premessa a “il testo poetico come immagine”

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Quando ciò che mi propongo nel mio lavoro entra nei miei sogni e immagino dialoghi e approcci diversi, comprendo che è giunto il momento di chiarire il tutto.

Sono nel pieno della torrida estate del 2003, infuocata nel clima, nei massacri della guerra civile in Liberia, negli attentati terroristici di Giakarta e di Bagdad, nel fuoco che consuma ettari ed ettari di boschi, senza risparmiare vigne e case in Portogallo, in Spagna, in Francia e in Italia.

E’ apparsa un’immagine alla televisione che non scorderò più.

Un vecchio trascinato via dalla sua casa, perché non voleva abbandonarla nonostante il fuoco stesse per aggredirla: due uomini lo tenevano ai lati per le braccia, aperte, altri due lo reggevano per i piedi. Sembrava portassero via un crocifisso e in lui vedevo tutta la sofferenza dell’umanità.

Quale bellezza salverà il mondo? E’ una domanda che ogni artista che tenta di perseguire il bello nell’arte si pone. Non certo il bello esteriore, superficiale, ridotto a pura cosmesi, ma il bello come categoria dello spirito, che nasce ed emerge dai sentimenti più profondi.

La poesia rimarrà sempre la più alta forma di espressione dell’uomo e di essa mi sono appropriata per tradurre in immagine versi e parole sublimi.

Guardo le mie opere ispirate alla poesia, nate le prime nel 1977, e solo ora che voglio raccontarne la storia mi accorgo che nella loro semplicità, nell’essenzialità del segno, esse nascondono una rete fitta di pensieri, di letture, di sentimenti, di intenti.

Dipanare questa rete, ripercorrere il lungo e complesso cammino, oltre ad essere una sfida, mi appare come un dovere.

In un mondo dove la materialità del vivere spesso divora la spiritualità dell’essere, la poesia ci eleva in una dimensione universale.
E se da una parte, siamo consapevoli che su questa terra, come dice Ungaretti:

“si sta come

d’autunno

sugli alberi

le foglie”

dall’altra, ritroviamo la speranza proprio nelle parole del pessimista Leopardi:

“così tra questa Immensità s’annega il pensier mio:

E il naufragar m’è dolce in questo mare”.

Maria Luisa Grimani foto La grana grossa 1990

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