affinità

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Ho trovato interessante la struttura di questo romanzo-scacchiera.

Una mossa imprevista, una lettera anonima, scatena un dramma.

I personaggi si muovono come pedine nel gioco della verità e nemmeno il sacrificio di uno di loro riuscirà a farla emergere.

Supposizioni, sospetti, inganni, una rete fitta di sentimenti contrastanti, una trama che si può facilmente paragonare alla vita reale, quando, per un qualsiasi motivo scatenante, ci appaiono le nostre e le altrui miserie.

Il Giocatore Invisibile rimane sconosciuto e il gioco delle parti che si è svolto sotto i nostri occhi non chiarisce il mistero dell’esistenza ma ne ingrandisce a dismisura l’ enigma.

Dal romanzo di Giuseppe Pontiggia

Il giocatore invisibile

edizione Euroclub 1979

Dal capitolo XXII

In cima alla scala di legno, che saliva alla balconata pensile della libreria, il professore, deposti la borsa e l’impermeabile, pulì gli occhiali dalle gocce d’acqua e, dopo averli puntati contro il lucernario, che diffondeva una luce grigia sui clienti a pianterreno, si diresse allo scaffale intitolato “Scacchi” e si inginocchiò. Estrasse delicatamente, dal ripiano in basso, il secondo volume, lo esaminò con cura, sopra e sotto, e lo aprì: erano I fondamenti degli scacchi di Capablanca. Lo sfogliò piano, aggiustandosi le lenti, indugiando sui diagrammi, poi lo ricollocò al suo posto.

Tirò a sé con cautela, afferrandolo per la costa con la punta delle dita, il libro successivo. Sulla copertina gli scacchi erano stati fotografati da una angolazione insolita e la scacchiera dilagava all’infinito. Il titolo era: Come non giocare gli scacchi e il testo analizzava gli errori dei maestri in partite decisive. Questo lo posò, con gli occhi luccicanti, sopra la fila di libri dell’ultimo ripiano.

Tornò ad avvicinare il viso ai libri in basso, sfiorandoli con l’indice, finchè ne trovò uno intitolato: Il sacrificio nel gioco degli scacchi.

Lo estrasse, scorse velocemente i capitoli: “la funzione del sacrificio”, ”lo pseudosacrificio”, ”il sacrificio vantaggioso” “il sacrificio preventivo”… “il sacrificio semplificatore”… “il sacrificio sfortunato”. Posò anche questo sopra l’altro, poi tornò in ginocchio. Un libro della Casa Dover rievocava i grandi incontri del passato. Era pieno di vecchie fotografie, sfocate e buie, come quella del torneo di S. Petersburg, del 1914: si vedevano, seduti alla scacchiera, Tarrasch e Laser e, in piedi dietro a loro, in pose diverse, Alekhine, Capablanca e Marshall. Tarrasch, che doveva evidentemente giocare la sua mossa, fissava i pezzi, mentre Laser, calmo, sicuro, il gomito appoggiato sul tavolo, guardava un punto imprecisato davanti a sé. Cominciò a leggere la cronaca di un torneo di New York, della fine dell’Ottocento:

La neve, che cade ormai da tre giorni sulla nostra città, ha trasformato la villa dove si svolge l’incontro, circondata da un immenso parco, in un universo silenzioso. Nel salone sfavillante delle Naiadi, al primo piano, scuola romantica e scuola moderna si fronteggeranno questa sera nelle loro più alte incarnazioni.

Posò anche questo libro vicino agli altri due. La pioggia aveva quasi cessato di cadere e sui vetri del lucernario i rivoli serpeggianti si stavano assottigliando.

“Che cosa fai appollaiato lassù?”

Si voltò e vide Salutati, che lo stava osservando in mezzo ai banconi a pianterreno

“Vengo” rispose.

Infilò la cartella sotto un braccio, posò sull’altro l’impermeabile, prese i tre libri e cautamente, attento a non incespicare lungo la scala ripida, scese a pianterreno.

“Come sei carico. Aspetta ti aiuto” disse Salutati, afferrandogli i volumi. Il professore andò a posare la cartella sul ripiano di uno scaffale, accanto alla porta di ingresso.

Quando tornò, Salutati stava sfogliando i suoi libri:

“Sei sempre affascinato dagli scacchi, vedo.”

“Sì.”

“Ma giochi molto? Sei bravo?” gli chiese incuriosito.

“No.” Rispose il professore con serenità “Ti dirò che più che giocare mi piace rifare le partite degli altri.”

“Non mi stupisce” disse Salutati. Aveva preso in mano Il sacrificio nel gioco degli scacchi e lo andava scorrendo.

“Scusa la mia ignoranza” disse “Ma che cosa è il sacrificio negli scacchi?”

“E’ l’offerta di pezzi all’avversario”

Salutati continuava a sfogliare le pagine.

“Il sacrificio era molto diffuso nell’epoca romantica degli scacchi” aggiunse il professore, mettendoglisi a lato per guardare anche lui il libro. “Oggi molto meno”

“Perché?”

“Perché oggi la teoria è molto sviluppata e sono previsti anche i vari tipi di sacrificio. Perciò è un suicidio offrire pezzi al nemico. Di solito ne approfitta e vince.”

“Già”

“Pochi maestri lo praticano” continuò il professore. “Gli altri preferiscono non rischiare. Vogliono solo vincere o almeno pareggiare. E’ una tendenza universale. Non vogliono perdere.”

…..

Mosca, bianco Capablanca vince nero Marshall, mosse 22, 1977

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