la danza

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“Il segreto del teatro Nō” di Zeami Motokiyo mi svelò la ferrea disciplina degli attori. Per mia fortuna, nel 1983, potei seguire tutte le manifestazioni teatrali dal titolo “Alle radici del sole, forme e figure della scena giapponese”alla Triennale di Milano e in seguito gli spettacoli all’Arsenale, la danza Kabuki e il racconto mimato Kyogen, e gli splendidi pezzi del Nō dei Fuochi al Castello Sforzesconell’estate del 1989.

foto dal catalogo “ il Nō dei fuochi” 1989

“ il Nō dei fuochi” 1990

Ma mentre l’immagine di questo lontano mondo orientale, che prendeva corpo nei miei pensieri, si andava affinando in gesti lenti, rarefatti, onirici, l’esplosione della nuova danza moderna americana ed europea non poteva lasciarmi indifferente. Ai gesti antichi potevo contrapporre lo studio dei gesti quotidiani esasperati dalla danza innovativa di Pina Bausch e dall’eleganza della gestualità legata alla natura di Carolyn Carlson di cui vidi al teatro Nazionale la prima rappresentazione de “Le undici onde” Ebbi poi l’occasione di conoscerla e di scambiare con lei alcune opinioni. Al Teatro Lirico di Milano, seguii tutte le prove dello spettacolo dal titolo “The blue lady”. Ricordo ancora con piacere l’emozione provata nel disegnare, chiusa in un palco con i miei strumenti di pittura, segni ispirati alla sua danza: in particolare alla musica di “tree song” e di ”walk the reeds” di Rene Aubry.Testimonianza di questi brevi incontri uno scambio di lettere che ci scrivemmo in seguito, pubblicate sul catalogo della mia mostra allestita a Lisbona, presso l’Istituto Italiano di Cultura nel 1990, dal titolo “Il vuoto meraviglioso”.

Il mio lavoro non è la rappresentazione dei movimenti, della coreografia, ma il percorrere un’ipotetica linea lungo il fianco di chi danza o l’interiorizzare un movimento che sento anche mio.

“blue lady” 1990

If I were a tree

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3 Risposte to “la danza”

  1. pani Says:

    ho sempre guardato con sospetto alla danza. Non l’ho mai sentita nelle mie corde ma forse è anche perché non ho avuto lo stimolo a cercare bene, associando involontariamente il ballo alla discoteca. Invece…chissà quanti spunti, motivi d’ispirazione possono scaturire.

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  2. sarimagiha Says:

    Caro Pani,
    Non hai bisogno di cercare. La tua danza l’hai già trovata. Quando ti siedi al pianoforte e le tue mani scorrono lente, veloci, musicalmente vitali, quando i tuoi occhi scorrono sui tasti, sugli spartiti, il tuo capo ondeggia, le spalle sussultano, i piedi fremono sui pedali, ebbene tu stai danzando.
    Pina Bausch, danzatrice e coreografa, studia i movimenti della nostra quotidianità e non so se l’ha gia fatto, ma potrebbe portare i gesti di un pianista sul palcoscenico e presentarci una nuova danza.

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  3. pani Says:

    be’…questo è un bel pensiero. Mi piace l’idea che tutti noi siamo in fondo delle opere d’arte.

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