John Cage e il suo “Silenzio”

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Avevo acquistato, in una bancherella durante la manifestazione di Contemporaneamente a Milano, alcuni fogli di carta fatta a mano, perché mi avevano incantato le macchie chiaroscuro, la rugosità, i bordi sfilacciati e irregolari.

Sono stata sempre frenata dall’intervenire su questi fogli perché mi sembrava quasi di violarli. Quale intervento avrebbe potuto arricchire anziché impoverire il loro impatto visivo?

Rimasero nel cassetto a lungo. Ogni tanto mi capitavano tra le mani, li rimiravo e li riponevo nel cassetto; a volte li ho portati con me nei miei spostamenti e fu proprio durante una vacanza a Calella de Palafrugell, in Spagna, tra i ricordi di Dalì e Picasso, che mi ritrovai a leggere “Silenzio” di John Cage.

Mi sono spesso ispirata alla musica per i miei lavori ed avevo sempre pensato al silenzio come ad un momento di pausa, di riflessione, di preparazione ad un evento… ma Cage dice qualcosa in più. Il suo “silenzio” diventa una musica carica di valenze che variano a seconda di chi lo attua e di chi lo ascolta, e dagli imprevisti possibili dovuti alle varianti di spazio e di tempo in cui il “silenzio” accade.

Allora mi sono ricordata degli spartiti di Cage scritti nella più pura casualità, mettendo dei punti a caso e tracciando poi dei pentagramma alla ricerca di nuovi suoni.

“Prendo un pezzo di carta e, su di esso, fisso due punti. Poi traccio linee parallele su un foglio trasparente, per esempio cinque linee, ma non dico a quale linea corrisponda ciascuna categoria. Il foglio trasparente può sovrapporsi al pezzo di carta con i punti in qualsiasi posizione, e la lettura dei punti può compiersi tenendo conto di tutte le caratteristiche che si desideri distinguere. Si può impiegare un altro foglio trasparente per ulteriori misure, alterando persino la successione dei suoni nel tempo. In tale situazione non è necessaria alcuna operazione casuale ( per esempio non occorre gettare le monete), perché nulla è previsto. Sebbene tutto possa, in un secondo tempo, essere minutamente misurato oppure, invece, semplicemente assunto come vago suggerimento.”

Presi la decisione di tradurre liberamente questa partitura sperimentale, non solo per ricercare suoni nel silenzio dei miei fogli, ma per esaltarne il cromatismo e la forma… come? Trascrivendo ogni singola lettera delle parole che componevano i testi delle conferenze di John Cage, usando inchiostro nero e smalto argento, ed accentuando così la natura della carta e le smaglianti tonalità di grigio.

Un paziente divertimento strutturalmusicalcromatico!

musica sperimentale 1985

Da una conferenza di John Cage in “Silenzio”

Dichiarazioni fatte al congresso della Music Teachers National Association, a Chicago, nel 1957

conferenza su niente 1985

Da una conferenza di John Cage in “Silenzio”

Stampata per la prima volta su “Incontri musicali” agosto 1959

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2 Risposte to “John Cage e il suo “Silenzio””

  1. pani Says:

    uh! John Cage…anche io avevo letto quel libro, ma ero piccolo piccolo. Ricordo che ero rimasto incantato dal suo cognome, Gabbia. E con il tempo, con la pratica, con la collaborazione di un parente musicista, ho scoperto che più la gabbia è stretta, più si sviluppa la fantasia.
    Questo mio parente musicista mi aveva proposto di eseguire Vexation di Cage, alternandosi in quattro, sei ore di fila a testa. Alla fine ho rinunciato. Dopo un ‘ora al piano mi s’incricca la schiena. Ma soprattutto non ne coglievo il significato: il gesto di eseguire per sei ore di file (per 4 pianisti) la stessa musica, sempre uguale, senza fantasia, non mi avrebbe aggiunto nulla.

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  2. sarimagiha Says:

    resta sempre una sfida! anche per chi ascolta!

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