Affinità, riscontri, riflessioni (2)

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Nella presentazione ad una mia mostra dal titolo “Il testo poetico come immagine” a Chiavenna nel 1985, Paolo Biscottini scrive:

“Raro il simbolo in questa nostra epoca. Raro nel linguaggio, tanto più lo è nell’Arte. Oggi la comunicazione tenta l’immediatezza, gioca nel presente e pare voler escludere quasi aprioristicamente ciò che è assenza, lontananza, distanza. Nulla altrove, tutto qui. Una sorta di hic et nunc che soprattutto esclude i percorsi labirintici della fantasia e prelude al mistero.

Al contrario Maria Luisa Grimani si lascia tentare dai giochi dell’assurdo e quasi ricerca – divertita?, appassionata?, intimorita? – di là dallo specchio di Alice il senso – quello vero? – delle cose. La mente non si distrae. Le mani lavorano come quelle del chirurgo.

Sapere non è sapienza. Dove la verità? Non nella parola e nemmeno nella forma. Né nell’idea. Ma là e lì. E oltre ancora. Parolaformaideaconcettomisterogioco.

Invenzione. Simbolo del nuovo reale che l’occhio può finalmente vedere e sentire e subito capire.

Il faut que notre intelligence s’habitue à comprendre synthetico-idéographiquement, au lieu de analytico-discursivement. Apollinaire.

La parola si libera dai consueti nessi sintattici. Il linguaggio si concentra in vocaboli autonomamente espressivi che irradiano quasi automaticamente una forma sospesa fra il bianco-infinito del foglio e il nero finito del segno grafico. Un processo di pulizia estetica che nasce dall’umiltà di chi, rifiutando il giro di parole dell’espressione o le forme già note della natura – la sicurezza dell’uomo aristotelico – vuole soprattutto manifestare il proprio senso di inadeguatezza di fronte ad una realtà intuita come mondo ancora sconosciuto, mistero.

Scopro un libretto prezioso sui poeti simbolisti e in particolar modo mi soffermo su Jean-Arthur Rimbaud e Mallarmé già visti alla mostra Origini dell’astrattismo.

Sembra che tutto si ricolleghi in modo fantastico.

Classique Larousse

Verlaine et les poètes symbolistes

par Alexandre Micha – Juillet 1943

Alexandre Micha scrive, tra l’ altro, di Jean-Arthur Rimbaud:

« Abandonnant les routines et les traditions il part à la découverte d’un monde nouveau, il déclare que le poète est un « voyant » et que par un « long, immense et raisonné dérèglement de tous les sens », il doit se mettre en contact avec le réel authentique. Lui-même sera vraiment, surtout dans ses Illuminations, le poète au sens étymologique du mot, le fabricateur d’un monde supra-sensible. Le démiurge qui fait surgir des visions parfois sans lien entre elles, mais révélatrices d’un univers dont la notre ne serait que le reflet. Et pour prendre possession de ce monde mystérieux qui échappe aux lois de la logique enfantine des savants, notre poète s’entraîne à l’hallucination, il nous l’a confié dans Une saison en enfer, sorte d’autobiographie morale. Il rêve, pour le traduire, d’un « verbe accessible à tous les sens, qui serait de l’âme pour l’âme, résumant tout, parfums, couleurs, sons, de la pensée accrochant la pensée et la tirant ».

Mentre su Stéphane Mallarmé leggo :

« c’est que le poète s’est proposé une tâche inouïe : partir de la sensation, la restituer à force d’art dans toute sa fraïcheur première et permettre d’accéder par ces sons, ces parfums, ces couleurs et la pulpe des mots, jusqu’à l’idée pure des choses…

Mallarmé entend : « redonner un sens plus pur aux mots de la tribu » et encore « de plusieurs vocables refait un mot total, neuf, étranger à la langue et comme incantatoire ».


Cerco di creare immagini, ideogrammi di un pensiero, dove l’attimo colto riassuma tutte le sensazioni possibili accessibili ai nostri sensi: ritmo, colore, suono, reali o virtuali.

La leggerezza, l’essenzialità, la semplicità come massimo obbiettivo sono percorsi che non abbandono mai e seguirli è un impegno categorico.

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Una Risposta to “Affinità, riscontri, riflessioni (2)”

  1. pani Says:

    “Il poeta si fa veggente attraverso una lunga, immensa, ragionata sregolatezza di tutti i sensi. Tutte le forme d’amore, di sofferenza, di follia; cerca se stesso, esaurisce in se stesso tutti i veleni per serbarne la quintessenza”.
    Non avevo le basi culturali adeguate per apprezzare in pieno la poesia di Rimbaud e Verlaine. Però avevo l’età, la giusta predisposizione per innamorarmi della loro vita, della loro storia.
    Ed ero ( e tuttora sono) anche troppo politically correct e con i piedi per terra per abbandonarmi ad una immensa e ragionata sregolatezza. Tuttavia credo che la vita sia di per sè questo: amore, sofferenza, dolore, passione. Il poeta è quello che riesce a serbarne la quintessenza, come un provetto pescatore.

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