i bambini e le donne della shoah

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Per il mese delle memoria sono presente alle mostre itineranti organizzate da Maddalena Castegnaro, Presidente dell’ associazione Verbamanent di Sannicola (Lecce), con un libro d’artista. Il  titolo è  “Il giardino di Helga Weissova” , ispirato ad una mostra realizzata dall’ Istituto Comprensivo di Calcinate.

Helga Weissova è la bambina ebrea autrice dei disegni che testimoniano la sua vita nel ghetto di Terezin fino agli ultimi giorni passati nel campo di Mathausen. Un’età difficile quella di Helga tra gli 11 e i 14 anni: il  passaggio dall’infanzia alla adolescenza, un periodo nella vita di ogni bambina che necessita maggiore attenzione e comprensione da parte degli adulti. A lei è stato negato tutto, ma la sua forza d’animo e la speranza di sopravvivere, o perlomeno di salvare i suoi disegni,  per raccontare gli orrori dell’olocausto, ne fanno un’ eroina pari alla famosa Anna Frank della quale ben conosciamo il diario.

Il giardino di Helga è un giardino negato. Vive un lunghissimo tragico inverno che non vedrà la primavera.. Il giardino di Helga è come pietrificato e vive unicamente per testimoniare una realtà così cruda e inimmaginabile che solo la limpidezza catartica dei suoi disegni riesce a riscattare.

Helga è consapevole che il suo racconto visivo vivrà per sempre come pietra miliare a ricordarci cose accadute e che potrebbero accadere ancora se non ci mettiamo con impegno a costruire la pace.

Dal tranquillo e piacevole pupazzo di neve che Helga stessa definisce come l’ultima immagine della sua infanzia, inizia una adolescenza derubata dei sogni e testimone della crudeltà alla quale l’uomo può arrivare.

Dalla pagina bianca alla pagina nera un tragico percorso dove le venature rosso sangue testimoniano vite perse ma non invano.

Helga Weissova: dal ghetto di Terezin i disegni di una bambina.  Dicembre 1941/1944

“Zeichne was Du siehst “Disegna ciò che vedi”, furono le parole di mio padre dopo che gli avevo portato di nascosto, all´interno del campo maschile, il disegno di un pupazzo di neve.”
Un percorso visivo tragico. Dal pupazzo di neve alle montagne di cadaveri a Mathausen. Una testimonianza per non dimenticare e perchè non accada mai più nulla di simile.

 

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Ringrazio

Maddalena Castegnaro per l’impegno nell’organizzare mostre e performance sulla shoah dimostrando sensibilità e impegno civile

Giacomo Correale Santacroce per le fotografie fatte nel mio laboratorio

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