synthesis of a verse or an idea of the poet transferred by my sensibility, a perfect symbiosis between the words and the feeling aroused in me.

In the same period that interest in semiotics grew, there was increasing interest in scientific discovery. Already Kandinsky had been influenced at the beginning of the last century. In the seventies and eighties there was talk of neutrons but also of neutrinos, of the cosmic egg, of implosion or expansion of the universe. Fred Hoyle coined the term Big Bang but spoke of the formation of material due to the expansion of the universe. I had also read his novel ‘The Black Cloud’. I immersed myself in the stories of Peter Kolosimo father of the mystery in archaeology and a believer in extraterrestrial civilizations. Stephen Hawking attracted me with his theory of the Black Holes. I was very impressed with the idea that there could be black holes in the universe ready to capture the material that entered their range of gravity, without knowing where it might finish.

un racconto/a tale – il diamante e la patata

ottobre 28, 2015

Mentre sono alla ricerca di un nuovo filone per verificare il mio metodo, mi diverto con altri due giochi presi dai banchi di scuola dei miei figli. 

While I am looking for a new way to verify my method, I amuse myself with other games taken from the school desks of my sons.

 7. gioco del diamante 8 gioco della patata

Gioco del “diamante ” e della “patata” tra due scolari Olivia e Federico V elementare

Uno è il gioco del diamante: si prende un foglio bianco e si tracciano sopra dei punti a caso, poi ogni giocatore alternativamente traccia una linea colorata tra un punto e l’altro tentando di chiudere dei triangoli. Ogni volta che si conquista un triangolo lo si riempie con il proprio colore: vince chi conquista più triangoli. La sintesi della partita è una immagine a due colori, suddivisa in triangoli dalle forme più svariate e dai rapporti più imprevedibili. Due campi, due immagini, non una positiva e una negativa, ma entrambe positive.

One was the Diamond game: you take a white page, you trace a few dots here and there on it, then each player in turn traces a coloured line between one dot and another in an attempt to complete the triangles. Every time you win a triangle you fill it with your own colour. The player with the most triangles wins. The synthesis of the game is an image with two colours, subdivided in triangles of the most varied forms and the most unexpected relationships. Two fields, two images , not one positive and one negative but both positive

9 diamante per blog

dalla serie “diamante” 1978 collage 50×50

L’altro si chiama la patata. Dentro uno schema quadrettato, di solito un esagono, i due giocatori sempre con un colore ciascuno tentano di chiudere a turno più quadrati possibili mettendo poi il loro colore su quelli conquistati. Più rigida come immagine di sintesi ma piacevolmente colorata. Gli spazi compatti del vincitore e del perdente formano ritmi diversi ma anche questi sempre positivi.

The other game is called the Potato Game. Inside a squared shape, usually a hexagon, the two players, each with his own colour , try in turn to complete the most squares possible putting their own colour in those won. As the synthesis of an image this is more rigid but pleasantly coloured. The compact spaces of the winner and loser form different rhythms but these too are always positive.

patata per blog

dalla serie “patata” 1978 tempera su cartoncino 50×50

un racconto/a tale – la scoperta di un metodo

ottobre 23, 2015

Approfondendo la ricerca sugli scacchi, mi resi conto che nel prendere nota di tutti i movimenti dei due giocatori applicavo un metodo analitico, mentre nel ricostruire tutti i movimenti in un’unica immagine trovavo la sintesi.

Nella mossa del cavallo avevo scoperto la leva del momento creativo: quel “salto” divenne per me il simbolo visivo di come si possa uscire dalle gabbie mentali e trovare per intuizione i propri personali collegamenti.

Il privilegiare partite di campionato, caratterizzate da poche mosse e da soluzioni eleganti, mi insegnò che lavorare facendo le scelte giuste, sia dei materiali che delle tecniche, mi avrebbe portato più facilmente ad esprimermi senza tradire il mio pensiero. Avevo trovato un metodo di lavoro che potevo applicare, adattandolo di volta in volta, ai miei vari studi. Non un metodo statico o definitivo ma un procedimento snello e aperto alle varianti che nuove idee, nuove situazioni avrebbero potuto suggerire.

Da quel momento in poi fu una scoperta continua, non avrei mai immaginato quanta letteratura, pittura, filosofia gli scacchi avessero ispirato. Fu piacevole sentirsi in buona compagnia.

The discovery of a method

Deepening my research into chess I realised that taking note of all the movements of the two players I applied an analytical method , while reconstructing the movements in one image I found a synthesis. In the movements of the horse I had found the lever of the creative moment: that ‘jump’ became the visible symbol for me of how it was possible to free myself from a mental cage and find through intuition my personal connections.

By concentrating on championship games characterised by few movements and elegant solutions I was taught that in working by making the right choices both of materials and techniques this would lead me to express myself more easily without betraying my thought. I had found a work method that I could apply adapting it time by time to my various studies.. Not a static or final method but a short procedure which was open to variants that new ideas, new situations might suggest. From that moment it was a continual discovery, I would never have imagined how much literature, painting and philosophy ,,chess would inspire. It was pleasant to feel myself in good company.

copertina libro cubo per blog

 

un racconto/a tale – gli scacchi (3)

ottobre 21, 2015

Per visualizzare questi tracciati usavo il tiralinee e l’inchiostro di china nero su fogli bianchi, rara la tempera bianca su fogli neri per accentuare la vittoria del nero sul bianco. Oppure usavo i nastri trasferibili della Letraset su acetato.

To visualise the tracks I used a drawing pen and black printing ink on white paper, or rarely white tempera on black pages to accentuate the victory of black over white, or more rarely transferable tapes of the Letraset on acetate.

bianco-carls     portisch1

Partite di scacchi 1977, tempera su cartoncino nero e china su cartoncino bianco , 50×50

Nel novembre del 1976, fu allestita una mostra a La Permanente di Milano dal titolo “Il Werkbund – 1907 Alle origini del design”. Tra gli oggetti presentati noto una scacchiera con gli scacchi disegnati da Josef Hartwig nel 1923. E mi viene un tuffo al cuore. Aveva chiaramente disegnato i pezzi ispirandosi ai movimenti e non ai personaggi. In questa fotografia si distinguono facilmente in primo piano il cavallo fatto a L e l’incrocio dell’alfiere. Mi trovavo in sintonia con un artista che aveva lavorato con lo stesso input circa cinquanta anni prima di me. Emozionante!

In November 1976 an exhibition was organised at La Permanente of Milan with the title ’The Werkbund- 1907 The Origins of design’ . Amongst the objects exhibited I noticed a chessboard with the pieces designed by Josef Hartwig in 1923. My heart beat more quickly. He had clearly designed the pieces inspired by the movements and not the characters. In this photograph you can easily distinguish the horse in the foreground designed as an L and the cross of the knight. I was on the same wavelength as an artist who had worked on the same input about fifty years before me. This was thrilling.

scacchiera-per-blog

Scacchi disegnati da Josef Hartwig 1923
in primo piano da sinistra cavallo, pedina, alfiere, regina

Su suggerimento di Fronzoni presentai i disegni sugli scacchi a Ugo Carrega che dirigeva allora il Centro Culturale Mercato del Sale sempre a Milano. Non ci fu molto feeling perché la sua risposta fu una domanda “perchè gli scacchi e non una bella partita a poker?” quasi a lanciarmi una sfida.

Following Fronzoni’s suggestions I presented the chess designs to Ugo Carrega who was then director of the Mercato del Sale always in Milan. I didn’t get much of a response because his reply was a question –‘Why chess and not a good game of poker?’ as if he were challenging me.

Sempre con i miei scacchi e sempre su consiglio di Fronzoni, mi presentai da Armando Nizzi della Galleria d’arte contemporanea Sincron di Brescia. Nel frequentare assiduamente questa galleria ebbi l’occasione di incontrare Bruno Munari.
Venne anche la mia prima occasione di partecipare ad una collettiva della Sincron dal titolo
Tre giorni d’arte a Ciserano, anno 1979. E fu una buona occasione perché Munari che stava per pubblicare con la casa editrice Zanichelli il suo libro La scoperta del quadrato mi propose di inserire due immagini dei miei scacchi. Dopo la pubblicazione, ricevetti una gentile lettera da Christa Bumgarth del Kunst Historiches Institut in Florenz che mi chiedeva una documentazione per i loro archivi dei miei lavori ed io ne fui molto lusingata. Ma purtroppo non risposi, ero alla mia prima ricerca, avevo da poco iniziato il lavoro sulla parola come immagine e non avevo alcuna documentazione da presentare.

Always with my chess and always at the suggestion of Fronzoni I introduced myself to Armando Nizzi of the Galleria d’Arte Contemporanea Sincron of Brescia. By going frequently to this gallery I had the opportunity to meet Bruno Munari. Then came my first opportunity to take part in a collective of the Sincron with the title ‘Tre giorni d’arte a Ciserano ‘in 1979. It was a good opportunity because Munari was about to bring out with the publisher Zanichelli his book ‘La Scoperta del Quadrato’ and he suggested my including two images of my chess. After publication I received a very kind letter from Crista Bumgarth of Kunst Historiches Institut in Florenz which asked for documentation of my work for their archives. I was very flattered but unfortunately I didn’t reply. I was at the beginning of my research and had only just begun the work on the word as an image and I had no documentation to present.

copertinapagina 51 

La scoperta del quadrato di Bruno Munari edito da Zanichelli 1981


Mi accorgo ora che gli anni settanta furono per me momenti di grande impegno e creatività, stimolata da un fervore che mi circondava sia negli ambienti artistici che in quelli scientifici e sociali. I ricordi si accavallano ed è complesso catalogarli cronologicamente: ho l’impressione che la mia attività sia stata impostata tutta in un batter di ciglia.

I realise now that the seventies were moments of intense commitment and creativity for me stimulated by a fervour which surrounded me in artistic, scientific and social circles. The memories overlap and it is complex to catalogue them chronologically. I have the impression that my activity took place in the blink of an eye.

 

 

 

un racconto/a tale – gli scacchi (2)

ottobre 20, 2015

E riflettevo: ogni giocatore parte con una strategia, studia aperture e finali, commette errori, inventa mosse geniali e imprevedibili. Ogni mossa è la testimonianza di un complesso lavorio mentale. Inoltre ero consapevole che man mano che la partita avanzava e i pezzi sparivano dalla scacchiera, nasceva un invisibile tracciato. Era questo che volevo far vedere poiché ero convinta, ancora prima di disegnarlo, che sarebbe apparso come una costruzione dinamica ma anche armonica, equilibrata, sempre nuova.
Decisivo è stato il movimento del cavallo: invece di tracciare una linea ad L come indicato nelle regole del gioco mi ispirò la diagonale che la mano del giocatore traccia trasportando direttamente il pezzo da una casella all’altra. Una diagonale diversa da quella tracciata per l’alfiere, che dava dinamicità all’intero tracciato, creando così nuove linee di forza.
A quel punto mi sono divertita a leggere il vecchio manuale Gli scacchi di Giuseppe Padulli, per conoscere meglio la dinamica del gioco. Nella sua premessa, scritta nel 1928, mi aveva colpito questa frase: “Una partita a scacchi è una piccola opera d’arte! Piccola, ma che sta meravigliosamente a sé stessa, come cosa completa ed organica, tal quale come è piccolo un bambino, ma non per questo men proporzionato e, in certo modo, meno artistico ed interessante.” Lo ammetto, a tutt’oggi non so ancora giocare bene a scacchi, evidentemente mi concentravo su altro.

And I reflected: each player starts with a strategy, studying openings and closures, makes mistakes, invents brilliant and unpredictable moves. Each move is the testimony of a complex mental elaboration. I was also aware that as the game progressed and the pieces disappeared from the board an invisible path was developed. That was what I wanted to see because I was convinced even before drawing it would appear as a dynamic construction but also a harmonious one, always new. The horse’s movement was decisive. Instead of tracing an L line as was indicated in the rules of the game , I was inspired by the diagonal traced by the player’s hand moving the piece from one square to another. A diagonal which differed from the knight and lent dynamism to the whole creating in this way new lines of strength. At this point I amused myself reading the old manual ‘Chess’ by Giuseppe Padulli in order to learn the dynamics of the game better. In his forward written in 1928 I was struck by the phrase ‘ a game of chess is a small work of art. Small but wonderfully itself, something complete and organic like a small child but nevertheless in proportion and not less artistic or interesting.’ I must confess that to date I still don’t know how to play chess well , evidently I concentrated on something else.

3bis SCACCHI PADULLI.jpeg

La copertina del mio manuale (una volta era di Giacomo) “Gli scacchi” di Giuseppe Padulli casa editrice A.Corticelli Milano 1940

Poi ci volle solo molta pazienza per trovare e scegliere le più belle partite a scacchi di campioni come Capablanca, Alekhine, Portisch, Larsen, e molti altri, e per trascrivere tutte le mosse una ad una. Un lavoro di traduzione quasi da amanuense.

Then all I needed was a lot of patience to choose the best chess matches of champions like Capablanca . Alekhine, Portisch, Larsen and many others and transcribe all the moves one by one. A translation work similar to that of an amanuensis.

un racconto/a tale – introduzione

ottobre 17, 2015

Sto fotografando le ultime pagine-pareti del giardino dedicato ai racconti di Ida Fink e nel muoverle è come se vagassi per un labirinto cupo, con sprazzi di luce improvvisi.
Storie tragiche che rivelano il desiderio-speranza di non far sparire nel nulla il ricordo di amici, parenti, conoscenti ebrei, vittime dell’ultima guerra mondiale.
Ora è pronto per la mostra Acquario verde, curata da Maddalena Castegnaro, che si terrà a Fasano (Brindisi) nel febbraio 2012.
Per questo libro d’artista, realizzato con immagini nate nel programma virtuale di Second Life, mi sono ispirata alla mia prima opera in assoluto, il modulo didattico realizzato nel 1975. Allora stavo ancora lavorando nello studio di A G Fronzoni e il tipografo Giorgio Lucini di Milano mi dava una mano per cercare con che materiale unire le due pagine, un quadrato e un cerchio, tagliate a spicchi per ottenere la terza dimensione.

I am taking photographs of the last pages – walls of the garden dedicated to the stories of Ida Fink and moving them it is as if I were wandering through a dark labyrinth with sudden flashes of light. Tragic stories that reveal the wishful hope that the memory of friends, relatives, acquaintances Jewish victims of World War Two may not disappear into thin air. Now it is ready for the show “Acquario verde” with Magdalena Castagnaro as curator, to be held in Fasano (Brindisi) in Feb 2012.
For this artist book  w
ith its images based on the programme’s virtual Second Life, I was inspired by my first opera ever. The “Modulo didattico” realised in 1975, when I was still working in the studio of AG Fronzoni and the printer Giorgio Lucino of Milan gave me a hand to find which material could unite two pages, a square and a circle cut into slices to obtain the third dimension.

modulo didattico 3
modulo didattico 1975

2 luci e ombre nel verde

luci e ombre nel verde 2012


Con questo richiamo al passato, è come se avessi improvvisamente rovesciato la mia vita artistica e tutto incominciasse a rivelarsi anche nelle pieghe più remote.
Raccontarsi serve anche a scoprire qualcosa di nuovo in se stessi e negli altri.
Appagherò così anche le mie diverse anime che si agitano nel desiderio di rivelare il filo conduttore che le unisce tutte in una unica essenza. Oppure è il libro che suona che canta che balla che vuol vedere la luce come personificazione del mio desiderio?
Esprimermi, sentirmi parte integrante dell’universo nel tentativo di tradurre in immagine tutto ciò che vale la pena di risentire, rivedere, rivivere, questo è ciò che ho tentato di fare. Diventare una traduttrice significa per me riproporre attraverso la mediazione del proprio sentire tutto ciò che di bello si presenta sotto i nostri sensi.
Sono consapevole dell’unicità di ciascuno di noi, ma non manco di entusiasmarmi nello scoprire le affinità di pensiero e di espressione con personaggi vissuti in altre epoche e in altri luoghi o con persone che il caso o le mie letture mi fanno incontrare. Personaggi che scopriremo un po’ alla volta man mano che il mio racconto prenderà forma.
Il rigore e la passione per la progettazione sono due caratteristiche che ho appreso lavorando nello studio grafico di A G Fronzoni a Milano dal 1974 al 1978 e che hanno preparato il terreno per permettermi in seguito una ricerca artistica mai slegata da una severa etica professionale e dalla consapevolezza che ognuno di noi ha un ruolo nella vita.
Fu in quegli anni che iniziai la ricerca sui giochi.

With this reference to the past , it is as if I had suddenly turned my artistic life upside down and that everything had begun to reveal itself even in the innermost folds.
Talking about oneself is also useful to discover something new about oneself and others.
Thus I will fulfil my many souls that agitate wishing to reveal the common thread that unites them all into a single essence. Or is it “ Il libro che suona che canta che balla “ that wants to see the light as the personification of my desire?
To express myself, to feel part of the universe in an attempt to translate into a picture everything that is worth being re-seen, re-lived, revived, this is what I have tried to do. The essence of a translator for me means representing through the medium of one’s own personal feelings all that our senses perceive as beautiful.
I am aware of the uniqueness of each one of us, but do not fail to get excited when I discover the similarities of thought and expression of people who lived in other times and in other places or persons I have met by chance or through my reading, These people we will discover gradually as my story takes shape.
Rigour and passion for design are two features that I learned working in the graphics studio of AG Fronzoni in Milan from 1974 to 1978 and that paved the way to allow me carry out my artistic research in all fields, never untied from a strict professional ethic and the realisation that each of us has a role to play in life.
It was in those years that I began to research into games.

lettera aperta – open letter

ottobre 14, 2015

Cari amici di wordpress e viaggiatori nello spazio-tempo,

finalmente ho terminato di raccontare il mio percorso artistico e sto per raccoglierlo in un libretto fatto a mano.
Non è stato facile per me ritornare sui diversi sentieri delle mie ricerche.
La mia non è che una piccola storia ma averla scritta permetterà a qualcuno di comprendere come avvengono certi passaggi, certe intuizioni, certe scelte.
Un passo dopo l’altro ho ripercorso le mie passioni artistiche, le mie letture, le persone che ho incontrato e che mi hanno accompagnato, anche se solo per qualche istante, condividendo i miei entusiasmi.
Il viaggiatore sa che, a volte, non è necessario scoprire terre nuove. Anche un  angolo di giardino, se curato con amore e caparbietà, può dare buoni frutti, fiori di varie forme e colori, e suoni e silenzi mai pensati.
Posso aver commesso qualche errore, forse anche più di quanto me ne renda conto, ma ne è valsa la pena. Sono stata finora me stessa e mi auguro di non perdermi mai.
La meta di scrivere un libro che suona che canta che balla  non la raggiungerò ovviamente mai, ma quanto è bello il percorso! Non c’è stata delusione, intralcio, inganno che mi abbia fermato e se qualche boccone amaro mi ha reso infelice è bastato un sorriso, una parola, un gesto amico per farmelo dimenticare.
Da oggi pubblicherò in diversi post una buona parte del mio libro e se qualcuno vorrà completare il viaggio potrà scrivermi e ottenere un libretto bilingue, Italiano Inglese, cucito a mano, con copertina personalizzata e forse qualche pagina a sorpresa!

Con simpatia i miei più cari saluti
Maria Luisa Grimani

autoritratto

Ieri 1978 autoritratto

 

 

auoritratto 2014 per blog

        Oggi 2014 autoritratto

Dear wordpress’ friends and travelers of space-time,

I eventually ended telling the story of my artistic voyage, and I am going to translate it in a handmade little book.
Indeed my story is a little one, but perhaps somebody can be interested to understand how certain passages, insights, choices occur.
One step after another I retraced my artistic passions, my readings, the people I have met, who have been with me, even if during a few moments, sharing my enthusiasm.
The traveller knows that sometimes it is not necessary to discover new lands. Even a corner of a garden, if treated with love and perseverance can bear good fruits, flowers of various shapes and colours, sounds and silences never thought.
Perhaps I have made some mistakes, may be even more than I realize, but it is worth -while.I was myself so far and I hope not to lose myself ever.
I will never fulfil the ideal of writing “a book that plays, sings and dances” but how beautiful is the path! No disappointment, obstruction, deception stopped me, and if some bitter pill made me unhappy, a smile, a word, a friendly gesture were enough to make me forget it.
From today on I will publish in some posts a part of my book. If somebody will desire to complete the journey, he can tell me and get from me a bilingual booklet (Italian English), hand sticked with an original personalized cover and may be … a surprise!

Con simpatia i miei più cari saluti
Maria Luisa Grimani

 

la ciocca bianca

marzo 23, 2015

 

Guardando i miei capelli bianchi ricordo un’altra testa canuta, quella di mia madre. E risento le sue lievi carezze sul mio capo quando già ci somigliavamo nella luce delle nostre sfumature.

 auoritratto 2014 per blog
autoritratto 2014 mlg

 

 

La ciocca bianca

De’ tuoi bianchi capelli, sì leggeri
alla carezza e pur si folti, in uno scrigno
una ciocca serbo. Erano i miei
scuri come la notte, allor che al capo
tuo la recisi. Ed oggi, te cercando
In quella ciocca, sola cosa viva
che di te mi rimanga, io mi domando
se recisa non l’ho dalle mie tempie.
E se mi guardo entro lo specchio, e in esso
mi smarrisco, non me, ma te ravviso,
o Madre: tua questa marmorea fronte,
piena di tempo, e immersa in una luce
ch’è già ormai d’altra terra e d’altro cielo.

Ada Negri

 
Questa poesia proviene da: Poesia di Ada Negri – La ciocca bianca | Poesie di Ada Negri | Poeti Moderni http://www.poesie.reportonline.it/poesie-di-ada-negri/poesia-di-ada-negri-la-ciocca-bianca.html#ixzz3VBNs1KvG